Le decisioni che prendiamo ci stanno davvero portando nella direzione che desideriamo? Leadership di sé, processi decisionali e capacità di autoguidarsi

Per molto tempo si è pensato che gli esseri umani prendessero decisioni in modo prevalentemente razionale e consapevole ma studiosi come Herbert Simon hanno mostrato che la nostra razionalità è in realtà limitata. Le persone decidono spesso in condizioni di pressione, informazioni incomplete, stanchezza, emotività, abitudini consolidate e vincoli cognitivi. In altre parole, non sempre scegliamo dopo aver valutato tutto in modo pienamente lucido e obiettivo. 

E nella vita quotidiana questo può tradursi in dinamiche che si ripetono:

  • comportamenti che continuiamo a mettere in atto anche quando sappiamo che ci danneggiano
  • scelte che rimandiamo per mesi o anni
  • relazioni che continuiamo a vivere nonostante ci facciano stare male
  • reazioni impulsive che arrivano soprattutto nei momenti più importanti
  • decisioni che, a distanza di tempo, fatichiamo persino a comprendere fino in fondo

Queste dinamiche possono influenzare profondamente il modo in cui affrontiamo relazioni, lavoro, conflitti, cambiamenti, obiettivi personali, e molto spesso agiscono in modo più silenzioso e automatico di quanto immaginiamo.

Questo non significa essere deboli, incapaci o poco intelligenti: significa essere umani. 

Molte persone cercano continuamente nuove strategie, nuove motivazioni o nuove tecniche per migliorare la propria vita. Il problema non è la mancanza di informazioni ma il fatto che alcuni processi interiori continuano a influenzare decisioni e comportamenti senza che ce ne rendiamo conto fino in fondo.

Nessuno di noi è realmente immune da bias cognitivi, condizionamenti emotivi, influenze ambientali, bisogni di conferma, vincoli affiliativi, abitudini mentali e schemi comportamentali costruiti nel tempo. Per quanto si possa credere di essere pienamente obiettivi, la psicologia cognitiva e le scienze decisionali hanno mostrato con chiarezza che il funzionamento umano è molto più complesso di quanto immaginiamo. Simon sottolineava come gli esseri umani prendano decisioni senza poter disporre di tutte le informazioni, del tempo o della lucidità necessari per valutare ogni possibilità in modo perfettamente razionale. Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno successivamente mostrato quanto frequentemente le nostre decisioni siano influenzate da bias cognitivi, scorciatoie mentali e modalità di ragionamento non sempre efficaci.

Il punto centrale, però, non è teorico, è estremamente concreto e le conseguenze delle nostre decisioni non rimangono astratte, si accumulano nel tempo. Non modellano soltanto singoli momenti della nostra vita: nel tempo, costruiscono traiettorie.

Relazioni, carriere, abitudini, priorità, opportunità colte o mancate, benessere psicologico, direzione personale. A volte tutto questo si manifesta in situazioni apparentemente piccole e quotidiane:

  • una conversazione gestita impulsivamente che compromette un rapporto
  • una decisione continuamente rimandata per paura o incertezza
  • la tendenza a dire sempre “sì” anche quando vorremmo porre un limite
  • l’abitudine a scegliere ciò che rassicura invece di ciò che riteniamo realmente importante
  • il continuare a investire energie in direzioni che sentiamo non appartenerci più

E il problema non è neanche la mancanza di intelligenza, cultura, volontà o competenza. Molte persone competenti continuano comunque a ripetere gli stessi errori, restare intrappolate in schemi inefficaci, prendere decisioni compromesse da pressione emotiva, disperdere energie e attenzione, procrastinare ciò che è realmente importante, pur sapendo perfettamente cosa fare. Perché?

Perché conoscere qualcosa non significa automaticamente riuscire ad applicarla nel momento in cui serve.

Ed è qui che entra in gioco la leadership di sé.

Quando si parla di leadership, si pensa spesso alla gestione di gruppi, organizzazioni o collaboratori, ma esiste una forma di leadership ancora più fondamentale: la capacità di guidare sé stessi.

Autoguidarsi significa sviluppare la capacità di osservare i propri processi interni, riconoscere ciò che influenza pensieri e decisioni, comprendere le proprie modalità ricorrenti di comportamento e intervenire su di esse in modo intenzionale.

Significa imparare a distinguere:

  • ciò che scegliamo davvero, da ciò che stiamo semplicemente ripetendo
  • ciò che nasce da una valutazione lucida, da ciò che deriva da paura, pressione, abitudine o reattività emotiva
  • ciò che ci avvicina ai nostri obiettivi, da ciò che ci allontana dalla direzione che desideriamo.

Si può essere pervasi da una sensazione costante di dispersione, incoerenza, stanchezza decisionale, perdita di controllo fino a unassenza di senso senza riuscire a comprenderne fino in fondo le cause.

Ci si sente continuamente sovraccarichi ma si continua ad accumulare impegni. Si reagisce emotivamente per poi pentirsi poco dopo. Si rimane bloccati tra troppe possibilità senza riuscire a scegliere. Si ripetono dinamiche relazionali simili pur desiderando qualcosa di diverso. Oppure si percepisce di stare andando avanti “per inerzia” senza una reale sensazione di direzione.

Il lavoro sulla leadership di sé non riguarda soltanto la crescita personale in senso generico ma la qualità concreta delle scelte che compiamo ogni giorno e il modo in cui affrontiamo conflitti, pressione, incertezza, cambiamento, relazioni professionali, responsabilità e obiettivi a lungo termine.

Migliorare i propri processi decisionali non significa diventare perfetti o eliminare completamente errori ed emozioni.

Significa aumentare lucidità, consapevolezza, capacità di analisi, autoregolazione, coerenza tra obiettivi e comportamenti, capacità di orientarsi anche in situazioni complesse.

È la differenza tra chi vive in modalità prevalentemente reattiva e chi riesce invece a costruire una direzione più consapevole della propria vita, come la padronanza dei processi interni con cui interpretiamo la realtà e valutiamo situazioni. Padronanza che non può emergere senza una loro adeguata comprensione.

Un percorso di formazione o coaching orientato alla leadership di sé e alle decisioni efficaci può diventare estremamente utile. 

Il confronto con uno specialista può aiutare la persona a:

  • riconoscere i propri schemi ricorrenti
  • comprendere i fattori che influenzano le proprie scelte
  • aumentare capacità di osservazione, consapevolezza situazionale e autoregolazione
  • sviluppare maggiore efficacia decisionale
  • recuperare chiarezza e direzione.

Il nostro destino personale e professionale non è in balia solo di eventi esterni e dipende anche dalla qualità delle decisioni che prendiamo lungo il percorso.

Migliorare il modo in cui decidiamo significa migliorare concretamente il modo in cui viviamo.

 

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