Adolescente e dipendenza

rosanna

Buonasera mio figlio di 19 anni quest’anno ha avuto una forte crisi con la scuola tanto che a tre mesi dalla maturità non riusciva piú a frequentare: crisi di panico, insonnia e digiuni ci hanno portato e chiedere aiuto ad uno psicologo ( ma è andato una volta) ma sopratutto a cercare di finire la scuola in altro modo : facendo un scuola privata. C’è riuscito non senza sacrificio ( non solo come spese ma anche perché gli esami erano in una scuola molto distante da casa nostra che ci ha costretto a più viaggi molto faticosi.) La paura degli esami e la difficoltà di continuare con la scuola anche se non era a rischio bocciatura ( il primo quadrimestre non aveva nessun debito) non è la sola ragione dei suoi problemi ma anche fumare spinelli ha peggiorato la situazione. Al momento sta facendo la stagione e lavora regolarmente ma non ha preso la patente ancora perché si pensa proprio perché sa che fumando spinelli è a rischio se succede qualcosa. Noi lo accompagniamo a lavoro, e stiamo pensando come affrontare la cosa e metterlo di fronte a questo problema anche perché con noi non parla più e nemmeno con il fratello e neppure i nonni. Per noi è come avere una persona che occupa una stanza in casa e basta.Se proviamo a chiedere o parlare spesso risponde molto male. Come dobbiamo affrontare la cosa ? Come ci dobbiamo comportare? Grazie per la risposta. Rosanna

9 risposte degli esperti per questa domanda

Gentile Rosanna, capisco profondamente la sua preoccupazione, merita attenzione questo delicato momento e possiamo lavorarci insieme per approfondire la questione, ritrovare la calma e ricercare strategie più efficaci per comunicare al meglio con suo figlio.

Credo le sia utile sapere che i servizi di valutazione trattamento e riabilitazione del SERD più vicini nel vostro territorio, potrebbero esservi d'aiuto già dal primo colloquio per capire come muoversi in questa fase. 

Per approfondimenti e un confronto, sono disponibile online in uno spazio sicuro e protetto, alla manifestazione di interesse per email posso già inviarle data disponibile. 

Sperando di esserle stata utile, le auguro il meglio.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

La Dott.ssa Ursula Fortunato offre supporto psicologico anche online

Gentile Rosanna,

Comprendo profondamente la vostra stanchezza e il dolore di vivere con un figlio che oggi vi appare ostile e distante. Avete fatto tantissimo per aiutarlo a diplomarsi, ma in questo momento la situazione richiede un fermo cambio di rotta.

Quello che state osservando è un circolo vizioso purtroppo molto comune in cui l'ansia e il panico, che lo hanno bloccato a scuola, lo hanno spinto a usare la cannabis come "automedicazione" per spegnere la paura. Purtroppo, a lungo andare, questa sostanza amplifica la sintomatologia ansiosa, genera apatia e lo spinge a evitare le responsabilità della vita adulta, come prendere la patente. Il suo mutismo e le sue risposte sgarbate sono in realtà un muro difensivo per nascondere un profondo senso di inadeguatezza e vergogna.

Per aiutarlo davvero dovete passare dall'accudimento alla responsabilizzazione, togliendolo dalla zona di comfort in cui si trova attualmente. Fino a quando fumerà, si isolerà e verrà comodamente accompagnato al lavoro da voi, non avrà alcun motivo di cambiare. Iniziate a restituirgli il peso delle sue scelte, comunicandogli con calma e fermezza che non potrete più fargli da autisti per sempre e che, per vivere sotto il vostro stesso tetto, esigete educazione e rispetto reciproco. Spostate il focus dalle prediche sugli spinelli alle normali regole di convivenza tra adulti.

Poiché lui rifiuta di vedere uno psicologo, la mossa più efficace è che siate voi genitori, inizialmente, a intraprendere un percorso per imparare ad adottare strategie più funzionali. Tale percorso vi aiuterà a smettere di assecondare i suoi evitamenti e a modificare le dinamiche familiari.

Molto spesso, quando i genitori cambiano il loro modo di comportarsi, il figlio perde i suoi appigli disfunzionali e si trova finalmente costretto ad affrontare la realtà e a chiedere aiuto.

