Violenza sui bambini

L'istruttore di nuoto di mia figlia spesso la abbraccia

Laura

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buongiorno, sono una mamma di una bambina di 8 anni che mi ha confidato di non voler piu' frequentare il corso di nuoto perche' il suo istruttore spesso la abbraccia,la accarezza e a volte le sue mani scivolano sopra il suo seno. come mi devo comportare? devo andare a parlare con uno psicologo? e poi come funziona l'iter? viene fatta una segnalazione da parte dello psicologo ? devo esporre denuncia? e' difficile per me valutare l'entita' della cosa in quanto e' mia figlia e non anche un abbraccio per me se a lei da fastidio e' troppo.. vi ringrazio sono in panico!!

24 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve Laura, mi scuso per il ritardo con il quale le scrivo, probabilmente nel frattempo qualcosa d’altro è successo, magari vi siete chiariti o magari la situazione è ulteriormente peggiorata. In base a quanto ho letto, però, il contesto mi sembra quantomeno “delicato”. Quel che lei riporta è grave. E’ grave se non corrisponde a verità e ancora più grave se invece fosse vero. Solo voi genitori conoscete al meglio vostra figlia e se siete certi che quello che racconta non è una sua fantasia allora dovete proteggerla, affrontando direttamente la persona in questione, meglio se con dei testimoni (altri genitori?, il responsabile della piscina? Vedete voi), ovviamente in assenza della piccola. Non serve uno psicologo in questa fase, mentre è importantissimo per un bambino, che magari già a fatica riesce a confidare queste cose, sentirsi ascoltato, creduto, protetto e difeso. E’ infrequente che una bimba di otto anni si inventi bugie di questo tipo per ottenere qualcosa d’altro, tipo: evitare di andare al corso, che proprio non le piace, oppure attirare la vostra attenzione e mettere alla prova il vostro amore per lei o per tanti altri motivi. Mentre è più consueto evitare tali “confessioni” perché la paura di non essere creduti è tanta, perché il senso di colpa (“Magari è colpa mia, ho qualcosa che non va”) spesso è enorme. Penso che l’avervi messo al corrente di quanto accade in piscina sia indice di un bel rapporto di fiducia tra voi e la vostra bambina, non traditelo minimizzando l’accaduto o lasciando passare troppo tempo. Ripeto, se è vero, vostra figlia deve vedervi indignati e pronti a prendere le sue difese, come anche, al contrario, se vero non fosse, deve vedervi profondamente delusi ed arrabbiati con lei per una bugia tanto grave che può nuocere profondamente la vita di un altro essere umano. Per capire la differenza non fatele troppe domande, per evitare che lei arrivi a rispondere quello che pensa desiderereste sentirvi dire, fermatevi ad analizzare ciò che ha detto, quando lo ha fatto, qual era il suo stato d’animo in quel momento ed anche successivamente e poi lasciatevi guidare dal vostro istinto genitoriale. Il fatto in sé, così come raccontato, non costituisce un trauma per la bambina, non ancora per lo meno, se arginato e fortemente contenuto da un’azione diretta e precisa di voi genitori- e adulti- nei confronti di un altro adulto. Mi piacerebbe avere ancora sue notizie. Un caloroso saluto.
Ciao Laura, comprendo bene la difficoltà vista la delicata situazione che, sicuramente, è da attenzionare ma nel giusto modo, per evitare sottovalutazioni o sopravvalutazioni . La prima cosa da fare è arginare la tua paura per consentire un adeguato ascolto di tua figlia affinché la tua paura non crei in lei difficoltà nel raccontarsi (E’ DIFFICILE LO SO). Nell’ascoltare tua figlia cerca per quanto possibile: •di non indurre risposte che confermino o disconfermino un possibile abuso; •non, involontariamente, bloccarle le possibili emozioni emergenti seppur difficili per lei da esprimere e per te da ascoltare; •non farle pressing continuamente sull’accaduto; •cerca di mettere da parte le tue emozioni (fatti aiutare eventualmente da qualcuno) e sostieni e contieni lei che ha bisogno di una figura che riesca a sostenerla efficacemente. Questo serve per contestualizzare, all’interno del racconto di tua figlia, il gesto dell’istruttore. Ti invito a rivolgerti ad una collega esperta del settore che possa accogliere la tua esperienza e che possa aiutarti nel proseguire delle tue possibili azioni, affinché si possa appurare con certezza se ciò che è accaduto rientra in un abuso e seguire eventualmente il protocollo previsto (Spesso ci si trova in casi di falsi abusi). Riguardo l’istruttore eventualmente parla con il dirigente della piscina e vedi un pochino cosa può dirti. E’ possibile anche che il suo modo di rapportarsi sia inappropriato (gestualità e manifestazioni affettive eccessive ) creando difficoltà nei bambini ma questo non significa che agisca un abuso. Spero ti sia stata di aiuto. Saluti PS: se necessiti di delucidazioni puoi contattarmi.
