Famiglia e bambini

CARATTERE PARTICOLARE

ERICA

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Gentilissimi Dottori,

Ho un bimbo (secondo genito, il primo ha 9 anni) di 6 anni.
Non ha avuto dei ritardi del linguaggio o psicomotori, anzi a livello motorio ha potenzialità che a volte non sa di avere.
Ha un carattere particolare, innanzitutto è stitico e molto raramente fa la cacca spontaneamente, fino a circa 4 mesi fa, anche quando l'aveva non voleva comunque farla, e dovevamo portarlo di forza in bagno poi la faceva, ora facciamo meno fatica, sta migliorando ma il problema c'è ancora.

Ha iniziato verso la fine del primo anno di asilo nido (aveva 22 mesi) a manifestare irritabilità e fatica ad accettare le regole. All'inizio della scuola materna, faceva fatica con le regole (non sempre) ma pian piano è andata migliorando anche se non ci è mai andato volentieri e purtroppo non solo per il suo carattere ma anche perchè gli stimoli erano veramente pochi e le insegnanti dei primi due anni non andavano d'accordo e si ripercuoteva sui bimbi.

Il terzo anno è andato meglio anche se ogni tanto ha avuto momenti di ira, perchè appunto non voleva starci che sono sfociati anche in graffi che dava a se stesso, ma poi non è più successo. Il primo anno giocava spesso da solo poi pian piano si è aperto. Vuole chiamare amici a casa o andare ai compleanni, ma nel grande gruppo a volte fa fatica ad inserirsi e gioca da solo, mentre si trova meglio nel piccolo gruppo.

Siamo arrivati alla fine della materna, che era veramente nervoso, poi pian piano con l'inizio delle elementari ha fatto tantissimi miglioramenti, le maestre ci dicono che si comporta molto bene. Sono molto carine al contrario di quelle della materna e riescono a rassicurarlo, cosa di cui ha molto bisogno.

Ha poca autostima di se stesso e anche se ripeto, da quando è iniziata la scuola sembra un altro bambino, ha comunque momenti di irritabilità soprattutto legati appunto alla cacca, alla stanchezza e alle paure, esempio se ha paura di fare qualcosa diventa irritabile. Purtroppo a scuola ha trovato pochissimi amici dell'asilo e fatica anche se le maestre dicono che a seconda dei giorni gioca da solo o in compagnia, cerchiamo di compensare chiamando amici a casa. A volte agita le braccia e le mani e fa un verso con la bocca come una sorta di soffio.
Il bimbo su insistenza di una maestra della materna, è stato portato da una neuropsichiatra infantile che dopo una valutazione ci ha detto che non riscontrava nulla di strano, in effetti al bambino piaceva e con lei si apriva e parlava molto.

Siamo stati successivamente da una psicologa per bambini, anche lei esclude "cose particolari" anche se con lei parla meno ma chiede spesso di tornarci.

Inoltre fa psicomotricità individuale (o col fratello, ma ora inizierà con altri bimbi) e anche con lei ha fatto grossi miglioramenti a livello caratteriale. Mi è stato detto che probabilmente è uno sfogo all'ansia che ha maturato all'asilo, così forse come dalla morte della nonna materna. Inoltre lo scorso anno scolastico si era molto tranquillizzato ma appunto è morta la nonna (l'ha accusata dopo qualche mese) ed ha sentito varie discussioni col fratello (che non voleva fare i compiti, ed è anche risultato dislessico) per la scuola, ho paura che questo suo carattere già un po' chiuso ed un po' irritabile sia peggiorato avendo forse subito un piccolo trauma da tutte queste situazione.

Ribadisco però che con la scuola sta molto migliorando, ho avuto paura che non fosse solo un problema di carattere, ma vedendo i miglioramenti crediamo di no anche avvallati dalla psicoloca, volevo però un altro parere. Mi scuso se mi son dilungata ma non è facile spiegare tutto.


IL parto è stato cesareo, nato alla 38 esima settimana, allattamento artificiale.
Il fratello spesso fa dispetti al piccolo.


Grazie

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno, ho letto l'accurata descrizione che ha fatto della storia del suo bambino, tuttavia penso risulti molto difficile a qualunque professionista dare una risposta precisa solo sulla base di un racconto. Ho deciso però di risponderle perchè mi pare che in tutti i passaggi che sono stati fatti ne manchi uno, oppure non lo ha specificato. E' importante che il bambino sia stato visto da una neuropsichiatra infantile come anche dalla psicologa ma, le chiedo, è mai stato proposto a voi genitori di fare un percorso? Non mi fraintenda, mi spiego meglio: il percorso non viene proposto ai genitori perchè si pensa che siano loro il problema, ma perchè essendo le figure primarie di accudimento, è principalmente attraverso di loro che possono attuarsi dei cambiamenti nel bambino. Potrebbero esserci all'interno del sistema familiare delle dinamiche relazionali che necessitano di essere cambiate o direzionate in altro modo.


Io lavoro principalmente con i genitori per le problematiche che emergono nei bambini. Non dimentichiamo che i bambini, soprattutto se molto piccoli, comunicano i loro disagi attraverso i comportamenti e gli atteggiamenti, non tanto attraverso la parola.


Penso quindi possa esservi d'aiuto valutare anche questo aspetto.


A disposizione per ulteriori chiarimenti.


 

Cara Erica, premetto che non mi occupo direttamente di bambini, per cui mi rivolgo a lei.


Mi colpisce il fatto che nonostante abbia avuto nei confronti del suo bambino un comportamento attento e premuroso e sia stata rassicurata da un neuropsichiatra e da una psicologa che il suo secondogenito non ha nulla di particolare si preoccupa del suo carattere.


Se è preoccupata potrebbe guardare il suo bambino in modo preoccupato e lui, se vede lo sguardo della mamma preoccupato potrebbe sentire a livello emozionale che c’è qualcosa che non va e potrebbe persino arrivare a sentire che è proprio lui che non va.


Un figlio piccolo non capisce il motivo e la natura della preoccupazione materna ma potrebbe attribuire a sé stesso la responsabilità. Cioè, un bambino non capisce che la mamma è preoccupata per lui perché gli vuole bene e vorrebbe il meglio per lui ma … se vede che la mamma ha uno sguardo preoccupato, si preoccupa anche lui.


Potrebbe essere un bambino un po’ timido che fa fatica ad adattarsi ai tempi ed i modi che non sono i suoi (mi riferisco ai problemi al nido ed alla materna). Potrebbe essere un bambino molto sensibile al contesto relazionale e sociale e questo gli ha creato uno svantaggio alla scuola materna dove le maestre erano in disaccordo e stimolavano poco i bambini però quando il contesto è cambiato ha risposto bene al miglioramento della situazione.


Forse il suo secondogenito è diverso dal primo. Forse ha delle caratteristiche che non si aspettava e che secondo lei potrebbero creargli problemi in futuro. Cerchi di scoprire con curiosità insieme al bambino ed insieme al papà quali sono i punti di forza del piccolo e gli aspetti in cui va sostenuto.


E soprattutto guardi suo figlio con gli occhi dell’amore, tutto l’amore che lei ha per il suo bambino: è la cosa che gli darà maggiore sicurezza e lo renderà più forte nell'affrontare le sfide del futuro.

Salve Erica,


dalla descrizione dei comportamenti di suo figlio, penso che il carattere c'entri ben poco!!!


Anzi credo che il bambino stia comunicando, prima con più forza ora meno, un disagio che lo accompagna sin da quando era piccolino, lo dimostra la stipsi, gli episodi di aggressività etero e autoriferiti. Tutto rimanda ad una certa coartazione emotiva, le paure, il disagio, e poi la morte della nonna. Quest'ultimo episodio sicuramente rappresenta di per sè un evento importante e traumatico all'interno del ciclo vitale di una famiglia che va in qualche modo affrontato, specie con i bambini; a questo riguardo non ci sono notizie sulla valenza emotiva di questa nonna per il bambino, ma di certo non va sottovalutato.


Una terapia EMDR con il bambino integrata a delle sedute di terapia familiare potrebbe essere utile per aiutare il piccolo a liberarsi da eventuali ricordi traumatici o solo aversivi che sono rimasti "segregati" nella sua memoria e che ogni tanto potrebbero ritornare a fargli visita


Buona fortuna


Un caro saluto

Cara Erica,


dalle sue parole si capisce che suo figlio ha una particolare sensibilità, che se non viene capita sfocia in tutte queste manifestazioni che lei descrive. Probabilmente, a causa della sua forte sensibilità e ricettività agli stimoli, l'esperienza dell'asilo è stata un piccolo trauma che deve andare a rielaborare, così come la perdita della nonna. Il fatto di trattenere le feci va in linea con la sua difficoltà ad adeguarsi alle regole tradizionali, ovvero il fatto di aver bisogno di trattenersi molto nel suo modo di essere per riuscire ad adeguarsi: trattenendosi trattiene simbolicamente le feci. Le altre manifestazioni potrebbero essere momenti in cui il suo trattenere letteralmente "sbrocca" dal corpo e esce in modo prepotente proprio perchè represso. Continui con la terapia ma soprattutto non sottovaluti il bisogno di suo figlio di essere visto per quello che è, amato per quello che è, capito per quello che è. La sua non è introversione, è solo una splendida diversità che se gestita in modo appropriato lo porterà lontano della vita! 


Spero di esserle stata d'aiuto

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