Rapporto con mia figlia

Paola

Buongiorno, Ho cresciuto da sola una figlia che adesso ha quasi 24 anni, da 4 anni è andata via da casa per rapporti molto conflittuali, vive e lavora all'estero, sono 6 mesi che non la vedo ed è molto altalenante perché ci sono momenti nei quali dice che vorrebbe vedermi, alternati a settimane intere dove non si fa sentire. Soffro molto per la situazione e ne sento la mancanza. Cosa dovrei fare ? Grazie, Paola

12 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Paola,
si sente molto chiaramente quanto questa distanza da sua figlia le stia facendo male e quanto il legame per lei resti importante, nonostante la fatica degli ultimi anni.
In situazioni come questa, spesso l’alternanza tra momenti di avvicinamento e lunghi silenzi non significa assenza di affetto, ma piuttosto una difficoltà della figlia a regolare la distanza emotiva senza sentirsi sopraffatta. Questo può accadere soprattutto quando il rapporto in passato è stato molto conflittuale: il legame resta, ma diventa più “a intermittenza”, perché gestire la vicinanza richiede energia emotiva.
Per lei, però, questo può essere molto doloroso e attivare un forte senso di perdita e attesa continua. In questi casi è importante cercare un equilibrio difficile: da una parte mantenere una disponibilità affettiva non invadente, dall’altra provare a non vivere il suo silenzio come un rifiuto totale.
Più che “fare qualcosa per convincerla a tornare”, spesso è utile lavorare su come lei può stare dentro questa distanza senza sentirsi costantemente in sospeso. E questo passa anche dal prendersi cura del proprio vissuto emotivo, che in questo momento sembra molto carico.
Se sente che questa situazione la sta facendo soffrire in modo significativo, può essere davvero utile uno spazio di sostegno psicologico per lei, in cui poter elaborare questo legame, la separazione e il modo migliore per mantenere un contatto che non la consumi.

Se vuole, può contattarmi per un colloquio: possiamo approfondire insieme la sua storia e capire come aiutarla a vivere questo rapporto in modo meno doloroso e più stabile per lei.

Un caro saluto

Dott.ssa Fioldisa

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Dott.ssa Fioldisa Signorino Gelo

Torino

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Buongiorno, spesso accade che un figlio, soprattutto in fase adolescenziale, elabori una sorta di insofferenza nei confronti di un genitore. Caratterizzata anche da conflittualità aperta. Capita che questa insofferenza sia ambivalente, nel senso che è accompagnata da un forte bisogno affettivo e nostalgico. Insomma, questo figlio è diviso internamente dal desiderio di rapporto con il genitore e dalla necessità di sciogliere il legame.

Nel caso, come il suo, di madre che da sola ha gestito sua figlia, il legame tra madre e figlia è ancora più forte. La necessità di separarsi da lei di sua figlia attraversa inevitabilmente lo strazio di dover costruirsi la propria vita in autonomia, rinunciando ad appoggiarsi a lei, e con forti sensi colpa nell’abbandonarla.

Bisognerebbe poi capire quali altri motivi di insofferenza all’interno del vostro rapporto si sono sviluppati.
Cosa fare? Capire cosa non ha funzionato tra voi (o forse ha funzionato troppo bene), eliminare tutti gli atteggiamenti che sua figlia percepisce come fagocitanti, tranquillizzare sua figlia facendole capire che lei vive serena anche in sua assenza (eliminando i sensi di colpa di sua figlia)...

Ovviamente sapendo ben poco di voi, non posso spingermi oltre. Ma spero di averle comunque dato degli spunti di riflessione.

Un caro saluto. Fabio Fagnani 

Dott. Fabio Fagnani

Dott. Fabio Fagnani

Milano

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Buongiorno Paola, quello che descrive è una situazione molto dolorosa, soprattutto dopo aver cresciuto sua figlia da sola e aver costruito con lei un legame così importante.
La distanza, sia fisica che emotiva, e questa alternanza tra vicinanza e chiusura possono generare molta sofferenza e senso di impotenza. È comprensibile che lei senta la mancanza e faccia fatica a capire come muoversi.