Non siete soli in questa fatica.

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

La Dott.ssa Laura Corbelli offre supporto psicologico anche online

Gentile Rosanna, la situazione che descrive racconta di un periodo di forte sofferenza per suo figlio, che ha trovato espressione nel blocco scolastico, nell'ansia acuta e, infine, in una chiusura relazionale all'interno della famiglia. È comprensibile il vostro senso di frustrazione e solitudine di fronte a un figlio che si isola e respinge ogni tentativo di dialogo.

​A 19 anni, la transizione verso l'età adulta può rivelarsi emotivamente disorientante: il ritiro, l'aggressività difensiva e il ricorso alle canne sono spesso tentativi disfunzionali di automedicazione per gestire un profondo senso di inadeguatezza, ansia o paura del futuro, piuttosto che una semplice "mancanza di volontà".

​Come orientare l'approccio pratico e relazionale

​Evitare lo scontro diretto sulle sostanze: Affrontarlo frontalmente accusandolo o "mettendolo alle strette" rischia solo di aumentare il muro e farlo ritirare ulteriormente o reagire con rabbia. È più utile spostare il focus dal "fumo" alla fatica emotiva che c'è dietro, esprimendo preoccupazione per il suo benessere complessivo senza toni inquisitori.

​Non sostituirsi completamente nelle responsabilità: L'accompagnarlo quotidianamente a lavoro è un atto di cura comprensibile, ma rischia di proteggerlo dall'affrontare le conseguenze pratiche delle proprie scelte (come la patente e la gestione autonoma del quotidiano). Riconoscere il suo impegno lavorativo estivo è un ottimo punto di partenza, ma è altrettanto utile iniziare a definire con calma confini e autonomie condivise.

​Creare ponti di comunicazione a bassa pressione: Riducete le domande dirette e invasive ("Come stai?", "Cosa farai?"). Spesso funzionano meglio momenti di vicinanza silenziosa, la condivisione di una routine pratica senza richieste di performance, o messaggi brevi in cui gli si ribadisce la propria disponibilità all'ascolto qualora ne sentisse il bisogno.

​Attivazione di un supporto specialistico per i genitori

​Poiché a 19 anni un ragazzo non può essere obbligato ad andare in terapia, una delle strategie più efficaci è intraprendere un percorso di consulenza genitoriale (parent training) per voi. Questo spazio permette di:

​Comprendere le dinamiche relazionali che alimentano il blocco e l'isolamento.

​Strutturare una comunicazione efficace per disinnescare la reattività e favorire la sua graduale riapertura.

​Ricevere indicazioni precise sul ruolo delle sostanze e su come motivarlo, con i tempi giusti, a chiedere un aiuto psicologico per sé.

​Qualora vogliate approfondire queste dinamiche o valutare una consulenza per orientarvi al meglio nella gestione della situazione, resto a disposizione, anche a distanza (online).

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

La Dott.ssa Cinzia Rondoni offre supporto psicologico anche online

Buongiorno Rosanna.

Quello che sta vivendo suo figlio a 19 anni, culminato nella crisi scolastica, nei sintomi d'ansia e nell'uso di cannabinoidi, risponde a una dinamica di soppressione e difesa da un profondo senso di inadeguatezza o blocco evolutivo. L'ingresso nell'età adulta, le aspettative, il timore del giudizio o del futuro generano un'ansia che il ragazzo non riesce a verbalizzare; di conseguenza, la sostanza e l'isolamento diventano una forma di "autocura" errata per sedare l'angoscia, anestetizzare le emozioni e fuggire dal confronto. Invece di chiedere spiegazioni, fate affermazioni sintonizzate sul suo stato emotivo, senza pretendere una risposta immediata. Ad esempio: "Vediamo che stai facendo un grande sforzo con il lavoro stagionale e ti riconosciamo questa maturità, ma vediamo anche che sei stanco e preoccupato. Noi ci siamo, senza giudicarti, se e quando vorrai parlarne". Se risponde male, evitate l'escalation. Potete rispondere con fermezza e calma: "Vedo che sei molto nervoso e mi dispiace. Parleremo quando le acque si saranno calmate", e chiudere lì il confronto.

