Sport e qualità della vita negli adolescenti: benefici, rischi e ruolo di allenatori, genitori e gruppo

Di questi tempi sembra quasi un'equazione: sport uguale qualità della vita. E' una delle convinzioni più diffuse tra adulti, genitori e insegnanti. La questione è più complessa e spesso nella pratica clinica emergono aspetti che dagli adulti non vengono considerati. Ci sono giovani che effettivamente trovano nell'ambiente sportivo benessere, fiducia e senso di appartenenza e altri che vivono la stessa esperienza con ansia o senso di inadeguatezza. La differenza non sta nell'attività sportiva in sè ma nel modo in cui viene vissuto e nelle dinamiche che si instaurano. 

Cosa intendiamo per qualità della vita in adolescenza

Quando parliamo di qualità della vita non ci riferiamo ad assenza di malattia e di disagio ma ad un equilibrio più ampio che coinvolge soprattutto nei giovani:

  • benessere emotivo
  • qualità delle relazioni
  • percezione di sè
  • senso di efficacia personale (Bandura)
  • possibilità di esprimersi

Durante l'adolescenza c'è da tenere conto che la ragazza o il ragazzo sta costruendo la propria identità. in questo processo lo sport può avere un ruolo importante, pur tenendo in considerazione alcuni aspetti. 

I benefici dello sport

In condizioni favorevoli lo sport rappresenta un potente strumento di crescita, in particolare quando aiuta l'adolescente a: 

  • regolare le sue emozioni, tema caldo per questa fascia d'età
  • sviluppare un senso di autoefficacia, il sapere di "saper fare", ossia la percezione delle proprie competenze
  • sperimentare l'appartenenza ad un gruppo
  • costruire un'immagine di sè

Questi benefici emergono soprattutto quando l'attività sportiva è sostenuta da una motivazione interna cioè quando la persona fa una cosa per il piacere intrinseco che prova e non per un obiettivo o una spinta esterna (Deci & Ryan).

Quando lo sport diventa fonte di disagio

Spesso vengono sottovalutati gli aspetti problematici legati allo sport, che si hanno quando:

  • il risultato conta più dell'esperienza
  • l'errore viene vissuto come un fallimento 
  • l'identità viene costruita sulla base della performance
  • la pressione esterna è eccessiva

Quindi, quando sono presenti questi aspetti, un'attività potenzialmente formativa può diventare una fonte di ansia e stress.

Non è raro incontrare adolescenti sopraffatti da questi vissuti e che vivono l'allenamento come una fonte di tensione, tanto da interrompere improvvisamente gli allenamenti o perdere la motivazione lentamente fino ad allontanarsi da queste attività ludiche e potenzialmente educative. Non dimentichiamo che lo sport ha degli aspetti legati alla disciplina, alla determinazione e alla comunicazione che saranno poi importanti nella vita adulta. 

Il ruolo incisivo di allenatori e genitori

Una delle variabili determinanti nel far sì che lo sport sia un fattore di benessere o di disagio è data dagli adulti di riferimento. Allenatori e genitori influenzano il significato che viene dato all'esperienza sportiva dai giovani. Lo spazio di crescita si può trasformare in un contesto di giudizio e pressione di rispondere alle aspettative esterne. La linea che demarca questi due vissuti è sottile e dipende molto dal clima relazionale che si crea sia a casa che durante gli allenamenti. Quando prevalgono aspettative elevate e richieste implicite o esplicite di "dover essere all'altezza" l'adolescente può sviluppare:

  • ansia da prestazione
  • paura di sbagliare
  • senso di inadeguatezza

Mentre quando l'adulto:

  • valorizza l'impegno più del risultato
  • riconosce le emozioni sia di gioia che di frustrazione o rabbia
  • evita i confronti con altri ragazzi/e
  • sostiene l'autonomia del ragazzo/a

lo sport diventa un'esperienza di crescita positiva, rafforza l'autostima e il senso di autoefficacia. Il ruolo dell'adulto quindi non è solo quello di guidare il giovane in questo percorso ma di costruire un contesto propositivo, orientato ad un clima relazionale di fiducia e accettazione della propria complessità che va al di là della prestazione. 

Il gruppo dei pari: tra appartenenza e sperimentazione

Accanto al ruolo delle figure di riferimento, c'è un elemento che è spesso decisivo nella scelta di portare avanti uno sport: il gruppo dei pari. 

Per molti adolescenti, solitamente sia negli sport individuali che in quelli di squadra (perchè gli allenamenti sono fatti in gruppo), lo sport rappresenta uno spazio d'incontro relazionale significativo. Le compagne (o compagni) di squadra e/o di allenamento, diventano un punto di riferimento quasi quotidiano, ricordo che alcuni giovani si allenano anche quattro volte a settimana più partita o gare durante l'anno. 

In questo contesto gli adolescenti si misurano, si confrontano e si sentono parte di qualcosa. Lo sport diventa teatro di esperimenti relazionali, un posto in cui "sporcarsi le mani", fare "prove", anticipare modi di essere ovvero mettere in scena pezzetti di sé che potranno essere presenti nella vita da adulti. 

In questo senso il gruppo dei pari nello sport diventa uno spazio di appartenenza con aspetti per così dire quasi familiari, si sperimenta la sensazione di calore e vicinanza , la sensazione di essere uniti e la creazione di un senso del "noi" condiviso. D'altro canto diventa un contesto di sperimentazione relazionale. In un contesto come questo l'adolescente può sperimentare, mettersi in gioco, gestire i conflitti, costruire il proprio ruolo all'interno di un gruppo in cui si respira un'aria di protezione. 

Si tratta di competenze fondamentali, che anticipano le modalità relazionali dei contesti adulti. A fare la differenza non è il gruppo in sè ma il clima che si crea al suo interno e qui gioca un ruolo chiave l'allenatore. 

Un allenatore che favorisce la coesione, limita le dinamiche competitive e promuove il rispetto reciproco contribuisce ad un sano clima di gruppo che fa di questo un risorsa per l'adolescente. 

Conclusioni

Lo sport non è automaticamente sinonimo di benessere, ma sicuramente contiene in sè le potenzialità per promuoverlo a patto che siano presenti delle condizioni essenziali ossia la creazione di un contesto relazionale "sufficiantemente buono" (Winnicot) e sicuro.

Bibliografia

  • Bandura, A. (1997). Self-efficacy: The exercise of control. New York: W.H. Freeman.
  •  Ryan, R. M., & Deci, E. L. (2000). Intrinsic and extrinsic motivations: Classic definitions and new directions. Contemporary Educational Psychology.
  • Winnicott, D. W. (1965). The maturational processes and the facilitating environment. London: Hogarth Press.

 

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