Conflitto minore con padre

Stefania

Mia figlia di 17 anni non risponde alle richieste del padre, la quale viene invitata spesso a passare del tempo con noi ma fa fatica a partecipare, qualsiasi cosa le venga proposto; in questo caso mio marito, non intende più avere nessun tipo di colloquio con lei e ne risentiamo tutti...che fare? Grazie

12 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Stefania,
a 17 anni è frequente che i ragazzi cerchino maggiore autonomia e che il dialogo con i genitori diventi più complesso. Interrompere completamente la comunicazione, però, rischia di irrigidire ulteriormente la situazione.

Più che concentrarsi sui singoli episodi, può essere utile cercare di capire cosa sta esprimendo vostra figlia attraverso questa distanza e trovare modalità di dialogo che non si trasformino in uno scontro.

Se lo desideri, possiamo approfondire insieme queste dinamiche o anche valutare uno spazio dedicato esclusivamente a tua figlia.

Un cordiale saluto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Signora,
il rifiuto di sua figlia di partecipare alle attività familiari non è un attacco personale, ma una tappa del tutto fisiologica dei suoi 17 anni: in questa fase, cercare la distanza dai genitori è il modo naturale per costruire la propria autonomia. Il vero nodo da sciogliere, tuttavia, non è il distacco della ragazza, ma la reazione di chiusura di suo marito.

In una dinamica genitore-figlio, l'onere di mantenere aperto il ponte del dialogo spetta sempre all'adulto. Il silenzio punitivo del padre rischia di trasformare un normale bisogno di indipendenza in un muro relazionale molto pericoloso, finendo per legittimare la ribellione dell'adolescente che si sente così giustificata a isolarsi ancora di più. È fondamentale che suo marito sostituisca l'esasperazione con la disponibilità emotiva: farle capire che il suo spazio è rispettato, ma che il padre rimane sempre pronto all'ascolto senza rancore, aiuterà la ragazza ad abbassare le difese.

Allo stesso tempo, è indispensabile che lei interrompa il ruolo di mediatrice messo in atto, favorendo il dialogo diretto di suo marito con la figlia. Piuttosto che insistere con le classiche uscite di famiglia, che potrebbero essere percepiti a questa età come infantili o costrittive, potrebbe essere una strategia cercare di valorizzare la sua crescita coinvolgendola come giovane adulta, ad esempio chiedendo un suo parere su questioni pratiche o lasciando a lei l'iniziativa su come e quando condividere del tempo insieme.

Interrompere questo braccio di ferro emotivo è il primo passo essenziale per alleggerire l'atmosfera e restituire serenità a tutta la famiglia. Per orientarvi meglio in questa delicata fase, potrebbe essere utile notare se questo atteggiamento di rifiuto si manifesta esclusivamente nei confronti delle proposte familiari, oppure se sua figlia sta mostrando segnali di isolamento anche nel rendimento scolastico e nelle sue amicizie.
 

Vi consiglio, in questa fase, di dedicare del tempo ad un percorso psicologico che possa aiutare lei e suo marito a comprendere meglio le esigenze di vostra figlia. 

Un caro saluto 

Dott.ssa Laura Corbelli

Dott.ssa Laura Corbelli

Reggio nell'Emilia

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Buongiorno Stefania, capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa per tutti voi. Da quello che racconta, sembra che da una parte ci sia sua figlia che fatica a partecipare ai momenti in famiglia e, dall'altra, un padre che, sentendosi rifiutato più volte, abbia deciso di chiudersi. È comprensibile che questo la faccia soffrire.
Più che concentrarsi sul fatto che sua figlia "non vuole", potrebbe essere utile cercare di capire cosa ci sia dietro questo suo atteggiamento. Allo stesso tempo, anche suo marito potrebbe provare a non interrompere del tutto il dialogo: quando ci si sente feriti è una reazione umana, ma il silenzio rischia di aumentare ulteriormente la distanza.
Se questa situazione dovesse continuare, potrebbe essere utile confrontarsi con una psicologo o con uno psicologo, per aiutare tutta la famiglia a ritrovare uno spazio di dialogo.
Le relazioni tra genitori e figli attraversano anche momenti complessi, ma mantenere aperta la possibilità di parlarsi, senza forzature e senza rinunciare al legame, è spesso il punto da cui ripartire.
Un saluto

Dott. Fabiano Foschini

Dott. Fabiano Foschini

Milano

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Buonasera Stefania, la chiusura di sua figlia sembrerebbe inserirsi in una fase come quella adolescenziale in cui, questo tipo di comportamenti si manifestano con una certa frequenza. Sarebbe comunque interessante sapere se in precedenza la ragazza, pur partecipando in maniera più attiva alle attività con voi, era loquace e che tipo di relazione aveva con lei e con il padre.

