Famiglia e bambini

Mio figlio si rifiuta di entrare a scuola

EMANUELA

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Buongiorno
Vi scrivo per sottoporvi una grande difficoltà che io e mio marito stiamo affrontando da quando nostro figlio di 6 anni ha iniziato la 1° elementare. Dopo la prima settimana di "scoperta" in cui andava volentieri, il bambino ha messo in atto un netto rifiuto nel momento in cui deve entrare a scuola. Deve essere tutte le mattine trascinato con la forza in classe dalle maestre perchè si aggrappa al papà, o a me o a chi prova ad accompagnarlo e non c'è niente, in quel momento di corto circuito, che lo faccia desistere. Oggi il papà lo ha persino lasciato ai piedi delle scale ma lui è scoppiato a piangere ed è dovuto tornare indietro. E' determinato incredibilmente nel non voler entrare e non entra. Lo fa solo perché trascinato.
Abbiamo provato a capire in tutti i modi cosa lo blocchi, se c'è qualcuno che lo infastidisce, ma si limita a dire che non ci vuole andare perchè si stufa, o perchè voleva andare nella scuola del suo amico... Le maestre ci dicono che, generalmente, dopo qualche minuto si calma e lavora bene, è bravo e loro lo gratificano molto, socializza con tutti. Effettivamente quando al pomeriggio lo ritiro, è contento e nel corso del pomeriggio capita che mi racconti episodi anche buffi della giornata. Di notte dorme, mangia, è sereno per il resto della giornata. Ho provato a parlargli e a convincerlo dicendogli che capiamo che a volte il nuovo spaventa, ma che lui ha tutte le capacità per affrontare anche questa nuova esperienza e che noi siamo convinti che lui possa farcela.
Purtroppo però ad oggi ancora nessun risultato.
Evidenzio che ha sempre avuto problemi nel distacco al mattino, da quando andava al nido fino alla materna, dove non piangeva più, ma voleva entrare con la mano del papà o mia, dopodichè prendeva il via.
Non credo che soffra la nostra mancanza perché capita che a volte (pomeriggio o sera) venga affidato insieme al suo fratellino ai nonni, o alle baby sitter. Non ha mai fatto una piega, anzi si dimostra sempre contento.

Guardandolo così mi sembra incapace di gestire questa sua frustrazione, lui riconosce il problema e il disagio che crea a sé stesso ma anche al papà che fa tardi al lavoro ogni mattina, alle maestre che devono lasciare la classe per andare in atrio a prenderlo, ai suoi compagni che perdono minuti di lezione,ne è perfettamente consapevole ma non riesce proprio a superare questo scoglio. E' come se si alzasse davanti a lui un muro insormontabile non appena mette piede nel cortile della scuola.
Ho provato a dirgli che la TV non la guarda più, che non mi deve chiedere più niente fin quando non capisce e non decide che al mattino si va a scuola e si deve entrare senza tante storie.
Però non sono convinta di niente, in questo momento sia io che mio marito abbiamo molta confusione.
Grazie se vorrete darmi qualche dritta.

4 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Carissima,


come hai giustamente intuito non sono comportamenti volontari, ma conflitti emotivi che prendono voce in quel momento della giornata e che per il momento il bambino non riesce a gestire diversamente. Proprio per questo punizioni e minacce possono essere controproducenti perché aggiungono altra tensione al conflitto emotivo. Se il resto della giornata è sereno sembrano esserci motivi particolari di disagio a scuola, forse in questo momento il pianto e il rifiuto di entrare sono una sorta di strategia adattiva per che permette al bambino di manifestare il disagio per la separazione mattutina, che da sempre è per lui in momento delicato e forse ancora più ora che è entrato in una nuova scuola, la scuola “dei grandi”. Le parole con cui provate a dare voce al suo conflitto mi sembrano adatte, credo che pian piano lo aiuteranno. Credo che il bambino abbia bisogno di tempo. A tutti noi capita di capire una cosa con la mente, ma di non farcela a essere coerenti emotivamente. Lui credo abbia compreso le vostre parole di accompagnamento e sostegno, ma emotivamente ha bisogno di più tempo e il suo corpo ha bisogno di manifestare questo rifiuto che al momento di lasciarvi ed entrare a scuola sente. Se immaginate con fiducia che questa è una strategia adattiva di passaggio, forse potete sostenerlo con pazienza finché non maturerà un modo meno veemente e difficile. Questo tempo che sacrificate per alzarvi prima e trasportarlo dentro permettendo a lui di mettere in scena il proprio disagio, facendogli sentire che lo capite, che col cuore vi dispiace e anche a voi dispiace separarvi da lui forse, ma nel contempo che potete contenerlo e permettergli comunque di entrare e iniziare la giornata superando lo scoglio, è un tempo molto prezioso che permette a lui di non dover soffocare le lacrime e il rifiuto cacciandole nell inconscio e piano piano di trovare altre risorse per rassicurasi e darsi da solo la forza di entrare. Più siete sereni, fiduciosi e costanti, più il processo sarà positivo. In bocca al lupo !

