Psicologia scolastica

Scuola e COVID

GIUSEPPE

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Sono un papà di due bambini, il grande di 6 anni (si fa per dire) sta passando un periodo un po' difficile.
Non vuole andare a scuola e questo momento legato al Covid ci sta massacrando. Si esce poco, oltretutto c'è stato appena un caso di Covid nella sua classe ed è stato a casa per 2 settimane aumentando la NON voglia di andarci. E' abbastanza bravo a scuola ma nello stesso tempo pigro e soffre un po' di ansia da prestazione. Ha paura di fare male e di farci rimanere male.. (detto da lui). Ma noi non abbiamo mai fatto pesare la cosa.. tra l'altro la mia compagna fa la maestra nella stessa scuola quindi potete immaginare.
La sua maestra è un po' severa ma è brava e a lui fra l'altro un po' la soffre. Dice che lo rimprovera..
La mattina è un disastro, via via che ci avviniamo all'entrata, peggiora. Sostiene che dobbiamo andarlo a prendere prima dell'orario ordinario. Stamattina è stato un disastro, mi sono anche arrabbiato perché si impuntava e quasi oppone resistenza,
E' sempre stato legato a noi.. poi dopo la nascita del secondo già dall'asilo ha avuto diversi momenti di 'mammite'.
Pensiamo di essere amorevoli, nonostante l'arrivo del secondo abbia sicuramente tolto un po'.
Gli vogliamo un gran bene anche se non siamo genitori modello.
Quest'anno c'è stato un evento che ha secondo me amplificato il fatto. A metà dicembre la sera mentre giocava con il piccolo, con i suoi modi irruenti ha lussato il gomito al più piccolo. Noi inizialmente siamo andati in panico, l'abbiamo rimproverato in modo eccessivo. Tra l'altro ha visto il nostro panico e che siamo scappati in pronto soccorso.. Mi ricordo prima di uscire di casa era pallido dalla paura mentre lo lasciavamo con i nonni.
In quel momento l'ho abbracciato dicendogli che non era colpa sua e che il piccolo sarebbe guarito.
Il più piccolo si è sistemato ma da quel giorno ha ri-amplificato la NON volontà di andare a scuola. Siamo persino andati a mangiare noi 3 senza il piccolo il giorno successivo rassicurandolo del nostro amore.. io spesso glielo dico che lo amo tanto e lui ricambia. E' un bambino a cui comunque piace stare in mezzo agli altri. Ma è diventato pigro in tutto e vuole uscire poco e magari stare con gli altri bambini anche se distanziati.


Oltretutto in questo periodo gioca poco con i giochi convenzionali, vuole uscire poco, vuole giocare solo in casa a calcio con me, Xbox, youtube, Tablet, Netflix e gli scacchi..ma tutto ciò che è digitale lo predilige, in modo eccessivo, troppo. Ma sappiamo che è colpa nostra. Il punto è: se non fa quello cosa fa? Un disegno? ok...e poi, il didò.. ok e poi? C'è una giornata davanti..
Da oggi abbiamo deciso di toglierli molto del digitale. La domanda è: con cosa gioca se poi non possiamo seguirlo durante la giornata per via del lavoro? Scusate, sono uscito fuori tema e credo che non basterà questa mia spiegazione. Il periodo è quello che è e qualche consiglio non guasta.
Grazie

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao Giuseppe, leggo molta ansia e confusione nel tuo racconto, e questo mi fa pensare a quanta preoccupazione stai vivendo. Non è un momento facile questo. Molti bimbi preferiscono rimanere a casa, laddove si sentono più protetti, vista la situazione esistente fuori. Il tutto sarà stato sicuramente amplificato dagli episodi descritti. Dovreste rivolgervi ad un terapeuta familiare che possa aiutarvi a comprendere quanto sta accadendo e di conseguenza tuo figlio ritroverà la serenità. 

Buongiorno Giuseppe, a mio modo di vedere suo figlio grande sta cercando una strada per esprimere la sua energia (talvolta anche la rabbia) in modo accettabile per gli altri. É un bisogno che, talvolta, trattiene per paura di perdere il controllo. Lo si può aiutare affinché possa esprimersi per come é, totalmente, senza riserve. Posso incontrare voi genitori se credete. Emanuela Bazzana 

Gentile Giuseppe,


non si deve scusare è normale quando si vive un problema che non sia ben delineato ma che abbia più sfaccettature.


1) PARTE SCOLASTICA: sicuramente come state già facendo non stare tanto sul "bravo ha preso la faccina sorridente" piuttosto che sul "voto" negativo ma stare sulla sua messa alla prova al di là del voto. Cavoli, come sei migliorato nella scrittura, oggi sei stato molto attento, ecc. evidenziare sempre le sue qualità e quando lo si vede in difficoltà portare esempi di vita per normalizzare la cosa. Per esempio: "Anch'io ho fatto fatica a.....", "Proprio ieri parlavo col collega dello stesso problema,..." oppure ancora "Citare con un esempio una cosa difficoltosa della sua infanzia e fargli vedere ora come è bravo e quanto ha imparato". Cercare anche di capire cosa succede in classe, provare a fare più colloqui con l'insegnante e chiedere una maggiore apertura o empatia. Quando fa la DAD, invece, spiegare che certo può essere bello ma anche andare a scuola e vivere le amicizie. Capisco il momento storico e anche il freddo ma non si riesce magari creare degli incontri al parco quindi all'aria con un amico? Oppure creare delle feste online dove si fa merenda e qualche genitore che strutturi dei giochi per tutti?



2) PARTE GIOCO: Continuate come state facendo a stargli vicino, a empatizzare con lui, a normalizzare i suoi pensieri, le sue paure, le su emozioni, continuate a chiedere e capire o dar risposte a cosa pensa, cosa prova, come sta, dare regole precise ma poche per volta e sempre spiegando perchè si è presa quella decisione, chiedere come lo fa stare la vostra risposta (capisco che nella quotidianeità non ci sia sempre il tempo di farlo) ma pian piano continuando a vedervi molto vicini, presenti ed empatici verso di lui potrà riaffiorare la sua fiducia e alcune paure magari essere comprese e superate.


Se vi è utile potreste anche cercare dei libri (es. casa editrice erickson o giunti) simili al vostro vissuto o al suo e leggerli insieme, come anche dei cartoni animati da cui poi prendere spunti e riflettere o imparare.


Creare, non so onestamente quanto sia grande la casa, una specie di caccia al tesoro, guardare se gli piace il computer giochi ovviamente meno avvincenti ma più riflessivi,...


Se però la confusione e le difficoltà persistono con le settimane ed i mesi vi consiglio di rivolgervi ad un professionista del settore per ricevere non solo aiuto e supporto ma anche capire bene come accogliere questo momento di difficoltà.


Resto a disposizione per eventuali domande, dubbi, richieste o per consulenza.


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo: Torino, Collegno e online

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