Come comportarsi con i narcisisti patologici?

Simone

Buonasera, Ho 35 anni uomo e vivo a Milano. Ho nella mia vita già avuto dei percorsi psicotereupitici legati all'ansia e generati dal mio pessimo rapporto con la famiglia, soprattutto mio padre, un narcisista patologico da cui mi sono dovuto allontanare per il mio benessere mentale. Sono un giovane uomo abbastanza piacente, molto solare e pieno di interessi e amicizie diverse, ma da un punto di vista sentimentale ho notato che le mie ultime storie sono state con partner anch'esse narcisiste patologiche. Premesso che questo genere di persone le riconosco piuttosto velocemente, proprio per via del mio vissuto e rapporto con mio padre, tirano fuori in me una rabbia e una cattiveria incredibile. Che rendono me molto nervoso e lo divento così anche con altre persone. Razionalmente l'unica strada che ho trovato con questi esseri umani è allontanarli da me e dalle persone a me care perché completamente distruttivi e falsi. Il punto è che quando ci provo ad allontanarmi e/o ci riesco (con la penultima storia sono riuscito, con l'ultima relazione ho chiuso tutti i ponti ma non è escluso che la rivedrò perché molto fresca) mi sento vuoto, mi lasciano una tristezza interiore che non riesco facilmente a descrivere. Da lui vive in me una sorta di pietà (tipo sindrome da crocerossino, e penso che magari se ne riesco a salvare una posso salvare anche mio padre?) dall'altro appunto, la rabbia, che mi porta ad attaccarle frontalmente proprio per fare emergere le loro bugie. Con esiti che potete immaginare! Tutto ciò mi fa stare alla fine molto male e con un profondo senso di sconforto. Credo di essere una persona con una buona autostima di se e anche molto autoriflessiva ma non riesco a capire come comportarmi davvero e vivo anche con la perenne sensazione di aver sbagliato qualcosa. Cosa posso fare? Grazie

2 risposte degli esperti per questa domanda

Simone purtroppo quando ci si relaziona con una persona dallo stile narcisista è inevitabile che si crei una sorta di dipendenza. Nel senso che è anche difficile separarsi o staccarsi da una persona narcisista. Infatti lei vive sensi di colpa proiettandosi più sull'altro che su se stesso. 

Siamo sempre più condizionati da una generalizzata cultura del narcisismo, che si esprime in una miriade di forme: i genocidio, lo sfruttamento, l'utilitarismo, la prepotenza, la violenza gratuita, il successo a tutti i costi, il protagonismo coatto, l'isolamento autarchico, il culto del privato, il rifiuto del dialogo, la conquista esagerata di beni di consumo e così via. Dietro a tutto ciò c'è l'incapacità di amare.

Le porto di seguito un esempio.

Il rapporto tra Eco e Narciso è l'esempio di un perfetto incastro narcisistico. Entrambi sono accecati da una dipendenza l'uno dall'altro che non dà scampo. Eco, nonostante i maltrattamenti non si separa, Narciso con la sua intollerante irritazione maschera un distacco impossibile. Entrambi, essendo privi di un centro vitale della propria esistenza, non riescono mai ad incontrarsi in un possibile dialogo che li condurrebbe finalmente a congiungersi o a separarsi. Ma nessuno dei due può mettersi in ascolto dell'altro, poichè ciò, qualora la risposta alla domanda di amore, venisse disattesa, significherebbe sprofondare nel baratro del proprio nulla. Come Eco rinuncia alla sua voce, alla sua identità, ma non può andarsene, Narciso, preso solo dalla contemplazione di sè, dal bisogno di rimanere abbarbicato al fascino della propria immagine, non può perdersi in lei. 

L'impossibilità di accogliere sia un NO (Eco non accoglie il no di Narciso) che un SI (Narciso non accoglie l'appello di Eco), riflettono l'incapacità di rischiare la vita, nella forma della passione che unisce. Sembrerebbe emergere l'evidenza dell'impossibilità di rendersi disponibili all'autentico incontro con l'altro. 

Se vuole approfondire Simone mi contatti pure in tutta tranquillità sarà per me un piacere. Cordiali saluti. Dott.ssa Aurelia Gagliano. 

Salve Simone, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL