Famiglia e bambini

L'età della contestazione

GIORGIO

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Abbiamo una bambina di 9 anni che fino a poco tempo fa era timida, sempre attaccata ai genitori e bisognava spesso invogliarla a fare delle nuove esperienze. Da un po' di tempo a questa parte, pur persistendo alcuni tratti di forte timidezza (imbarazzo con persone estranee, parlare a bassa voce in pubblico, tendenza a seguire le altre amiche piuttosto che a essere leader del gruppo) io e la madre assistiamo da un lato a un regresso verso alcuni atteggiamenti infantili (pollice in bocca, paura del buio, richiesta di dormire nel lettone) dall'altro a esplosioni di insofferenza e di contestazione verso noi genitori, che ricordano piuttosto la nostra esperienza di post-adolescenti con i nostri genitori: quando le si fa notare qualcosa di sgradito risponde alzando la voce e strillando; in generale risponde strillando a qualsiasi cosa le venga detto (quando proprio non ha particolari argomentazioni grida: "non è vero!"); si gira e va via mentre le si parla (anche sbattendosi la porta alle spalle o chiudendosi in camera, a volte anche a chiave); quando ce l'ha su con noi ha preso a utilizzare mani e piedi per dare blandi pugni e calci. In generale si contrappone ai genitori, spesso con fare di sfida, provocando, continuando a tenere l'atteggiamento che le si è chiesto di smettere, finché qualche volta non ci scappa anche il ceffone e poi piange lungamente facendo la vittima. Si percepisce che non c'è più sovraordinazione tra il ruolo di genitore e quello di figlio perché spesso giudica apertamente il nostro comportamento come potrebbe farlo un adulto, dicendo anche cose tipo: vorrei essere figlia di separati, vorrei un altro padre (con la madre) e un'altra madre (con il padre). Quando è tranquilla invece è una bambina che dimostra meno della sua età, per intraprendenza, richieste di autonomia, per i giochi che fa. Questo clima di guerra fredda casalinga sta incominciando a logorare i nervi di due genitori che si sono spesi all'inverosimile per questa figlia. Chiediamo consiglio per gestire questa difficile situazione .

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cari genitori, forse vi siete spinti troppo con lei o forse vostra figlia sta cercando di dirci qualcosa evidenziando un suo malessere! Primo c'è da verificare se a scuola, in casa, in palestra, ovunque insomma, non ci sia qualcosa che le faccia paura o che le crei disagio, fatto questo con le dovute cautele ovviamente, si passa a dare delle regole ferree sul suo comportamento: se non ti comporti bene o manchi di rispetto avrai una punizione (niente ti, niente festina..) qualcosa a cui lei tiene veramente...pian piano imparerà a comportarsi meglio...potrebbe stare chiedendo solo attenzione (per un disagio o anche un cambiamento improvviso in casa!), la punizione farà capire che ci stiamo interessando a lei ma con delle regole...Buon lavoro e in bocca al lupo!!

Gentile Giorgio,


la descrizione che lei fa di sua figlia mi fa pensare ad una bambina che sta facendo un po' fatica ad affrontare il passaggio dall'infanzia alla preadolescenza. Se è comune, infatti, che a quest'età ci sia una certa alternanza tra gli atteggiamenti da piccola e quelli da "adolescente ribelle", mi sembra che la situazione in casa vostra sia un po' esasperata.


Lei stesso dice che, fino a poco tempo fa, la bambina era "sempre attaccata ai genitori", che era "timida" e che è ancora molto facile all'imbarazzo, che fa giochi da piccola (quali?), che non è autonoma ecc.


E' possibile che questa sua indole e le scarse competenze "sociali" che possiede ("tende a seguire le amiche".. "non è intraprendente"..) contrastino con la naturale spinta interna al distacco dal mondo infantile e dai genitori, facendola sentire poco attrezzata ad affrontare il mondo. Da ciò conseguono richieste regressive apparentemente incongrue, come quella di dormire nel lettone, e gesti infantili come il dito in bocca.


L'aggressività che dimostra nei vostri confronti riflette, a mio parere, la difficoltà che prova a "tenere insieme" queste due parti di sé (la bambina che era e l'adolescente che sta diventando) ed è l'unico modo che ha trovato per esprimere il suo disagio. Il fatto che lo faccia in famiglia significa, di solito, che si permette di esprimere "il peggio di sé" laddove sa di poter essere accettata.


Visto il clima molto teso in casa ("da guerra fredda") e l'esasperazione di voi genitori che vi siete "spesi all'inverosimile" per lei, consiglio vivamente di chiedere un consulto ad un collega esperto di psicologia infantile e/o di "sostegno alla genitorialità": potrete così esprimere -almeno inizialmente in assenza della bambina- le vostre frustrazioni, i vostri dubbi e le vostre difficoltà ricevendo utili chiavi di lettura della situazione, per comprendere meglio i bisogni emotivi della piccola ed accompagnarla più serenamente nella crescita.


Un saluto.

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