Aiutare mio figlio ad uscire dal crack

Loredana

Mi figlio, 33 anni, dopo aver trascorso due anni in comunità, ha ripreso: non con la cocaina, ma con il crack. Lavora, ma spende tutto in questo modo e anche bevendo.
L’ho scoperto mi dice che non lo farà più, ma ogni fine settimana la storia si ripete.
Io non so più cosa fare. Viviamo solo noi due e le possibilità economiche non ci sono. Vorrei un consiglio, aiutatemi.

7 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno, capisco profondamente la sua preoccupazione e il senso di impotenza che sta vivendo: vedere un figlio che ricade in una dipendenza, nonostante il percorso già fatto, è molto doloroso e logorante. Quello che descrive è purtroppo tipico delle dipendenze: le promesse di smettere spesso sono sincere nel momento in cui vengono fatte, ma la difficoltà a mantenere il controllo, soprattutto nei momenti “critici” come il fine settimana, è molto forte. Il fatto che suo figlio lavori non esclude la presenza di una dipendenza significativa. È importante che lei tenga a mente una cosa: non è nelle sue possibilità “salvarlo” da sola. Può essergli vicina, ma senza farsi travolgere o senza assumersi una responsabilità che non le appartiene.

Può essere utile:

  • mantenere un dialogo aperto ma fermo, evitando scontri accesi nei momenti di crisi
  • non coprire né giustificare i suoi comportamenti (anche economicamente)
  • incoraggiarlo, quando è più lucido, a riprendere un percorso di cura (servizi pubblici per le dipendenze, che sono gratuiti)

Allo stesso tempo, è fondamentale che anche lei abbia uno spazio di supporto: affrontare tutto questo da sola è molto pesante, e un confronto con un professionista o con gruppi per familiari può aiutarla a non sentirsi sola e a gestire meglio la situazione. La sua fatica è comprensibile, ma non deve portarla da sola.

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Cara Loredana,

capisco quanto sia doloroso e frustrante questa situazione per te, vivere da sola con tuo figlio e vederlo ricadere nonostante le promesse.

Sei una madre che sta facendo del suo meglio in circostanze molto difficili, e il fatto che tu stia cercando aiuto dimostra la tua forza e il tuo amore per lui. Le ricadute sono comuni nelle dipendenze, specialmente con sostanze potenti come il crack, e non significano un fallimento tuo o suo, ma richiedono un approccio strutturato.

Incoraggialo a contattare immediatamente il Ser.D. (Servizio Dipendenze) della tua ASL locale, che offre cure gratuite, valutazioni e percorsi di riabilitazione, inclusi programmi per ricadute dopo comunità. Poiché lavora, potrebbe trarre beneficio da un trattamento ambulatoriale con terapia e supporto farmacologico, evitando di nuovo una comunità se possibile, ma solo un professionista può valutarlo.

Come familiare, hai bisogno di aiuto: cerca gruppi per genitori come quelli di associazioni (es. AGA o CeIS) o gruppi familiari nei Ser.D., per condividere esperienze e imparare a stabilire confini chiari, come non dare denaro e non coprire le sue responsabilità. Questo ti proteggerà emotivamente ed economicamente, senza possibilità per te di "salvarlo" da sola.

Chiama oggi il Ser.D. più vicino (trovalo su politicheantidroga.gov.it) per un appuntamento urgente per lui e per te. Se la situazione peggiora, considera un consulto psichiatrico o un intervento familiare professionale. Io sono qui per ascoltarti. Forza, un passo alla volta.

Dott.ssa Valentina Cavalieri

Dott.ssa Valentina Cavalieri

Dott.ssa Valentina Cavalieri

Firenze

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Cara Loredana,

quello che stai vivendo è durissimo, e si sente tutta la tua stanchezza. Quando un figlio ricade dopo un percorso in comunità, soprattutto dopo due anni, è come se crollasse di nuovo tutto ciò che sembrava costruito con fatica. Il crack, poi, è una sostanza che aggancia in modo ancora più rapido e violento, e questo spiega perché lui possa promettere di smettere e poi ricaderci ogni fine settimana. Non è mancanza di volontà, è la natura stessa della dipendenza che prende il sopravvento.

Il fatto che lavori non significa che stia bene: spesso chi usa sostanze riesce a mantenere una parvenza di normalità, ma dentro è in lotta continua. E tu, vivendo con lui e senza grandi risorse economiche, ti ritrovi a sostenere un peso che nessuna madre dovrebbe portare da sola. Non è colpa tua se non sai più cosa fare: la dipendenza è una malattia complessa, che richiede un aiuto esterno strutturato, non la forza di un genitore.

Le sue promesse non sono bugie “contro di te”: sono tentativi disperati di rassicurarti e rassicurare se stesso, ma senza un percorso mirato non riuscirà a interrompere questo ciclo. E tu non puoi essere l’unica a reggere tutto questo. In queste situazioni è fondamentale che ci sia un servizio che vi affianchi, perché non è sostenibile affrontare da soli una dipendenza attiva, soprattutto con una sostanza così forte.