In questi casi, spesso il rapporto non è “interrotto”, ma attraversa una fase complessa in cui sua figlia sembra oscillare tra il bisogno di mantenere un legame e quello di prendere distanza. Forzare il contatto o rincorrerla continuamente può, a volte, aumentare questa dinamica; allo stesso tempo, restare completamente in attesa può essere molto difficile.
Può, quindi, essere utile cercare una posizione intermedia: mantenere una presenza costante ma non invasiva, lasciando aperta la possibilità di contatto senza pressioni, quando sua figlia si sente pronta. Allo stesso tempo, è importante che lei possa avere uno spazio per elaborare questa sofferenza e comprendere meglio come stare in questa relazione in modo meno faticoso per sé.

Se sente che questa situazione la fa stare molto male, potrebbe essere utile valutare un colloquio psicologico: uno spazio in cui poter approfondire queste dinamiche e trovare modalità più sostenibili per gestire il rapporto con sua figlia.

Un caro saluto,

Dottoressa Luisa Corlianò
Psicologa

Email: [email protected]
Sede: Poliambulatorio Maglie Salus | Via Gallipoli, 59 - Maglie, Le
Ricevo anche online

Dott.ssa Luisa Corlianò

Dott.ssa Luisa Corlianò

Lecce

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Gentile Paola, capisco la sofferenza e credo che la situazione meriti un approfondimento per meglio capirla. In linea generale, mi sento di dirle di rispettare il bisogno di "distanza" di sua figlia vedendolo come una modalità che sta trovando probabilmente per poi riavvicinarsi a lei trovando un maggior equilibrio (accenna a rapporti molto conflittuali). Capisco la mancanza dovuta anche al fatto che l'ha cresciuta da sola e quindi immagino abbia centrato molto della sua vita sull'essere mamma: parta da qui, riscoprendo se stessa come donna ad esempio coltivando amicizie, hobby, passioni.
Un caro saluto. Dr.ssa Annalisa De Filippo, Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Annalisa De Filippo

Dott.ssa Annalisa De Filippo

Milano

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Cara Paola, capisco profondamente il suo dolore. Il senso di vuoto che si prova quando un figlio si allontana, specialmente dopo averlo cresciuto da sola con dedizione, è una ferita che tocca le radici stesse della propria identità di madre.

La situazione che descrive — questo "altalenare" tra il desiderio di vicinanza e il silenzio prolungato è molto comune nelle relazioni segnate da un passato conflittuale. Sua figlia sembra stia vivendo un conflitto interno: il bisogno del legame materno contro il bisogno di proteggere la propria autonomia (o di fuggire da vecchie dinamiche).

In questa fase, è probabile che sua figlia sta cercando di capire chi è al di fuori del rapporto con lei. Il fatto che viva all'estero è un segno fisico di questo bisogno di spazio.

Cerchi di non vivere i suoi silenzi come un abbandono personale, ma come un suo "esercizio di indipendenza", per quanto maldestro o doloroso per lei.

Lei ha dedicato la vita a sua figlia, e ora che lei non c'è, il vuoto è assordante. Tuttavia, la guarigione del rapporto passa spesso attraverso la guarigione del genitore.

Questo è il momento di riscoprire chi è Paola oltre al ruolo di madre; coltivare interessi, amicizie e progetti personali non significa dimenticare sua figlia, ma diventare una persona più serena con cui sua figlia, un giorno, avrà meno timore di relazionarsi.

La lascio con una breve riflessione : I figli sono come aquiloni: abbiamo passato anni a correre per aiutarli a prendere il vento. Ora che sua figlia sta volando lontano, il filo sembra teso o allentato in modo imprevedibile. Il suo compito ora non è tirare il filo con forza, ma tenere la bobina con mano ferma e amorevole, mostrando che il legame regge anche senza trattenere.

Un caro saluto

D.ssa Cristina Salonna

Cara Paola,

quello che stai vivendo è un dolore silenzioso ma profondissimo. Quando una figlia si allontana, soprattutto dopo anni in cui l’hai cresciuta da sola e sei stata il suo unico punto di riferimento, l’assenza non è solo fisica: è un vuoto che si sente nel corpo, nei pensieri, nelle giornate. È normale che tu soffra, che ti manchi, che faccia fatica a capire come muoverti.

