Problemi relazionali

Sopravvivere all'invadenza della propria madre

Rossella

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Buongiorno,
Sto vivendo da tempo un rapporto piuttosto conflittuale con mia madre. Ho 39 anni e sono la terza figlia. al piano terra vivono i miei, primo piano io con il mio compagno, secondo piano mia sorella 47enne, divorziata, single.
Fratello 50 enne che "vive" fuori casa con la sua famiglia, ma ha un'attività propria con sede dietro casa nostra ed è più tempo da mia madre che a casa sua. Lei gestisce il suo lavoro e gli gestisce anche il figlioletto. La casa non è una vera e propria palazzina ma un complesso con una scala comune interna. i miei oltre alla porta d'ingresso in comune, non ne hanno un'altra che suddivide i loro locali. io ho il mio piano autonomo con porta d'ingresso che da sulle scale interne e scalinata esterna. mia sorella all'ultimo piano, ha la sua porta ma per entrare e uscire deve passare perennemente dal piano terra.
Per dieci anni ho vissuto fuori casa per lavoro. facendo l'atleta tornavo solo per due mesi estivi.
quando io e il mio compagno abbiamo deciso di convivere abbiamo chiesto di utilizzare il piano dove io abitualmente stavo per quei pochi mesi all'anno. permesso assolutamente accordato.
ed ora elenco i problemi.
prima cosa: chiunque entrava in casa senza bussare, in primis mia madre che si giustificava dicendo che chiede sempre permesso! ho messo su il campanello. risultato: suona e se non vado ad aprire in 5 secondi, entra. al ché un giorno mi sono chiusa dentro (la porta non è stata mai chiusa a chiave e non essendo molto centrata è difficoltoso farlo). ero sola, mi volevo fare un bagno prima di scendere a cena dai miei.
Mia madre cerca di entrare e trova chiuso,io ho la musica alta e non sento ne lei né il telefono che suona.
non avessi mai fatto una cosa del genere.. si arrabbia e dice di non capire assolutamente il motivo di tale gesto!. "non c'è il tuo compagno, e se ti succede qualcosa? che bisogno c'è di chiudere!"
spiego che sono stanca che le persone mi entrino in casa senza farsi problemi ma non c'è verso. quando non ci siamo lei entra in casa per rifarmi il letto, per prendere l'immondizia, per dare aria alle stanze.. cerco di dirle con le buone maniere che sono ormai cresciuta e che alla casa bado io e il mio compagno, che se dimentico una volta l'immondizia non muore nessuno. le dico che necessito assolutamente di autonomia. lei non ce la fa. accetta non comprendendo e dice "finché ce la faccio perché non posso rendermi utile?".
acconsento alla spazzatura, ma purché si limiti a quello e non entri senza permesso. poi comunque capita spesso che ci pensi il mio compagno.
La casa è ancora ammobiliata per gran parte con cose dei miei.. se decidevo di togliere un quadro e metterne uno mio, poi me lo trovavo spostato perché "lí non stava bene", idem se spostavo qualcosa nelle camere lei ci metteva mano! il mio compagno compra un cuscino (molto piccolo e foam).. un giorno se ne trova un altro (nuovo, bello) perché lei ha deciso che quello che aveva preso era brutto..ecco siamo a questi livelli, e questi sono solo alcuni esempi. Se glielo fai presente se la prende e non c'è più spazio per discuterne. poi passa l'arrabbiatura, la situazione migliora per poi ricadere in nuovi episodi..
sono la terza di due figli che in un modo o nell'altro sono molto legati a mia madre e io passo per quella che "mette i paletti, quella rigida..". il mio compagno è una persona intelligente e ancora non e sbottato. viene trattato come il quarto figlio ma questa invadenza non la può tollerare.
rimango in attesa di un vostro gentile riscontro. grazie per l'attenzione.

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Penso che quei dieci anni vissuti in modo diverso le abbiano fatto assaporare una libertà che nella situazione di adesso non esiste più! Ma la libertà e l'autonomia sono come un ottimo cibo, una volta che lo abbiamo assaggiato, lo vogliamo sempre‼️
passo dopo passo dovrebbe trovare delle utile ed efficaci strategie per "tornare da dove è venuta"


Buona fortuna


 

Gentile Rossella,


sembra che realmente e simbolicamente nella sua famiglia i confini e i limiti siano molto labili, se non inesistenti. Al tempo stesso chi si allontana o, più evolutivamente, cerca di separarsi per raggiungere la propria autonomia è visto come il cattivo, il portatore di problemi.


Sua madre funge da garante di tale equilibrio, ma ad un duro prezzo per tutti.


Le suggerisco di trovare prima di tutto un suo spazio autonomo di vita con il suo compagno e solo dopo che è "fuori dal gioco" provare ad intraprendere un percorso personale di comprensione di cosa rende così difficile allontanarsi da sua madre e dalla sua famiglia di origine.


Cordiali saluti

Salve Rossella, lei ha descritto molto bene la sua situazione abitativa che riflette quella mentale. Nella mente della sua famiglia di origine non ci sono locali separati ma aperti e questo descrive bene l' invischiamento dei rapporti esistenti. Lei cerca di mettere limiti, ovvero le porte nei e tra i locali che ognuno abita, ma é sabotata perché nessuno conosce le porte e soprattutto le vuole. Lei sembra desiderare l' autonomia che pero non si vede riconosciuta e legittimata. Gentile Rossella se desidera una vita autonoma e più privata non si aspetti sostegno ed incoraggiamento dalla sua famiglia perché lei, sembrerebbe, l' unica a volerla costruire, l' unica a voler crescere e differenziarsi. Se chiude la porta, solo lei può decidere quando far entrare qualcuno, anche se l' altro la critica o é contrario all' uso delle porte.


Spero di averle dato qualche utile elemento di riflessione.


 

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