Gentile sign.ra,   Se sua figlia avverte il disagio probabilmente sente anche vergogna, quindi per sua figlia quei comportamenti sono troppo intimi rispetto il ruolo professionale che dovrebbe mantenere un allenatore con qualsiasi suo atleta e quanto più se si tratta di bambini. Le consiglio di comprendere se esistono veramente comportamenti erotizzati dell'allenatore nei confronti di sua figlia o se esiste in sua figlia la possibilità di uno spostamento di una sua libido prematura in una attacco esterno, interpretando come erotizzati comportamenti che non lo sono. In qualsiasi dei due casi sicuramente sua figlia ne soffre e forse cambiare corso potrebbe aiutarla.   Resto a Vostra disposizione,
Ha provato a parlare con lui? Di solito le mamme hanno un sesto senso nel captare i pericoli. Comunque credo che parlare con uno psicologo, aiuterebbe sua figlia ad aprirsi di più, in quanto molto spesso i figli hanno sempre paura delle reazioni dei genitori, in particolare la puara di non essere creduti. Per quanto riguarda l'iter sulla segnalazione o meno è bene che lo valuti con il professionista a cui si rivolge. Saluti,
Salve Laura, comprendo il suo panico, ma è utile in questi casi cercare di valutare bene la situazione. Intanto credo sia importante ascoltare il malessere di sua figlia, come ha già fatto, e non costringerla ad andare se ha queste difficoltà, quindi io sospenderei il nuoto intanto. Penso che parlarne con un professionista possa essere importante, soprattutto per dare a sua figlia uno spazio protetto in cui poterne parlare per comprendere meglio la situazione. Solo dopo una valutazione accurata si potrà eventualmente decidere che percorso intraprendere. Un cordiale saluto
Gentile signora Laura, penso che la situazione sia piuttosto delicata e che sia complesso poterle dare una risposta esaustiva avendo così pochi elementi a disposizione. Posso però dirle che in primis è necessario accogliere il disagio che sua figlia le sta comunicando, pertanto parlando con con la bambina per capire meglio cosa accade durante il corso di nuoto con l'insegnante. Se avverte la possibilità che esistano delle molestie, oltre ad interrompere la frequenza al corso immediatamente, credo sia opportuno che si rivolga alle autorità competenti. Rimango a sua disposizione. Cordiali saluti
Signora Laura, certamente Lei deve parlare dell'accaduto con una psicologa/o e decidere insieme il da farsi!! Va benissimo anche lo psicologo della scuola se c'é, altrimenti può rivolgersi all'ASL. E' difficile e complicato procedere subito ad una denuncia perché potremmo esporre la bambina a situazioni altrettanto ansiogene e disagevoli, che potrebbero anche risultare inutili!!. Penso che la prima cosa da fare (ma non la deve fare Lei) é quella di parlare e/o fare avvertire l'istruttore dei suoi comportamenti un po' troppo 'affettuosi' con gli allievi. Comunque il tutto va fatto dopo essersi consultata con lo psicologo ed aver insieme considerato tutti gli elementi a disposizione! Intanto, per ora, se la bambina non vuole andare al nuoto direi di non mandarcela. Se volesse andarci rimanga Lei durante la tutta lezione. Le faccio i miei auguri e La saluto cordialmente
Buongiorno, non credo sia importante se si tratti SOLO di un abbraccio o se ci sia dell'altro, ciò che importa e''che sia troppo per sua figlia. Le dia credito e non acconsenta a lasciarla in una situazione che non le e' gradita. Saluti
