Discalculia: evoluzione teorica
La discalculia evolutiva è un Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA) che interessa lo sviluppo delle competenze numeriche e delle abilità di calcolo. Sebbene sia riconosciuta dalla normativa italiana (Legge 170/2010), rappresenta ancora uno dei disturbi meno diagnosticati e, spesso, viene individuata solo durante la scuola secondaria, nonostante le difficoltà siano presenti fin dall'infanzia.
In passato la ricerca scientifica ha ritenuto un'unica causa responsabile delle difficoltà matematiche, ma negli ultimi anni modificato il modo di interpretare questo disturbo ritenendolo il risultato dell'interazione di molteplici fattori cognitivi, neurobiologici ed emotivi.
Vediamo meglio.
Il primo modello, noto come modello del core deficit, ipotizzava che il disturbo fosse causato da una difficoltà specifica nel comprendere e rappresentare le quantità numeriche.
Il secondo ha, invece, sostenuto che le difficoltà matematiche fossero la conseguenza di alterazioni di processi cognitivi più generali, come la memoria di lavoro, la velocità di elaborazione delle informazioni, l'attenzione e le funzioni esecutive.
Le ricerche più recenti mostrano che nessuno dei due modelli, considerato singolarmente, è in grado di spiegare tutte le caratteristiche della discalculia. Per questo motivo oggi si parla sempre più spesso di un modello multifattoriale.
Più specificatamente, secondo il modello del core deficit i bambini con discalculia presentano una difficoltà nello sviluppo del cosiddetto senso del numero, cioè la capacità innata di percepire, confrontare e stimare le quantità.
Fin dalla nascita, gli esseri umani – così come molte altre specie animali – sono in grado di distinguere quale tra due insiemi contiene più elementi. Questa competenza rappresenta una delle basi dello sviluppo delle abilità matematiche.
Secondo questo modello nei bambini con discalculia questa capacità non si sviluppa in modo adeguato e, di conseguenza, il riconoscimento delle quantità, il confronto tra numeri e l'apprendimento del calcolo risultano più complessi.
Abbiamo visto come per molti anni questo modello abbia rappresentato il principale riferimento della ricerca scientifica sulla discalculia.
Successivamente numerosi studi hanno evidenziato che le difficoltà matematiche non dipendono esclusivamente dal senso del numero, ma possono essere influenzate anche da processi cognitivi di carattere generale.
Tra questi, un ruolo particolarmente importante è svolto dalla memoria di lavoro, cioè quel sistema cognitivo che permette di mantenere temporaneamente le informazioni e di manipolarle durante l'esecuzione di un compito.
La memoria di lavoro è fondamentale durante il calcolo a mente, il calcolo scritto e la risoluzione dei problemi matematici. Quando eseguiamo un'operazione, infatti, dobbiamo ricordare i risultati intermedi, selezionare la strategia più efficace e organizzare correttamente le informazioni fino ad arrivare alla soluzione finale. Maggiore è la complessità dell'operazione, maggiore sarà il carico richiesto alla memoria di lavoro. Questo carico dipende anche dall'età del bambino, dalle competenze già acquisite e dalle esperienze di apprendimento.
La memoria di lavoro è coinvolta in molte attività scolastiche e, in particolare, nel calcolo a mente, nel calcolo scritto e nella risoluzione dei problemi matematici.
Ad esempio, per risolvere mentalmente un'operazione semplice come 3 × 5 è richiesto uno sforzo limitato. Al contrario, un'operazione più complessa, come 10 × 5 + 99, richiede di mantenere in memoria risultati intermedi, scegliere la strategia più efficace ed eseguire più passaggi consecutivi. Più il compito è complesso, maggiore sarà il carico richiesto alla memoria di lavoro.
È importante sottolineare che questa capacità evolve con la crescita e viene influenzata anche dalle esperienze di apprendimento e dalle conoscenze già acquisite. Per questo motivo, il funzionamento della memoria di lavoro può variare da bambino a bambino.
Negli ultimi anni, però, la ricerca ha proposto una visione più ampia della discalculia. Oggi gli esperti ritengono che non sia corretto attribuire il disturbo a un'unica causa, ma che esso derivi dall'interazione di diversi fattori.
Questa prospettiva, definita modello multifattoriale, considera la discalculia come il risultato dell'influenza reciproca di aspetti biologici, cognitivi, emotivi e ambientali. Ogni bambino presenta infatti una storia di sviluppo unica e può manifestare difficoltà differenti, pur ricevendo la stessa diagnosi.
