Problemi relazionali

Paura del controllo

Francesco

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Salve, io da diversi anni sto vivendo una paura non semplice da spiegare. Origina da un rapporto malsano in famiglia. In particolare, "temo" di ricevere aiuti dai miei genitori, sia per una questione di orgoglio (ho 27 anni e mi voglio rendere indipendente anche se non ho un lavoro stabile), sia perchè temo che, l'accettazione di un loro aiuto comporti inevitabilmente per me anche l'accettazione delle loro regole, della loro condotta, della loro visione della vita e soprattutto della strada lavorativa che loro vogliono per me. In questo caso, mi dico, che senso ha abboccare ad un amo avvelenato?
Non è semplice in questo caso uscire dalla loro sfera di influenza in quanto, perennemente soli, tutta la loro attenzione maniacale è focalizzata sul loro figlio. Grazie per i suggerimenti di aiuto che vorrete darmi.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Francesco, esprime una paura molto chiara e comprensibile. Effettivamente un'azione di aiuto dei suoi genitori, verrebbe percepita come una minaccia reale al suo grande bisogno di indipendenza ed emancipazione. Perche verrebbe come lei stesso dice, sottoposto alle stesse modalità di comportamento genitoriale, che in passato l'hanno fatta star male. Perciò è importante mantenere i confini stabili nel rapporto con i suoi. E questo non sarebbe difficile. Ma l'impressione che ricevo è che nella sua mente invece questo pensiero sia disturbante, perché lei lo vive come se dovesse realmente realizzarsi. È possibile che sia diventato un pensiero ossessivo?!  In tal caso questo tipo di paura può essere affrontata con un lavoro psicologico, cioè con l'aiuto di uno psicoterapeuta. Auguri

Caro Francesco,


svincolarsi dalla visione di sè di figlio è un suo compito, che può essersi reso complicato a livello psicologico per diverse ragioni dipendenti da entrambe le parti, ma qui è lei che scrive quindi è su di lei che mi concentrerò. I soldi mi pare che per lei siano un simbolo di un legame ambivalente "ne ho bisogno ma mi sta stretto". Mi chiedo che ruolo abbia lei in questo legame, oltre alla parte dei suoi genitori che descrive. La domanda che ci pone esattamente quale sarebbe? Se pensa che farsi aiutare economicamente dai suoi genitori implichi questo, e ciò non lo vuole nella maniera più assoluta, prenda altre strade. Ma allora mi dico che non avrebbe il dubbio..cos'è esattamente che l'ha spinta a scriverci? Mi chiedo inoltre se abbia parlato apertamente con i suoi genitori di questo dubbio che ha e dei suoi desideri e vissuti e cosa implichi per lei farlo o meno..


Ogni scelta comporta un dazio, lei quale preferisce pagare?


Saluti

Buonasera Francesco, mi sembra, da una prima presentazione, che lei viva una relazione con i genitori in cui ha ben individuato aspetti profondi rispetto ai quali quella che lei definisce  -paura- mi sembra piuttosto il segnale di una sano e naturale bisogno di indipendenza ed autonomia, che  probabilmente, non trova, per ora, la modalità per esprimersi in comportamenti concreti di separazione ed emancipazione.


Non mi pare cioè che tale paura sia un problema, ma se mai il segnale che il suo bisogno preme per trovare concretizzazione. Sarebbe quindi opportuno concentrarsi su cioè che ancora le impedisce concretamente di rendersi indipendente. I lavori saltuari a cui accenna non sono un destino ineluttabile…  se da solo non trova l’energia sufficiente, credo che un supporto psicologico di breve durata potrebbe consentirle di focalizzare gli obiettivi e perseguirli con maggior determinazione. Buona strada…

Caro Francesco, i suoi timori originano da una situazione familiare dove i genitori, sicuramente animati da buoni propositi, hanno investito e investono la totalità delle loro aspettative su di lei, unico figlio e scopo di vita. La sua reazione è giusta, molto comprensibile, ma estremizzata.


Faccia un passo indietro, dunque, quello dell'osservatore, e ristabilisca la sua serenità, anzitutto.


Spieghi ai suoi genitori che, nonostante sia normale che abbiano riposto su di lei le loro personali aspettative, lei a 27 anni ha il dovere/diritto di formare una personale visione della vita e del mondo, e che devono essere orgogliosi di aver cresciuto un figlio che desidera spiccare il volo e filtrare autonomamente la realtà che lo circonda, pur sostenuto dai loro insegnamenti. Difficile? Sì, certo, ma è l'unica via per preservare se stesso e loro e il vs rapporto.


Mi riscriva privatamente cosa ne pensa, se crede.


Cordiali saluti

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