Ansia

Domande e risposte sull'ansia

23 Giugno 2019

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DOMANDE E RISPOSTE SULL'ANSIA

Tratto dalla mia intervista a RADIO ROMA CAPITALE, in onda il 1 Giugno 2019.

ANSIA: una parola della quale si sente parlare spesso oggi, molto inflazionata ultimamente... ma che cosa è esattamente l'ansia?

L'ansia è uno stato emotivo che appartiene alla famiglia delle emozioni della paura. Quando si è in ansia si è sostanzialmente spaventati, solo che non si sa esattamente per quale motivo, oppure il pericolo è solo sospettato, atteso, ma non presente. É come se ci si trovasse improvvisamente attivati per scappare da qualcosa, non sapendo però esattamente da che cosa. In sostanza, mentre la paura è la risposta emotiva a una minaccia imminente, l'ansia è l'anticipazione di una minaccia futura, spesso sconosciuta o solo fantasticata.
Se ne sente parlare tanto, perché è un disturbo psicologico sempre più frequente nel mondo occidentale, ma non solo, e si presenta con varie sfaccettature e a volte si maschera da altro...nel senso che ci sembra di avere a che fare con sintomi e problemi che a tutto fanno pensare, fuorché a una difficoltà psicologica sottostante. Una situazione complessa, quindi, che va affrontata in modo adeguato e consapevole.

Prima parlava di "diverse sfaccettature dell'ansia", può spiegare che cosa si intende?

Beh, solo sfogliando l'indice del manuale diagnostico per i disturbi psichiatrici e psicologici, possiamo evidenziare un numero consistente di diverse manifestazioni sintomatologiche dell'ansia...
I disturbi d'ansia sono differenti l'uno dall'altro per la tipologia di oggetti o situazioni che provocano la paura e per la tipologia di comportamenti di evitamento etc.
Possiamo così indicare, per esempio, ansia da separazione, in cui la persona si sente profondamente a disagio e impaurito per l'idea di un possibile distacco, anche momentaneo, dalle sue figure di riferimento; le fobie specifiche, in cui si sperimenta una paura eccessiva verso oggetti o situazioni non effettivamente pericolosi (e qui l'elenco è potenzialmente infinito...paura dei ragni, dell'acqua, del colore rosso, delle lucertole e così via); disturbo d'ansia sociale, per cui ci si sente profondamente a disagio e in pericolo in situazioni in cui si ha a che fare con altre persone; il disturbo di panico, per il quale invece si subisce improvvisamente e apparentemente senza nessuna logica e senza nessun motivo un'attivazione dell'organismo che appunto, richiama il panico e il terrore, con la sensazione di essere in punto di morte, ma senza nessun reale pericolo nella circostanza..
E ancora possiamo citare il disturbo d'ansia generalizzato, per cui la persona è in costante tensione e apprensione quasi per ogni attività della sua vita quotidiana...e infine i disturbi ossessivi compulsivi, in cui i comportamenti compulsivi e le ossessioni vengono agiti per tentare di placare lo stato di angoscia (lavarsi continuamente le mani per placare la sensazione di avere una macchia nell'anima, per esempio); ma il sollievo è solo momentaneo e alla fine si diventa prigionieri dei propri comportamenti.
Queste sono le sfaccettature principali, accade poi che vi siano frequentemente delle comorbilità., ossia dei disagi psicologici che si presentano insieme nelle stessa persona.
Il tutto, ovviamente, è vissuto dal povero malcapitato ansioso con estremo diagio e crescente senso di inadeguatezza, che attiva e va a nutrire un circolo vizioso che finisce per alimentare ancora di più gli stati ansiosi.

Prima accennava anche all'ansia che si mette una maschera, che vuole dire?

Sì, esatto. Talvolta l'ansia, come dicevamo, si maschera talmente bene che le persone non si rendono neanche conto di soffrire di un disturbo ansioso. Semplicemente il loro corpo lavora incessantemente al posto loro per far fronte a dei conflitti psicologici. A dire che per il nostro equilibrio mentale è più semplice e meno rischioso far fronte a delle difficoltà organiche e non a quelle psicologiche. Il risultato è che vi sono delle patologie mediche, con manifestazioni reali del corpo, che in realtà però hanno una matrice ansiosa: patologie dermatologiche (dermatite atopica, eczemi vari), patologie a carico dell'apparato gastro-intestinale (gastrite, reflusso gastro esofageo, sindrome del colon irritabile), e ancora, asma, giramenti di testa, emicranie tensive, parestesie e così via...
Nel contesto scolastico poi, sono sempre più frequenti le diagnosi di DSA, ma spesso abbiamo a che fare con difficoltà di apprendimento determinate da sintomatologia ansiosa non opportunamente diagnosticata e quindi neanche curata.
Sono stata recentemente a un convegno che appunto era focalizzato sul trattamento psicoterapeutico dei disturbi ansiosi, e sono rimasta colpita da un intervento fatto da un medico che opera anche in un pronto soccorso. Riferiva di come gli accessi al pronto soccorso siano sempre più frequentemente dovuti a manifestazioni somatiche, anche gravi, determinate da sottostanti patologie ansiose. La persona per esempio si presenta al pronto soccorso con l'idea di avere un infarto e invece è in attacco di panico.


