Psicosi

Mia madre di 60 anni manifesta sintomi psicotici

francesco

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Buongiorno, sono un ragazzo di 26 anni ed avrei bisogno di un consiglio. Premetto che la mia famiglia è composta da mio padre, mio fratello di 20 anni e mia madre, 60 anni, la quale manifesta sintomi psicotici (in particolare sbalzi d' umore, manie persecutorie e lievi allucinazioni) da ormai qualche anno. In precedenza è stata in cura presso uno specialista che le aveva prescritta una terapia farmacologica con la quale si erano visti oggettivi ed apprezzabili miglioramenti della malattia. Il problema sorge dal fatto che mia madre non ha però mai voluto riconoscere nè accettare questa sua malattia. Si era riusciti a portarla da questo psichiatra facendoglielo imporre dal medico del lavoro, ora però, dopo essere andata in pensione, ha fatto e detto tanto, che è riuscita ad interrompere la terapia ed i contatti con il medico curante. Per qualche mese dopo l' interruzione delle cure ha continuato a migliorare ed in famiglia eravamo quasi convinti che ce l' avesse fatta, da due mesi a questa parte però siamo ritornati nell' incubo e lei ha ripreso a peggiorare. Mio padre, che ha pure una certa età, minaccia di andarsene di casa per l' esasperazione (dopo la pensione lui è diventato il parafulmine per tutte le ire di mamma che erano prima rivolte all' ambiente di lavoro) e a dirla tutta ho paura che ne risenta pure la sua salute, io invece dovrei trasferirmi in un' altra città, per lavoro, ma mi sento troppo legato da questa situazione per poterlo fare. Gentilmente volevo dei consigli, delle esperienze su come si potrebbe fare per convincere mia madre di essere malata e di necessitare cure specifiche. Non vorremmo mai arrivare al tso. Grazie infinite

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Ciao Francesco, mi dispiace per la  situazione  che stai vivendo ma non vorrei che ne portassi il peso da solo. Non parli mai di tuo fratello, quindi non ha un ruolo attivo in tutto questo.

La malattia " mentale " è quella più difficile da accettare. A volte ti manca una gamba , un braccio ed impari a sopravvivere , ma per chiedere aiuto  a livello psicologico , è ancora un tabù , eppure si risolverebbero e si eviterebbero tanti problemi. 

Forse il lavoro era un modo per sentirsi  utile, " normale " , ecco perché ha accettato la cura , ma la pensione è un passaggio un po ombelicale pr tutti. Per molti la pensione è il passaggio dal " servo a qualcosa" , al " non servo piu". Da qui il peggioramento. 

Tuo padre minaccia di andarsene perché anche lui ha un età quindi non ha né forza, ne volontà per continuare.

Tu sei giovane e non dovresti rinunciare al lavoro perché potresti pentirti e l' occasione potrebbe non tornare più. 

Magari pensare ad un tso è troppo, però farsi aiutare da un'assistenza familiare  o da un day hospital  non sarebbe una cattiva decisione, perché non bisogna vergognarsi di chiedere aiuto, soprattutto se gli aiuti ci sono. Pian piano. Non obbligare la mamma , ma farle fare un passo alla volta in modo che ci sia un adattamento graduale. Un consiglio e' coinvolgere anche tuo fratello se pur giovane altrimenti ti troverai un giorno con un peso troppo grande per le tue spalle e con il rischio di non realizzarti con una famiglia tutta tua.

Nessuno ti dirà grazie per quello che hai fatto ma a tua madre avrai restituito la dignità e tu ti sarai realizzato nel lavoro e nella vita privata , almeno non avrai nulla da rimproverarti.  

Spero di esserti stata di aiuto

Un abbraccio

Buongiorno Francesco,

quello che posso consigliarle, come avranno già fatto altri, è di rivolgersi al medico di base di sua mamma e cercare in prima battuta di farle riprendere le cure interrotte. Dato che, come immagino, non sarà facile, potrebbe chiedere un appuntamento al CPS della sua zona per parlare inizialmente con un assistente sociale ed eventualmente con uno psichiatra. Ci sono interventi diversi da mettere in atto prima del TSO, che non è detto porti poi il paziente a curarsi. Ad esempio l'ASO (accertamento sanitario obbligatorio) che può avvenire al domicilio del paziente. A volte ci sono figure come infermieri ed educatori nei CPS capaci di entrare in relazione con le persone malate e i loro familiari per suggerire la soluzione migliore. Molti auguri

