Ansia

Ansia, Angoscia, Paura di tutto

CHIARA

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E' da circa 4 anni che vorrei andare da uno psicologo e non trovo il coraggio. Mi sento abbastanza codarda perché sono al quinto anno di psicologia e questo lavoro, un domani, sarà la mia vita. Eppure non ce la faccio, forse perché penso di riuscire già a "sapere", "analizzare" le cause del mio malessere, il problema è non riuscire ad uscire da questo circolo vizioso di ansia che mi pervade continuamente. Mi sento totalmente inutile, persa, come se non sapessi più dove sto andando. Penso sia dovuto ad anni di rapporti conflittuali con mia mamma, ma anche ad un amore esagerato per la mia famiglia, per la quale morirei perché è tutto per me. Eppure non mi sento mai apprezzata, mai ascoltata.... Sono quella che trattiene, quella che indossa una maschera ogni giorno, mentre dentro non sopporta più nulla. Ed ho un ragazzo, un magnifico ragazzo, che sto cambiando in peggio con tutti i miei pensieri deprimenti, la mia ansia, la mia angoscia. Ma come si può amare qualcun altro se prima non si riesce ad amare sé stessi?

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentile Chiara, che cosa ci sarà di tanto spaventevole a decidersi di iniziare un lavoro psicologico, che può portarle frutti da più punti di vista, dal momento che vorrebbe scegliere la professione di psicologa. Quello che credo la spaventi è riprendere una certa crescita personale ed emotiva, che comporta anche il fare i conti con l'immagine della famiglia che porta dentro di sé. Le posso assicurare che quando si fa un lavoro psicologico su se stessi, i sentimenti affettivi verso le persone significative, migliorano, si chiariscono. Ma non si perdono. Ciò che si può perdere sono gli atteggiamenti di dipendenza. Il che è un bene. Le auguro di iniziare un suo percorso.


Le faccio i miei auguri intanto,


Dr. Cameriero Vittorio 

Cara Chiara, non è cosa semplice prendere la decisione di rivolgersi ad uno psicologo. Tu ipotizzi che il tuo disagio sia risalibile al rapporto conflittuale con tua madre e nello stesso tempo parli di un attaccamento "esagerato" per la tua famiglia. (A chi in particolare?) . Credo che tu meriti di elaborare questo tuo disagio nel presente in modo che tu possa avere consapevolezza di te e possibilità di amare e di essere amata. Questo percorso di chiarificazione sarà di aiuto a te e ai tuoi futuri pazienti. Cerca un bravo professionista e affidati. Ciao. Con tutti i miei auguri


Gianna Maria Tavoschi

Gentile Chiara,


Un piccolo passo di coraggio l'ha fatto: ha scritto qui. Benvenuta!


Il fatto di possedere delle nozioni può aiutare a conoscersi, ma a volte non basta, perché viviamo dentro noi e dentro la nostra storia. E a volte abbiamo bisogno di una compagnia di viaggio per guardare dentro noi stessi. Questo vale per tutti, anche gli psicologi e gli psicologi-psicoterapeuti di lunga carriera.


Andare dallo psicologo? Sì, ma ... Mi ascolterà? Mi capirà? Mi giudicherà? ... Lo psicologo o la psicologa La ascolterà e Le starà vicina per comprenderLa e per aiutarLa a comprendersi; non La giudicherà, ma sarà libera di mostrare tutta se stessa, di guardare, anche se solo per un attimo, questa maschera dall'altra parte. Sarà un percorso che la potrà aiutare, se lei se lo vorrà concedere, a vedere con occhi nuovi se stessa e le sue relazioni.


Ovviamente è libera di scegliere.


Se pensa che possa aiutarla, potrebbe anche provare online.


Le auguro veramente ogni bene e la aspetto tra le colleghe.


drssa Chiara Lecca

Cara Chiara,


Sei sicura di non amare te stessa?? Il fatto che tu veda alcuni tuoi comportamenti e alcuni tuoi modi di essere come problematici in questo momento è il primo passo per un cambiamento e quindi un primo gesto d'amore verso se stessi! Non trovi?!... Penso anche che quelle che sono tue modalità relazionali limitanti oggi, forse un tempo sono state funzionali e adeguate... Puó esserti utile darti il permesso di vederle come una risorsa che ti ha permesso di diventare e di arrivare ad essere la donna che sei ora?


Arriverà il momento in cui riuscirai a rivolgerti ad uno psicologo e arriverai ad essere chi vorrai!


Spero di aver in parte risposto alla tua domanda... 


Resto a tua disposizione per ulteriori chiarimenti. 


Buona strada!


 


Dott. Ssa Alice Piccardi

Gentile Chiara, 


Il tuo malessere non ti ostacolera' nella tua scelta professionale, anzi! il primo passo per superare un momento di difficoltà e' quello di acquisire consapevolezza del proprio malessere.


Parlarne con un esperto può darti sollievo e permetterti di sentire che nonostante tutto  sei l'unica a tenere le redini della tua vita. La famiglia e' il contesto in cui nasciamo d cresciamo come persone...poi arriva il momento del distacco,  della maturità..forse e' questo che può spaventare..la separazione...


Parliamone se vuoi in una consulenza ( da remoto) non impegnativa ma di orientamento.


Un caro saluto


Cristina Collari

Gentile Chiara,


la sua richiesta denota un grande “studio” ma anche una buona introspezione personale. Avvicinarsi ad una terapia da psicologa e psicoterapeuta posso comunque capire che non sempre sia facile.