Tra i principali fattori coinvolti troviamo:
-
Fattori neurobiologici
Le ricerche hanno evidenziato alcune differenze nel funzionamento cerebrale delle persone con disturbi del neurosviluppo. Sebbene queste conoscenze siano in continua evoluzione, non permettono ancora di formulare una diagnosi attraverso esami genetici o neurologici. Possono però contribuire a comprendere la presenza di una maggiore predisposizione, soprattutto quando esiste una familiarità per i Disturbi Specifici dell'Apprendimento.
-
Fattori cognitivi
Le abilità numeriche dipendono dal corretto funzionamento di numerosi processi cognitivi, come la memoria di lavoro, l'attenzione, le funzioni esecutive, la velocità di elaborazione e le competenze visuo-spaziali. La valutazione clinica deve quindi considerare l'insieme di questi aspetti e non limitarsi esclusivamente alle abilità di calcolo.
-
Fattori emotivi
Anche la componente emotiva riveste un ruolo importante. Frustrazione, bassa autostima, paura di sbagliare e ansia possono influenzare le prestazioni matematiche, aggravando le difficoltà già presenti.
-
Fattori ambientali
Lo sviluppo delle competenze matematiche è influenzato anche dall'ambiente in cui il bambino cresce. La qualità dell'insegnamento, il sostegno della famiglia, le opportunità educative e il contesto culturale possono favorire oppure ostacolare l'apprendimento.
Per questi motivi oggi la discalculia viene considerata un disturbo complesso, che richiede una valutazione globale della persona.
E le più recenti Linee Guida recepiscono questa nuova visione e sottolineano l'importanza di una valutazione multidimensionale.
L'obiettivo non è individuare un singolo deficit, ma comprendere il profilo di funzionamento del bambino, analizzando sia le competenze matematiche sia i processi cognitivi che le sostengono.
Le Linee Guida raccomandano di:
non basare la valutazione esclusivamente sulle prove relative al senso del numero;
considerare i diversi livelli di funzionamento cognitivo;
valutare gli aspetti emotivi e motivazionali;
analizzare il contesto familiare e scolastico;
verificare l'eventuale presenza di altre condizioni associate, come gli altri DSA o l'ADHD.
Questo approccio permette di costruire un percorso diagnostico più accurato e, soprattutto, di pianificare interventi realmente personalizzati.
Per formulare una diagnosi di discalculia, ci dicono, non è sufficiente osservare una generica difficoltà in matematica.
La valutazione deve prendere in considerazione le abilità di base che costituiscono il fondamento dell'apprendimento matematico, tra cui:
- riconoscimento e confronto delle quantità rappresentate con numeri;
- ordinamento dei numeri;
- lettura e scrittura dei numeri (transcodifica)
- ragionamento numerico;
- recupero dei fatti numerici, come tabelline e semplici operazioni;
- calcolo a mente;
- calcolo scritto.
Inoltre, le Linee Guida indicano che la diagnosi viene generalmente formulata a partire dalla terza classe della scuola primaria, quando le competenze matematiche di base dovrebbero essere ormai consolidate e le difficoltà risultano persistenti nonostante interventi didattici mirati.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle competenze matematiche, queste non si sviluppano tutte contemporaneamente, ma seguono un percorso evolutivo ben preciso. Conoscere questo processo è fondamentale sia durante la valutazione sia nella progettazione dell'intervento riabilitativo.
I processi semantici
I processi semantici rappresentano il primo livello dello sviluppo delle abilità numeriche. Consentono al bambino di comprendere il significato delle quantità e di discriminare quale insieme contiene più o meno elementi. Queste competenze compaiono molto precocemente e costituiscono la base dell'apprendimento matematico.
I processi lessicali
Successivamente il bambino impara ad associare un nome ai numeri e ad utilizzarli correttamente nel conteggio. Questa fase riguarda l'acquisizione del lessico numerico e permette di leggere, nominare e riconoscere i numeri.
I processi sintattici
Con lo sviluppo delle competenze numeriche il bambino apprende anche il valore posizionale delle cifre. Comprendere la differenza tra numeri come 105 e 501 significa aver acquisito le regole sintattiche del sistema numerico decimale.
