Famiglia e bambini

Scarso legame con i genitori

Martina

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Ciao a tutti!
Ho ventiquattro anni, mi considero da sempre una persona molto caparbia, indipendente, paziente e comprensiva. Ma sono anche molto insicura di me stessa, permalosa q.b. (anche se sto cercando di lavorare su questo aspetto) e soprattutto molto impulsiva e ribelle.
Con i miei genitori, sebbene negli ultimi anni riesca ad avere un rapporto più sereno, non mi sento legata a loro. E per di più finiamo col discutere sempre per le stesse cose: loro che non accettano delle mie scelte, dicendo che non ascolto i loro consigli. O loro che non comprendono quali siano le mie insicurezze o i miei problemi, probabilmente perché non hanno mai avuto modo di viverli.
È come se mi volessero sempre dentro una campana di vetro, non vorrebbero mai farmi commettere degli errori e sento come se mi volessero sempre forte, pronta ad affrontare ogni difficoltà senza crollare. Quando provo a spiegargli il mio punto di vista, dopo aver parlato loro, mi dicono che non vogliono ascoltarmi perché "non capisco nulla" o "sono solo una povera deficiente che non capisce nulla". E li inizio ad arrabbiarmi e ad urlare, perché trovo che sia ingiusto.
Da bambina o nei primi anni dell'adolescenza, non potevo vestirmi come le altre altrimenti sarei stata una poco di buono. Non potevo uscire con certe persone, non potevo truccarmi e dovevo fare solo ciò che loro ritenevano giusto. Senza scendere a compromessi. Ciò mi ha portato a fare le cose di nascosto e di conseguenza con gli anni a perdere la fiducia in loro.
Nella seconda fase della mia adolescenza, loro sono stati meno presenti per la malattia di mia nonna. Da lì, mi hanno lasciata libera di fare tutto ciò che volevo, ma rinfacciandomi all'occorrenza tutta questa libertà.
Mi hanno permesso di iscrivermi all'università, senza mai interessarsi a come stesse andando la mia situazione e per due esami che ho lasciato indietro e poi recuperati brillantemente, mi hanno accusata di perdere tempo e una volta recuperati, legare a loro il merito del mio recupero. Quando invece sapevo perfettamente da sola che li avrei dovuti recuperare.
È un continuo paragonarmi agli altri che sono più bravi di me, un continuo svalutarmi dicendo che non concluderò mai nulla, che noi figlie (ho anche una sorella più piccola) siamo un'emerita delusione. Loro, mi dicono che tutte queste cose le dicono per non farmi adagiare sugli allori. Senza sapere però che invece è il contrario, che in realtà mi buttano giù, perché ho il supporto da parte di tutti, ma non la loro e questa cosa non riesco ad accettarla.
Loro si ricordano dei miei successi solo quando c'è da parlare con le persone del paesello, per fare vedere che anche loro hanno una figlia che vale. Oppure quando oramai già sono riuscita ad affrontare le mie difficoltà.

Mi sento spesso dire che devo essere grata a loro per averli avuti, che mi permettono di studiare e di avere un tetto. Anche se io, almeno lavorativamente, mi arrangio come posso per non gravare sulle spese, pur studiando. Ma personalmente sono stanca di accettare certe cose. Vorrei sentirmi davvero più libera, meno vincolata dalle loro ansie e paure che possa sempre succedere qualcosa. Loro vorrebbero che tutto fosse perfetto, quando in realtà non lo è. Io vorrei esserlo, anche per ricevere magari un loro consenso, ma non sono perfetta e ciò delle volte non riesco ad accettarlo!!!

È un poema ciò che ho scritto, ma di queste cose ne ho parlato pochissimo con gli altri, soprattutto con un esperto. Ad oggi sono una ragazza molto confusa, mi sento sola e poco appoggiata. Vorrei dei genitori che mi guidassero e che mi appoggiassero nelle mie scelte anche se loro non le ritengono giuste. Che mi sgridassero se davvero faccio qualcosa di sbagliato e non per un punto di vista diverso.
Vorrei che a casa mia ci sia più apertura e più ascolto verso gli uni e gli altri...loro ultimamente hanno dei problemi e cerco sempre di aiutarli come posso, li ascolto e comprendo le loro idee. Ma loro con me non fanno la stessa cosa.
Ed io vorrei solo fuggire, non so più come affrontare la cosa.
Grazie in anticipo a chi risponderà!!!!

2 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno. Credo che ci sia una situazione di conflitto con questi genitori che va avanti già da tempo; sarebbe opportuno rivolgersi ad un terapeuta che la possa aiutare ad affrontare questa situazione che esiste in casa nel tentativo di migliorare la comunicazione con i genitori da un lato, e dall'altro far chiarezza dentro di sé su tutto ciò che ha detto e che va valutato a parte un pò alla volta. E' evidente che Lei ha bisogno di parlare con qualcuno che l'ascolti e le dia un sostegno e l'aiuti a capire come affrontare l'attrito che c'è con i suoi genitori, considerati i diversi punti di vista; se da un lato Lei si considera una persona indipendente, dall'altro c'è questo legame 'di dipendenza' con loro che non la fa sentire libera anche di muoversi diversamente da come ha fatto fin'ora e 'sganciarsi' un pò dalle opinioni genitoriali, quindi il confronto e l'aiuto di un terapeuta, secondo me, diventa necessario, per sciogliere alcuni nodi delicati che mi sembra di cogliere nella relazione genitore-figlia, una relazione carica d'ansia ,almeno da parte sua...Purtroppo fuggire non serve perché , mentre si fugge ci si porta dietro tutto il malessere che è dentro di noi, forse sarebbe meglio tiralo fuori e LIBERARSENE!

Gentile Martina,


dalla sua descrizione emerge particolare sofferenza, forse poca sensazione di amabilità personale, vuoto interiore e forse anche esteriore e però anche tanta voglia di rinascita e di essere vista anche dagli altri.


La descrizione che fa di se stessa è molto attenta e sono particolarmente entusiasta delle sue qualità che riesce a riconoscere e mettere in campo nella sua vita. Ci sono dei difetti come lei stessa scrive? Può essere perchè ogni essere viventi ha pregi e difetti; la cosa importante è riconoscerli e capire cosa far emergere nella nostra vita quotidiana, con chi esprimerci al meglio e da chi invece proteggerci e non far conoscere "tutto" di noi.


Lei non si faccia abbattere nell'essere paragonata perchè ognuno di noi è fatto a suo modo e anzi da come scrive mi sembra di capire che lei invece avesse già in mente un suo piano di studio e di preparazione per gli esami. I suoi genitori hanno fatto l'università? Avrebbero potuto ragionare in quel modo solo perchè non conoscono le tempistiche di studio o la programmazione che ognuno di noi potrebbe valutare di fare in base agli esami, alle date, alla mole di studio, ecc.?


Essendo che traspare particolare confusione, tristezza, senso di vuoto ma anche tanta voglia di ritrovare e far uscire la sua autostima e le sue risorse interne; le consiglio di valutare un breve percorso di psicoterapia dove non solo poter riformulare e trovare delle risposte a questo suo vissuto familiare e da figlia ma anche essere supportata in un luogo neutro e senza giudizio per ritrovare il suo benessere a 360°.


Le consiglio, inoltre, la lettura di due miei brevi articoletti:


- https://www.psicoterapiacioccatorino.it/aumentare-la-propria-autostima/


- https://www.psicoterapiacioccatorino.it/quando-richiedere-una-consulenza-psicologica/


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive, eventuale consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Le auguro di trovare presto una soluzione al suo problema.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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