Buongiorno, mi dispiace molto per la difficile situazione. Dai sintomi descritti sembra che sua madre abbia forti tratti paranoici. Una delle caratteristiche di questo tipo di disturbo e' che la persona non si rende conto di avere un problema ma attribuisce all'esterno, con convinzione, la causa del suo malessere. E' ego sintonica, convinta al cento per cento della sua verità. Il farmaco e' importante per tenere sotto controllo episodi allucinatori. E' importante che troviate un modo per convincerla a tornare da uno psichiatra e prendere il farmaco trovando un aggancio a partire da quello che lei crede: ad esempio, se ha paura di essere aggredita o truffata potreste dire, in modo unanime, che il farmaco serve per ridurre la paura e renderla più efficace, più' capace di affrontare il pericolo etc. Dopo la ripresa del farmaco, che è' fondamentale, potrebbe effettuare un percorso di terapia per lavorare sulla radice di queste paranoie. Per quanto riguarda lei ha diritto a farsi la propria vita, può' essere d'aiuto anche a distanza, anzi, valuti se il fatto di essere fuori da questa situazione non potrebbe esserle d'aiuto per essere più lucido ed in grado di sostenere suo padre ed aiutare sua madre con maggiore energia poiché prima si è' preso cura di se' ed ha ricaricato le pile. Stare vicino a questi pazienti può essere molto stressante. Si ricordi, come priorità, di prendersi cura di se'. Un caro saluto 

Caro Francesco,

mi occupo di psichiatria da tempo e capisco molto bene la situazione che descrive. Da ciò che ho potuto apprendere dalla mia esperienza, credo che in questo caso ci vorrebbe un lavoro di rete, magari con un servizio territoriale (come un CPS della vostra zona). Di modo che oltre a capire come aiutare sua madre, potrebbe avere lei e suo padre un'indicazione su come affrontare la situazione a casa. 

In ogni caso rimango disponibile ad un primo colloquio gratuito per maggiori dettagli. Cordiali Saluti

Buongiorno Francesco,

immagino il livello di sofferenza che la malattia di sua madre possa causarvi. Malattie psichiche di questa portata purtroppo richiedono una presa in carico che dovrebbe durare tutta la vita, in quanto, come lei stesso ha potuto constatare, tendono a peggiorare in periodi critici (il pensionamento è uno di questi) o in mancanza dell'assunzione dei farmaci antipsicotici prescritti. Il fatto che sua madre si renda conto di avere una malattia di questo tipo è fondamentale per permettere che lei per prima sia la prima a curarsi e rivolgersi allo psichiatra in caso di necessità. E' anche vero che sintomi quali paranoie, deliri e allucinazioni vengono vissuti dalla persona stessa come la realtà inconfutabile, pertanto fare muro contro muro non porta a nulla, anzi, peggiorerà solo le cose. Per aiutare sua madre in tal senso le consiglio di provare con l'intermediazione, ovvero provare voi familiari a richiedere un sostegno psicologico, e rivolgervi allo psichiatra di riferimento per trovare insieme il modo corretto di intervento, al fine di aiutarla a raggiungere un maggior grado di consapevolezza della malattia. Un altro suggerimento che le posso dare sta nel cogliere i momenti di lucidità di sua madre e cercare di metterla di fronte alla sofferenza che ha causato a tutti voi con i suoi comportamenti e le sue aggressioni, sempre facendolo con tatto e delicatezza, senza mai puntare il dito per colpevolizzarla, ma piuttosto cercando di descriverle la situazione dal suo punto di vista, esprimendo il suo dolore e la sua sofferenza. Le ricordo infatti che i deliri paranoidi descrivono una paura che viene da dentro, lo scontro li scatenerebbe, mentre il mostrarsi fragili e sofferenti fa leva sull'amore materno che quindi aiuta la persona a porsi dei dubbi. In quanto a lei, le suggerisco di staccarsi dalla situazione e pensare alla sua vita, capisco non sia facile, ma seppur il fardello ci sarà sempre da portare, provi a sentirsi meno responsabile e a costruire qualcosa che sia solo suo, si rivolga ad uno specialista e intraprenda una terapia, uno spazio tutto suo per affrontare i mostri che si porta dentro. Vedrà che le sarà d'aiuto. Coraggio!

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