Sarebbe sicuramente auspicabile che il papà eviti di assumere una posizione così rigida e di non dialogo con la ragazza provando piuttosto ad avvicinarsi a lei. Il papà sembrerebbe essere nell'impossibilità di accettare questi comportamenti della figlia e in questo senso potrebbe valutare anche lui di farsi supportare in modo da provare a trovare dei modi diversi di reagire anche a possibili provocazioni stabilendo degli accordi condivisi e tollerabili per entrambi.

Cordiali saluti.

dott.ssa Chiara Dalla Libera 

Dott.ssa Chiara Dalla Libera

Dott.ssa Chiara Dalla Libera

Milano

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Cara Stafania, 

​Comprendo perfettamente quanto questa situazione sia fonte di dolore, tensione e logoramento per l'intera famiglia. Vivere sotto lo stesso tetto con un muro di silenzio e con un conflitto sordo tra un padre ferito e un'adolescente chiusa in se stessa è emotivamente pesantissimo per tutti. La reazione di suo marito, la chiusura totale e il rifiuto del colloquio  è probabilmente dettata dal senso di frustrazione, dal sentirsi rifiutato nella sua funzione genitoriale e dall'impotenza. Tuttavia, interrompere la comunicazione rischia di irrigidire ulteriormente la dinamica, trasformando un normale attrito evolutivo in una frattura profonda. A 17 anni la fatica a partecipare alle proposte degli adulti e il silenzio non sono quasi mai un attacco personale diretto, quanto piuttosto un segnale di fatica emotiva, di bisogno di differenziazione o di un sovraccarico interiore che l'adolescente non sa come esprimere. Sentirsi "invitata a passare del tempo" in un contesto complesso può essere vissuto da una ragazza di questa età non come un piacere, ma come un compito faticoso o un'esigenza a cui sente di non saper corrispondere. Suo marito ha bisogno di essere aiutato a spostare lo sguardo dal piano personale  a quello evolutivo. Finchè il padre leggerà il rifiuto della figlia come un'offesa al suo ruolo, risponderà con la chiusura. Il compito degli adulti resta quello di mantenere aperto un varco, anche quando i ragazzi sembrano sbarrarlo. Quando la comunicazione in famiglia si inceppa e gli adulti stessi sono troppo coinvolti e feriti per trovare una chiave di lettura comune, un breve percorso di consulenza psicologica o familiare può offrire un terreno neutrale. Uno spazio in cui sia il padre che la figlia possano esprimere il proprio vissuto di dolore e di fatica senza il filtro del giudizio o della chiusura reciproca.

​Cordiale saluti.

Dott. Riccardo Focaccia 

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buongiorno signora In ottica cognitivo-comportamentale, il ritiro di sua figlia e la chiusura del padre rischiano di mantenere il problema nel tempo. Può essere utile interrompere questo “circolo” con piccoli passi concreti: proporre momenti brevi e non obbligati insieme, validare le emozioni di sua figlia senza giudizio (“capisco che per te è difficile”), e aiutare suo marito a riaprire un canale comunicativo, anche minimo, evitando posizioni rigide. L’obiettivo iniziale non è “farla partecipare”, ma ricostruire un clima di sicurezza e ascolto. Se la difficoltà persiste, un supporto familiare può facilitare il dialogo.. nel caso in cui avesse bisogno di un supporto per la figlia imparare a comunicare con il padre in maniera più assertiva e gentile resta a disposizione , lavoro online Dott.sa Claudia Mosneagu terapeuta cognitiva comportamentale telefono.  Saluti 

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Dott.ssa Claudia Mosneagu

Padova

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Buongiorno Stefania, quando si tratta di figli la questione spesso va osservata dall'esterno e da un professionista per poter individuare delle cause più oggettive. 

