L’ERA DI POLLICINA. GENITORI FIGLI DELLA SOCIETÀ

I RAGAZZI RIVOLUZIONANO IL SAPERE

Serres (2013), nel suo libro “Non è un mondo per vecchi. Perché i ragazzi rivoluzionano il sapere”, offre una riflessione sulla contemporaneità dominata dall'ipertrofia digitale (pp. 10,11):

Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione antropologica [...] oggi sta nascendo un uomo nuovo, la cui caratteristica principale è la quasi completa esternalizzazione – nei computer, nei cellulari, in rete – della sua memoria, delle sue conoscenze e delle sue capacità di calcolo.

Nella lunga disamina dell'Autore, i principali partecipanti dell’attuale sono i giovani, gli stessi che, abitando il virtuale, risentono dei maggiori effetti. Lui e Lei, rappresentanti dell’adolescenza, battezzati da Serres (2013) “Pollicino e Pollicina”, sono coloro che arrivano ovunque attraverso il movimento dei pollici. Con la Rete arrivano all’intero sapere: abitano uno spazio virtuale di vicinanza e non uno spazio metrico misurato dalla distanza. Pollicino e Pollicina sono esseri nuovi in qualche modo: non hanno più lo stesso corpo, la stessa speranza di vita dei loro avi, non comunicano, né percepiscono più allo stesso modo, non vivono più nella stessa natura, scrivono diversamente e non parlano più la stessa lingua. È la nascita di un nuovo umano, con un desiderio tutto nuovo. È necessario, allora, disporsi alla conoscenza di questo nuovo Individuo che reclama costantemente “attenzione” con condotte al limite e disagi psichici, a partire dalla consapevolezza che qualcosa è cambiato nel mondo, e dalla necessità di integrare il vecchio con il nuovo, il prima e l’ora. Il lavoro di seguito si sviluppa proprio in questa prospettiva.


GENITORIALITA' OGGI

L’Individuo Nuovo nasce in una famiglia nuova. La famiglia è un attore che interviene attivamente nel mutamento sociale o, per inverso, può essere una struttura che lo subisce, diventando dipendente rispetto alle istituzioni moderne. Negli ultimi decenni la famiglia è stata oggetto di studio da diverse angolature, se ne è considerato il declino come istituzione, e ne sono stati presi in considerazione i mutamenti.

Le principali analisi sociologiche in Italia sottolineano il passaggio da società semplici, e formazioni storico-sociali tradizionali, a società complesse e formazioni storico-sociali moderne, soffermandosi sulle trasformazioni della famiglia che, da estesa, diventa “nucleare”. Già nel 1949 Murdock coniava l’espressione “famiglia nucleare”: la definizione si riferisce alla trasformazione dell’organizzazione familiare, la cui caratteristica strutturale era data dalla riduzione al minimo dei componenti, e differenziandosi dalla precedente “famiglia patriarcale allargata”, abitata da una molteplicità di soggetti, con parentele e compiti diversi e complessi. Negli ultimi trent’anni, mentre la società moderna è divenuta postmoderna in maniera irregolare, i modelli familiari hanno perduto la loro universalità. Un processo che ha comportato mutamenti nelle micro-istituzioni che strutturano la vita affettiva e la socializzazione. La famiglia di oggi non è più animata da un ideale di ordine ed autorità, bensì da caos e sregolatezza (Raggi, 2014), e la stessa genitorialità è mutata con essa.

È necessario definire cosa si intenda con “genitorialità”, precisando come si tratti di una funzione dell’essere umano, preesistente all’atto di concepire, di cui non ne è necessaria espressione. Da ciò si deduce che essere genitori non è un “fatto biologico” o istintuale, bensì una costruzione culturale. Genitori si diventa non si nasce. Come? Attraverso il prodotto dei processi di educazione e acculturamento: è il risultato dinamico di specifiche narrazioni, patrimonio interiorizzato di eventi, parole, esperienze vissute dall’individuo, e immagazzinate nella memoria, come parte di un sistema inconscio affettivo che contribuisce alla costruzione di tale identificazione. Narrazioni, queste, che possono essere ingabbianti e claustrofobiche e, se non adeguatamente riconosciute e rielaborate, consegnano esistenze a vissuti di malessere. Si pensi, poi, come i primi e più importanti vissuti, relativi alla genitorialità, siano ancorati al corpo, il quale registra, codifica e memorizza le esperienze. Il corpo si pone come il primo e più longevo comunicatore di un discorso sulla genitorialità, e quindi sulla famiglia, è un contenitore di narrative genitoriali che comunica attraverso una propria grammatica.

Riprendendo, dunque, il discorso relativo al mutamento socio-culturale che connota l’età odierna, ci si domanda: come può inserirsi il nuovo Individuo, con il suo desiderio, nel fuori senso familiare e sociale? Come può soggettivarsi? Quale posto gli è riservato? Lui o Lei, inevitabilmente, trovano iscritti nei loro corpi modelli genitoriali confusivi, ambivalenti, irrisolti?

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