La società per di più non sempre ci ha aiutato a dar valore e credito al nostro percorso di studi o lavorativo.


Le posso però dire che una terapia personale è molto utile e proficua per tutti noi. Non solo per chi ha un sintomo o una difficoltà “conclamata” ma anche per poter vivere meglio la nostra quotidianità come persone, studentesse, lavoratrici, partner in una coppia, ecc.


In terapia come prima cosa NON ci deve essere giudizio, nè da parte sua nè da parte del professionista si può anche imparare ad "accettarsi" per come si è (coi propri pregi e i propri difetti) e volendo cercare eventualmente di smussare alcuni angoli imparando a far emergere le proprie risorse interne. La persona, inoltre, deve essere accolta a 360°, è lei la specialista di se stessa: uno psicologo può solo indicarle la strada o farla soffermare a ragionare maggiormente su alcuni aspetti che cita lei per prima ma se necessario, deve anche accettare i suoi silenzi o le richieste di attesa riferite ad eventuali argomenti “difficili” o in cui è viva la sofferenza. I percorsi non sono obbligatoriamente lunghi ma possono anche essere terapie brevi dove dopo il primo colloquio conoscitivo si prefissa il suo obiettivo e in qualche mese si possono già osservare cambiamenti o risorse interne “riscoperte e ritrovate”.


Un esempio riferito a lei che mi verrebbe da consigliarle è osservare questa sua sensazioni di non amabilità per sentirsi ed imparare ad essere apprezzata anche dagli altri e aspetto fondamentale anche da se stessa.


Provi pian piano a darsi fiducia e provare ad avvicinarsi ad un professionista di sua fiducia con cui cercare di instaurare una relazione di dialogo, confronto e di crescita personale. Non si recrimini sul tempo o sugli anni impiegati, la scelta può avvenire pian piano e forse oggi già col fatto che sta scrivendo può prenderlo come un primo inizio e una prima presa di posizione personale.


Resto disponibile per chiarimenti, richieste aggiuntive o se volesse fissare un primo colloquio conoscitivo.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Riceve a Torino, a Collegno e online

Buongiorno Chiara,


la sua domanda, fa supporre che lei conosca già la risposta. Conoscerla, come le è già evidente, non significa necessariamente "sentirla" in equilibrio tra pancia e ...testa.


Amare l'altro, passa necessariamente per se stessi, ma mi permetterei di aggiungere che per amare se stessi, sia necessario avere familiarità con ciò che siamo, che sentiamo e che proviamo, cercando di sintonizzarci al meglio con quelli che sono i nostri bisogni.


Fin troppo spesso, nella frenesia degli obiettivi da raggiungere e dei "devo" finiamo con trascurare ed indebolire ciò che stiamo sentendo. Sentire ciò di cui abbiamo bisogno è davvero imperativo per il nostro benessere.


Quello che mi verrebbe da rimadarle come spunto per una sua eventuale riflessione è che attraverso le sue parole, ho letto e sommariamente percepito molti "giudizi" sul suo conto, sul suo sentire, sulle persone che la circondano (famiglia, ragazzo), su ciò che dovrebbe fare o non fare.


Per mia esperienza personale, oltre che professionale, credo che quando si ha l'occasione di confrontarsi con percezioni ed emozioni di tale potenza e grandezza, tutto e tutto insieme, sia necessario fare un passo indietro, fare un respiro profondo, per raggiungere quelle profondità che stanno richiedendo la nostra totale attenzione, e cominciare a guardare un aspetto alla volta.


Anche se la sensazione è quella di sentirsi letteralmente "travolte" è importante tenere presente che guardare le cose in piccole parti, una alla volta, permette di diminuire la percezione invasiva di quel sentire e così facendo si può preparare il terreno per affrontare nuove trasformazioni, singolarmente. Favorire nel complesso, una situazione differente.


Più si cerca di mentenere un controllo su molteplici aspetti, più l'ansia ci fa capire che questo...non è spesso possibile.


Sono convinta che proprio perchè lei stia acquisendo giorno dopo giorno la capacità di "analizzare" le derivazioni del suo sentire anche e soprattutto attraverso i suoi studi, abbia senz'altro gli strumenti per orientarsi nel chiedere aiuto e supporto in questa fase di transizione, con attenzione e gentilezza.


Un caro saluto

Carissima Chiara, attraverso la descrizione della sua sofferenza eviscera quello che è un luogo comune su noi professionisti della salute mentale, cioè che qualora abbiamo dei problemi psicologici dovremmo avere la soluzione in tasca e risolverli da soli... altrimenti non valiamo nulla. Niente di più errato e fuordeviante. Invece lei deve farsi aiutare da uno psicologo, perchè sa bene quanto l'ansia sia pervasiva e quanto sia importante identificare le cause che le stanno sottese. Ci andrà con la lente della sua sensibilità di futura psicologa e il percorso costituirà un bagaglio importante del suo percorso personale, ma soprattutto potrà trasformarlo in empatia quando si troverà ad aiutare professionalmente i suoi pazienti. Imparare a volersi bene in maniera sana è un rito obbligatorio di passaggio con cui tutti dobbiamo fare i conti, prima o poi; possibilmente senza avvilirsi in un vortice di disistima oppure-peggio-nascondere il vuoto di sè in un Ego ipertrofico (ma per fortuna non è il suo caso!).


Un abbraccio affettuoso

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