Psicoterapia

L'Efficacia del trattamento Breve Strategico: casi clinici

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La terapia Strategica Breve è una terapia che prescinde da quelle che vengono considerate le “cause” dei problemi. Quando un paziente arriva in studio, il terapeuta non si concentra sulle cause, ma sulla soluzione. Infatti, nella maggior parte dei casi, il paziente ha tentato in diversi modi di risolvere il problema, ma senza ottenere risultati. Questo lavoro iniziato dal paziente, però, ha grande valore per il terapeuta che può così scoprire quali tentativi adottati non hanno funzionato e quali soluzioni intraprendere.

Il terapeuta ad approccio strategico è prima di tutto un ricercatore attento, che dispone di molteplici risorse e strategie per risolvere i problemi delle persone, questo permette di far classificare la Terapia Breve Strategica ai primi posti, in termini di gestione e superamento del problema.
Questo approccio ha 2 vantaggi: funziona molto velocemente e con una efficacia che si aggira intorno al 95% ed è una terapia altamente flessibile, perché dispone di una innumerevole serie di tecniche che lo specialista personalizza.
Un percorso di Terapia Strategica Breve può funzionare efficacemente in casi di ansia limitante, disturbi della sfera sessuale, disturbi alimentari, depressione, timore del giudizio degli altri, difficoltà di coppia e relazionali o problematiche di altra natura come relazioni tra colleghi o in famiglia, disturbo della performance, ecc.


Il terapeuta pone prevalentemente attenzione al comportamento funzionale o disfunzionale del paziente, al vissuto emotivo associato al disturbo ed a come la persona, attraverso percezioni e cognizioni, costruisce la realtà che poi subisce.


Vediamo alcuni casi clinici trattati presso il Centro di Terapia Breve Strategica di Trani:


1. Un caso di attacco di panico e ansia generalizzata con ipocondria: si presenta presso il mio studio un uomo, affermato professionista, sposato e padre di due figli. Da alcuni anni ha sviluppato un disturbo d’ansia che, negli ultimi mesi, produce veri e propri svenimenti. Fatti tutti gli accertamenti del caso, si procede con un trattamento di Psicoterapia Breve Strategica. Da un breve racconto appare subito chiara la strategia messa in atto fino ad oggi dall’uomo: l’evitamento. Il paziente, che chiameremo F., aveva ormai messo in atto veri e propri rituali per evitare di esporsi a situazioni considerate a rischio: non prendeva più auto, ascensore ed aereo, non teneva più convegni, portava sempre con se ansiolitici, metteva una sveglia notturna ogni due ore per accertarsi che fosse vivo. La prima manovra messa in atto dal terapeuta è stata quella di chiarire scientificamente al sig. F. quale fosse il percorso paradossale del suo pensiero e cosa fino a quel momento avesse influito nel mantenere il disturbo. Dopo è stato suggerito al paziente di mettere in atto due strategie, utili a gestire la problematica maggiormente rilevante nel soggetto, gli attacchi di panico. La settimana successiva il paziente arriva in studio raccontando che gli attacchi di panico erano notevolmente diminuiti e che le problematiche più grandi restavano la paura di morire, che lo portava a fissare una sveglia ogni due ore e la sua incapacità di parlare in pubblico, fondamentale per il suo lavoro. Si inizia così un lavoro graduale e faticoso di posticipo della sveglia fino ad arrivare a dormire, nel tempo, per sette ore consecutive. Anche la questione del parlare in pubblico è stata risolta. Il sig. F., a 2 anni dalla terapia, non ha avuto ricadute ed oggi le sue capacità comunicative gli permettono di rivestire ruoli molto importanti per la società.


2. Un caso di disturbo della condotta alimentare: arriva in studio T., 35 anni, una donna curata nell'aspetto e molto colta, consapevole del suo problema alimentare e molto informata sui meccanismi psicologici tipici del suo disturbo. Si procede ad una analisi delle sue abitudini alimentari: salta spesso i pasti, quando si alimenta assume quantità molto ridotte rispetto al necessario. La sua “tentata soluzione” fino ad oggi è stata quella di alternare a periodi di restrizione, abbuffate incontrollate per riprendere un peso minimo per farsi arrivare il ciclo. Appena arriva il ciclo, inizia a mangiare e vomitare ogni giorno, fino al ciclo successivo. Nel frattempo ha iniziato ad inventare problematiche di natura organica tipo gastrite, per poter offrire il suo cibo ai colleghi, glissare inviti a pranzo e cena, evitare di pranzare in famiglia.

Tutta la vita di T. appare incentrata sul suo problema. Si negozia quindi con la paziente l’obiettivo della terapia e si conviene con lei che il primo obiettivo da raggiungere è smettere di vomitare. In prima seduta, dunque, in relazione alle peculiarità della paziente, si prende accordi sul numero di sedute massimo, entro cui ottenere un risultato e si procede con due tecniche. Queste due prescrizioni rappresentano la svolta nella terapia di T. perchè chiariscono al terapeuta, ma soprattutto alla paziente, come funziona la sua mente, quali sono le condizioni preparatorie al sintomo e come queste funzionano dopo. Si scopre così che T. mangia per vomitare, non il contrario, come si penserebbe nella maggior parte dei casi e dunque è proprio su questo che si costruirà una nuova strategia terapeutica della “logica invertita”, ovvero si mantiene il sintomo, invertendo la logica procedurale ed inserendo un piccolo cambiamento. Alla seduta successiva, T. racconta di aver vomitato due volte in una settimana, si procede fino al totale annientamento del sintomo, una lotta che, a 4 anni dalla conclusione di questa terapia, può dirsi completamente vinta da T.

3. Un caso di presunta depressione: P., 46 anni, al suo secondo divorzio, nonché tradimento da parte delle sue compagne, tre tentativi di suicidio falliti e la paura di non poterne uscire questa volta. Con il tempo aveva iniziato a pensare di essere lui il problema, le donne lo tradivano perchè non era bello, perchè non sapeva farci a letto, perchè il suo lavoro gli permetteva uno stipendio medio-basso, perchè aveva sempre rinunciato a sapere la verità su suo figlio, che temeva non fosse suo e ad approfondire i presunti tradimenti delle sue compagne. Con P. è stato necessario fare un lavoro di ristrutturazione della percezione di sé, accrescimento dell'autostima e sono state messe in pratica tecniche come quella della “Decostruzione del problema”, “Miracle Question” e “Ridefinizione positiva del disturbo”. A seguito di questa prima fase del lavoro, è stato possibile riattivare la vita sociale di P. che ha poi portato a nuove e più funzionali consapevolezze di sé, che hanno poi fatto da leva alla conclusione positiva del trattamento.

 

Dott.ssa Lia Parente

Studio di Psicoterapia Breve Strategica

Corso Vittorio Emanuele, 296 - Trani (BT)

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