Psicosi

Figlio che disprezza i genitori

margherita

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egregi psicologi,è arrivato per noi il momento di chiedere aiuto. siamo i genitori di un ragazzo di 22 anni, bello, intelligente, acculturato q.b., insomma non un genio, non un adone ma più che sufficiente per avere successo con le donne nella scuola o nel lavoro. noi siamo persone oneste e per bene, non abbiamo nulla di cui vergognarci, lavoriamo entrambi e anche se non facciamo follie, viviamo una vita senza particolari privazioni. E' il ns. unico figlio,l'abbiamo cresciuto e amato come meglio potevamo poi è successo qualcosa che ignoriamo, e da quel qualcosa è cambiato tutto.Si è allontanato a poco a poco da noi, durante le medie studiava tantissimo ed era quasi sempre chiuso in casa a studiare, ottenendo ottimi voti (segnalazione: è stato aggredito e picchiato da tre ragazzi un po' problematici e con problemi familiari e in quell'episodio perse la nozione del tempo, non ricordava se era stato a scuola, cosa fosse successo ecc. faceva domande cicliche, continuamente, sempre le stesse). passato alle superiori, con noi era più o meno normale, non si confidava più tanto ma noi pensavamo fosse frutto dell'adolescenza e, se non voleva parlarci, lo lasciavamo in pace per non soffocarlo (visto che lo abbiamo sempre protetto e tenuto quasi sotto una campana). In quegli anni bene o male usciva e per un certo periodo aveva anche degli amici, ma col passare del tempo le uscite diminuirono e gli amici ad uno ad uno li eliminava dalla sua vita. a pochi mesi dagli esami di stato, molla anche la scuola: crisi esistenziale! Nonostante il disappunto di tutti, non c'è stato nulla da fare e abbiamo accettato la cosa perchè lo vedevamo soffrire realmente, ma in casa aumentavano litigi e forti (anche nel senso delle urla) discussioni. trova un lavoro, si sente rinato ma il suo atteggiamento nei ns. confronti peggiora gravemente, non ci sopporta più, inveisce, ci disprezza, ci dice che non siamo buoni genitori e che non siamo in grado. per farla breve va a vivere dai nonni, porta via tutto quello che può, e noi lo accompagniamo, pensando fosse questione di gg., ma no....... lui li stava benissimo ed era sereno, solo che i mesi passavano e la nonna, anziana, non poteva stargli dietro. assicurandogli che lo amavamo, che per lui volevamo il meglio, abbiamo fatto di tutto per riportarlo a casa, facendo anche pressione sulla stanchezza della nonna. tornato a casa, non cambiò nulla, anzi....... alla minima discussione ci incolpava di essere noi la causa di tutto, che la nonna quando lui aveva dei problemi lo bombardava di domande fino a che lui non rispondeva, abbiamo cercato di fargli capire che se non insistevamo era perchè rispettavamo il suo desiderio di essere lasciato in pace, ma un'altro muro si stava costruendo, e nonostante tutto il gg. fosse fuori casa per lavoro, al rientro, non una piccola gioia nel rivederci, di essere contento di avere una famiglia, anzi....poi l'odio e il disprezzo per il padre(che già da tempo manifestava), finchè siamo arrivati agli insulti e le minacce nelle discussioni più importanti. Due anni di terapia con una psicologa ns. conoscente, a cui confidava tutto, perchè lei sì degna di ammirazione, noi degni di niente. non è cambiato nulla, anzi, se possibile è pure peggiorato tutto. dalla psicologa non va più perchè non lavora più ma è tornato a