Il consumo di spinelli in una fase di ansia acuta o di vulnerabilità psicologica agisce come un amplificatore dell'isolamento e della paranoia. Attualmente lavora e lo accompagnate voi. Questo è un ottimo elemento di stabilità, ma è importante che il trasporto non diventi un servizio dato per scontato mentre lui vi risponde con ostilità. Si può instaurare un patto di rispetto reciproco, la collaborazione in casa e la cortesia verbale sono il prerequisito per la convivenza e per l'aiuto nei trasporti. Il fatto che sia andato dallo psicologo una sola volta indica che si è sentito forzato o che il setting non era per lui tollerabile in quel momento di crisi acuta.  È fortemente raccomandato che voi genitori consultiate uno psicologo per una serie di colloqui di sostegno genitoriale. Lavorare sulle dinamiche familiari, sul modo di comunicare con lui e sui confini da mettere dentro casa spesso sblocca la situazione indirettamente, anche se il ragazzo inizialmente rifiuta di partecipare. Provate nei prossimi giorni a ridurre la pressione verbale sulle questioni "scoperta/patente/futuro" e concentratevi sul ristabilire un clima neutro e sicuro in casa. Un ambiente in cui non ci si sente sotto esame è l'unico spazio in cui un giovane adulto può trovare il coraggio di sfilarsi la maschera della rabbia e chiedere aiuto.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

Il Dott. Riccardo Focaccia offre supporto psicologico anche online

Buongiorno, credo che suo figlio abbia necessità di trovare una comprensione profonda del proprio malessere attraverso un'alleanza terapeutica che lui ritenga adeguata per sé. Se volete proporgli intanto un incontro di conoscenza gratuito io lavoro on line.

Buongiorno Rosanna, da quello che racconta sembra che suo figlio stia attraversando una situazione complessa, in cui ansia, attacchi di panico e uso di cannabis possono alimentarsi reciprocamente. Più che concentrarsi solo sul comportamento da correggere, sarebbe importante comprendere cosa sta mantenendo oggi questa difficoltà e aiutarlo a sviluppare strategie più funzionali.

Vista la sua età e la difficoltà che sta mostrando nel parlare con la famiglia, credo potrebbe essere utile un percorso psicologico individuale, preferibilmente con un professionista che lavori in ottica cognitivo-comportamentale e abbia esperienza con adolescenti/giovani adulti e problematiche legate all'ansia e alle dipendenze.

Anche un primo colloquio potrebbe essere un modo per iniziare a capire cosa sta succedendo, senza sentirsi giudicato o costretto. Resto a disposizione nel caso in cui decida di contatarmi. Dott.ssa Claudia Mosneagu 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

La Dott.ssa Claudia Mosneagu offre supporto psicologico anche online

Gentile Rosanna, quello che descrivi non è un ragazzo “svogliato” o “ribelle”. È un ragazzo che ha avuto un crollo. Un crollo vero, profondo, che si è manifestato con crisi di panico, insonnia, digiuni, fuga dalla scuola, chiusura relazionale, irritabilità. Quando un diciannovenne arriva a non riuscire più a frequentare, a tre mesi dalla maturità, non è perché “non ha voglia”. È perché il suo sistema nervoso ha detto basta.

Tu e la tua famiglia avete fatto tutto ciò che potevate: lo avete sostenuto, avete trovato una scuola alternativa, avete affrontato viaggi, spese, fatica. Lui ha retto come ha potuto. Ha portato a casa un risultato importante, ma non è guarito. Ha solo superato un ostacolo enorme mentre era già in difficoltà.

Il punto centrale è che tuo figlio non sta male per la scuola.
La scuola è stata il detonatore, non la causa.
La causa è un insieme di cose: ansia, paura del fallimento, stress, identità che si sta formando, spinelli che amplificano tutto, e una fragilità che non ha mai avuto lo spazio per essere ascoltata davvero.

Il fatto che non parli più con voi, che risponda male, che si chiuda in camera, che non abbia preso la patente, che non riesca a gestire la relazione con la famiglia, non è disinteresse. È protezione. Quando un ragazzo è in sovraccarico emotivo, ogni domanda diventa un attacco, ogni tentativo di dialogo diventa una pressione, ogni richiesta diventa una minaccia. Non perché non vi vuole bene. Perché non ha più risorse.

