Cara Loredana, ti accolgo in questo spazio con tutto il rispetto e la compassione che merita il tuo dolore. Sentirsi impotenti di fronte alla ricaduta di un figlio, dopo la speranza di due anni di comunità, è un’esperienza che lacera il cuore. Come madre e come persona, stai portando un peso immenso, e il fatto che tu stia chiedendo aiuto è il primo passo per non affondare insieme a lui.
Il crack è una sostanza che crea un vuoto profondo e una ricerca compulsiva di piacere istantaneo per fuggire da un dolore o da un senso di inutilità che tuo figlio, evidentemente, non ha ancora risolto.
Vivendo soli ed essendo le risorse economiche scarse, si innesca spesso un meccanismo di sopravvivenza in cui tu, per amore, cerchi di tappare i buchi che lui crea.
Quando lui finisce i soldi e tu magari provvedi al cibo, alle bollette o alle necessità che lui non può più coprire perché ha speso tutto nel crack, lo stai "proteggendo" dal toccare il fondo. Nel linguaggio olistico, deve sentire il peso delle sue scelte per poter desiderare un vero cambiamento.
Se la storia si ripete ogni fine settimana, le sue parole ("non lo farò più") sono dettate dal senso di colpa del momento, non da una reale volontà di smettere. Il crack toglie la capacità di mantenere le promesse.
Se hai paura o se la situazione economica diventa insostenibile, devi stabilire dei confini invalicabili. Casa tua deve essere un luogo sicuro. Non sentirti egoista se decidi di non dargli più un centesimo o se metti dei limiti chiari alla convivenza.
La vergogna è la prigione della dipendenza. Parlane. Esistono gruppi per familiari di tossicodipendenti (come i Nar-Anon o i gruppi legati ai SerD) dove potrai trovare altre madri che hanno vissuto lo stesso inferno. Non puoi farcela da sola.
Cara Loredana, ricorda che tu sei responsabile della tua vita, ma non sei responsabile delle scelte di un uomo di 33 anni. Puoi offrirgli la mano per rialzarsi, ma non puoi camminare al posto suo. Il tuo compito ora è restare in piedi, per essere un faro acceso se e quando lui deciderà davvero di tornare verso la luce.
Un caro saluto,
Dott. Riccardo Focaccia