Ha senso per me provare un'altra volta a seguire una terapia?

Francesca

Buongiorno a tutti, vi ringrazio in anticipo per il vostro tempo.
Sono una ragazza di 21 anni, vivo da sola da un paio di mesi, sono sempre stata molto indipendente senza chiedere nulla a nessuno. Ho un passato un po' "traumatico" alle spalle, prima dei miei 12 anni, che riguarda i miei genitori, violenze ecc. Ma io, da quel punto di vista, credo di essermi guarita da sola, o almeno di aver interiorizzato che quella situazione esterna a me non è il mio problema.
È da quando ho 13 anni però che ho tanti "drammi" che mi passano per la testa. Sono autolesionista, ormai lo faccio sporadicamente, quando perdo la pazienza o mi sembra di star andando fuori di testa, mi fa sentire di nuovo calma. È questo è già, secondo me, un grave problema.
Inoltre ho avuto periodi di alimentazione disturbata: vomitare dopo aver mangiato, rimanere a stomaco vuoto per giorni, piuttosto che masticare e non ingoiare nulla, contare ogni caloria, ecc. Ma non sfocia mai in un vero e proprio DCA. Ma per me, è comunque un problema.
Ho settimane in cui l'unico pensiero che ho in testa è quello di voler morire, fantastico su come farlo, come evitare di far soffrire gli altri, ecc. Ma anche lì, non credo avrò mai l'effettivo coraggio o sarà mai veramente ciò che farò. Sono solo pensieri, che però a volte diventano talmente forti (come la voglia di farmi del male ad esempio) che devo urlare dentro al cuscino per non sentirli più.
Ho giorni di totale sconforto e "depressione", alternati a giorni in cui salto per casa ballando e cantando o volendo parlare con tutti come se non fosse mai successo nulla, e magari fino a due ore prima ho dormito per tre giorni di fila. Ma anche lì, non credo di rientrare in uno spettro di disturbi dell'umore.
Sinceramente, ho intrapreso una miriade di percorsi sia psicologici che psichiatrici. Ma non li ho mai conclusi, perché dopo 3-4 sedute non trovo più il senso, o mi passa la voglia, o non mi sento più a mio agio. Il mio ultimo psichiatra mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca, perché nonostante io ogni volta esprimessi i disagi sopra citati e di più, non mi ha mai dato nessun tipo di feedback. Era un periodo in cui ero veramente disperata, stavo male ogni giorno, avevo smesso di lavorare, studiare, mia madre mi ha quasi "costretta" ad iniziare un percorso, per poter partire (sono all'estero in questo momento) perché non sarebbe stata tranquilla q lasciarmi da sola. Ma dopo qualche mese sono tornata "normale" (all'esterno, diciamo più serena) relativamente da sola.
Io non credo di avere qualche disturbo mentale, anche se so possano essere molto subdoli (a mia sorella hanno diagnosticato bipolarismo e depressione cronica a 26 anni ed io non lo avrei mai immaginato di lei ad esempio), ma non mi spiego perché ho così tanti atteggiamenti distruttivi che riguardano più di un disturbo. Mi chiedo se il mio essere così consapevole della mia auto distruzione sia in primis ciò che mi fa pensare di non stare effettivamente male. Non so se mi spiego...
Mi chiedo quindi se abbia senso provare a intraprendere un nuovo percorso terapeutico. Non riesco a capire se i miei problemi siano "problemi" solo perché li rendo io tali. Non ci sentiamo tutti un po' così a volte? Forse sono solo troppo sensibile.
Vorrei continuare a elencare "i miei drammi mentali" come li chiamo io ma credo che questi siano i punti principali del mio disagio.
Ps. Forse a tutto questo devo aggiungere che sono consumatrici abituale di cannabis dai miei 15 anni e che ho molto abusato di alcool negli anni adolescenziali. Per quanto riguarda l'alcool non bevo quasi più (ma avevo sempre dietro una bottiglietta di acqua con vodka e limone, anche a scuola, solo così "andavo avanti"). La cannabis è un mio grandissimo amore ma sto cercando di fumare di meno perché mi crea non pochi problemi sia al portafoglio che alla mia produttività ecc. Credo anche di aver perso un po' di memoria ma questo credo sia per un altro giorno

2 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Francesca

Da come scrive è vero lei è una giovane donna che ha ha già riflettuto molto sulla sua storia di vita e su alcune difficoltà

Da come scrive però alcuni aspetti sono ancora vivi in lei.

Vero molte persone hanno dei piccoli pensieri o delle preoccupazioni, la psicoterapia infatti non è solamente indicata quando è presente un sintomo invalidante o un disturbo ma può essere consigliabile anche solamente per poter magari allargare i propri gradi di libertà, conoscere nuove strade, ri osservarsi da una nuova prospettiva, essere accompagnati nella scoperta di nuove e ulteriori risorse personali, ecc

Alcune invece come cita anche lei potrebbe anche essere una resistenza inconsapevole della persona a entrare in profondo in alcune dinamiche interne o difficoltà personali. Non ce ne si deve fare una colpa anche perché quando si iniziano più percorsi lo si fa sempre in momenti di vita personali magari più adulti, più in difficoltà, incuriositi, impauriti, ecc quindi ogni percorso può essere visto a se stante essendo lei diversa rispetto al precedente ed essendo anche diverso il terapeuta e magari anche l'orientamento.

Potrebbe quindi valutare magari un nuovo inizio con un/a terapeuta che le ispira fiducia e vedere come va. Magari anche proprio dicendo questo suo aspetto di sfiducia e di noia dopo un po' si potrebbe anche parlarne e osservare insieme cosa accade, cosa può procurare questa sensazione, ecc

Resto a disposizione per informazioni, richieste e/o eventuale consulenza

Cordialmente vbcvm.

Dott.ssa Federica Ciocca 

Psicologa e psicoterapeuta 

Ricevo a Torino, in provincia e online 

Salve Francesca, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL