OLTRE LE ETICHETTE: I RAGAZZI COME RISORSE, NON COME PROBLEMI
Nel mio lavoro quotidiano, nello studio e nel confronto continuo con le famiglie, mi capita spesso di accogliere genitori esausti, sopraffatti, che sembrano quasi subire la preadolescenza e adolescenza dei propri figli come una calamità naturale inevitabile. Sento descrivere i bambini o ragazzi come ribelli irrecuperabili, come una fonte un'esauribile di ansie o, nei casi peggiori, quasi come un fastidio sociale da arginare. Vorrei iniziare questo approfondimento con una ferma convinzione, frutto della mia esperienza lavorativa, come Psicologa Clinica dell'età dello Sviluppo: i giovani non sono un problema da risolvere. Sono persone in pieno e tumultuoso sviluppo, ricche di risorse straordinarie, di una curiosità intellettuale viva e, com'è assolutamente che sia, di qualche errore, caduta e scivolone lungo il cammino. Oggi i giovani crescono immersi in un ecosistema iperconesso, accelerato dalla tecnologia e satura di informazioni. Questo " mondo dilatato" li espone a pressioni emotive, sociali e cognitive che un adulto, alla loro età, non si poteva mai immaginare. Di fronte a questo scenario complesso, sgridare, perdere la pazienza, imporre regole arbitrarie o ricorrere a punizioni casuali non fa che aggravare le distanze tra genitori e figli. Ciò di cui i giovani hanno davvero bisogno è sentirsi compresi e guidati con fermezza; allo stesso tempo, serve la capacità dei genitori di fermarsi e respirare quando il continuo stimolo della tecnologia e le fatiche della giornata rischiano di far perdere il controllo.
- La bussola educativa: la differenza tra essere autorevoli ed essere autoritari
C'è un principio pedagogico e psicologico che amo ripetere come un mantra e che consiglio sempre ai genitori di tenere ben a mente, magari scritto su un foglietto attaccato al frigorifero: "I giovani hanno bisogno di genitori autorevoli ma non autoritari, capaci di guidarli con empatia e rispetto". Cosa significa, tradotto nella pratica di tutti i giorni? Troppo spesso si confonde l'autorevolezza con l'autoritarsmo. Si crede ancora che basti pronunciare la frase: "Si fa come dico io perchè sono grande, ho più esperienza e comando io" per stabilire l'ordine. Ma la verità è che l'autoritarismo genera solo sottomissione temporanea o aperta ribellione. L'autentica autorevolezza, invece, non ha alcun bisogno di incutere timore o di alzare la voce: si conquista giorno dopo giorno sul campo, attraverso la coerenza, l'ascolto attivo/passivo e il rispetto reciproco. Essere genitori autorevoli significa: - Essere un porto sicuro: Una presenza solida e prevedibile si cui i figli sanno di poter contare; - Fissare confini chiari: Dare regole stabili che abbiano un senso logico ed etico comprensibile, e non dettate dal capriccio del momento; - Essere nel momento giusto: Non sparire quando le cose si fanno difficili o quando il dialogo si fa spigoloso; -Sintonizzarsi sulle emozioni: Accogliere le loro paure più profonde, le insicurezze legate al corpo e all'identità, e ai grandi sogni, senza mai sminuirli o banalizzarli liquidandoli come "ragazzate".
-La svolta relazionale: meno urla più connessione profonda
Quante volte ci si trova a discutere animatamente per inezie quotidiane? Quante volte si perdono le staffe per una stanza in disordine, per un voto inferiore alle attese o per il tempo passato troppo a lungo davanti a uno schermo, ottenendo in cambio soltanto sguardi scocciati, silenzi ostili o porte sbattute, da parte di questi giovani?
Spesso un genitore si ostina a guardare altro che invece soffermarsi sul rapporto comunicativo con i loro figli. Il vero problema non risiede nei giovani o nella loro presunta "natura difficile", ma nell'incapacità di sintonizzarsi sul loro canale comunicativo. Quando la comunicazione si interrompe, è perché si sta parlando due lingue diverse. Integrare l'empatia nella vita familiare di tutti i giorni, per un genitore, richiede un vero e proprio cambio di prospettiva. Significa imparare a: - Ascoltare senza interrompere: Mettere da parte la fretta di giudicare, correggere o dare consigli non richiesti, lasciando che il ragazzo finisca di esprimere ciò che ha dentro; - Motivare le regole: Spiegare il "perché" di una richiesta trasforma un comando autoritario in uno strumento di crescita condivisa; - Guidare senza soffocare: Accompagnare i figli verso l'autonomia significa accettare che debbano fare i conti con le proprie scelte e, talvolta, con le conseguenze dei loro errori.
-Verso un nuovo patto educativo
Grazie al mio lavoro come Psicologa Clinica e nell'aver seguito vari casi mi conferma ogni giorno una regola d'oro: quando si cambia il modo di porsi, l'intero sistema familiare ha modo di respirare meglio. Meno conflitti urlanti e più connessione autentica non solo prevengono le crisi più acute, ma permette di riparare i legami ogni volta che si evidenziano incomprensioni che rischia di allontanare il rapporto tra genitori e figli. La preadolescenza e adolescenza non è una patologia da curare, né un nemico da sconfiggere o un periodo da "vivere a fatica" stringendo i denti. E' un viaggio straordinario, intenso, a tratti faticoso ma di una bellezza inaudita. E il compito più bello dei genitori che spetta non è quello di controllare i figli a vista, come guardiani sospettosi, bensì quello di essere dei compagni di viaggio più fidati, capaci di guidarli con il cuore oltre che con la mente.
Dott.ssa Mirela Vitale
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