Siblings

Siblings

Siblings è un termine che sta acquisendo sempre più popolarità, riscuotendo l’interesse di molti, tanto da creare un’accezione propria anche nella letteratura scientifica. Con questo termine, che in inglese significa letteralmente “fratello/sorella”, ci si riferisce sì ad un fratello o sorella, ma nello specifico a qualcuno che vive accanto a una persona con una difficoltà importante.

Per capirci dunque, potremmo chiamare sibling il fratello di un ragazzo malato di cancro, o la sorella di una persona schizofrenica… nel nostro caso specifico, i siblings sono i fratelli e le sorelle dei nostri ragazzi speciali.

Ma perché si è iniziato a parlarne sempre più spesso?

Il fatto è che le famiglie di oggi vivono momenti molto complessi. La società è cambiata, e questo è un dato di fatto innegabile: i ritmi sono diventati impossibili ed i genitori sono chiamati a sostenere carichi folli, a scapito del tempo da dedicare ai cuccioli. Questo aspetto, che piaccia o no, crea degli effetti innegabili nelle vite delle nuove generazioni. A questo si aggiunge un uso sconsiderato dei dispositivi che, sebbene adesso sembri iniziare a destare le prime preoccupazioni, è stato oggetto di abuso negli ultimi decenni, mettendo sempre più a rischio la salute mentale dei nostri figli.

In un quadro come questo, aggiungiamo la presenza di uno o più figli neurodivergenti e l’equazione sembra completa. In realtà c’è un altro elemento che dovremmo aggiungere: proprio i nostri siblings. Queste figure che vivono un po’ ai margini delle dinamiche quotidiane e che accantonano le proprie necessità perché non urgenti rispetto ad un quadro più dirompente e quindi urgente.

Sono i bambini ed i ragazzi che, seppure amati dai propri genitori e fratelli, rischiano di vivere nell’ombra perché il tempo è poco e le cose da fare sono tante. Troppe. Sono bambini che imparano presto a sbrigarsi tutto da soli, perché le attenzioni dei grandi sono necessariamente rivolte altrove. Sono bimbi a cui anche la figura dei fratelli/sorelle è spesso sottratta, a cui manca un supporto, un complice…

Il rischio è quello di crescere maturando un’idea di sé come non sufficienti, non amabili, di imparare a non chiedere perché tanto, anche se lo faccio, non ricevo aiuto in ogni caso.
“Mamma è sempre così stanca, non me la sento di chiederle questa cosa, che poi tanto è una sciocchezza!!”

Frasi così si sedimentano dentro, creando una percezione di sé stessi distorta, in cui i propri bisogni non sono abbastanza, in cui noi non siamo abbastanza per essere amati, per essere visti.

Non funziona per tutti quanti così: l’abbiamo detto mille volte, ma vale la pena dirlo ancora. Le caratteristiche personali, i tratti di personalità giocano un ruolo determinante. Magari, a parità di situazione, ci sarà colui che è in grado di fortificarsi in un modo o nell’altro.

Ma vale la pena fermarsi un attimo ed osservare i nostri siblings, per essere sicuri che anche per i “nostri” sia così. Vale la pena fermarsi un attimo ad osservarli, in silenzio, senza il bisogno di dire nulla, solo per vedere come stanno.

Sembrano sereni? Parlano con noi? Sorridono?
Oppure li vediamo silenziosi, stare per conto loro?

Proviamo a fermarci un attimo, anche se siamo in ritardo con tutto il resto. Sediamoci accanto a loro e chiediamo come stanno…

Diamo loro 5 minuti del nostro tempo, in modo esclusivo e vero, facendo arrivare il nostro messaggio di amore incondizionato e lasciando loro aperta la porta affinché possano sentirsi liberi di entrare…

 

#ADHD #SIBLINGS #neurodivergenze #phubbing 

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