Buongiorno Alessandro
Da quello che scrive si sente tutta la preoccupazione di un padre, prima ancora che la rabbia o il giudizio verso le scelte della sua ex moglie. Ed è comprensibile: quando ci sono di mezzo dei figli piccoli, l’ansia sale subito, soprattutto se entra in gioco una persona che ha già mostrato comportamenti gravi. Lei oggi si trova in una posizione molto difficile: non ha il controllo delle scelte della sua ex moglie, ma sente di avere una responsabilità morale fortissima verso le sue bambine. Il punto centrale non è tanto il rapporto tra loro due adulti, quanto la sicurezza emotiva e fisica delle minori. Ed è normale che lei si chieda: “Sto facendo abbastanza? Devo fare qualcosa?”
Il fatto che quest’uomo si sia comportato bene con le bambine non cancella ciò che ha fatto alla madre. Una denuncia per molestie fisiche e mentali, per di più non la prima, è un segnale serio. E il fatto che sua moglie ora voglia tornare con lui e ritirare la denuncia non rende la situazione più leggera, anzi: la rende più confusa e delicata.
Dal punto di vista umano (prima ancora che legale), qui ci sono due livelli:
sua moglie: potrebbe essere dentro una dinamica complicata, fatta di paura, dipendenza emotiva, confusione. Questo non la rende “colpevole”, ma nemmeno lucida.
Le bambine: loro non hanno strumenti per capire queste dinamiche, ma le assorbono. Anche se non subiscono nulla direttamente, il clima emotivo conta moltissimo.
Lei chiede cosa comporta tutto questo, soprattutto in vista della sentenza. È importante sapere che:
il giudice decide in base alle informazioni che ha in quel momento;
se un fatto rilevante (come una denuncia per molestie e una relazione ripresa con quella stessa persona) non è noto, ovviamente non può essere valutato;
l’affidamento non riguarda “chi ha ragione”, ma il superiore interesse dei minori.
Questo non significa che lei debba “fare guerra” alla madre delle sue figlie. Ma significa che non deve nemmeno ignorare ciò che la preoccupa, pensando di esagerare. Non sta esagerando: sta facendo il padre.
Un suggerimento molto concreto e prudente:
parli con un avvocato o con il suo legale prima che arrivi la sentenza, anche solo per un confronto;
esponga i fatti con calma, senza accuse, senza giudizi, ma attenendosi alla realtà;
chiarisca che la sua preoccupazione riguarda esclusivamente le bambine.
A volte non serve “denunciare” o creare conflitto: basta mettere agli atti una preoccupazione fondata, così che chi decide abbia un quadro più completo.
Dal punto di vista emotivo, voglio dirle questo:
Lei non può salvare sua moglie dalle sue scelte, ma può e deve tutelare le sue figlie. E questo non la rende cattivo, vendicativo o esagerato. La rende un genitore attento.
Un caro saluto