Sogni

La teoria di J. Allan Hobson sul Sogno

08 Marzo 2018

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Un neonato trascorre circa otto ore nelle fasi di sonno REM e prima di nascere il feto trascorre quasi tutto il tempo dormendo.

Tuttavia, è noto che il cervello svolge un’attività intensa, mentre si dorme e gli adulti sognano con intervalli di circa 90 minuti con sogni che si allungano, soprattutto, verso il mattino. Ormai è stato accertato che anche i mammiferi sognano.

Le attuali ricerche, quelle di Hobson principalmente, sottolineano una stretta correlazione con lo stato biologico che si sviluppa durante la fase REM e, nei primi anni di vita, il sonno ha anche la funzione di favorire lo sviluppo e la crescita.

Negli adulti il sonno, le connessioni nervose costituite nel cervello compiono una sorta di manutenzione e sono le connessioni che durante lo stato di veglia non vengono attivate di frequente.

Pertanto, nel sogno, poiché l’uomo adotta pochi tipi di comportamento: sta spesso seduto, corre poco, non nuota, si nutre in modo sregolato, ecc. col sogno, si potrebbero, in un certo qual modo, compensare queste mancanze.

Se, per Freud i sogni erano, prima di tutto, la realizzazione di desideri repressi o rimossi, manifestati attraverso un complesso simbolismo, negli anni settanta Hobson  con i suoi studi all’Università di Harvard si è concentrato sulle nuove conoscenze fisiologiche e come egli stesso ha affermato “l’analisi del sogno può così diventare il punto di partenza di una teoria che unisca i contenuti soggettivi della coscienza ed i fatti oggettivi della biologia”.

Se un’analisi di questo tipo, cioè su fondamenti biologici e neurofisiologici può apparire fredda, ma soprattutto poco interessante, in realtà, essa presenta particolari affascinanti, aprendo nuove prospettive sull'interazione psiche e corpo e creando nuove intuizioni sui processi funzionali della mente.

I sogni, secondo la nuova interpretazione neurobiologica di Hobson, nascono da un preciso “processo di attribuzione di senso a determinati processi fisiologici”. L’uomo rivolge il suo interesse, la sua attenzione su determinati eventi attribuendo ad essi un significato preciso, sia rispetto al “mondo esterno”, che al “mondo interno” e quando si sogna “il meccanismo di attribuzione di senso resta attivo”. Ciò che si vive nel sogno è una sorta di riflesso della situazione presente: chi ha bisogno di dimagrire sogna il cibo, chi ha sete sogna l’acqua. Esiste, di fatto una netta correlazione tra l’aspetto biologico e lo stato individuale dell’interessato.

L’attività del dormiente è regolare e l’elettroencefalogramma ha fatto rilevare che durante i sogni la parte della corteccia cerebrale, che presiede all’organo della vista, è attiva quasi quanto durante lo stato di veglia, pertanto, i sogni sono visivi.

Gli altri organi di senso, non intervengono nell’attività onirica e, secondo Hobson, spesso, il mancato ricordo dei sogni è causato dal fatto che le sostanze cerebrali che hanno la funzione di immagazzinare i contenuti della memoria, non sono attivate. Il ricordo può esserci se ci si risveglia subito dopo, trasferendo in modo automatico, i contenuti nella memoria.

I sogni, secondo questa nuova teoria, sono generati dal neurotrasmettitore acetilcolina ed in una ricerca degli anni Ottanta si è rilevato che iniettando in soggetti addormentati questa sostanza, al risveglio dalla fase di sonno REM, sopravvenuta subito dopo l’iniezione, essi ricordavano di aver sognato intensamente, pertanto, “i sogni sono processi cerebrali biologicamente funzionali che si autoattivano durante il sonno con regolarità e sono indispensabili alla mente e al repertorio comportamentale umano”(Hobson).

Ciò rende esaustiva la spiegazione rispetto al sonno dei neonati che sognano tanto, in quanto il cervello nel suo sviluppo rapido consolida e perfeziona - durante il sogno – le nuove impressioni sensoriali e le relative associazioni dei neuroni.

Questa nuova modalità conoscitiva del sogno ha una funzione di consolidamento dell’identità personale consentendo, attraverso di esso, alla mente di individuare, risolvere, esemplificare (proteggendosi da influenze esterne) i problemi che si presentano nella vita di tutti i giorni.

Di fatto, la biochimica di Hobson  nel sogno cattura immagini e dati presenti nella memoria che vengono in esso sintetizzati e non spingono il “dormiente” a dover ricercare il significato in profondità come sosteneva Freud. Per questo Autore, i sogni spesso raccontano fatti, eventi della nostra vita attuale e valutando i loro contenuti, si può trarre il significato più immediato.

Infine, gli stessi “residui del giorno” di cui parlò anche Freud ed intesi come gli ultimi accadimenti hanno un ruolo primario, per entrambi. Infatti, ciò che è pervenuto nel cervello come ultimo “input” va, in primis, nella elaborazione.

Tuttavia, il mio personale pensiero tende a sostenere più la teoria freudiana che quest’ultima.

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