Sogni

Il sonno e il nostro cervello.

05 Marzo 2018

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Il nostro cervello non riposa mai e anche in uno stato di completo rilassamento l'apparato psichico é attivo e, durante il sonno, sia pure in modo ridotto, mantiene la sua attività.

Basterebbe pensare che un soggetto di trenta anni, ha dormito per circa dieci anni trascorrendo tre anni più o meno in sogni agitati, movimentati, e gli altri sette producendo immagini oniriche.

Il dormiente esce dal sogno in presenza di stimoli disturbanti e potrà percepire se stesso svegliandosi o continuando a dormire. In realtà, nella fase REM (rapid eye movement) gli occhi si muovono in continuazione e gli studi americani più recenti hanno dimostrato che il sonno é un bioritmo che si articola con cicli di circa 90 minuti, in cui il soggetto che dorme prima s'immerge nel sonno e poi risale. Proprio nell'immersione si colloca una "fase di sogno" in cui il corpo é eccitato ed il sistema nervoso vegetativo, nonché le funzioni che esso regola presentano uno "stato di attivazione".

A livello fisiologico accade che: l'irrorazione sanguigna della corteccia aumenta, mentre il polso, il ritmo respiratorio, la pressione ed il ritmo cardiaco si presentano irregolari. Addirittura, le accelerazioni possono cessare all'improvviso, per poi ricominciare poco dopo. Anche in assenza di contenuti erotici nel sogno possono comparire erezioni nell'uomo e secrezioni vaginali e contrazioni clitoridee nella donna. In antitesi a queste risposte la muscolatura é completamente rilassata, ad eccezione, talvolta, di sporadiche contrazioni del viso e dei piedi. Questo tipo di staticità viene indotta dal SNC e termina soltanto dopo la fase REM, in quanto se non ci fosse questa inibizione motoria avendo il dormiente un notevole sovraccarico emotivo, compirebbe una serie di movimenti incontrollati. Ciò é stato provato in laboratorio con dei gatti sottoposti a sperimentazione. Tuttavia, non esiste una correlazione tra i movimenti corporei ed i contenuti del sogno, soltanto in presenza di esperienze emotive molto forti si può rilevare questa corrispondenza.

Di fatto, la neurofisiologia ha evidenziato che i sogni all'inizio della nottata sono più calmi, più brevi e meno carichi di contenuti emotivi. Attualmente, si sono rilevati anche sogni nella fase NON REM, i cui contenuti si presentano poco rilevanti a livello psicoanalitico, in quanto vi é un maggior controllo dell'Io. Il risveglio dopo un sogno angoscioso spesso causa il successivo riaddormentamento e, di frequente, non si riesce a mantenere il ricordo di quanto sognato. In questi soggetti, si può osservare il bisogno di dormire fino a tardi, poiché é solo "sul tardi" che aumenta la durata del "sonno profondo" che, non sta a significare, come si crede comunemente, che sia una " fuga dalla realtà", ma un reale fabbisogno psicofiosologico di sonno REM.

Tuttavia, le ricerche sul sogno continuano e c'è ancora tanto da scoprire !

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