Problemi relazionali

Soggezione, difficoltà nel confronto con gli altri, difficoltà di espressione dei propri pensieri

Margherita

Condividi su:

Salve,
vorrei porvi qui il mio problema, poiché è da ormai due anni che sto notando dei cambiamenti (in peggio) in me stessa e non riesco a trovarne una causa. Sono una studentessa ormai arrivata al primo anno di università, tuttavia dalle elementari fino al quarto liceo sono sempre stata una studentessa "modello", brava in italiano e in qualsiasi altra materia. Ho avuto molti problemi in famiglia dalle medie fino al quarto liceo, litigi in casa tutti i giorni, traslochi, litigi, traslochi...sono una persona emotiva, timida e molto "chiusa in se stessa", ho sofferto molto durante questo periodo, tuttavia proprio in questi momenti di difficoltà, ho sempre studiato "come volevo io", cioè in maniera completa e senza vincoli. C'è da dire che, durante tutti gli anni scolastici, non sono mai andata d'accordo con i miei compagni, sarà il mio carattere chiuso, la mia timidezza, sarà che non riuscivo a capire (ed ancora adesso) quale fosse il bisogno delle persone di parlare male delle altre, quale piacere provino queste persone a far star male gli altri, a prendere in giro me, davanti a tutti ...mi sono sentita sempre rifiutata, respinta, considerata "diversa", "strana"...quella che non si adeguava. Ho sempre cercato di rimediare, mi dicevo "magari sono io che mi pongo in maniera sbagliata, sono io che non vado bene", cercavo di interagire di iniziare un discorso...ma, puntualmente, questo non andava mai a termine, vuoi la loro indifferenza, vuoi la mancanza di "argomenti" in comune, di complicità.

Ma fino al quarto liceo studiavo sempre in maniera regolare. Fatto sta che questo problema si è esteso durante l'ultimo anno di liceo (in cui c'è un maggior carico di ansia per gli esami da parte della famiglia e dei professori) e questo primo anno di università, in cui in realtà sto attraversando una fase "familiare e non" molto tranquilla, pochi litigi, ma ho iniziato a non aver più voglia di studiare, oppure a ridurmi sempre all'ultimo momento. Nonostante questi cambiamenti, mi sento ancora e maggiormente inadeguata, incapace, stupida perché incapace nell'esprimermi, sia se sto parlando con una persona, sia se sto in un gruppo.

In questi ultimi mesi tendo a isolarmi, a non uscire più, poiché sono arrivata al punto di non riuscire a formulare un discorso di senso compiuto...e questo lo dico perché, noto che gli altri non mi capiscono, spesso devo ripetere per "spiegarmi meglio", ma comunque le persone non riescono a capirmi. Queste persone sono soprattutto quelle al di fuori della mia famiglia, amici e non. Il senso di inadeguatezza e la sensazione di "stupidità" aumentano in questi casi, proprio perché mi sto confrontando con persone che già conosco...e ho paura del loro giudizio, di quello che possono pensare guardandomi mentre parlo e mi esprimo (invece ho notato che con gli sconosciuti, mi esprimo in maniera fluida e sensata). Per questo, sto cercando di pensare di più a quello che dico...ma proprio per questo, molte volte perdo l'occasione di "dire la mia" ...e questo mi fa demoralizzare ancora di più, perché non mi fa sentire "presa in considerazione". Conseguenza ancora più grave è che, questo mio problema/ soggezione (non so più come chiamarlo), si ripercuote anche sugli studi: durante l'esame scritto o orale, ai quali arrivo ovviamente con tanta ansia, non riesco a farmi capire, ad esprimere ciò che voglio dire, il concetto che ho in mente è lì nitido...ma escono fuori dalla mia bocca frasi disconnesse, confuse, con parole messe a caso...che non riescono a farmi esprimere in maniera corretta. Spero che, almeno voi, abbiate capito quello che intendo. Quali potrebbero essere le cause di questo problema? Come posso rimediare? Leggendo di più? Parlando di più a voce alta? Fidandomi delle persone e del loro pensiero? Ci penso in continuazione, questo problema mi tormenta: ne ho parlato anche con persone a me più vicine, mi hanno dato degli ottimi consigli...ma io non riesco a venirne a capo. Spero che voi riusciate a darmi una mano.

