Psicologia del Lavoro

Psicologia e lavoro per i Giovani: Le persone nella loro carriera di lavoro dall'inizio alla fine: Disegnare una “carriera per le persone” come idea di orientamento al lavoro

Dott.ssa Maria Chiara Talamo contattami

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Oramai da diverso tempo mi occupo di fare da consulente orientatore per giovani laureati, e manager o imprenditori. La consulenza è personalizzata e risponde al bisogno di un supporto tecnico e psicologico che miri a disegnare un percorso strategico di carriera, nel quale le mosse professionali siano finalizzate e producano dei risultati in termini di ruolo lavorativo, potere, crescita professionale, collocamento. I colloqui pertanto orientano sulle modalità di effettuare una ricerca mirata, la stesura di un profilo valorizzi la persona e si renda leggibile tra i migliaia che vi sono, l’atteggiamento efficace da avere in un colloquio di lavoro, i canali con cui interfacciarsi e la modalità di ridisegnare la propria carriera in funzione della realtà ma soprattutto dei propri desideri.

I principali progetti a cui ho partecipato in prima persona sono 3: talenti selezionati all’interno del Bando Confindustria per i Giovani , partecipanti ai Master della Luiss Business School  sulle strategie di accesso al mondo del lavoro. Ma anche seguo diversi manager che frequentano corsi dedicati ad imprenditori e che mi chiedono come porsi per fare uno scatto di carriera o un cambio di azienda.

I progetti, le persone con le mie considerazioni:

Progetti

Da 3 anni una importante confederazione nazionale ha avviato un progetto di inserimento nel mondo del lavoro che seleziona giovani talenti e li inserisce nel mondo associativo confindustriale  e aziendale. Si tratta di un progetto nazionale che tramite un bando a cui partecipano migliaia di neo laureati (l’ultimo bando ha raccolto più di 7000 curricola di cui i selezionati finali sono stati 50) vuole supportare tramite un rimborso spese, ed un periodo di training in aula e sul campo, ragazzi che possano fare pratica di quanto hanno studiato. I ragazzi vengono seguiti da un counselling/orientatore che li sostiene lungo tutto il progetto, nell’intento di consigliarli personalmente ed affrancarli nelle loro insicurezze sia lavorative che relazionali.

Da 5 anni la una nota Business School ha dato a tutti gli studenti dei Master, ragazzi neo laureati in cerca di lavoro, un servizio di orientamento pre-stage, nell’intento di spiegare loro come cercare e trovare un lavoro, e di affiancarli in tale ricerca anche psicologicamente. Strategie di accesso al mondo del lavoro, il disegno del proprio percorso di carriera, la ridefinizione del proprio profilo professionale nel passaggio da studenti a professionisti.

Da quando è nata la formazione manageriale imprenditori e manager frequentano corsi per sviluppare le proprie skills e avere uno strumento in più che dia loro capacità di gestione della propria carriera. E si appellano agli head hunter per la loro giusta valorizzazione, per un consiglio strategico e soprattutto il sostegno psicologico che manca loro da tanti anni nella stessa organizzazione, per motivarsi e fare un salto. Dove non si sa ma intanto avere una spinta che riaccenda il motore.

Le persone con le mie considerazioni.

Tante cose emergono dallo scambio tra un counsellor orientatore ed un giovane, alcune identificano chi andrà avanti, altre chi starà fermo, dimensioni psicologiche che separano e distanziano moltissimo i ragazzi tra loro. E’ come se la generazione che attualmente è in età da lavoro si dividesse in 2 grandi gruppi, nettamente distinti, con caratteristiche individuali e relazionali che tra loro non si parlano e non si scambiano nulla. Alla base di tutto vi è la presenza, l’essere presenti a sé stessi ed alla vita. Vi sono persone che esistono come se fossero sempre altrove, forse in dimensioni del loro intimo o del loro passato che non sono mai centrate sulle circostanze presenti, né mai hanno la luce vitale dello sguardo al futuro.

Vi sono invece altri giovani che hanno una luce vitale ed una purezza di idee dentro i loro occhi, obiettivi di riscatto per sé e le proprie famiglie, voglia di costruire qualcosa e dare il proprio contributo al mondo. I cosiddetti talenti sono tali per l’energia e la passione, per la proiezione su un futuro a cui loro possono contribuire in termini positivi, internazionali e sociali. Intanto ecco i giovani vecchi che aspettano, che non vanno orientati perché non stanno cercando, che si propongono perché la vita e l’età glielo impongono ma non hanno energia nelle loro azioni e nelle loro richieste perché non vedono come e cosa vorrebbero fare da grandi. Ed intanto i talenti che già sono volati via, hanno progettato e realizzato mini start up d’impresa, hanno visto colleghi di tutto il mondo e sono entrati in gruppi internazionali.

Ciò che li distingue è il sentimento del potere rispetto alla vita, rispetto al futuro. Ciò che li spinge avanti è non solo l’ambizione, facilmente realizzabile oggigiorno con un pizzico di intraprendenza, ma il senso della vita che è globale, comprende altri mondi reali e virtuali e li mette in contatto, e soprattutto è proiettato al fare qualcosa insieme agli altri che sia utile per gli altri. I talenti hanno tutti una caratteristica comune: la consapevolezza della propria fortuna e il desiderio di dividerla con altri. Chi gareggia non è più attuale, esce dai giochi prestissimo perché non potrà mai trovare soddisfazione né vincere ogni cosa.