Da come ne parli si percepisce che il vostro rapporto è stato segnato da conflitti importanti, e spesso quando una ragazza così giovane decide di andare via è perché ha bisogno di spazio per respirare, per costruire un’identità che non riesce a trovare dentro casa. Non è un rifiuto della madre, ma un tentativo di trovare un equilibrio che forse lì non riusciva a costruire. Il fatto che oggi sia altalenante — momenti in cui ti cerca e momenti in cui sparisce — racconta proprio questa ambivalenza: ti vuole, ma allo stesso tempo ha bisogno di distanza per non ricadere nelle dinamiche che l’hanno fatta soffrire.

Non è un segnale di disamore, ma di fatica emotiva.

In questo momento la cosa più importante è non forzarla, non rincorrerla, non chiedere spiegazioni che lei non è pronta a dare. La pressione, anche se nasce dal tuo dolore, rischierebbe di allontanarla ancora di più. Quello che puoi fare è offrirle una presenza stabile e non invadente: un messaggio ogni tanto, senza pretese, che dica semplicemente che ci sei, che le vuoi bene, che sei felice di sentirla quando lei se la sente. Questo crea un terreno sicuro, non soffocante.

E allo stesso tempo è importante che tu ti prenda cura del tuo dolore. L’attesa, l’incertezza, la mancanza… tutto questo pesa. Non devi affrontarlo da sola. A volte, quando i figli crescono e si allontanano, serve uno spazio per rimettere ordine dentro di sé, per capire come trasformare il ruolo di madre in qualcosa di nuovo, meno centrato sul controllo e più sulla relazione adulta.

La tua domanda “cosa dovrei fare?” ha una risposta semplice ma non facile: esserci senza invadere, amare senza trattenere, aspettare senza annullarti. È un equilibrio delicato, ma è quello che permette ai figli di tornare quando sono pronti, non quando si sentono obbligati.

se vuoi sono qui a tua disposizione 

Dottoressa Arianna Bagnini 

Psicologa Clinica, del Lavoro

Risorse Umane, Organizzazioni 

Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno Paola,
Quello che descrivi non è solo una difficoltà relazionale: è un dolore profondo. Hai cresciuto tua figlia da sola, quindi il legame tra voi non è stato “uno tra tanti”, ma probabilmente il centro della tua vita affettiva per molti anni. E oggi ti trovi in una posizione che può far sentire molto impotenti: lei c’è, ma non è davvero raggiungibile.

Questa alternanza che racconti — momenti in cui si avvicina e altri in cui sparisce — è molto difficile da reggere perché tiene viva la speranza, ma allo stesso tempo riattiva continuamente la ferita.
Da una parte c’è tua figlia, che probabilmente sta cercando di costruire una sua autonomia. Quando ci sono stati rapporti molto conflittuali, spesso i figli, per proteggersi, fanno movimenti anche bruschi: si allontanano, poi sentono la mancanza, poi si riavvicinano, e così via. Non è tanto un rifiuto definitivo, quanto una difficoltà a trovare una distanza “sana” che non faccia male.

Dall’altra parte ci sei tu. Una parte di te soffre per la lontananza di tua figlia, non capisce il perché, aspetta, spera. Accanto a questa, può esserci anche una parte più genitoriale dentro di te, che magari si chiede: “Dove ho sbagliato? Cosa dovrei fare per sistemare?”. E nel mezzo, il rischio è che l’Adulto — la parte più lucida e regolata — faccia fatica a trovare uno spazio stabile. La domanda che fai: “Cosa dovrei fare?” è molto importante, ma forse va leggermente spostata perché in una situazione così, tu non puoi controllare i tempi e i movimenti di tua figlia. Questo è doloroso, ma è un dato reale. Quello su cui invece puoi lavorare è come stare tu dentro questa relazione, senza farti continuamente ferire da questa altalena.
Ti propongo alcune riflessioni, non come regole, ma come possibilità. La prima riguarda il contatto, il mostrare di esserci ed essere presente senza richieste implicite. Questo aiuta a non alimentare il ciclo pressione–ritiro.
La seconda riguarda il tuo dolore. Quello che senti è legittimo, ma è importante che non rimanga tutto dentro la relazione con lei. Perché se tutta la tua vita emotiva resta legata ai suoi movimenti, ogni sua distanza diventa devastante.