Beh... un bel problema per il Sistema Sanitario Nazionale...

Esatto. La cura degli effetti organici dell'ansia comporta una spesa enorme, che potrebbe essere evitata o quanto meno ridotta con un bel lavoro di promozione del benessere psicologico...ma questo è un lavoro da affrontare su più fronti (sociale, lavorativo, scolastico, di sostegno alla genitorialità etc.).
Nel frattempo noi psicoterapeuti continuiamo comunque con le psicoterapie e le farmacoterapie, nel tentativo di limitare il disagio e promuovere il benessere dei nostri pazienti.


Ecco... cosa è più efficace per il trattamento dei disturbi ansiosi? La psicoterapia o la farmacoterapia?

Non si può certo negare che la farmacoterapia favorisca una riduzione dei sintomi, a volte fortemente debilitanti e condizionanti per la persona. Talvolta poi, essendo così pervasivi e invalidanti, i suddetti sintomi richiedono fortemente un supporto farmacologico che consenta alla persona di lavorare sulla matrice dell'ansia e non tanto sui suoi, a volte, spaventevoli effetti.
Ma è fondamentale, appunto, che la persona diventi consapevole di ciò che ha originato il distrubo ansioso. Qual è il conflitto psicologico sottostante. E per fare questo è necessario un percorso psicoterapeutico.
Un po' come quando abbiamo un forte mal di denti... possiamo prendere un analgesico, anche potente, che ci toglie il dolore, ma per evitare che quel dolore ritorni e peggiori, abbiamo bisogno di un antibiotico e dell'intervento di un bravo dentista. Ecco, la psicoterapia è un intervento profondo e risolutivo.

Ci sono degli studi che dimostrano l'efficacia e gli effetti della psicoterapia?

Sì. Diversi studi sull'efficacia della psicoterapia, richiesti ormai da molti governi europei ma non solo, proprio per lo studio di una gestione più lungimirante e meno dispendiosa della spesa sanitaria.
Inoltre le scoperte delle neuroscienze ci dicono chiaramente che un buon intervento psicoterapeutico, empatico, supportante, strategico, può addirittura favorire una modificazione a livello neuroplastico. Il nostro cervello è plastico e la plasitcità è al servizio della nostra sopravvivenza, della nostra capacità, innata e programmata geneticamente, di curarci e adattarci, in modo da crescere e svilupparci sempre meglio. I nostri ricordi in fondo non sono altro che proteine che sintetizziamo continuamente, esperienza dopo esperienza. Ecco, molto banalmente, un buon intervento psicoterapeutico ha la capacità di far sintetizzare delle proteine "felici" a contrasto di quelle "tristi". Si associano ricordi sani a ricordi dolorosi, e in questo odo il ricordo doloroso viene depotenziato e integrato in modo ecologico nel nostro sistema psicologico..

Cura dell'ansia quindi come cura dei ricordi?

Un po' semplicisticamente...ma sì, cura dell'ansia come cura dei ricordi. Ricordi anche recenti, ma il più delle volte remoti, relativi all'infanzia della persona. Ci sono infatti anche dei disturbi ansiosi che sono causati da eventi contestuali traumatici contingenti. I cosiddetti traumi con la T maiuscola. Terremoti, tsunami, attentati terroristici, aggressioni, violenze sessuali, etc. In sostanza tutti quegli eventi per i quali la persona teme realmente di morire o teme per la vita altrui. Ci sono anche dei disturbi ansiosi favoriti e alimentati semplicemente dal contesto di vita (lavoro precario, difficoltà economiche, quartieri sempre meno sicuri, senso di ingiustizia sociale etc.). Non ci si sente mai al sicuro e bisogna sempre stare all'erta...
Ma la maggior parte delle patologie ansiose affondano le loro radici nell'infanzia dell'ansioso, nel suo contesto relazionale precoce.

Ma ciò che è successo non si può cancellare...

No no, certo! Curare i ricordi non significa cancellarli dalla memoria, ma aiutare la persona a percepirsi con un ruolo differente rispetto a quanto successo nel là e allora e nelle situazioni del presente che attivano meccanismi del passato.


Cosa può capitare di così difficile da gestire nell'infanzia per giustificare l'insorgere di una patologia ansiosa da adulti?

