Adolescenza

Non so come comportarmi!

maria grazia

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Buona sera sono molto confusa, mi chiedo se come madre sto sbagliando tutto.

Mia figlia di 14 anni ha una libertà che io mi sognavo alla sua età; esce il sabato, dorme da amici.

Cerco di darle ciò che la rende felice, o almeno credo; parliamo non di tutto, ma cerco di essere sua amica. Oggi mi ha detto che io sono pazza, che dolore per me, cosa ho fatto per sentirmi dire pazza, atteggiamenti arroganti verso di me, allora penso che ho sbagliato tutto con lei, forse le ho dato troppa libertà?

10 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buonasera Mariagrazia,


innanzitutto non si colpevolizzi per il suo modo di essere mamma e di educare sua figlia.


La ragazza vive in un periodo per lei turbolento e pieno di novità: l’adolescenza è un momento delicato per lo sviluppo in quanto la ragazza vede cambiare il suo fisico, le sue relazioni interpersonali, il gruppo di amici e non meno importante c’è l’inserimento nella scuola superiore che  impegna la ragazza in nuove sfide non solo personali ma anche sociali. Insomma deve trovare la sua identità e non è facile visti gli sbalzi d’umore e i rapporti un po’ turbolenti con i genitori, in particolare la mamma (per le ragazze)  tipici della sua età. Lei, signora non ha specificato in quale occasione sua figlia le si è rivolta in questo modo, presumo durante una discussione; ma qualora non fosse così, la invito comunque a stare tranquilla e a “tarare” le risposte di sua figlia visto il periodo delicato che attraversa. Inoltre, ritengo che la libertà concessa ai figli quando rispetta comunque delle regole e i ruoli (genitori-figli)siano ben definiti e quindi sia “una libertà nei limiti del possibile” sia positiva e aiuti i ragazzi a crescere serenamente.  


Spero di esserle stata d’aiuto, sono a disposizione per ulteriori dubbi.


 

Buongiorno Maria Grazia,


L'adolescenza è una fase critica della vita per ognuno di noi. Oggi però, a differenza del passato, i metodi educativi genitoriali e di conseguenza il modo di vivere l'adolescenza da parte dei ragazzi si è notevolmente modificato. Questo non significa che sia un bene o un male, è "solo" un cambiamento. Oggi i genitori, a differenza delle generazioni passate, sono molto meno rigidi e tendono a dare maggiore libertà ai propri figli, perciò il fatto che lei veda in sua figlia un'adolescenza molto diversa dalla sua è assolutamente normale.


Un aspetto che vorrei sottolineare è il fatto che i genitori non devono essere amici dei propri figli, perchè questo metterebbe genitori e figli sullo stesso piano, e questo non deve accadere. Con questo non voglio dire che i genitori non debbano essere disponibili e accoglienti, ma semplicemente che mantengano il proprio ruolo di autorità genitoriale che ha il potere di decidere le regole per il proprio figlio


Detto questo, ritengo sia del tutto normale che in adolescenza avvenga una lotta tra genitori e figli, anzi è sano che ci sia uno scontro ed il genitore deve accettare questi confronti, anche accesi, purchè non superino certi limiti. Nel momento in cui i ragazzi esagerano credo che il genitore debba far valere la propria autorità e risultare intransigente rispetto ad alcuni comportamenti sopra le righe. La cosa importante è che le regole decise dai genitori siano chiare e vengano sempre fatte rispettare, accettando anche lo scontro con l'adolescente, altrimenti si rischia di perdere il proprio ruolo genitoriale ed il rispetto dei propri figli.


Spero di esserle stato d'aiuto


Cordiali saluti

Buona sera gentile Maria Grazia, ritengo che interrogarci e metterci in discussione non sia mai un errore. Errore è confondere i ruoli: una mamma, per quanto moderna, deve essere normativa e non complice.


Meglio non essere amici dei nostri figli. Utilizziamo qualche No, che aiuta a crescere, ed insegnamo loro anche la frustrazione. Stiamo creando una generazione che vuole tutto e subito.


Penso al mito delle Danaidi condannate a versare acqua in giare bucate. ... bene continuare a "dare" produce enormi falle nella capacità di tenere e trattenere.....


Buonavita.