Qui entra in gioco un lavoro su di te: costruire spazi, relazioni, attività che non sostituiscano tua figlia, ma che ti restituiscano un senso di esistenza anche al di fuori di quel legame. Non è un tradimento nei suoi confronti. È una forma di cura verso di te.

La terza cosa è forse la più delicata. Accettare che, in questo momento, il rapporto con tua figlia è imperfetto, incompleto, in costruzione. Non è chiuso, ma non è neanche come lo vorresti. E stare in questo “in mezzo” richiede una posizione interna nuova, adulta, legata al presente: “Io soffro per questa distanza, ma continuo ad esserci come madre, senza invadere e senza sparire.”
Ti faccio una domanda, se ti va di pensarci. Quando lei si allontana e non si fa sentire per settimane, cosa succede dentro di te, esattamente?
Qual è il pensiero o la sensazione più forte?
Perché lì credo possa esserci una parte importante del lavoro.
Se vuoi, possiamo partire da lì e approfondire insieme.

Dott.ssa Chiara Sberna

Dott.ssa Chiara Sberna

Milano

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Cara Paola,

capisco profondamente la tua sofferenza emotiva. Crescere una figlia da sola richiede un investimento emotivo enorme e trovarsi oggi davanti a questo "muro" di silenzio, alternato a sprazzi di vicinanza, è doloroso. La sensazione di impotenza che provi è legittima e molto comune in situazioni di distacco conflittuale.

Tua figlia ha un’età in cui si cerca di definire la propria identità adulta, spesso mettendosi in contrapposizione netta con le figure genitoriali (specialmente se il rapporto è stato simbiotico o conflittuale), ma il fatto che voglia ancora vederti è un segnale positivo, nonostante i silenzi. Evita di sottolineare le sue assenze o farla sentire in colpa. Usa messaggi brevi e affettuosi senza richiedere una risposta immediata. Mostrati accogliente quando lei si avvicina, evitando di riaprire vecchi conflitti. Lasciare che sia lei a gestire i tempi può diminuire la sua resistenza.

Infine, prenditi cura di te, non far dipendere la tua felicità esclusivamente dalle sue telefonate.

Investire sul tuo benessere ti aiuterà a gestire l'attesa con più serenità.

Le auguro una buona serata

Dott.ssa Nadia Rotelli

Psicologa e Psicoterapeuta 

Centro di Generazione in Generazione di Milano

Gentile Paola,

immagino quanta sofferenza possa celarsi in un rapporto così conflittuale e complesso, in cui si è investito così tanto della propria identità. 

In questa fase, penso sia importante che lei si possa prendere cura del suo malessere e comprendere al meglio quali siano le dinamiche per lei più complesse da gestire nel rapporto con sua figlia. 

Mi immagino che in questo modo si possa aprire una nuova comunicazione e un nuovo dialogo, più positivo per entrambe. 

Resto a disposizione qualora volesse iniziare un percorso, anche online. 

Cordialmente,

dott.ssa Elisa Scaramella

Gentile Paola,

Quello che descrive è una situazione emotivamente molto faticosa , soprattutto perchè altera momenti di apertura a lunghi periodi di assenza e silenzio da parte di sua figlia.

E' comprensibile che questo generi sofferenza e senso di mancanza.
In queste dinamiche, spesso ciò che fa più male non è la distanza, ma l'imprevedibilità del contatto: Non sapere quando l'altro ci sarà o meno può mantenere un legame emotivo molto attivato e difficile da "stabilizzare ".

Le suggerirei di provare a spostare gradualmente il focus da " Quando mia figlia si farà sentire "a " come posso prendermi cura di me oggi " .
Questo non significa arrendersi o rinunciare al rapporto, ma darsi un punto dio appoggio interno più stabile.

Può essere utile ad esempio:
- mantenere una disponibilità affettiva chiara ma non costantemente in attesa 
- Evitare di inseguire i momenti di contatto quando è lei a sparire, per non alimentare ulteriore oscillazione 
- Costruire per sè routine, relazioni e spazi che non dipendono dall'andamento del rapporto con sua figlia

A livello psicologico, nei rapporti genitori-figlio adulto può accadere spesso che serva una riorganizzazione dei confini : 
Non si tratta più di "riparare" immediatamente il legame, ma di trovare un equilibrio possibile tra presenza, distanza e rispetto reciproco dei tempi.