Cara 

Stefania, quello che sta accadendo non è un “conflitto minore”.
È il punto in cui una ragazza di 17 anni sta cercando di separarsi emotivamente, come è naturale alla sua età e un padre che vive questa separazione come un rifiuto personale. Quando un genitore si sente ferito, spesso reagisce chiudendo il dialogo, ma questa chiusura non punisce solo la figlia: spezza l’equilibrio di tutta la famiglia.

Tua figlia non sta evitando voi perché non vi vuole bene.
Sta evitando perché è in una fase della vita in cui il mondo interno è più forte del mondo esterno: identità, amicizie, corpo, scuola, futuro. A volte i genitori diventano “troppo vicini”, e il ragazzo ha bisogno di spazio per respirare. Non è disinteresse. È crescita.

Il problema è la reazione di tuo marito.
Quando un padre smette di parlare a una figlia, lei non interpreta la cosa come “ti sto dando una lezione”.
La interpreta come: “non vali abbastanza per essere cercata”.
E questo crea una ferita profonda, che poi diventa distanza, chiusura, silenzio.

La strada non è convincere tua figlia a partecipare.
La strada è aiutare tuo marito a capire che il suo silenzio non è una soluzione, ma un messaggio che la ragazza non può decodificare. A 17 anni non si ha la maturità per comprendere la fragilità emotiva di un genitore: si vede solo la porta chiusa.

Quello che potete fare è ricostruire un clima in cui lei non si senta “obbligata” a stare con voi, ma libera di avvicinarsi quando si sente pronta. E tuo marito deve tornare a parlare, anche poco, anche in modo semplice, senza pretese: un padre che resta presente, anche quando la figlia si allontana, è un padre che lascia una porta aperta.

Non serve un confronto duro.
Serve un gesto piccolo, costante, non giudicante.
Serve che lui torni ad essere un punto fermo, non un muro.

Stefania, non siete davanti a una rottura.
Siete davanti a una fase evolutiva che può diventare un ponte, se il padre smette di viverla come un attacco e inizia a viverla come un passaggio.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Gentile mamma, la situazione da lei descritta riflette una profonda crisi della stabilità familiare e del modo in cui i membri del suo nucleo si sentono emotivamente situati l'uno rispetto all'altro.  Sua figlia, a 17 anni, si trova in una fase cruciale dello sviluppo della propria identità narrativa. In questa fase, il bisogno di differenziarsi dai genitori per sentire se stessi è spesso predominante rispetto al bisogno di adesione. Il rifiuto sistematico di partecipare alle attività proposte può essere letto come una forma di un comportamento oppositivo volto a proteggere la propria autonomia e a evitare di sentirsi "invasa" dalle richieste o dalle aspettative dei genitori. La sua "fatica a partecipare" non è necessariamente mancanza di affetto, ma il modo in cui lei esperisce il proprio "poter-essere" in modo indipendente. La reazione di suo marito — il rifiuto di comunicare — rappresenta una frattura radicale della coordinazione consensuale che dovrebbe caratterizzare il rapporto caregiver-figlio. Smettendo di parlare, lui sottrae alla figlia lo "specchio" necessario per riconoscersi e distorce la comunicazione in un gioco di passività e inazione. Lui percepisce il rifiuto della figlia come una minaccia alla propria stabilità e risponde con un ritiro che, purtroppo, satura l'atmosfera familiare di tensione e "vuoto". La vostra famiglia appare attualmente immersa in una tonalità emotiva di risentimento e incomprensione. Questo "tessuto atmosferico" fa sì che ogni proposta di tempo insieme venga percepita dalla ragazza come una costrizione e dal padre come un rifiuto imminente. Quando la comunicazione si interrompe, il "mondo comune" della famiglia perde significatività e si trasforma in uno spazio di manovra rigido dove ognuno si sente "bloccato" nel proprio ruolo (la figlia nel rifiuto, il padre nel silenzio). Forse, per un periodo, la figlia ha bisogno di un orizzonte d'attesa meno saturo di richieste genitoriali per poter tornare a desiderare il tempo con voi in modo autentico e non come "obbligo". Sarebbe utile far capire a suo marito che la sua "chiusura" non è una soluzione neutrale, ma un atto che contribuisce alla frattura con la figlia, privandola di una figura fondamentale di confronto. In sintesi, la sfida è trasformare questa "storia incompiuta" in un nuovo intreccio narrativo dove il bisogno di autonomia della figlia non sia più vissuto dal padre come un attacco personale, ma come una tappa, seppur faticosa, del suo diventare adulta.