Gli spinelli non sono la causa, ma peggiorano tutto.
Lo fanno sentire più calmo nell’immediato, ma più fragile dopo.
Lo aiutano a “spegnere” la mente, ma gli tolgono la capacità di reggere le emozioni. Questo lui lo sa. Lo sa così bene che non prende la patente, perché sente che non sarebbe sicuro. Questo non è menefreghismo: è consapevolezza.

La cosa più importante ora è togliere l’idea che “bisogna parlarne”.
In questo momento parlare non è possibile. Non perché non voglia, ma perché non può.
La mente è chiusa a riccio e il corpo è in difesa.
Ogni tentativo di confronto lo fa sentire giudicato, messo alle strette, incapace.

Quello che serve non è un dialogo ma un contesto sicuro. Un contesto in cui lui non si senta sotto esame, in cui non debba giustificarsi, dove possa respirare senza sentirsi sbagliato.

Il primo passo è togliere la pressione: niente discorsi sulla patente, sul futuro, sugli spinelli. Non perché non siano importanti, ma perché ora non sono gestibili. Il secondo passo è riaprire un canale di relazione minimo: non chiedere, non indagare, non forzare. Offrire presenza, non domande, vicinanza, non soluzioni.

Il terzo passo, quello davvero fondamentale, è che lui torni in terapia.
Non una volta o solamente “per provare”.
Serve un percorso, uno spazio dove possa capire cosa gli è successo, cosa sta succedendo ora, cosa lo spaventa e cosa lo blocca. Non è debolezza ma cura.

Rosanna, non avete un figlio che “non parla”.
Avete un figlio che sta soffrendo.
E la sofferenza, a 19 anni, non si mostra con le lacrime ma con la chiusura, con la rabbia, con il silenzio e con la fuga.

Un caro saluto
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

La Dott.ssa Arianna Bagnini offre supporto psicologico anche online

Gentile Rosanna, comprendo a pieno la grande fatica ed il senso di impotenza: sostenere un figlio che affronta ansia, attacchi di panico e isolamento richiede un’energia enorme, ed è importante riconoscere il grande impegno con cui lo avete aiutato a diplomarsi.

Per gestire questa fase, le consiglio di focalizzarsi su alcuni aspetti importanti come quello di evitare di incalzarlo con domande dirette sulle sostanze o sul suo silenzio e mostrarsi più disponibili senza giudicare, dando valore al fatto che stia lavorando ed eseguendo i suoi impegni quotidiani. Comprendo che può non essere facile, ma l’uso di sostanze e l’isolamento hanno molto spesso radici più profonde. Inoltre l’aiuto di un supporto anche per voi genitori per definire confini sani, gestire l’ansia e ritrovare vicinanza come famiglia può essere un aspetto da prendere in considerazione. 

Spero di esserle stato di aiuto e qualora lo ritenesse opportuno, non esiti a contattarmi.

 

Dott. Mauro Salone

Dott. Mauro Salone

Livorno

Il Dott. Mauro Salone offre supporto psicologico anche online

Gentile Rossana

Grazie per la condivisione di questo momento delicato e doloroso per la sua famiglia. 

Dalle sue parole arriva la fatica che sta attraversando Suo figlio.

I 19 anni sono una tappa decisiva che segna appunto la transizione verso l'età adulta. La crisi scolastica è stata solo la spia di una paura più radicata e di un'ansia anche legata al passaggio verso il mondo adulto.

Valuti un percorso psicologico in cui voi genitori potete avere un supporto professionale e trovare uno spazio sicuro e protetto in cui farvi aiutare in questo momento delicato e difficile per la sua famiglia e per suo figlio.

Cordialmente 

Dott.ssa Maria Alpino 

Psicologa scolastica e di comunità 

(Ricevo a Rimini e Online) 

Dott.ssa Maria Alpino

Dott.ssa Maria Alpino

Rimini

La Dott.ssa Maria Alpino offre supporto psicologico anche online

cerca psicologo