Buonasera Laura, capisco benissimo il suo panico. mi chiedevo: nella mia città i genitori possono essere presenti alle lezioni di nuoto. lei o altri genitori avete avuto occasione di osservare questo istruttore mentre interagisce con i bambini? ha occasione di sondare in modo generico e discreto cosa pensano gli altri genitori o se hanno raccolto anche loro commenti dai loro figli? inoltre: parlare di 'seno' in una bimba di 8 anni è precoce, si è sviluppata molto presto, è in sovrappeso, oppure altra ipotesi che ora mi sfugge? se non si può parlare di 'seno', come mai è stata usata questa parola? l'ha usata lei o sua figlia? Comunque se sua figlia non vuole più andare non la mandi. Raccolga con il tempo qualche altra confidenza spontanea, non abbia fretta, non la forzi, perchè rischia di 'indurre' o suggestionare. Possiamo proseguire le riflessioni attraverso il sito, però forse è meglio che lei vada a parlare con una professionista che si occupa specificamente dell'argomento, ed insieme proseguire nei ragionamenti più consoni. Il da farsi lo deciderete insieme. A disposizione
gentile signora, entro subito nel merito di una consulenza on line al fine di rientare la sua decisione al meglio per la figlia. per ridurre il disagio della figlia e aiutarla a elaborare quanto subito evitando che gli eventi possano (come spesso succede)condizionare la sua vita futura, anche pesantemente è utile uno psicoterapeuta (meglio se solo infantile, quindi che tratta esclusivamente con bambini) per i danni morali e psicologici subiti va chiesto risarcimento (la somma è molto elevata)attraverso consulenza tecnica professionale redatta da uno psicologo legale che provvederà assieme all'avvocato con cui, solitamente opera, a istruire l'iter giudiziario (siamo nel penale)
Gentile Signora Laura. Comprendo la sua paura nel venire a conoscenza di una terribile verità quale quella di un possibilie abuso su sua figlia: sarebbe doloroso per chiunque. Tuttavia, i bambini mandano dei segnali forti quando sono angosciati. In questo momento ha bisogno di lei, sella sua fiducia. Ascolti sua figlia senza giudizi e cerchi di capire cosa sia successo. Se da qui sente che sua figlia è in pericolo e teme di affrontare la situazione da sola (può anche lei denunciare all'Autorità Giudiziaria la persona, può rivolgersi sia ad una strttura pubblica come un consultorio, sia ad un professionista privato. In questi casi, se lo psicologo, che la accoglie ed ascolta la sua storia, ravvederà l'esistenza di una possibilità concreta di abuso su minori, dovrà denunciare il fatto alle autorità competenti, le quali provvederanno ad una verifica dell'esistenza dello stesso. Infatti, se è vero che lo psicologo, secondo l'articolo 11 del Codice Deontologico, deve preservare il segreto professionale, dall'altro il Codice Penale prevede che se lo stesso, a causa delle sue funzioni o del suo servizio, si trovi a conoscenza di un reato perseguibile di ufficio, deve farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito (art.331 CP). Tuttavia, il Codice Deontologico, art. 13, nel caso di obbligo di referto, afferma che lo psicologo deve limiare allo stretto necessario la rivelazione di quanto appreso, per non inficiare l'allenaza tra paziente e professionista. Ma occorre che si rivolga di persona ad un professionista fidato. Cordialmente
Gentile signora data la situazione io eviterei che la "cosa" possa ripetersi ed andare oltre: per evitare di creare situazioni che potrebbero mettere in difficoltà sua figlia, le consiglierei di iscriverla ad un altro corso di nuoto (dopo aver affronatato a "tu'per tu" l istruttore di nuoto in questione) in modo tale da passargli il messaggio che fa questo perché e' venuta a conoscenza di comportamenti inappropriati. Dopo di che eviterei il reiterersi di altri eventi poco piacevoli. Penso che sua figlia capirà. Cordiali saluti
Gentile Signora, prima di tutto se lei pensa che sua figlia dica effettivamente la verità, in questo caso l'autorità di competenza è sicuramente quella giudiziaria. Come da lei descritta sembrerebbe una molestia. Le suggerirei prima di parlarne in primo luogo con l'istruttore per sentire la sua reazione e poi rivolgersi all'autorità, esponendo denuncia. A sua disposizione. Mi aggiorni.