Gentilissimi genitori,


ho visto molti bambini comportarsi come il vostro nei primi giorni della prima elementare.


Il bambino manifesta difficoltà a lasciarvi al momento dell’ingresso a scuola, perché vive con paura la separazione da voi. Apparentemente, infatti, sembra che il bambino abbia accettato di essere lasciato qualche volta a nonni e babysitter, ma forse non è proprio così. Il fatto che non esprima contrarietà a questa vostra scelta non significa che ciò non gli crei qualche disagio.


Disagio che riemerge nella nuova situazione, ora che si trova a vivere una nuova separazione, molto carica di aspettative e paure da parte della famiglia e quindi anche da parte sua.


E allora, al di là dello stupore e preoccupazione dei genitori, è importante ‘saturare’ con una presenza più intensa questa richiesta di sicurezza che il bambino sta comunicandovi. Nonostante la buona volontà di un genitore, infatti, succede che per un bambino, alcune fasi evolutive, come le ‘normali’ separazioni non si siano state del tutto concluse e ogni nuova separazione fa riemergere anche quelle passate.


Più che di parole vostro figlio, in questo momento, ha bisogno di gesti che vadano a saturare questa sua richiesta di avere un’attenzione esclusiva e intensa da parte vostra.


Può essere utile mandargli un chiaro messaggio che il suo bisogno è stato correttamente compreso.


Ad esempio il bambino potrebbe, un giorno previa comunicazione, frequentare solo il mattino nel caso l’orario fosse 8-16, oppure non mandarlo a scuola un sabato, qualora il sabato fosse un giorno di frequenza.


Un altro aiuto può essere quello di fornire al bambino la foto del genitore di cui richiede la maggior presenza; quando salirà le scale, o avrà nostalgia del genitore la foto lo consolerà.


Se questa richiesta di aiuto di vostro figlio viene compresa nel suo valore e si daranno risposte adeguate il disagio si esaurirà in tempi relativamente brevi.


Un augurio a tutti

Buonasera Emanuela, 


credo possa valere la pena di approfondire le origini dell’ansia del suo bambino, che non credo ci sia motivo di gestire in termini normativi con limitazioni o punizioni, trattandosi di una reazione emotiva, quanto invece di comprendere a cosa risponde.


Personalmente vedo genitori e bambini nel mio studio in viale Gran Sasso a Milano. Se interessata trova i miei riferimenti sul mio sito web. 


Cari saluti.

Buonasera Emanuela,


la separazione dai genitori a questa età può essere ancora di difficile gestione senza richiedere necessariamente il supporto di uno specialista.


Questo soprattutto a fronte del fatto che per altre situazioni dove l'ambiente è più familiare non sembra essere problematico il distacco e che anche a scuola dopo poco riesce a tranquillizzarsi seguendo la lezione ed interagendo con i compagni.


Consiglio, anche se comprendo il dispiacere nel vedere il proprio bambino in lacrime, di essere molto rapidi nel salutarlo e, più che punirlo per il suo comportamento, dargli dei rinforzi positivi quando esce da scuola. Potrebbe anticipargli la mattina qualcosa di piacevole e speciale che lo aspetta nel pomeriggio.


Cordiali saluti

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