scuola, e noi fra le spese della scuola e la "paghetta" non possiamo permetterci anche il costo della parcella. i pesanti insulti, le pesanti minacce (tipo: attenti che prima o poi fate una brutta fine; oppure: se perdo il controllo, attenzione che distruggo chiunque ho sotto), non da una mano in nulla, bisogna pregarlo anche per portare il cane fuori, anche se lui sta giocando alla play station, o alle carte di magic o quelle del signore degli anelli con cui divide la maggior parte della sua vita; pochissime amicizie, esce poco, va al cinema da solo (è un grande amante del cinema) ormai a noi (precisamente a me, la mamma, perchè del padre non ne vuole sapere)rivolge brevi domande, alle mie risponde con monosillabi e scocciato, e se chiedo qualcosa in più, mi fa cenno con la mano di andare, e mi dice:"fai il tuo". pochi gg. fa, ennesima discussione per futili motivi, ha espresso il meglio di sè con la solita rabbia, disprezzo ed urla tanto che il padre esasperato gli ha detto "coglione", lui gli ha dato una spinta dicendo di non permettersi e...... poi non ho capito più niente, si sono messi le mani addosso ma per fortuna mio marito si è fermato, se no andava davvero a finire male. non contento, l'ha sbeffeggiato dicendogli che si è tolto una grande soddisfazione e che se non si fermava l'avrebbe distrutto, e insulti ignobili che un figlio ad un padre non doveva permettersi neanche di bisbigliare. Lui ha pianto quando ha vinto l'ultimo mondiale l'italia, quando la sua squadra del cuore ha inaugurato il nuovo stadio,quando un suo allora amico si è sposato e lui era il testimone... quando guarda la sua squadra urla e si comporta come un posseduto, quando vede qualcosa di comico ride in modo veramente esagerato,(batte anche le mani sul tavolo)ma se per sbaglio dici qualcosa di sbagliato per lui, passa dalla risata eccessiva alla rabbia esplosiva o ad una risposta offensiva. Mi insulta più volte al giorno dicendomi che ho solo un neurone e non capisco un....., ma quando ha bisogno di qualsiasi cosa, informazioni o altro mi chiede sempre o telefona. Con le ragazze qualche storia qua e là, un paio di batoste, ma poi niente di duraturo (naturalmente le cose le so molto dopo perchè non dice niente, e se ho qualche sospetto e scherzando gli chiedo come si chiama, tranquillamente mi dice "non ti deve interessare".una volta mi ha detto che se avesse una ragazza bella, non la porterebbe in una compagnia perchè avrebbe paura che glie la fregherebbero o che lei potrebbe innamorarsi di uno di loro. io e mio marito siamo arrivati al punto che quando esce o cena fuori casa, appena esce ridiamo, scherziamo e tiriamo un sospiro di sollievo, e cmq non vediamo l'ora che si diplomi e trovando un lavoro vada via di casa a costo di aiutarlo economicamente. pochi gg. fa, gli ho scritto una lettera, perchè tanto non ci fa parlare, speravo tanto che la leggesse perchè conteneva una richiesta e una offerta di aiuto, ribadendo ancora che noi vogliamo solo il suo bene e che poteva chiederci cosa voleva da noi..... quando tornò a casa da scuola, vedendola sulla sua scrivania, non la lesse nemmeno, non la strappò ma l'infilò nel cestino della raccolta carta bene in vista. Siamo confusi, non sappiamo perchè ci disprezzi così tanto; pensiamo abbia qualche problema psichico, e non sappiamo come muoverci. Grazie se vorrete leggere questa lunga lettera ma soprattutto se avrete voglia di risponderci. HELP