Grazie in anticipo per qualsiasi consiglio.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Margherita,


la sua storia scolastica fa pensare a difficoltà legate alla gestione dell'ansia, che è normale solo quando non arriva a impedire di affrontare le numerose prove che la vita ci impone. Sicuramente tutto questo, insieme ad alcune altre difficoltà riportate sia in famiglia che nel gruppo dei pari, ha avuto come conseguenza una diminuita sfiducia nelle sue possibilità di affrontare le sfide, che ora sono rappresentate dagli esami universitari. Anche non avere fiducia negli altri, la sensazione di non essere capiti e compresi, il disagio che lei sente quando si trova con altre persone, sono sintomi di bassa autostima.


Sono certa che un percorso di crescita personale, attraverso uno psicologo di fiducia, potrebbe esserle molto utile in questa fase. La terapia relazionale abbinata a tecniche cognitive-comportamentali di gestione dell'ansia e dello stress, anche attraverso la mindfulness, potrebbe giovarle molto. 


Lei è giovane, ma un sostegno a guardarsi dentro, a ritrovare le risorse personali per affrontare le prove della vita, le sarebbe di aiuto anche ad acquisire maggiore sicurezza per il futuro.


Un saluto 


 

Cara Margherita,


mi dispiacere leggere della tua situazione e del fatto che ciò che racconti è un senso di disagio e solitudine ( in qualche modo) che è cresciuto negli anni. Ci possono essere insicurezze, ansie che se trascurate negli anni iniziano a diventare più grandi di noi, o almeno così ci sembra. Non posso pronunciarmi più di tanto non conoscendoti, ma da quanto racconti sei in una situazione che indubbiamente merita attenzione ma che può ancora essere presa in tempo. L'esposizione della tua situazione è molto chiara, come è chiaro che stai cercando di aiutarti, di fare qualcosa ed infatti sei qui a scrivere. Mi colpiscono due fattori, la maggiore facilità a rapportarsi a sconosciuti piuttosto che a coloro che conosci ( di cui temi maggiormente il giudizio) e il fatto che come dici tu pensi in continuazione a che fare ma che ciò che pensi o ciò che amici e conoscenti ti consigliano non ti aiuta e il circuito di pensieri riparte, sempre e più forte. Sicuramente rivolgerti ad un professionista ti può essere d'aiuto e credo sia anche necessario per arginare in tempo questo meccanismo che ti sta portando all'isolamento e affrontarlo anche con maggiore tranquillità e serenità. Ribadisco che non conoscendoti posso pronunciarmi più di tanto, sta di fatto che se siamo attraversati da troppi pensieri che non ci lasciano in pace, l'isolamento difficilmente è d'aiuto, alimenta il circuito di pensieri. Immagino non sia facile, ma l'unica indicazione, oltre a quella di rivolgerti a qualche professionista, che posso darti in "punta dei piedi", per così dire,è appunto di non assecondare l'isolamento e cercare strategie ( occuparti di cose materiali, pratiche) che ti allontanano dai pensieri stessi. Rivolgiti ad un professionista e vedrai che saprai fartene qualcosa di positivo di tutto ciò che ora ti sembra oscuro e opprimente. In bocca al lupo.

Buongiorno Margherita,
hai descritto bene il tuo stato interno.


Quando si è molto preoccupati del giudizio altrui, si smette di "ascoltarsi", di "sentire la propria voce",poiché questa va a finire nello sfondo rispetto alle voci degli altri che invece vanno al centro, occupando abbondantemente i pensieri e bloccando così il fluire libero delle proprie emozioni e della propria espressione.


Da come scrivi, sembra che la tua sia una difficoltà a stare in contatto con te stessa, con il tuo sentire. Questo aspetto crea come conseguenza anche la difficoltà di entrare in contatto con gli altri.
In genere chi è molto attento ai giudizi altrui è anche molto giudicante nei confronti degli altri.


