Tiberio, ti ringrazio per aver condiviso questa situazione così complessa e dolorosa.
Sento chiaramente il peso di questa dinamica familiare: è estremamente frustrante sentirsi "nella posizione del torto" quando tutto ciò che cerchi è comprensione, riconoscimento del proprio dolore passato e un rapporto sano con le persone a cui tieni.
Il fatto che tu stia cercando di gestire la rabbia in modo maturo, nonostante l'impulso naturale di reagire fisicamente, è una prova di grande autocontrollo.
La tua volontà di rimanere integro, lontano da sostanze o comportamenti autolesivi, è una risorsa preziosa.
Ecco alcune riflessioni pensate per aiutarti a disinnescare questo meccanismo logorante.
Quando provi a parlare con tua madre per "risolvere" il problema con tua sorella, involontariamente stai creando un triangolo comunicativo.
Tu chiedi a lei di essere l'arbitro o di cambiare l'altra persona, ma tua madre, per le sue ragioni (che spesso riguardano i suoi traumi, la sua incapacità di gestire il conflitto o la sua paura di affrontare la verità su tuo padre), si difende rigettando la responsabilità su di te.
Non puoi cambiare tua madre né tua sorella. Cercare di convincerle che "il problema non sei tu" è una battaglia che, purtroppo, ti sta consumando energia senza portarti il risultato sperato.
Ogni volta che solleciti il loro riconoscimento, rimani ferito quando non arriva.
Comprendo che tu voglia che capiscano.
È un bisogno umano sacrosanto.
Tuttavia, in una famiglia dove sono presenti traumi antichi, è possibile che loro siano emotivamente bloccate.
Prova a spostare il focus dalla loro validazione alla tua protezione.
Invece di chiedere a tua madre di cambiare tua sorella, potresti dirle (o decidere per te stesso): "Mamma, non ti sto chiedendo di darmi ragione, ma ho bisogno di dirti come mi sento quando lei mi tratta così. Se non puoi ascoltarmi, ho bisogno di prendere le distanze da queste conversazioni perché mi fanno male".
Tua sorella, con il suo atteggiamento, sta premendo dei tasti molto sensibili legati al tuo passato.
Quando reagisci (anche solo chiedendo giustizia a tua madre), lei ottiene esattamente ciò che cerca: la conferma del suo ruolo provocatorio.
Quando lei ti provoca, prova a non dare alcun tipo di gratificazione, né rabbiosa né implorante. Diventa "neutro".
Non è freddezza, è autotutela.
Se non trova la tua reazione (che sia il "volerla sbattere al muro" o il pianto di sfogo), il suo potere sulla tua emotività diminuisce drasticamente.
Hai scritto: "non basta migliorare se stessi per migliorare anche quello degli altri".
Hai perfettamente ragione. Il tuo miglioramento deve servire a rendere la tua vita più serena, non a "riparare" le persone intorno a te.
Se il loro comportamento rimane tossico, la scelta più matura e sana che puoi fare è limitare l'esposizione a quella tossicità, non per punirle, ma per salvare te stesso.
Quando tua madre ti dice che "sei tu a dover cambiare", cosa senti fisicamente nel corpo?
E se provassi, per le prossime due settimane, a smettere completamente di parlare di tua sorella con lei, concentrando le tue energie solo su attività che ti fanno stare bene e ti rendono autonomo, cosa cambierebbe nella tua giornata?