Chi cerca il meglio di sé, ne è consapevole, ragiona in maniera critica e selettiva, approfondisce, prova e riprova, vince anche. I giovani talenti desiderano, ottengono e sanno godere dei propri risultati senza falsità né finti pudori ma con la pienezza del merito. I giovani vecchi invece non hanno desideri di nessun tipo, non conoscono l’essere appagati, l’esaltazione della speranza, l’ingenua gioia di chi s’innamora dei suoi progetti. Non conoscono altresì delusioni o grandi dolori, né lacrime per un ostacolo improvviso, rabbia per un mancato risultato. Sono sospesi nella vita dei loro coetanei, si sospingono tra loro come chi resta sollevato in una folla che lo schiaccia e lo alza senza c’egli si stia nemmeno appoggiando al terreno. Non ridono e non piangono, ma soprattutto a domanda non rispondono, si bloccano, non capiscono, si offendono.

Parlano di sé e usano parole grosse e pesanti, parole di depressione, di malattia sociale, di noia. Parlano di sé stessi e basta, non hanno giudizio critico su ciò che li circonda e non sanno pensare in maniera da fare differenza tra ciò che piace loro e ciò che li disgusta. Disegnare la loro carriera è difficile, l’hanno già addosso disegnata ben bene eppure gli sta larga come un abito che copre e non veste. Si tratta più che altro di un sostegno psicologico e di un vero e proprio insegnamento, poiché ciò che ho visto è la totale mancanza di una solidità valoriale che dia corpo a questi giovani e renda il loro abito un vestito. Trasmettere contenuti tecnici che interessino questi ragazzi e che li facciano sentire più autorevoli, più consistenti e magari meno astratti.

Seguire un talento è invece molto diverso, è una sfida per chi ascolta, è un misurarsi con la propria ovvietà davanti a qualcuno che ti ha già preceduto, anticipato. Un talento a volte non risponde poiché dà già per fatte e scontate le cose che gli chiedi. Va seguito sulle capacità di relazione “politica” ovvero gli va solo insegnato come declinare le proprie mosse all’interno di sistemi chiusi ed obsoleti, o all’interno di gruppi professionali in cui le regole sono anche vincoli.

Poi esiste l’orientamento ai meno giovani professionalmente, i giovani manager che desiderano fare un salto di carriera internamente all’organizzazione, o che desiderano altresì cambiare azienda. Coloro che chiedono tale orientamento sono il più delle volte già dei talenti, hanno già una posizione consolidata ed hanno già idee e progetti in essere e realizzati. Chiedono un confronto più che un orientamento. Intanto su come presentarsi formalmente in termini di profilo, curriculum o posizione sui social media. Chi lavora con successo è raramente concentrato sulle relazioni pubbliche o sulla vendita di sé in altri settori, anche dalle statistiche delle società di head hunting emerge quanto i veri talenti siano in effetti introvabili sul web, poiché a testa bassa lavorano e non vanno cercando relazioni (anche per mancanza semplice di tempo). Sono persone impegnate con tante idee, senza complessi e solitamente con situazioni familiari e sociali equilibrate, capaci già di stare in un gruppo e di fare da leader. Trattasi allora di un counselling professionale, un intervento che si rende necessario e va svolto in maniera sartoriale in conseguenza a situazioni nelle quali un manager si trovi all’interno di:

• trasformazioni o migrazioni organizzative, con una complessità di ruolo maggiore ed un aumentato livello di contenuti e relazioni da intrattenere. In questi casi è la multi appartenenza di ruolo il focus, alla base di stress e ansie.

• Cambiamenti di posizione o processi di crescita rapida, come di un ruolo di responsabilità da parte di un giovane manager, il che richiede competenze trasversali non legate alle skills tecniche ma all’esercizio di comportamenti e relazioni. In questo caso l’orientamento verte sul consolidamento, il confronto e l’analisi dei rapporti di lavoro e sulle strategie che rendano funzionali i propri comportamenti per acquisire credibilità ed autorevolezza. I talenti in questo caso, manager e soprattutto imprenditori la cui azienda cresce, hanno bisogno di sicurezza e di un pari con cui parlare, essendo rimasti soli con la propria leadership.

Orientare pertanto è lavorare sulla struttura interna delle persone che possiedono già un talento, e alimentare quella di coloro che ancora devono capire di averlo. Come diceva Weber “ Il carisma è la capacità che una persona possiede di suscitare e conservare una fiducia in se quale fonte di legittimità”


Riferimenti bibliografici:

  • HRonline, n.12, giugno 2012, Il Lavoro, Paolo Iacci (www.confindustriaperigiovani.it)
  • Cappelletti C.;stranieri S , Il counseling professionale, il veltro editore
  • Pascucci paolo, stage e lavoro, la disciplina dei tirocini formativi e orientamento, ed. giappichelli


M.Chiara Talamo: Psicologa del lavoro e delle organizzazioni, 42 anni, esperta in Relazioni Industriali, Psicologia dello Sport, terapia dei Disturbi alimentari. Consulente in ambito training and developement. Coordinatrice ed orientatrice alla Luiss Business School Roma, Head Hunter in Personecarriere Firenze.

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