Dott.ssa Maria Rosaria Pascarelli

Dott.ssa Maria Rosaria Pascarelli

Sassari

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Capisco quanto questa situazione possa essere dolorosa per tutta la famiglia.

A 17 anni è normale che un adolescente cerchi maggiore autonomia e, a volte, si allontani dalle proposte dei genitori. Tuttavia, prima di interpretare il suo comportamento come un rifiuto, sarebbe importante cercare di comprendere che cosa ci sia dietro: potrebbe aver bisogno di maggiore indipendenza, vivere un disagio personale, sentirsi non compresa o avere difficoltà nella relazione con il padre.

La scelta di suo marito di interrompere ogni dialogo, comprensibilmente dettata dalla frustrazione, rischia però di aumentare ulteriormente la distanza. Quando un genitore smette di cercare il contatto, il messaggio che può arrivare al figlio è: “Se non ti comporti come mi aspetto, rinuncio a te”. Anche se non è questa l’intenzione, è così che talvolta viene percepito.

Può essere utile cambiare prospettiva: invece di insistere perché partecipi alle attività familiari, provare a creare occasioni di dialogo senza pressioni, mostrando curiosità per ciò che vive e ascoltandola senza giudicarla. A volte il primo passo non è convincere un figlio a stare insieme, ma ricostruire un clima in cui si senta libero di avvicinarsi.

Se questa distanza persiste da tempo e sta facendo soffrire tutti, potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo familiare, che aiuti ciascuno a comprendere i bisogni dell’altro e a trovare nuove modalità di comunicazione

Buon pomeriggio , capisco perfettamente la situazione e quanto possa essere complicato instaurare una relazione sana e tranquilla durante l'adolescenza , questa fase è complicata quanto per sua figlia che sta attraversando dei cambiamenti a livello biologico, sociale e psichico e tanto per i genitori .

Se desidera parlarne senza impegno offro una consulenza conoscitiva online  di 20 minuti gratuita e senza impegno dove verranno accolte ed ascoltate tutte le sue preoccupazioni e dubbi, in un posto riservato e accogliente . 

Le lascio il mio numero nel caso avesse bisogno di parlarne un pò .

Buona giornata 

 

Dott.ssa Alessandra Munelli

Dott.ssa Alessandra Munelli

Viterbo

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Buongiorno Stefania,
a 17 anni una maggiore distanza dai genitori e una minore disponibilità a partecipare alle attività familiari possono rientrare nel normale processo di ricerca di autonomia. Tuttavia, quando il rapporto con un genitore arriva al punto di interrompere il dialogo, può essere utile cercare di comprendere cosa stia accadendo nella relazione, senza attribuire immediatamente la responsabilità all'uno o all'altra.

Il rischio, in questo momento, è che si crei un circolo: sua figlia si allontana, il padre vive questa distanza come un rifiuto e smette di cercarla; la ragazza può interpretare il silenzio del padre come ulteriore distanza e chiudersi ancora di più.

Più che insistere affinché trascorra necessariamente del tempo con tutta la famiglia, potrebbe essere utile che suo marito provasse a mantenere aperto un canale diretto con lei, anche attraverso occasioni semplici e senza trasformare ogni incontro in un confronto sul suo comportamento.

Potrebbe comunicarle, per esempio, che ha percepito la sua distanza e che gli dispiace, ma che rimane disponibile a parlare quando lei se la sentirà. Mantenere il confine senza ritirare la relazione può essere più efficace che rispondere alla chiusura con un'altra chiusura.

Sarebbe inoltre importante capire se questa difficoltà riguarda specificamente il rapporto con il padre oppure se sua figlia sta mostrando cambiamenti anche in altri ambiti: scuola, amicizie, interessi, umore o vita familiare.

Se il conflitto persiste o rende impossibile qualsiasi comunicazione, anche alcuni colloqui di consulenza con i genitori possono essere utili per comprendere meglio le dinamiche che si sono create e individuare modalità differenti di avvicinamento.

Un cordiale saluto,
Dott. Giovanni Noè – Psicologo

Dott. Giovanni Noè

Dott. Giovanni Noè

Cosenza

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