Psicoterapia

Terapia sistemico-familiare e disturbi d'ansia

Antonio

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Una terapia di questo indirizzo si concilia con i disturbi d'ansia? Soffro di fobia sociale, ansia anticipatoria ed evitamento, ma ho anche vissuti di conflitti familiari, in particolare con mio padre e difficoltà relazionali. Sono un ragazzo e ho 29anni. Mi chiedo se nel mio caso sia più indicato un terapeuta uomo o donna

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Marco,


È difficile poterle dare una risposta esaustiva conoscendo così poco del suo caso.


Provi a riflettere sulle possibili spiegazioni che lei stesso attirbuisce ai suoi sintomi (di sicuro si sarà costruito delle teorie). Se ritiene che la ragione dell’ansia sociale possa essere la conflittualità all’interno della sua famiglia, che la fa sentire insicuro anche all’esterno, allora la terapia familiare potrebbe essere un buon trattamento per risolvere gli attuali conflitti con i suoi (sempre che i membri della famiglia vogliano essere coinvolti e siano disposti a collaborare).


Se ritiene invece che le esperienze negative più incisive per i suoi disturbi d’ansia siano da ricercare al di fuori della famiglia, a prescindere dalle conflittualità presenti o pregresse, allora la terapia familiare potrebbe non essere la più indicata, mentre una terapia cognitiva potrebbe fare più al caso suo. Quest’ultima lavora sulle credenze che lei ha su di sé e sul mondo, le quali orientano i suoi pensieri ed i suoi comportamenti (come la sua autostima, la fiducia negli altri, la fiducia di essere in grado di risolvere i suoi problemi).


Per quanto riguarda la sua seconda domanda, ci sono molte questioni da dover considerare: come ad esempio se lei abbia problemi a relazionarsi più con gli uomini o più con le donne, se abbia più difficoltà ad aprirsi con un uomo o con una donna, se invece se la sente di uscire dalla sua “zona di comfort” e relazionarsi con il genere con cui normalmente ha più difficoltà. Oltre a ciò, deve naturalmente avere lei stesso fiducia nel terapeuta che ha scelto, fattore ancora più importante del genere di quest’ultimo.


Spero che la mia risposta possa esserle d’aiuto.


La saluto cordialmente,


Dott.ssa Michela Arnò

Se è già in atto una terapia familiare (lei m i accenna a conflitti relazionali soprattutto con suo padre) può continuarla: non c'è controindicazione con una psicoterapia individuale che è assolutamente indicata per i suoi disturbi. Si possono seguire in contemporanea entrambe. Sono due interventi diversi che hanno obiettivi diversi. Per quel che riguarda la scelta è lei che deve sentire se si sente più a suo agio con una figura femminile o maschile, con chi è più facile relazionarsi in questo momento della sua vita.  

Salve Antonio, il tuo tipo di disturbo d'ansia immagino crei delle limitazioni nella tua vita sociale. L'evitamento è un meccanismo di difesa subdolo, poiché non lascia nessuna possibilità di trasformare l'ansia (la paura) in una capacità di affrontare le situazioni temute, raggiungendo un senso di efficacia.


La psicoterapia individuale, se si avvale di una buona alleanza con il terapeuta, offre buone opportunità per andare a risolvere i conflitti interni che "bloccano" la persona. Sulla scelta del sesso del terapeuta, sarebbe indicata una figura maschile, proprio per facilitare un'esperienza emotivo correttiva, rispetto al vissuto di relazione con tuo padre. Solo se ci fosse stato un rapporto seriamente traumatico con un genitore, sarebbe consigliabile la scelta di uno psicoterapeuta di sesso opposto. 


Ti  faccio i miei auguri,


Dr. Cameriero Vittorio 

Buongiorno Antonio,


la terapia sistemico relazionale e familiare è la più indicata nel trattamento di conflitti familiari (come quelli a cui tu stesso fai cenno con tuo padre) che certamente si collega alla fobia sociale e all'ansia di cui soffri.


Il sesso del terapeuta, uomo o donna, non è determinante nella riuscita del percorso bensì le qualità umane e la competenza del professionista a cui ti rivolgi e la tua motivazione.

Salve, credo credo innanzitutto che si indifferente la scelta del terapeuta uomo o donna quanto invece affidarsi ad un bravo psicoterapeuta iscritto all'albo professionale e che abbia esperienza nel trattamento dei disturbi d'ansia e di fobia sociale. Ritengo che l approccio di cura debba essere diretto essenzialmente a lei in una relazione duale, in quanto adulto e consapevole di avere un problema, per poi valutare in seguito insieme il coinvolgimento delle figure genitoriali. Un orientamento psicodinamico e cognitivo-comportamentale sono appropriati, senza escludere un intervento sistemico-famigliare negli incontri allargati alla famiglia.

Sig.re Antonio buongiorno.


Io penso che per cercare di risolvere il suo problema di fobia sociale, le sarebbe d'aiuto un approccio più concreto, un approccio che potrebbe portarla a vivere delle esperienze positive correttive e soprattutto attraverso la terapia farle comprendere e soprattutto farle percepire che le sue tentazione soluzione che sicuramente mette in atto per ovviare a questa problematica non fanno altro che peggiorare il suo problema. Rispetto al sesso del suo terapeuta, io Le posso dire che non è importante ma se Lei dovesse sentirsi più a suo agio con un Uomo perchè non farlo, fermo restando che anche una terapauta donna le potrebbe essere maggiormente d'aiuto rispetto ad un uomo o viceversa.


Quando si sceglie un terapeuta bisognerebbe andare di pancia, l'istinto "di solito" non sbaglia mai. Cosa Le dice quel terapeuta, cose Le dicono le sue parole, cose le suscita il suo modo di parlare.

Gentile Antonio, i sintomi che ha descritto implicano l'area delle relazioni e quindi un approccio psicoterapico che lavora in termini relazionali è certamente indicato. 
la terapia sistemico relazionale rientra in questo modello di lavoro e quindi può essere una buona scelta. 
Mi sento però di dirle c'è ciò che è essenziale è il rapporto terapeuta-paziente che si instaura e il suo desiderio di comprendere ciò che prova e come poter migliorare la sua qualità della vita. 
rispetto al genere vale lo stesso; non c'è differenza a livello di pratica, ma ognuno di noi ha il suo stile e il genere può influenzare la modalità relazionale. È importante che lei provi a pensare con chi si sentirebbe più a suo agio nell'affrontare il percorso di cura e indirizzarsi sul maschile o il femminile in tal senso. 
cordiali saluti e buon percorso, Dott.sa Georgia Broggi Napolitano

Buonasera Antonio,
La scelta dell'approccio dipende molto dalla natura del problema e dalla circostanza che si tratti di un conflitto personale ( come lei descrive, oppure che si tratti di un problema a livello familiare che coinvolga cioè tutta o parte della famiglia. In questo caso il soggetto della terapia è tutto il nucleo familiare.
In caso di vissuti passati , che possano essere traumatici o problematici con le persone della famiglia , allora può fare un percorso singolo, e nel corso della terapia, se necessario (inteso come suo bisogno) può far partecipare il/i familiare/i.
Sulla scelta del genere, questo dipende da una sua personale esigenza, non da fattori esterni a quelli che sono i suoi bisogni.


Spero di avere almeno un pochino dissipato qualche dubbio.


Cordiali saluti


Dott.ssa Arpaia

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