Per esempio, se il bambino nella sua prima infanzia ha avuto a che fare con una mamma ansiosa o semplicemente in difficoltà anche per cause esterne alla sua personalità (penso per esempio a qualche lutto importante a ridosso della gravidanza e del parto), è facile che questa non sia stata in grado di sintonizzarsi sui bisogni del figlio, cioè di riconoscrere il significato del pianto del figlio e il bisogno sottostante. É verosimile che alla lunga quel bambino finirà per sentire non sicuro il suo ambiente-mamma. Comincerà col corpo a essere in all'erta, teso, contratto, pronto ai comportamenti innati di fuga che la natura ci ha dato per la nostra sopravvivenza.
Può succedere che il tutto passi inosservato per anni. Qualche sintomo di emicrania ogni tanto, qualche sintomo gastrointestinale, qualche temporanea paura di addormentarsi da solo o del buio, per citare qualcuna tra le situazioni più gettonate nella stanza di terapia, ma tutto sommato le cose procedono per il meglio fino a che le strategie di controllo dell'ambiente circostante, quello stare in all'erta di cui parlavamo prima, fa percepire il mondo esterno sostanzialmente prevedibile, e quindi sufficientemente sicuro perché gestibile. Poi... succede qualcosa. Un cambiamento improvviso e non gestibile nella vita della persona fa cadere tutta la corazza faticosamente costruita e preservata fino a quel momento. Arriva il disturbo ansioso, come un fulmine a ciel sereno. Tipicamente, per esempio, gli attacchi di panico subentrano a seguito di un cambio di status (dopo un trasferimento, dopo un matrimonio, dopo una promozione lavorativa, un cambio di città etc.).
Da qui viene fuori il dramma originario della persona: il conflitto tra il bisogno di fidarsi del contesto relazionale e la paura di farlo, visti i primissimi fallimenti nella sua esperienza di vita.

Può fare qualche altro esempio?

Anche aver interiorizzato delle figure genitoriali estremamente svalutanti, rigide e critiche, può favorire l'innescarsi di un dialogo interno automatico e non sempre consapevole che, in una situazione di "prestazione" reale o simbolica o in situazioni di individuazione e autonomia, che portano a fare le cose da soli, mette con le spalle al muro la persona, che percepisce di non poter evitare di fare quel qualcosa, pur sentendosi bloccata per la previsione di un inevitabile fallimento. Il conflitto qui è tra "Devi farlo" "Non sei capace/sei inadeguato". Due parti di sé in conflitto, apparentemente senza soluzione.

Dunque alla base dell'ansia c'è un conflitto psicologico?

Sì. L'eziopatogenesi è da ricondurre a traumi, deficit (di cure e funzioni supportive) e conflitto.
Come dico spesso ai miei pazienti, dentro di noi ci sono tanti noi, e metterli d'accordo tutti non è sempre facile!
L'ansia è una richiesta di attenzione a un litigio, apparentemente senza soluzione, tra due parti di noi, due bisogni contrapposti.

E cosa può fare la psicoterapia in questo caso?

Il nostro compito di psicoterapeuti è innanzitutto aiutare la persona a raccontarsi consapevolmente, a riconoscere con autenticità tutte le parti di Sé, ed infine a farle venire a patti, quando sono in conflitto tra di loro.
Il processo terapeutico si snoda su un terreno multiplo: ristrutturazione cognitiva, con correzione dei pensieri automatici tossici (riuscire a smettere per esempio di dirsi "sono un fallito", oppure "se non accontento tutti rimarrò solo", o ancora..."dopo una cosa bella mi deve succedere una cosa brutta"), contenimento e regolazione emotiva attraverso la creazione di un ambiente relazionale supportivo, e cura e bonifica delle esperienze relazionali traumatiche o dolorose, favorendo nei pazienti la costruzione di una accettazione incondizionata di se stessi .

L'analisi Transazionale, il mio approccio terapeutico, nato negli anni cinquanta del secolo scorso da matrice pisocanalitica e con importanti influenze umanistiche, riesce con agilità a lavorare su tutti questi fronti, mantendeno sempre una relazione piacevole e supportante, non punitiva ma anzi paritaria, in una cornice di fiducia e di stima nei confronti del paziente, qualunque sia la storia che porta.

 

L'ansia però non è sempre negativa e disfunzionale...

No, assolutamente! C'è la teoria della curva a U rovesciata., in relazione alle prestazioni e al funzionamento cognitivo. É dimostrato che livelli troppo bassi o troppo alti di apprensione condizionano negativamente le prestazioni, mentre un livello intermedio favorisce l'attivazione di tutte le risorse cognitive, emotive e motorie di cui disponiamo per la risoluzione del compito del momento.
Perciò... buona ansia a tutti!!!

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