salve, be, sarebbe opportuno sentire le altre mamme e verificare se la cosa si è ripetuta anche con altri bambini. poi sentire anche il responsabile di questo istruttore e infine, dati alla mano, se è il caso, rivolgersi alla questura anche solo per un consiglio.
Salve Laura, comprendo la sua preoccupazione e il bisogno di trovare soluzioni per il benessere di sua figlia: faccia in modo che la bambina non entri più in contatto con l’istruttore, fate immediatamente la segnalazione ai servizi territoriali ( Carabinieri oppure anche un’assistente sociale del Dipartimento Minori di zona). Dal momento che la bambina è minorenne, secondo le leggi italiane, il procedimento scatta comunque d’ufficio, verrete ascoltati, anche la bambina, verranno fatte domande, richieste perizie. Una raccomandazione sopra a tutte: rimanga in ascolto di sua figlia, parlate di come si sente, non trascurate come genitori di sintonizzarvi sul suo vissuto, mettendo temporaneamente da parte il vostro, cercate di capire cosa le passa nella mente e nell’animo, con delicatezza, poichè le farà arrivare il messaggio che è amata, indipendentemente da ciò che le accade, non fate grossi cambiamenti nelle routine che condividete con lei, è importante che non si convinca che è colpa sua o che ci sia qualcosa in lei di sbagliato che attira attenzioni inadeguate per la sua età. E’ difficile, ma si ricordi che è affrontabile e superabile, come per tutti i problemi che ci colpiscono molto mantenere la lucidità sarà fondamentale. Distinti saluti.
Sig. Laura, credo che sarebbe opportuno che ascoltasse intanto sua figlia che desidera non frequentare il corso di nuoto, trattenendola a casa, perv il momento. Fossi in lei mi rivolgerei subito all'istruttore per un incontro di chiarimento rispetto alle lamentele e al disagio manifestato dalla bambina. All'incontro meglio se si fa accompagnare da suo marito o da una figura maschile di sua fiducia, se l'istruttorev ha la coscienza a posto non si farà intimidire dai suoi interlocutori, in caso contrario, la presenza di un uomo lo metterà a disagio e lei si sentirà più sicura nell'affrontare argomenti così delicati. di conseguenza può decidere se anche rivolgersi ad una Psicologa che possa valutare l'entità del danno provocato e delle eventuali ripercussioni sul minore, valutando insieme l'opportunità di una denuncia.
Cara signora, io credo che non sia necessario rivolgersi ad uno psicologo a meno che sua figlia non si sia sentita abusata e quindi sia lei stessa a farne richiesta. In ogni caso le consiglio di accogliere senza ansia la confidenza che la sua bambina le ha fatto facendo in modo sia di farla sentire protetta che di sostenerla nel far emergere ed esprimere la sua rabbia nei confronti di quest'istruttore. Potrebbe essere utile anche farla confrontare con le altre allieve e le loro mamme al fine di fare una denuncia. In ogni caso non è lo psicologo la persona preposta a sporgere denuncia soprattutto se vi è un cosi attivo coinvolgimento genitoriale, ma a procedura in corso potrebbe essere utile una relazione dello psicologo. Al momento peró consiglio anche a lei di far emergere la sua rabbia nei confronti di questa persona, che l'aiuterà sicuramente a indagare e gestire al meglio questa situazione senza subirla passivamente. In bocca al lupo
Io farei subito una segnalazione (che è diversa dalla denuncia). la segnalazione è doverosa quando ci sono situazioni sospette , onde evitare che (nel caso la persona in questione abbia atteggiamenti equivoci) li possa rimettere in atto con altri bambini. E' un dovere "sociale" non pensare solo ai nostri figli ma ai figli della comunità nel suo complesso. Trovo molto positivo che la bambina le abbia raccontato di questi avvenimenti. Vuol dire che si sente libera di confidarsi. Non le faccia domande "suggestive" (ad es ma ti ha toccato qui?) , piuttosto la lasci raccontare a ruota libera. Se è in panico non mi sembra il caso di continuare a portarla in quella piscina. Spero di esserle stata di aiuto,
