Hai un figlio in pre adolescenza e guardandolo ti domandi cosa puoi aspettarti dall’adolescenza ormai dietro l’angolo? Oppure tuo figlio è già in adolescenza e ti senti completamente disconnessa a lui e non capisci come sia potuto accadere? Vieni, te lo spiego facile facile….
AMBIENTE Diventa molto più esigente. Alle elementari: * i genitori organizzano; * gli insegnanti ricordano; * le richieste sono più strutturate. * C’è (o dovrebbe esserci) un approccio più comprensivo Alle medie e superiori: * aumenta l'autonomia richiesta; * aumenta il carico di studio; * aumenta il peso delle relazioni sociali; * aumenta la necessità di pianificare e autoregolarsi. Ed è qui che le fragilità esecutive iniziano a diventare molto più visibili - aumenta la richiesta di carico cognitivo ed emergono (o si acuiscono) le prima grandi difficoltà
MONDO SOCIALE Quando i nostri figli sono piccoli, le relazioni sono relativamente semplici. Se litigano, qualcuno interviene. Se interrompono, vengono richiamati. Se sbagliano qualcosa, spesso gli altri bambini sono ancora disposti a concedere una seconda, terza o quarta possibilità. In qualche modo, il contesto aiuta il bambino a stare dentro la relazione. L’adolescenza invece è diversa. le regole cambiano. Diventano invisibili. Nessuno spiega come si entra in un gruppo. Nessuno insegna quanto parlare, quanto esporsi, cosa condividere e con chi. Nessuno dice apertamente quando un comportamento viene percepito come immaturo, invadente o fuori luogo. Eppure tutti sembrano saperlo. È in questo momento che molti ragazzi con ADHD iniziano a incontrare difficoltà che da bambini non erano così evidenti. Non necessariamente perché i sintomi siano peggiorati, ma perché il mondo sociale è diventato molto più complesso. Da piccoli bastava voler giocare insieme. Da adolescenti bisogna riuscire a leggere sfumature, comprendere dinamiche implicite, tollerare esclusioni, gestire la propria immagine all'interno del gruppo e navigare relazioni che diventano sempre più sofisticate. Per alcuni ragazzi questo passaggio avviene in modo abbastanza naturale. Per altri è come trovarsi improvvisamente in un paese di cui nessuno ha mai insegnato la lingua. Ed è qui che spesso vediamo comparire ansia, ritiro, rabbia, senso di inadeguatezza o il tentativo disperato di adattarsi a tutti i costi. Per questo l'adolescenza non rappresenta soltanto una fase di crescita. Per molti ragazzi ADHD è il momento in cui le strategie che hanno funzionato fino a quel momento smettono improvvisamente di bastare. E il modo in cui arrivano a questa fase fa una differenza enorme.
CERVELLO Quando pensiamo all'adolescenza, spesso pensiamo alla scuola, agli amici o ai primi amori. In realtà, il primo grande cambiamento avviene nel cervello e nel corpo. Durante la pubertà assistiamo a una vera e propria tempesta ormonale. Testosterone, estrogeni e progesterone non influenzano soltanto la crescita fisica: dialogano continuamente con i sistemi cerebrali coinvolti nell'attenzione, nella motivazione, nella regolazione emotiva e nella ricerca di gratificazione. E questo è particolarmente importante nei ragazzi con ADHD. Perché l'ADHD non riguarda soltanto la concentrazione. Riguarda anche la regolazione delle emozioni, la gestione degli impulsi, la tolleranza alla frustrazione e la capacità di fermarsi a riflettere prima di agire. Durante l'adolescenza il sistema emotivo accelera improvvisamente. Le emozioni diventano più intense. Il bisogno di appartenenza aumenta. La sensibilità al giudizio dei coetanei cresce. La ricerca di novità e di ricompense diventa più forte. Nel frattempo, le aree cerebrali deputate alla pianificazione, all'autocontrollo e alla valutazione delle conseguenze stanno ancora maturando. Per questo molti genitori hanno l'impressione che il proprio figlio sia cambiato all'improvviso. In realtà, spesso, non è l'ADHD ad essere peggiorato. È il cervello adolescente che sta chiedendo molto di più alle stesse funzioni che erano già fragili.
Nelle RAGAZZE c'è poi un aspetto ulteriore. Gli estrogeni influenzano anche i sistemi neurochimici coinvolti nell'attenzione e nella regolazione cognitiva. Per questo alcune adolescenti possono osservare variazioni significative dei sintomi nel corso del ciclo mestruale. Inoltre, poiché molte ragazze ADHD hanno imparato a compensare e mascherare le proprie difficoltà durante l'infanzia, l'arrivo della pubertà può coincidere con un improvviso aumento di ansia, sovraccarico, esaurimento emotivo o calo dell'autostima.
Nei RAGAZZI, invece, è più frequente osservare un aumento della ricerca del rischio, della reattività e dell'impulsività, anche se naturalmente ogni persona segue una traiettoria diversa. Sapere tutto questo non serve per giustificare qualsiasi comportamento. Serve per interpretarlo correttamente.
In sintesi: L’adolescenza non crea l’ADHD. Ma se le richieste dell’ambiente superano le strategie che il ragazzo conosce il risultato può essere esplosivo. Comprendere cosa sta accadendo permette di intervenire prima che le difficoltà si trasformino in problemi di autostima, ansia, conflitti familiari o abbandono scolastico. Perché l’obiettivo non è chiedere a un adolescente con ADHD di impegnarsi di più. È aiutarlo a sviluppare gli strumenti necessari per affrontare una fase della vita che, per lui, richiede uno sforzo molto maggiore rispetto a quanto spesso appare dall’esterno.
“L’outcome dell’adolescenza dipende molto da come si arriva a questo passaggio. Un ragazzo che conosce i propri punti di forza, che ha ricevuto supporto e che non è cresciuto sentendosi ‘sbagliato’, affronta questa fase con risorse molto diverse rispetto a chi ha accumulato anni di critiche, incomprensioni e fallimenti.”
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