Il calcolo a mente
Una volta consolidate le competenze precedenti, diventa possibile recuperare rapidamente fatti numerici, come le tabelline e le operazioni più semplici, ed eseguire calcoli mentali sempre più complessi.
Il calcolo scritto
L'ultima fase riguarda il calcolo scritto, che richiede non solo la conoscenza delle procedure operative, ma anche un'adeguata organizzazione delle informazioni e una buona capacità di pianificazione.
Durante la valutazione è importante analizzare non soltanto il risultato finale, ma anche il tipo di errore commesso. Errori procedurali, di incolonnamento o nell'applicazione delle regole possono infatti fornire indicazioni preziose sulle competenze che necessitano di essere potenziate.
La valutazione della discalculia deve essere completa e personalizzata. Tra gli strumenti maggiormente utilizzati in ambito clinico troviamo la BDE-2 (Batteria per la Discalculia Evolutiva) e l'AC-MT 3 – Prove per la Clinica, entrambe progettate per valutare le diverse componenti delle abilità numeriche e aritmetiche.
La scelta dello strumento più adatto dipende sempre dall'età del bambino, dalle sue caratteristiche e dagli obiettivi della valutazione. Nessun test, da solo, è sufficiente a descrivere l'intero profilo di funzionamento.
Un ulteriore aspetto da considerare in sede di valutazione, tra i più importanti, è la presenza di eventuali disturbi associati.
È piuttosto raro che la discalculia si presenti in modo isolato. Più frequentemente coesiste con altri Disturbi Specifici dell'Apprendimento, come dislessia, disortografia o disgrafia, oppure con altri disturbi del neurosviluppo, in particolare il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD).
La presenza di una comorbilità modifica il profilo di funzionamento del bambino e rende necessario progettare un intervento ancora più personalizzato.
Consideriamo anche il ruolo delle emozioni.
Le difficoltà matematiche non influenzano soltanto il rendimento scolastico, ma possono avere importanti ripercussioni sul benessere psicologico.
Molti bambini sviluppano un senso di frustrazione, una ridotta fiducia nelle proprie capacità e una crescente paura di sbagliare. Con il passare del tempo queste esperienze possono trasformarsi in una vera e propria ansia per la matematica, che porta il bambino ad affrontare le attività numeriche con forte preoccupazione.
L'ansia occupa parte delle risorse della memoria di lavoro e riduce la capacità di concentrarsi sul compito, con il rischio di peggiorare ulteriormente la prestazione. Si crea così un circolo vizioso nel quale le difficoltà alimentano l'ansia e l'ansia contribuisce ad aumentare le difficoltà.
Per questo motivo la valutazione clinica dovrebbe considerare anche gli aspetti emotivi, utilizzando, quando necessario, strumenti specifici per misurare l'ansia matematica e il vissuto del bambino nei confronti dell'apprendimento.
Un accenno alle differenze di genere.
Le ricerche internazionali mostrano che le differenze tra maschi e femmine nelle competenze matematiche sono influenzate soprattutto da fattori culturali e sociali, più che da reali differenze nelle capacità cognitive.
Gli stereotipi secondo cui le bambine sarebbero meno portate per la matematica possono influenzare la motivazione, la fiducia nelle proprie capacità e, di conseguenza, anche le prestazioni scolastiche. Promuovere aspettative positive e un ambiente educativo inclusivo rappresenta quindi un elemento fondamentale per favorire lo sviluppo delle competenze matematiche.
In conclusione, negli ultimi anni la comprensione della discalculia è profondamente cambiata. Oggi sappiamo che non esiste un'unica causa in grado di spiegare tutte le manifestazioni del disturbo. Le difficoltà matematiche derivano dall'interazione di numerosi fattori cognitivi, neurobiologici, emotivi e ambientali, che possono combinarsi in modo diverso in ogni bambino.
Per questo motivo è fondamentale effettuare una valutazione completa, che non si limiti alle sole abilità di calcolo ma analizzi l'intero profilo di funzionamento della persona.
Una diagnosi precoce e accurata, associata a un intervento personalizzato e condiviso tra famiglia, scuola e professionisti, rappresenta oggi il modo più efficace per sostenere lo sviluppo delle competenze matematiche e promuovere il benessere del bambino, valorizzandone le potenzialità e favorendo un percorso scolastico più sereno.
commenta questa pubblicazione
Sii il primo a commentare questo articolo...
Clicca qui per inserire un commento