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Lavoro, individuo e società

La società umana si è organizzata intorno al concetto di lavoro, come mezzo per garantire la sopravvivenza, gli scambi tra gli individui e l'evoluzione della società nel suo complesso:
attraverso il lavoro, si producono benessere e progresso e il lavoro individuale è il contributo che ogni essere umano deve dare per poter stare in società.
Il concetto di lavoro si è evoluto nel tempo e in molti casi ha perso la sua caratteristica originaria, legata soprattutto alla sopravvivenza dell'umanità, divenendo sempre più spesso un veicolo per l'autorealizzazione, cioè per la realizzazione delle proprie potenzialità. In molti altri casi, invece, è divenuto sinonimo di alienazione ed è spesso associato a disperazione, precarietà, depauperamento dello stato di diritto.
Come mai un valore così basilare come il lavoro, su cui si fonda persino la nostra Costituzione, è oggi così soggetto a fraintendimenti? Come mai vi sono tanti lavoratori alienati? Come mai manca il lavoro? L'essere umano deve veramente soffrire così tanto a causa del lavoro, oppure c'è un modo per ridare ad esso la giusta dignità?
Per rispondere a queste domande è utile parlare, in luogo di lavoro, di attività umana in generale e distinguere tra lavoro, salariato e non, volontariato, attività libera, per indicare tutta quella gamma di attività che connotano le azioni svolte dagli esseri umani nella vita.

Vari tipi di attività

Il lavoro salariato è, tra le attività umane, quella prevalente e la più accettata socialmente, poiché serve molti scopi utili alla società, oltre che all'individuo stesso. Il lavoro non salariato non è socialmente riconosciuto come quello salariato, e si basa su accordi diretti tra le persone.
È non meno diffuso e utile di quello salariato; si pensi solo all'utilità del lavoro svolto dalle casalinghe, o ad altre forme di attività finalizzate allo scambio o al dono che, secondo le recenti teorie della decrescita, dovrebbero essere sempre più diffuse nel prossimo futuro. Il volontariato è spesso vitale in molti settori, nell'assistenza, nel campo sanitario, nella protezione civile, per citarne solo alcuni; è ampiamente riconosciuto e in molti casi viene incentivato con campagne pubbliche.
Esso si basa sulla decisione personale di dedicare tempo ed energie gratuitamente ad un lavoro opportunamente coordinato e strutturato.
Infine, l'attività libera riguarda tutte quelle attività che l'essere umano compie liberamente, senza un fine apparente, e il cui frutto può o meno essere devoluto alla società. In tutti questi tipi di attività finora menzionati vi sono: un'intenzione, uno scopo e una direzione. Infine, vi sono le attività di svago o distrazione, che sono spesso fini a sé stesse.

Tre dimensioni dell'attività

Partiamo ora dal presupposto, avallato dalla psicologia dello sviluppo, che la crescita, l'espansione e l'espressione umana sono pulsioni inarrestabili dell'individuo, fin dalla cosiddetta età evolutiva. Nella maggior parte dei casi, se non sempre, la psicopatologia è costituita da un arresto dello sviluppo, in una determinata fase dello stesso.
Dunque, possiamo dire che l'attività è una spinta umana naturale, una pulsione che inizialmente sarebbe auto-diretta ma che poi, sopravvenendo la necessità dell'adattamento sociale, diviene più o meno etero-diretta (ci vuole poi molto sforzo, coraggio e spirito di superamento delle convenzioni per auto-dirigere la propria attività); l'attività deve essere diretta alla soddisfazione delle richieste della società di riferimento, e la più comune espressione di questo è il lavoro. In particolare, viene riconosciuta e socialmente accettata come attività propria il lavoro salariato.
Abbiamo qui descritto la prima dimensione dell'attività: la direzione (auto-direzione vs etero-direzione).
Una seconda dimensione è quella del bisogno. L'attività può essere dettata da bisogni carenziali, oppure da bisogni di accrescimento.
Tipicamente, la spinta all'attività può derivare da un bisogno di sopravvivenza, affettivo, di appartenenza, quando si vogliono soddisfare le necessità della propria famiglia o comunità, o per il proprio mantenimento, per acquistare beni che poi serviranno ad altri scopi, personali o collettivi.
Oppure, la spinta all'attività può nascere dalla necessità, spesso insopprimibile, di realizzare le proprie potenzialità, qualità umane o spirituali, dove spesso non vi è un risultato materiale tangibile, ma fondamentalmente uno stato dell'essere: è l'accrescimento in sé il risultato cercato.
Il bisogno di accrescimento può essere solo auto-diretto, in quanto non scaturisce da una mancanza di qualcosa che deve essere fornito dall'esterno, bensì viene dall'interno, e di per sé può essere governato solo dall'individuo stesso. Una terza dimensione riguarda l'asse piacere/dispiacere.
Tale dimensione deriva dalla valutazione affettiva che il soggetto compie quando si pone di fronte all'attività, e denota il suo rapporto con la stessa. Ogni attività umana, tra quelle citate all'inizio, può essere valutata dunque in base a queste tre dimensioni, che si muovono lungo un continuum tra due estremi: l'estremo etero-direzione – bisogno carenziale – dispiacere, che corrisponde all'attività più alienante, e l'estremo auto-direzione – bisogno di accrescimento – piacere, che corrisponde all'attività più gratificante e creativa. In base al proprio stadio e alle proprie condizioni di vita, ciascun individuo può evolvere lungo questo continuum, e può incrementare le proprie capacità personali, in termini di volontà, capacità reattiva, assertività, intelligenza.

Stress, creatività, salute

Si tratta di mantenere un livello di interesse costante (eustress), evitando di degenerare nella fatica senza possibilità di recupero (distress).
Questa seconda forma, più frequentemente detta stress, è legata a una richiesta superegoica interna, che può divenire esterna ed esprimersi come incapacità di far fronte alle richieste dell'ambiente.
Bisognerebbe lavorare “affrettandosi lentamente”, e questo richiede un ritmo armonico. Il ritmo deve essere applicato prima dentro di sé, e poi all'esterno. Per ottenere questo spesso è necessario un lungo lavoro di scoperta di sé e di consapevolezza, realizzabile con percorsi di psicoterapia e meditazione, meglio se abbinati, per poter raggiungere uno stato di coscienza più elevato di quello ordinario.
Dal punto di vista della salute psicologica, è apportatrice di salute un'attività creativa e consapevole, laddove, come afferma Maslow, non ci si limiti al concetto di creatività convenzionale, quella responsabile della produzione di oggetti od opere di ingegno, né quella artistica nelle sue molteplici forme, bensì laddove si intenda l'interesse e la curiosità che nascono dall'interno come spinte irrefrenabili e vengono espresse in una qualche attività, non importa quale, benché sia fatta con qualità e senso di unicità.
È quando si ha la netta sensazione che quello che si fa è proprio quello che si sente di dover fare in quel preciso momento, situazione e periodo della propria vita, e che quella cosa è speciale in sé, e non perché riconosciuta da qualcun altro. La vera creatività umana consiste nel saper combinare con piacere tutte le attività: lavoro salariato, non salariato, volontariato, attività libera e svaghi, dando ad ognuno il proprio significato e spazio, per il bene proprio, della società e della Vita.

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