Se la sofferenza è molto intensa può essere anche utile un supporto psicologico per aiutarla ad elaborare la perdita della continuità del rapporto che aveva immaginato e trovare modalità più sostenibili di gestione emotiva 
Un caro saluto 

Dott.ssa Alessandra Munelli Psicologa 

Dott.ssa Alessandra Munelli

Dott.ssa Alessandra Munelli

Viterbo

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Buongiorno Paola,

immagino quanto possa essere doloroso vivere questa distanza e questa incertezza nel rapporto con sua figlia.

In una situazione come questa, può essere utile concentrarsi su ciò che è nelle sue possibilità: mantenere un atteggiamento accogliente e disponibile, senza forzare i tempi, lasciando a sua figlia spazio per farsi sentire quando se la sente. Nei momenti di contatto, può privilegiare una comunicazione semplice e serena, senza entrare subito nei nodi più delicati.

Allo stesso tempo, è importante che non trascuri sé stessa: trovare uno spazio in cui poter esprimere e condividere quello che prova può aiutarla a sostenere meglio questa fase.

 

Un caro saluto

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Gentile Paola, accolgo con molta partecipazione il suo dolore. Sento nelle sue parole quella sensazione di vuoto e di sospensione che spesso accompagna chi ha investito ogni energia nel crescere un figlio da solo, per poi trovarsi a gestire una distanza che non è solo geografica, ma profondamente emotiva.

Questo silenzio alternato a sprazzi di vicinanza sembra descrivere un movimento di flusso e riflusso. Sua figlia, a 24 anni, sta probabilmente cercando di consolidare la propria identità e autonomia all'estero, ma il vissuto e la memoria conservano ancora le tracce dei conflitti passati. Questi silenzi che lei percepisce come abbandoni potrebbero essere per sua figlia dei momenti di protezione, necessari per non venire riassorbita in quelle dinamiche da cui ha sentito il bisogno di allontanarsi.

L'altalena emotiva di sua figlia ci dice che il legame è vivo, ma è ancora affaticato. Quando lei dice di volerla vedere, esprime il bisogno primario di affetto materno; quando sparisce per settimane, è possibile che subentri la paura di perdere quella libertà faticosamente conquistata o il timore di riattivare vecchie sofferenze.

In questa fase, cosa può fare lei per se stessa e per questo legame?

Innanzi tutto, provi a portare l'attenzione sulle sensazioni che prova nel corpo. L'ansia della mancanza spesso ci porta a protenderci eccessivamente verso l'altro, creando una tensione che l'altro percepisce e da cui a volte tende a scostarsi. Provi, per quanto difficile, a lavorare sul concetto di presenza silenziosa. Non occorre forzare il contatto o chiedere spiegazioni per le assenze: si limiti a farle sapere, con messaggi brevi e privi di aspettative, che lei c'è, che la pensa con amore e che rispetta i suoi tempi.

Questo cambio di postura interiore — passare dalla ricerca attiva alla disponibilità accogliente — toglie pressione a sua figlia e permette a lei di recuperare un po' di energia. È un momento prezioso, seppur doloroso, per rimettere al centro Paola come donna, oltre che come madre.

Tuttavia, affrontare da sola un carico emotivo così pesante può essere logorante e farla sentire bloccata in un'eterna attesa. Per questo motivo, credo che sarebbe davvero importante per lei ricevere un sostegno professionale in questo delicato momento di transizione; avere uno spazio protetto dove poter elaborare questo distacco può aiutarla a trasformare il dolore in una nuova forma di forza.

Mi farebbe molto piacere poterla aiutare in questo percorso di riscoperta e guarigione. Le segnalo che ricevo anche online, il che potrebbe facilitare un nostro incontro ovunque lei si trovi.

Cerchi di nutrire la sua vita con attività che le permettano di radicarsi di nuovo nel presente. Spesso, quando noi genitori iniziamo a stare meglio nel nostro spazio, i figli percepiscono questo cambiamento e si sentono più liberi di tornare. Le auguro di trovare presto un momento di pace e di respiro profondo.

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Dott.ssa Cinzia Rondoni

Roma

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