Psicologia scolastica

Ho perso la concentrazione, l'attenzione, l'autostima

massimo

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Non so se la categoria medica sia corretta. A 16-17 anni ho subito un profondo trauma di tipo affettivo/sentimentale: ricordo il dolore e il rifiuto per la scuola (ho voluto scaricare la responsabilità su “altro da me“). Qualcosa si è rotto in me e non sono più riuscito ad applicarmi allo studio in modo proficuo. Mi sono sentito improvvisamente svuotato di energia. Le notti insonni ed agitate. Ho perso la concentrazione, l'attenzione, l'autostima. Mi sono diplomato con la disperazione di chi vuole uscire da un incubo. Poi l'università conscio dello stato di prostrazione: ho cercato di superare per sempre quello stato: solo quello era il mio obiettivo, ma non si può affrontare un impegno con tale stato d'animo e non mi sono ovviamente laureato. Ho combattuto e continuo a combattere contro questo fantasma che mi ha succhiato tutta l'energia vitale, ma, a parte episodi vittoriosi, mi rendo conto a 62 anni di aver perso la guerra. Cosa potete dirmi?

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Massimo,

comprendo la sofferenza e le difficoltà che incontra nella sua esistenza e nel quotidiano.
Prenda in considerazione anche i propri “successi”  e accetti di avviare un percorso serio di psicoterapia per risolvere  quel trauma  “ affettivo - sentimentale ” che le impedisce di esercitare con autostima le personali capacità di attenzione e concentrazione per raggiungere positivamente e con facilità i suoi obiettivi legati alle “prestazioni”.

Cordiali saluti

Buonasera Massimo, leggendo quanto da te descritto mi sono resa conto che oltre a citare  il 'trauma affettivo/sentimentale'  e la mancanza di 'concentrazione, attenzione ed autostima' ,di te stesso dici pochissimo!! Hai 62 anni ed oltre a dire che non ti sei laureato non dici nulla della tua vita!!! Sei coniugato o single? Hai figli? Lavori o sei in pensione (se sì da quando?) ed altre notizie simili. Sono tutte informazioni anamnestiche che necessitano (insieme ad altre) a noi psicologi per capire una persona sotto l'aspetto relazionale e sociale. Se tu potessi fornirle forse ti potrei essere maggiormente di aiuto. Tuttavia posso anticiparti che il trauma affettivo/sentimentale che tu hai vissuto in età  giovanile  forse  non é mai stato adeguatamente e del tutto analizzato ed elaborato. Ma non è mai troppo tardi per ritrovare se stessi, il proprio equilibrio e la propria serenità!! Quindi il mio suggerimento è quello di cercare di fare un persorso psicologico che ti aiuti a capire meglio come certe problematiche emotive ed affettive  ancora oggi ti fanno sentire a disagio con te stesso. Con i miei migliori auguri e saluti.

Buongiorno Massimo, quello che lei descrive è un disagio che prova da molti anni. Sarebbe opportuno entrare maggiormente nello specifico per comprendere meglio la situazione. Le suggerisco di contattare un collega per acquisire una maggiore conoscenza di se' è recuperare l'energia perduta. Se desidera maggiori informazioni mi può contattare. 

Cordiali saluti 

Buongiorno

dal suo messaggio si comprende la profonda sofferenza che sembra averla accompagnata fin dall’adolescenza.

Lei parla di un episodio traumatico vissuto anni fa e con il quale ancora oggi continua a fare i conti. La caratteristica dei traumi è proprio quella di non lasciarci andare, rimangono aggrappati in noi in una sorta di sospensione del tempo. Il trauma, infatti, per sua natura tende a ripetersi, non viene intaccato dal passare del tempo e quando sembra che finalmente siamo riusciti a lasciarcelo alle spalle torna ad affollare i nostri pensieri e sentimenti.

Nonostante ciò, esiste la possibilità di superare tali eventi estremamente dolorosi. Una psicoterapia, offerta da un professionista, potrebbe aiutarla a rielaborare il vissuto di quanto avvenuto per riuscire a ritrovare quell’energia vitale che come lei dice sembra averla abbandonata da troppo tempo.  

Gentile Sig. Massimo, mi spiace per il dolore che ha accompagnato tutta la sua vita. é evidente che il trauma a cui si riferisce ha profondamente segnato il suo percorso. Non ha mai pensato di parlarne con uno specialista? di combattere  questo fantasma al fianco di qualcuno? La guerra non è ancora persa ... le consiglio di individuare un terapeuta che possa guidarla nella comprensione ed elaborazione di quanto  accaduto allora,  un percorso di psicoterapia credo possa esserle utile per riacquisire la fiducia e l'energia necessaria per riprendersi la sua vita.
Credo che la profondità delle sue parole e del suo vissuto meritino più di queste poche righe ... mi spiace di non poter fare di più. un caro saluto          

Buongiorno Massimo, nella sua lettera parla di una sofferenza antica e di come, abbandonatosi ad essa, si è impedito di guardare avanti, non realizzando nel fiore della sua giovinezza un progetto che riteneva per lei importante, portandosi dietro nel tempo mancanza di concentrazione, attenzione e autostima. Lei dice anche che questo stato di frustrazione ancora la invade, conscio di non aver risolto dentro di se' le conseguenze di quel suo abbandonarsi al dolore (dice di essersi lasciato risucchiare). Che fare allora? La cosa più saggia da fare, da parte sua, e' quello di attivarsi per vivere relazioni e situazioni di vita piacevoli e interessanti.
Per vivere a pieno queste possibilità deve essere disposto, non solo razionalmente ma anche emotivamente, a chiudere con il passato e lasciarlo andare. Solo così potrà creare spazio per la pace e per forze generative.  Se non sarà lei a mollare il passato, allora sarà questo a trascinare lei. La vita, nel bene e nel male, è una vicenda personale. E, in quanto tale, necessita che ce ne prendiamo attivamente e responsabilmente cura. Lei solo sa quali emozioni la attraversano. Chiuda con quelle che la fanno stare male. Valuti anche la possibilità di richiedere un aiuto professionale per un percorso di psicoterapia. Le faccio i migliori auguri

Dott.ssa Barbara De Luca Catanzaro (CZ)

In quel poco che lei scrive avverto comunque, una sensazione di profonda frustrazione e amarezza. Dovrei conoscere di più per poterla aiutare. Quello che mi sento di chiederle e perchè non si è fatto aiutare nel combattere questa guerra o l'aiuto lo ha avuto, ma non è stato proficuo? Mi chiedo pure come siano stati nel tempo i suoi rapporti affettivi e come mai non siano riusciti a farle superare il dolore che ha provato. Non pensa sia arrivato il momento di prendere coraggio e affrontarlo per combatterlo, questo mostro o preferisce lasciargli la vittoria?

Saluti.

Il trauma, finchè inelaborato, continua a produrre i suoi effetti indefinitamente. Penso che il trauma fondamentale, sempre coinvolgente l'area affettiva e relazionale, sia nel suo caso ben precedente l'adolescenza, durante la quale molto spesso emergono, sotto spinte o situazioni nuove, esiti di acuta sofferenza fino allora sopiti o compensati, Anche a 62 tuttavia si hanno risorse per rinascere: le consiglio perciò di concedersi e prendere l'iniziativa di un percorso psicoanalitico.

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