Il primo passo concreto è che tu non rimanga isolata. Rivolgerti al SerD del tuo territorio può essere un aiuto reale: non serve che lui sia già motivato, puoi andarci anche tu per capire come muoverti, come proteggerti e come non farti travolgere dalle sue ricadute. A volte sono proprio i familiari a fare il primo passo, e da lì si costruisce un percorso anche per la persona che usa. Non significa “abbandonarlo”, significa dargli una possibilità reale di cura.

Tu hai fatto tutto ciò che potevi come madre, e molto di più. Ora hai bisogno di qualcuno che sostenga te, perché senza un supporto esterno rischi di consumarti completamente. La dipendenza non si affronta con l’amore e la forza di volontà: si affronta con un percorso, con professionisti, con continuità. E questo è ancora possibile.

Un caro saluto

Dottoressa Arianna Bagnini

Psicologa Clinica- del Lavoro

Risorse Umane - Organizzazioni 

Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno, deve ritornare in Comunità e comunque serve psicoterapia di supporto anche dopo aver concluso un percorso in Comunità. Consiglio la lettura del mio libro "Faccio di tutto per stare peggio", dove dedico 2 capitoli alle dipendenze e soprattutto spiego quanto sia importante curare la dimensione del piacere in modo alternativo, sfruttando le 200 attività piacevoli contenute in appendice. Lo trova anche su Amazon: https://tinyurl.com/3n9kezju

Dott. Gaetano Tizza

Dott. Gaetano Tizza

Ragusa

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Il passaggio dalla cocaina al crack è purtroppo frequente, ma estremamente pericoloso: il crack crea una dipendenza psicofisica molto più rapida e intensa, il che spiega perché suo figlio, nonostante le promesse, "ci ricasca" ogni fine settimana. Il consiglio è affidarsi alla rete pubblica, che in Italia è preparata per queste emergenze. Il SERD è gratuito e non serve impegnativa del medico. Suo figlio dovrebbe andarci, ma può andarci anche da sola.

Dott. Alfredo Grado

Dott. Alfredo Grado

Caserta

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Cara Loredana, ti accolgo in questo spazio con tutto il rispetto e la compassione che merita il tuo dolore. Sentirsi impotenti di fronte alla ricaduta di un figlio, dopo la speranza di due anni di comunità, è un’esperienza che lacera il cuore. Come madre e come persona, stai portando un peso immenso, e il fatto che tu stia chiedendo aiuto è il primo passo per non affondare insieme a lui.

Il crack è una sostanza che crea un vuoto profondo e una ricerca compulsiva di piacere istantaneo per fuggire da un dolore o da un senso di inutilità che tuo figlio, evidentemente, non ha ancora risolto.

Vivendo soli ed essendo le risorse economiche scarse, si innesca spesso un meccanismo di sopravvivenza in cui tu, per amore, cerchi di tappare i buchi che lui crea.

Quando lui finisce i soldi e tu magari provvedi al cibo, alle bollette o alle necessità che lui non può più coprire perché ha speso tutto nel crack, lo stai "proteggendo" dal toccare il fondo. Nel linguaggio olistico, deve sentire il peso delle sue scelte per poter desiderare un vero cambiamento.

Se la storia si ripete ogni fine settimana, le sue parole ("non lo farò più") sono dettate dal senso di colpa del momento, non da una reale volontà di smettere. Il crack toglie la capacità di mantenere le promesse.

Se hai paura o se la situazione economica diventa insostenibile, devi stabilire dei confini invalicabili. Casa tua deve essere un luogo sicuro. Non sentirti egoista se decidi di non dargli più un centesimo o se metti dei limiti chiari alla convivenza.

 La vergogna è la prigione della dipendenza. Parlane. Esistono gruppi per familiari di tossicodipendenti (come i Nar-Anon o i gruppi legati ai SerD) dove potrai trovare altre madri che hanno vissuto lo stesso inferno. Non puoi farcela da sola.

Cara Loredana, ricorda che tu sei responsabile della tua vita, ma non sei responsabile delle scelte di un uomo di 33 anni. Puoi offrirgli la mano per rialzarsi, ma non puoi camminare al posto suo. Il tuo compito ora è restare in piedi, per essere un faro acceso se e quando lui deciderà davvero di tornare verso la luce.

Un caro saluto,

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Cara Loredana

Ti ringrazio per aver condiviso la sofferenza che stai attraversando e la accolgo in questo spazio con il massimo rispetto. 

Ti inviterei a rivolgerti al  SerD del tuo territorio che è gratuito. Se tuo figlio non accetta di andare puoi, nel frattempo,recarti direttamente tu. In questo periodo puoi valutare anche un supporto professionale che ti accompagni in questa fase delicata.

Io resto a disposizione. Ho lo studio a Rimini e ricevo i pazienti anche online 

Un abbraccio

Dott.ssa Maria Alpino 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

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