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SUL SACRIFICIO

Questa parola deriva dal latino sacrificium, che è formato da sacrum ossia “azione sacra” e –ficium da facĕre, ovvero “fare”.
Sacrificarsi significa dunque “rendere sacro”, ovvero compiere un’azione che celebra, che cura, che dà un senso e un valore a sè stessi e alla vita (assumendo quindi uno scopo nobile e per nulla astratto). In natura non esiste l’istinto del sacrificio ma solo quello di sopravvivenza, cioè il rifiuto della morte senza appello.

Tutti i sinonimi di questa parola hanno una accezione negativa:

sopportare, soffrire volontariamente, privarsi, immolarsi, rassegnarsi, spogliarsi, rinunciare, affannarsi, mortificarsi.

Per questo, quando pensiamo al sacrificio lo consideriamo solo come un evento che ci priva di qualcosa e di conseguenza che può farci star male, quindi l’idea di sacrificare il nostro benessere o i nostri desideri per qualcun altro ci sembra ingiusta ed insensata.

Se l’altruismo è una caratteristica positiva dell’essere umano è necessario fare attenzione.

Tutto può assumere una forma estrema quando il sacrificio eccede nella quantità e nella durata o anche quando viene intaccato il benessere della persona che si sacrifica.

Quando il sacrificio rappresenta l’unico modo di relazionarsi e affrontare la vita si rischia di perdere la coscienza di sé, di svalutarsi come persona e dipendere sempre dalle esigenze degli altri. Ciò potrebbe provocare sentimenti negativi nei confronti di sè stessi, e annullarsi totalmente in favore degli altri. Nella esperienza clinica chi si sacrifica tende a perpetuare questo processo senza pretese se non per il puro concetto che è fine a sé stesso, cioè il sacrificio diventa il beneficio stesso o in altri termini una inutile frustrazione.

In una visione sana del sacrificio, parliamo di   

IMPEGNO cioè: impegnare le proprie forze par fare qualcosa con assiduità ardore e passione.  (voc. Treccani)

Riconosciamo la necessità della rinuncia per conseguire un valore capace di dare gusto alla vita.

Infatti i sinonimi di questa parola sono: adoperarsi, dedicarsi, partecipare; tutti a connotazione positiva che in altre parole vogliono dire…

 

FARO’ DEL MIO MEGLIO

Dare le giuste priorità, capire cosa nella vita è maggiormente importante. Comprendere il valore di ciò di cui siamo dotati ci rende partecipi delle mancanze altrui. Il senso del sacrificio sta quindi nella capacità di elevarsi ad un piano superiore di consapevolezza.
Sappiamo che ogni scelta richiede sempre una rinuncia, ma il sacrificio è sano solo se è una scelta e non un obbligo, diventa costruttivo perché dà la possibilità di raggiungere qualcosa di bello e di importante. Senza aspettarsi riconoscimenti ma vivendolo con serenità, sicurezza e, perché no, allegria.

L’AMORE NON E’ SACRIFICIO

E’ normale e sano pensare che l’amore, in qualunque tipo di relazione, sia impegno. Se ci teniamo a qualcuno e qualcuno tiene a noi è fondamentale che ci si impegni per dimostrare all’alto/i quanto sia importante per noi.

Tutte le relazioni possono attraversare momenti complicati, l’amore però non deve diventare la dimostrazione di quanti sacrifici sono disposto a fare per qualcun altro ma deve essere impegno costante delle persone coinvolte, per far sì che la relazione dia serenità e felicità.

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