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno, Da quanto leggo la situazione appare totalmente fuori controllo. Avete mai pensato di rivolgervi ad uno psichiatra? Potrebbe giovare a vostro figlio il fatto di fruire di regolatori dell'umore. A quel punto, stabilizzato l'umore, dovrebbe essere più facile approcciarsi a lui. Cordiali saluti,
Sig. Margherita, credo non basti un consulto psicologico, vs figlio ha bisogno di una diagnosi rispetto a vari disturbi e manifestazioni comportamentali piuttosto problematiche. Dopo una valutazione, fatta da uno Psicoterapeuta o da uno Psichiatra avrete almeno le idee + chiare sui problemi che lo interessano e sulle misure da adottare.
Gentile signora, Le consiglio di rivolgersi ad un centro di Terapia Famigliare , che è lo strumento idoneo per un problema relazionale di questo tipo, e per il coinvolgimento di vostro figlio in una terapia che lo possa aiutare a star meglio. Rimango a sua disposizione per ulteriori chiarimenti. Cordiali saluti.
Signora Margherita, ho letto con molta attenzione la sua “lunga lettera” ed ho empaticamente percepito la vostra sofferenza di genitori: vi sentite fortemente impauriti, impotenti, disorientati ed infine delusi.!! Comprendo benissimo queste vostre emozioni che fanno stare molto male. Per meglio comprendere il caso di suo figlio avrei avuto bisogno di conoscere alcune cose: nei due anni in cui ha effettuato sedute con la psicologa è stata fatta una diagnosi? e quale? la psicoterapia seguita a che metodo si ispirava (analitico, cognitivista, altro)? ha seguito anche una terapia farmacologica? Tuttavia, dall’analisi delle vicende comportamentali descritte di suo figlio, la mia ipotesi è che possa soffrire del ‘disturbo di personalità borderline’ e quindi il suggerimento più valido è quello di una sollecita consulenza psichiatrica. Ritengo che abbia necessità di un sostegno farmacologico e nel contempo di riprendere la psicoterapia. Tenendo presente l’attuale vostro problema economico, Le consiglio di rivolgersi alla propria ASL di appartenenza per chiedere se nella vostra zona territoriale esistono ‘centri specializzati di diagnosi e cura’ per i disturbi psichici. Spero vivamente di esserLe stata di aiuto e La saluto cordialmente.
Gentile signora Margherita, da ciò che ha descritto si evince che suo figlio ha un forte disagio psichico, che non gli permette di relazionarsi agli altri, siano essi amici, ragazze o genitori. A mio parere dovrebbe intraprendere un percorso di cura, forse psichiatrico prima che psicoterapeutico, dal momento che le difficoltà nel gestire le emozioni (soprattutto la rabbia) sembrano evidente, ed anche alquanto pericolose. E' chiaro che non è semplice indirizzarlo verso questa strada se non ne sente egli stesso la necessità, e questo mi sembra il punto più complesso di tutta la situazione, onestamente. Posso comprendere quanto tutto ciò sia complesso e doloroso per voi genitori. Forse però potreste pensare di mettere vostro figlio di fronte al fatto che aggredendo il padre ha compito un gesto gravissimo, punibile anche dalla legge. Ciò al fine di fargli comprendere che questi suoi comportamenti non sono solo sbagliati perchè feriscono i vostri sentimenti, ma anche perchè vanno ben oltre ciò che è normalmente consentito. Purtroppo credo che egli abbia bisogno di comprendere che vi sono dei limiti, non solo soggettivi (ciò che io penso sia giusto o meno fare, ad esempio come mi comporto con i miei genitori), ma anche oggettivi (ciò che posso o non posso fare a prescindere). Le suggerirei inoltre di parlare della situazione col vostro medico curante, o con altri che possano fungere da intermediari, che forse potrebbero avere più semplicità di voi a consigliare al ragazzo di intraprendere una cura che lo aiuti a gestire meglio le emozioni.
Vi siete mai chiesti cosa di sbagliato avete fatto voi per generare in lui una simile rabbia? Credo che vostro figlio sia una persona molto arrabbiata, e poco capita. Forse le sue manifestazioni eccessive a livello emotivo derivano proprio da questo. Varrebbe forse la pena continuare con la terapia psicologica: perchè non la pagate voi per aiutarlo? E perchè non provate anche voi a recarvi da uno specialista per spiegare il vostro vissuto, e magari rivedere le vostre modalità relazionali? Con questo non voglio dire che necessariamente voi siate la causa di tutto, ma credo varrebbe la pena ascoltare vostro figlio quando riferisce che voi siete la causa di tutti i suoi mali! Un consiglio che posso darvi è sicuramente quello di lasciarlo libero di andare, credo che adesso sia in grado di badare a se stesso, è adulto ormai, lasciatelo provare, spronatelo a lavorare anzichè restare dipendente da voi. Lo renderete più sicuro di sè, e questo lo renderà felice nelle sue relazioni. Spero di esservi stata d'aiuto.

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