Io le consiglierei di parlare con sua figlia ed affrontare bene la questione, poi le chiederei se ha voglia di parlare con uno psicologo, non la costringerei ad affrontare il discorso se nn se la sente. In bocca al lupo
Buongiorno sig.ra, ha fatto bene sua figlia a parlarne con lei e deve rassicurarla su questo. Non la farei più andare a nuoto e ne palerei anche con l'istruttore che sicuramente negherà. Ne parlerei anche con le altre mamma per metterli in allerta e verificare se ci sono altre ragazze che hanno subito lo stesso trattamento. Dallo psicologo dovrebbe andare se sua figlia dimostra un grande disagio, o può andare anche lei per farsi consigliare. Cordiali saluti,
Gentile signora, per prima cosa è bene parlare con la persona interessata, fare un confronto puo farLe meglio capire le intensioni dell'istruttore. Se Lei poi anche solo sospetta scorrettezze nel commportamento, deve intanto denunciare per iscritto alla direzione della palestra e poi dopo eventuali chiarimenti non convincnti, rivolgersi alle forze dell'ordine. L'apparente prudenza è un dovere verso il prossimo. Spesso succedono abusi incresciosi non identificati, come anche malintesi che posono ledere la dignità di qualcuno. Cordialmente
Buongiorno Laura, le suggerirei di parlare con sua figlia con un pò di calma, per comprendere meglio cosa sia accaduto e cosa l'abbia infastidita così tanto. Ovviamente qualunque cosa l'abbia turbata, fosse anche solo un abbraccio, merita una certa attenzione da parte sua. Valuti però molto attentamente e con lucidità la possibilità di esporre denuncia, dal momento che si tratta di un iter lungo in ambito penale, che può essere molto stressante per sua figlia. Infatti sarebbe chiamata a testimoniare in tribunale, ascoltata da giudice, dal CTU e non solo. Anche se queste indagini solitamente sono condotte con l'aiuto di nostri colleghi psicologi (che in quel caso sono denominati CTU appunto) anche molto capaci, risultano pur sempre molto pesanti da affrontare per i minorenni che ci si trovano coinvolti. Ovviamente sta a lei decidere come agire, ma la invito caldamente a valutare senza leggerezza tale possibilità, e forse anche in relazione a ciò che è effettivamente accaduto. Talvolta il rimedio può risultare peggiore del danno stesso! Se sua figlia parla di atteggiamenti fastidiosi da parte dell'allenatore, forse varrebbe la pena di comprendere meglio cosa accade e come mai lei afferma ciò. Dopo aver capito da cosa deriva tale fastidio o turbamento, lei potrebbe anche decidere di ritirarla semplicemente dalla piscina, di cambiare palestra, di andare a parlare con l'istruttore, eventualmente di segnalarlo ad un suo superiore, di confrontarsi con altre mamme o altro. Le consiglio inoltre di farsi aiutare a decidere e a gestire la situazione da qualcuno emotivamente meno coinvolto di lei. Si rivolga ad un professionista (psicologo ad esempio) che l'aiuti a comprendere meglio come comportarsi, ma può anche decidere si frasi aiutare da un parente o un amico fidato, magari che abbia confidenza con sua figlia. L'importante, per il bene della bambina, è non fare passi azzardati che l'espongano eccessivamente.
Buongiorno signora, per rispondere alla domanda su chi denuncia: non lo potrà fare lo psicologo, ma solo il genitore. Prima di giungere a ciò (per tutte le implicazioni che potrebbe avere sulla bambina), le consiglio in primis di parlare con l'istruttore, ed eventualmente, cambiare istruttore.
Buongiorno, sì parli con uno psicologo infantile, a Padova ne trova molti e competenti, se ha bisogno di un nominativo mi contatti pure perchè conosco molti professionisti seri in quella zona! Poi lo psicologo le dirà cosa fare!

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