Buongiorno Maria Rosaria, capisco il suo senso di smarrimento e la fatica di sentirsi sola nella gestione di una situazione che si trascina da anni.
Il disinteresse scolastico, soprattutto quando è presente fin dai primi anni, non è necessariamente una questione di pigrizia o di mancanza di volontà. Sarebbe importante capire che cosa si nasconde dietro questo comportamento: difficoltà di apprendimento, noia, bisogno di mettersi alla prova attraverso la trasgressione, difficoltà a tollerare la frustrazione o un rapporto con la scuola che, nel tempo, si è deteriorato.
Il fatto che suo figlio sia ben inserito socialmente e pratichi sport è un elemento positivo: dimostra che sa investire energie e costruire relazioni in contesti che probabilmente sente più vicini ai suoi interessi.
Punizioni e lunghi discorsi, se ripetuti senza produrre cambiamenti, rischiano di alimentare un circolo vizioso di conflitto e opposizione. Proverei, invece, a cercare un momento di dialogo in cui sospendere rimproveri e aspettative, per capire come vive lui la scuola e che cosa gli risulta difficile o poco significativo.
È inoltre importante che lei e suo marito riusciate a trovare una posizione condivisa: le divergenze educative, soprattutto quando vengono espresse davanti a vostro figlio, possono rendere più difficile stabilire confini chiari e coerenti.
Vista la lunga durata della difficoltà, potrebbe essere utile un confronto con uno psicologo dell’età evolutiva, coinvolgendo anche la scuola, per comprendere meglio le ragioni del comportamento e individuare strategie adeguate.
Più che chiedervi come convincerlo a interessarsi alla scuola, la domanda da cui partire potrebbe essere: che cosa rende così difficile, per lui, trovare un posto nella realtà scolastica? Comprendere questo aspetto è il primo passo per poter intervenire in modo efficace.
Per approfondimenti e un confronto può contattarmi attraverso il mio sito, digitando sul web: Dott.ssa Irene Mazzon
Un caro saluto