Vale la pena conseguire una laurea specialistica a 34 anni?

Angela

Salve, ho 33 anni, sono laureata in lettere moderne e lavoro da un anno presso un telemarketing universitario. Sono iscritta alla magistrale di filologia moderna ma ho ripreso a dare esami solo adesso, a 33 anni. Ho un percorso di vita non lineare, ci ho messo otto anni per laurearmi alla triennale ma subito dopo la laurea ho sofferto di attacchi di panico per circa quattro anni. Nonostante la sofferenza, il panico è stato necessario per rinascere, per rendermi finalmente consapevole di chi fossi, mi ha messo davanti alle mie responsabilità e mi ha aperto gli occhi su cosa volessi realmente fare nella vita, infatti in quel periodo mi iscrissi alla specialistica ma non riuscivo a fare nulla, ero fidanzata ma mollai tutto: università e un fidanzamento di quattro anni e mezzo. Sono stata molto male, ricordo che mi girava sempre la testa, mi mancava il respiro, non riuscivo a camminare e a fare le cose di sempre, perché non mi riconoscevo più. Cominciai un percorso lungo di terapia, praticavo yoga kundalini e con molta buona volontà e pazienza ne sono uscita senza farmaci. Oggi sto bene ma a 33 anni è come fossi alla resa dei conti. I miei genitori sono delusi da me e anche io lo sono. Ma credo che quel percorso era necessario per conquistare me stessa, per costruire la mia personalità che è venuta fuori grazie al panico. Ora mi sento in ritardo con la vita ma sento anche che adesso è il momento per costruire, mi sento bene ma non mi sento realizzata come lavoratrice. Ho un percorso di studi da portare a termine e un lavoro precario che non mi consente di staccarmi dalla mia famiglia. Vorrei lasciare il lavoro, chiudere con l'università in un anno e mezzo, buttarmi tutto alle spalle e ricominciare finalmente a vivere. Ho tanta paura però che laureandomi a 34 anni, dopo non riuscirò a trovare un lavoro. Ho paura di essermi giocata gli anni migliori in cui sei spendibile lavorativamente parlando. Come faccio a rassicurarmi che sono sulla strada giusta? Vi ringrazio per l'ascolto.

3 risposte degli esperti per questa domanda

Salve Angela, mi spiace molto per la situazione che descrive e comprendo il disagio connesso. Capisco la paura, naturale ed evolutiva emozione che può spingere la persona a salvaguardarsi tuttavia ritengo allo stesso tempo che se ci lasciamo vincere dalle paure che tutti i giorni potremmo avere, non avrebbe senso continuare la nostra esistenza: non importa il tempo che ha impiegato per arrivare fin dove è arrivata anche perchè il suo percorso è stato tutt'altro che semplice; vada fiera dei risultati raggiunti e di come li ha raggiungi e faccia il massimo per raggiungere le sue aspirazioni, poi si vedrà.

Comunque ritengo utile riprendere il sostegno psicologico per trovare strategie utili per fronteggiare i pensieri particolarmente rigidi e maladattivi che mantengono la sofferenza in atto e le impediscono il benessere desiderato.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL

Buongiorno Angela,

in una lettera neanche tanto lunga è riuscita a evidenziare tanti aspetti di se': una difficoltà esistenziale ad un certo punto della sua vita (segnalata da un disturbo somatico), la determinazione  di affrontarla (facendo leva sulla sua decisione di aiutarsi e di farsi aiutare attraverso un percorso di psicoterapia). Così facendo, è riuscita a ritrovarsi e a sentirsi bene.  Oggi sente che la sua vita ha bisogno di nuovi stimoli, di completare un percorso di studi.

La sua vita lavorativa attuale non la soddisfa e così si sta facendo strada dentro di lei l'idea di ritornare a studiare. Perché no Angela? Si possono fare entrambe le cose. Questo certamente implicherà il riorganizzare la propria vita quotidiana. Quello che conta è fare chiarezza sulle proprie mete, sugli obiettivi che si desiderano raggiungere e cogliere le opportunità . 
Migliorare la propria situazione con realismo significa immergere nel presente, cogliendo le opportunità ed essere disposti ad affrontare attivamente i vari momenti che si avvicendano durante il percorso del proprio progetto.

Le faccio i miei migliori auguri.

Cordiali saluti 

Cara Angela, trovo molto interessante che lei dica che il panico le è servito per rinascere, per renderla consapevole e responsabile rispetto a cosa volesse fare nella vita. E' molto importante, perché accade proprio così: da un momento iniziale di crisi, lavorando sulle cause, si trova la soluzione personale, inaspettata e impensata. Ora è come se fosse sopraggiunto un nuovo momento di difficoltà: sentirsi in ritardo con la vita. Proprio come il percorso precedente, mettendosi a lavoro su questa questione ha la possibilità di trovare un'altra soluzione, diversa dalla precedente che andava bene per quel momento preciso della sua vita. Le soluzioni che troviamo non è detto che vadano bene per sempre, come esseri umani siamo in continua evoluzione e può accadere di avere bisogno di aiuto di nuovo. La rassicurazione che chiede la può trovare solo dentro di sé ma deve tornare a lavorare sulle sue questioni.

Resto a disposizione.

Saluti

Arianna D'Acuti