Ti suggerisco di valutare di rivolgerti ad uno psicologo/psicoterapeuta per una psicoterapia e lavorare su quanto ti è a cuore.


Margherita, il capire cognitivamente la causa, di per se', non è sufficiente a sbloccare la situazione che si vive, se poi non si lavora anche sui processi emotivi consci ed inconsapevoli che condizionano i propri comportamenti.
Pensiero ed emozioni sono processi che non devono rimanere separati, ma integrarsi. Solo lavorando su entrambi gli aspetti, potrai ottenere i cambiamenti che giustamente desideri e vivere con "seria leggerezza" la tua vita.


Te lo auguro di cuore!

Cara Margherita


tranquilla! Ti sei spiegata benissimo!


Mentre un bambino cresce si trova immerso in un mondo che può essere minaccioso, spaventoso o semplicemente difficile da capire e gestire per le sue piccole forze, ma poichè ogni bambino ha in sè molte risorse, trova degli stratagemmi, spesso molto ingegnosi, per sopravvivere a queste situazioni. Sembra che la piccola Margherita, anche lei molto intelligente e ingegnosa, abbia trovato il modo di sopravvivere a un ambiente caotico e burrascoso (traslochi e litigi) in modo molto adattivo, cioè diventando una studentessa modello: poichè il tuo mondo aveva poca struttura, ti sei data tu una struttura attraverso lo studio. Brava! Non solo questo ti ha permesso di sopravvivere, ma è anche molto utile socialmente perchè grazie alla tua decisione hai avuto una brillante carriera scolastica. Però, dal momento che è il tuo piano di emergenza per quando la situazione "si mette male", nei periodi tranquilli non si attiva. Forse questa poca voglia di studiare è soltanto la tua parte bambina, libera e desiderosa di divertirsi (e assolutamente sana), che reclama di essere presa in considerazionealmeno quando l'allarme è terminato. Ti invito pertanto ad ascoltarla e a prendertene cura: tutti noi abbiamo una parte che si impegna per raggiungere gli obiettivi, che lavora e si sforza e una parte più giocosa, spensierata e sono entrambe importanti per il nostro benessere.


Per quanto riguarda la tua insicurezza e difficoltà a interagire con gli altri, immagino che se sei convinta di essere diversa e, per di più, di non saperti esprimere, per te sia davvero difficile avere una vita relazionale serena e soddisfacente. Anche questo è quasi sicuramente un retaggio della tua infanzia burrascosa, in cui, molto probabilmente, sei stata poco vista e rispecchiata come una persona interessante e degna di interesse. Mi chiedo se i tuoi genitori fossero interessati a quello che avevi da dire da bambina!


E' un peccato che tu tenga solo per te tutto quello che di buono hai e che non riesca a condividerlo con gli altri. Ti invito a prendertene cura, chiedendo aiuto, anche a un consultorio oppure a uno psicologo privato. Potrà darti il giusto sostegno per buttarti nella vita e vivere meravigliose esperienze, senza paura di mostrare a chi ti sta intorno la persona meravigliosa e interessante che sei.


Buona vita

Vuoi scoprire tutti i contenuti per "Problemi relazionali"?

Poni la tua domanda agli esperti

Il servizio "Domande allo Psicologo" è attivo. Ogni giorno verranno selezionate le domande da inviare al circuito e da pubblicare sul sito. Non tutte le domande pervenute verranno evase.

invia domanda

Domande e risposte

Vorrei capire come mai io abbia pianto senza motivo

Buongiorno, ultimamente in questi giorni mi sento particolarmente stanca, con la voglia di fare ben ...

4 risposte
Non riesco a vivere

Salve,sono M. e scrivo qua perchè fondamentalmente sono arrivato alla disperazione. So perfe ...

11 risposte
Come instaurare relazioni di amicizia durature

Ultimamente sono profondamente insoddisfatto delle relazioni interpersonali che instauro e mi sento ...

3 risposte

potrebbe interessarti

Questo sito web o le sue componenti di terze parti utilizzano i cookies necessari alle proprie funzionalità. Se vuoi saperne di più puoi verificare la nostra cookie policy.