Famiglia e bambini

Rapporto con i miei genitori

LORELAY63

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Salve, sono una ragazza di 27 anni che ha sempre avuto difficoltà a volersi bene ed accettare se stessa. Innanzitutto per il confronto con mia sorella, lei è sempre stata quella che eccelle a scuola e che aveva diverse capacità (suonava il pianoforte, sapeva cantare ecc) e io mi sono sempre sentita quella incapace e manchevole, con nessun particolare talento o capacità, e ciò era evidente soprattutto da parte dei miei parenti più che dai miei genitori. Ho sempre manifestato questo mio disagio e i miei genitori hanno sempre negato che preferissero mia sorella a me. In più per anni (dalle elementari alle superiori) sono stata vittima di bullismo e nessuno mai ha preso le mie difese in particolare i miei insegnanti che hanno sempre preferito lavarsene le mani nonostante il mio malessere e la mia sofferenza fossero evidenti. I miei genitori (in particolare mia madre) hanno cercato di parlarne a scuola ma è stato tutto inutile, anche se penso che avrebbero potuto fare di più. Tutto ciò ha contribuito a fare di me una persona fondamentalmente insicura di sé stessa, e che ancora non ha concluso un bel niente nella vita (sono fuoricorso all'università da anni). Per un anno sono stata in terapia da una psicologa e ciò mi ha aiutata molto, ma mi rendo conto che alcuni risultati raggiunti si stiano vanificando, forse a causa della pandemia e del fatto che sono sempre chiusa in casa. Non so se sia solo una mia sensazione, ma credo che i miei genitori non mi capiscano per davvero e che spesso siano indelicati nei miei riguardi, nonostante sappiano le diverse difficoltà che ho avuto, non so se è per un limite loro oppure perché di fatto non gli importi nulla di me. Vi ringrazio anticipatamente!

3 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno, 


Ho letto la sua lettera più di una volta, poiché mi sfuggiva la direzione della sua domanda. Lei ha intitolato la domanda "rapporto con i miei genitori" ma nel corso della storia li ha spesso giustificati, responsabilizzando piuttosto, il confronto con sua sorella, i parenti, gli insegnanti. Alla fine però si chiede se i suoi genitori siano interessati a lei.


Mi da la sensazione come se li sentisse presenti ma allo stesso tempo assenti. Come se ci fossero ma non fossero coinvolti con lei. Ovviamente io non posso sapere se è perché i suoi genitori si comportino così, ma la percezione che lei ha è parecchio responsabile della sua insicurezza: se lei sente di aver costruito dentro di sé un impalcatura protettiva su un modello genitoriale di cui dubita la stabilità, è più che normale che dubiti ancora di se stessa.


Credo che ci sia la necessità di visionare quell'impalcatura e capire dove ci sono delle giunture più solide e dove meno, in quali ha messo mano lei e in quali può contare sui suoi genitori. In questa domanda è chiaro che lei non ha bisogno di metterli in discussione, ma di ritrovare la loro solidità. 


Provi a impostare un lavoro terapeutico su questa direzione. 


Le auguro una buona ristrutturazione


Dr.ssa Michaela Mortera 

Gentile ragazza,


dal suo racconto si evince profonda sofferenza ma anche voglia di riscatto personale e verso gli altri.


Nella descrizione sembrerebbe emergere poca autostima, forse una maggiore attenzione verso ciò che lei non riesce a portare a termine piuttosto che verso le sue “soddisfazioni” e risultati ottenuti in questi anni.


Un esempio di sua risorsa: può essere il voler capire come mai lei non si sente “accolta” dai suoi genitori. Lei per prima, infatti, non sta “incolpando” ma sta ragionando se una possibile concausa riferita ai vostri comportamenti/atteggiamenti o se invece sia proprio una modalità loro: rivolgersi in modo “diverso” tra lei e sua sorella. Aspetto che se presente le consiglio di ri-osservare e cercare di capire dettagliatamente per valutare come inserire questo dato nelle sue memorie e nel suo “cuore”.


Essendo che si sta mettendo in gioco ragionando su queste emozioni, sui vari pensieri, sui comportamenti suoi e della sua famiglia perché non riprendere un percorso di psicoterapia dove soffermarsi ancora o dare maggiore spazio ad una conoscenza su di sé? Cercando e continuando a scoprire e trovare le sue strategie interne?


Potrebbe provare a ricontattare la sua precedente terapeuta, se secondo lei si era instaurato un buon dialogo e fiducia reciproca o valutare l’inizio di un nuovo percorso.  


Quando durante l’infanzia o l’adolescenza si vivono eventi negativi (es. atti di bullismo) o l’amore instaurato coi genitori non è stato totalmente comprensibile da lei (o perché troppo piccola, o perché le modalità potevano essere “discordanti” da una volta all’altra, o perché non c’è stata vicinanza e comprensione, ecc.) può ritornare, in futuro, alla mente qualche pensiero o emozione che prima non si era “ancora riusciti” (non per forza coscientemente) a rielaborare o far emergere. Importante quindi potrebbe essere, se le sembra una buona opzione, osservare come è stato il rapporto con mamma e papà, come reagivano di fronte ad un “bel” o “brutto” voto, ecc.


Resto disponibile per informazioni o richieste aggiuntive.


Le auguro di ritrovare presto la fiducia in se stessa e di ripartire “più” forte di prima!


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Riceve a: Torino, Collegno ed in modalità online

Carissima, costruire un Sè solido che faccia da riserva energetica ai ns inevitabili momenti bui non è facile e spesso non dipende soltanto da noi. Come lei sottolinea con sensibilità e chiarezza, i suoi genitori hanno cercato di comprendere il suo disagio, ma hanno fatto quel che hanno potuto, non sempre comprendendo appieno come potesse e possa sentirsi; credo che siano in buona fede e forse minimizzando le sue difficoltà pensano di azzerarle e di spronarla, ma che non si rendano conto effettivamente di non aver fatto abbastanza. L'autostima non è un sacco che riempiamo a poco a poco e poi resta colmo, è un valore fluttuante e instabile e dipende da noi stessi oltre che dal rimando degli altri.


Questo disgraziato periodo non aiuta poi nessuno, è uno stallo per tutti, non pensi di essere l'unica a patire questa impasse.


Detto ciò, il suo obiettivo deve essere imparare ad amarsi per la sua unicità, senza inopportuni confronti con sua sorella, e a darsi degli obiettivi concreti, di studio o di lavoro. Le sarebbe utile farsi aiutare da uno psicologo, per dare forma al progetto più urgente, cioè imparare ad accettarsi e a far uscire le sue personali risorse.


Resto a disposizione, anche online.


Cordiali saluti

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