Buona giornata sig.ra M.Grazia, premetto che l'adolescenza è un periodo evolutivo molto particolare e che a volte crea conflitti relazionali/familiari che fanno soffrire sia gli adolescenti che i loro familiari! Gli adolescenti in questo periodo non si sentono nè bambini nè adulti. Sentono di 'vestire un abito ancora non ben cucito, non ben sistemato, non ancora adatto a loro' e quindi non è facile per loro sentirsi a proprio agio!!  Sua figlia sta vivendo questo suo particolare momento con difficoltà e non riesce a capire quali linguaggi, comportamenti, scelte etc.  siano giuste per lei.  I  linguaggi sbagliati ed offensivi, l'arroganza che dimostra  Sua figlia fanno parte del bagaglio un po' confuso della sua crescita. Pur avendo pochi elementi disponibili ritengo che Lei sia stata una brava madre e che non debba rimproverarsi niente. Deve, però, cercare di fare il genitore  più che l'amica di Sua figlia. Cerchi di farle capire che esige rispetto; contratti con lei le uscite, le concessioni di libertà e chieda in cambio di un atteggiamento meno sprezzante, più collaborativo e più consono in famiglia. Si (ri)appropri del ruolo genitoriale con un po' più di autorevolezza. Comunque non dia molta importanza a ciò che dice la ragazza perchè questo periodo passerà ed anche i linguaggi e comportamenti pochi adeguati spariranno. Le faccio i miei migliori auguri e La saluto cordialmente.

Gent.le Sig. ra capisco la sua preoccupazione, consideri che sua figlia sta attraversando quel periodo che va dalla dipendenza familiare all' auTonini,  quindi si sente controllata in maniera spropositata.. Non e' facile per lei considerarla un' amica perché e' sua madre.. Le consiglierei di porsi aperta ai suoi discorsi...e mostrarle il suo supporto  anche in caso di errore. Per maggiori approfondimenti consultare comunque un professionista al quale può raccontare meglio la sua situazione. Cordialita' 

Gentile signora, posso ben immaginare il dispiacere che può aver provato alle parole di sua figlia (una ragazzina che si rivolge alla propria madre con queste parole e in modo così arrogante!), soprattutto quando da parte della madre ci sia stato uno sforzo continuo di comprendere la figlia e di creare una relazione con lei. E quindi non posso che esserle vicina nel suo dispiacere. D’altra parte, qualcosa che abbia determinato un simile atteggiamento da parte di sua figlia deve esserci, e le ipotesi che più facilmente mi sovvengono (e che, badi bene, potrebbero non adattarsi al suo caso, e non hanno la pretesa di essere “le risposte”) considerano, da una parte, la cosiddetta “contro-dipendenza”; ovvero quella fase così critica dell’adolescenza che vede il giovane impegnato in un compito estenuante e difficilissimo, ovvero diventare autonomo interiormente, diventare individuo separato dalla sua famiglia di origine e capace di affrontare il mondo e la vita da solo. Spesso questo passaggio quasi iniziatico (e che avviene nel corso di anni talvolta turbolenti e dolorosi) comporta un conflitto aperto proprio con chi ci ha più amati, perché separarsi da tanto amore è ben difficile, e talvolta comporta uno strappo deciso, che passa anche attraverso atteggiamenti pesantemente trasgressivi e di rifiuto. Ma poi, col tempo, il rapporto viene recuperato su un piano di maggiore maturità e le cose migliorano molto. L’altra ipotesi (e qui un pochino mi guida la sua frase “cerco di essere sua amica”), è che non ci sia stata (forse, e ripeto forse) tutta quella chiarezza di ruoli tra genitore e figlia che sono indispensabili per dare struttura e stabilità ai giovani, e che permette loro di discernere chiaramente i confini tra i due livelli familiari. Un genitore non dovrebbe essere amico dei figli, è una posizione equivoca, che può determinare conseguenze difficili da gestire nella relazione madre-figlia. Ma qui mi fermo, perché ogni caso è davvero unico, e quindi posso solo augurarle di trovare la strada per continuare a comunicare con sua figlia.

Salve, non è facile comprendere la situazione in poche righe.


Comunque mentre leggevo mi sono chiesta dov'è il padre? Un'altra cosa che mi ha colpito è quando afferma che cerca di essere sua amica. Credo si riferisca al fatto che cerca di avere un dialogo con sua figlia, tuttavia i figli hanno anche bisogno di avere delle figura adulte di riferimento che facciano i genitori mettendo dei limiti e delle regole. ovviamente le regole non funzionano per il semplice fatto di enunciarle, serve una certa coerenza e credibilità. Io non conosco la situazione e quindi sto solo facendo degli esempi di situazioni che a volte non funzionano. A tutto ciò aggiunga che l'adolescenza è un periodo difficile non solo per i figli ma anche per i genitori che vengono messi a dura prova.


Se vuole mi scriva fornendomi maggiori informazioni in modo da avere un'idea un po' più articolata della situazione.


Un saluto

Gentile Maria Grazia,


lei non spiega il contesto in cui è avvenuta questa accusa, ma le direi di non prendere troppo alla lettera Le reazioni di sua figlia. Certe reazioni aggressive sono comuni durante l’adolescenza e hanno l’obiettivo di affermare l’individualità che si va man a mano costruendo e con questa l’autonomia. E’ un momento difficile per i genitori ed è importante che padre e madre possano contare uno sul sostegno dell’altro e che siano compatti di fronte ai figli. Concedere libertà non significa autorizzare qualsiasi cosa, nè che non ci siano più regole da rispettare, a volte però è bene non raccogliere le provocazioni e sforzarsi di mantenere un dialogo rispettando gli spazi, ma vigilando a distanza.

Buongiorno Maria Grazia,


innanzi tutto sfatiamo un falso mito di questa nostra società: i genitori non devono essere amici dei propri figli. Gli amici si creano fuori dalla famiglia (una cosa ovvia, ma chissà perché "rimossa", cioè dimenticata).


Il ruolo del genitore e' quello di essere una guida autorevole per la crescita armoniosa del figlio.  Ma... c'è' un importantissimo ma... per esserlo seriamente, un genitore deve essere in grado di porre dei confini.


Fare crescere felice un figlio non significa "lasciare correre" comportamenti non idonei. Solo per evitare il conflitto con i figli. Il compito del genitore, infatti, e' quello di vigilare sui comportamenti dei figli. L'adulto deve saper porre dei limiti, delle regole. Il genitore non deve cercare conforto e conferme dal figlio per sentirsi legittimato nella sua funzione di guida. Dalle sue poche parole, Maria Grazia, mi sembra di capire che lei ha concesso a sua figlia il potere di "delegittimarla" come madre.


I figli hanno bisogno di figure solide alle spalle. Hanno bisogno di adulti che sappiano mettere punti fermi. Se sua figlia a soli 14 anni è in grado di opporsi a lei e sopraffare la sua autorità (si chieda, Maria Grazia, come lei stia esercitando questa importantissima funzione), allora vuol dire che il suo comportamento di genitore va rivisto e modificato. 


Le suggerisco di farsi aiutare di persona da un mio collega della sua zona. Faccia ordine alla sua confusione emotiva e soprattutto alla confusione di ruoli (amica-genitore). 


Vedrà che nel momento in cui riuscirà a fare chiarezza e "a prendersi" il suo ruolo di genitore (senza paura), allora quello che ora la sta facendo soffrire diverrà un lontano, ma utile ricordo.


Le auguro un buon cammino di madre.


Cordiali saluti

Cara Maria Grazia,


l'adolescenza è un'età complessa, in cui sua figlia è alla ricerca di una sua identità separata dalle figure genitoriali. L'opposizione e lo scontro con quelli che rappresentano i punti fissi per il giovane adolescente sono fasi che caratterizzano questo processo. Il fatto che lei si comporti da "amica" piuttosto che da mamma non aiuta sua figlia in questo. Capisco i suoi sforzi, ma le assicuro che ciò di cui ha più bisogno in questo momento sua figlia è un genitore che faccia il genitore, che rispetti i suoi spazi di privacy ma nello stesso tempo sia in grado di intervenire in modo autorevole quando intravede dei comportamenti da correggere. Le consiglio di farsi forza, e accettare tali manifestazioni come momenti passeggeri, intervenendo con autorevolezza in modo da correggerle. Riprenda sua figlia con fermezza ogni volta che le si rivolge in questo modo e non pretenda una confidenza totale da lei, le ponga dei limiti di orario per le uscite, le fornisca un sistema di regole ben precise con cui confrontarsi, le dia attenzione quando ne ha bisogno e gliela tolga nel momento in cui si comporta in modo arrogante. Spero di esserle stata d'aiuto.

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