Ansia

Ansia continua

Giulia

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Buongiorno,
A luglio 2018, mia madre ha avuto un infarto con conseguente operazione di bypass coronarico. I mesi successivi sono andati abbastanza bene, l'ansia si presentava solamente nel momento in cui lei accusava dolori e quindi era necessario andare in pronto soccorso, ma poi ritornavo tranquilla nel venire a conoscenza che non aveva nulla. Da giugno, momento nel quale ho avuto un brutto attacco di panico con conseguente visita in pronto soccorso, le cose hanno iniziato a peggiorare. Premetto che sono sempre stata una persona "agitata", anche se quando c'è stato bisogno di reagire con razionalità, sono riuscita sempre a mantenere il controllo della mia mente e del mio corpo; comunque ci sono periodi che vanno dalle 12 alle 72 ore o anche di più, dove vivo una sensazione di ansia costante. Dolori allo sterno (che mi fanno credere di avere problemi cardiaci) e tanta aria nello stomaco.
Intorpidimento o formicolio di braccia (non sempre), tachicardia. Sto cercando di capire come respiro, e sento di respirare solo con la parte superiore dei polmoni, che inizia a darmi dolori anche alla schiena, delle volte sento di non avere più aria e anche camminare è faticoso .
Generalmente ho tutti i muscoli irrigiditi, dalla cervicale ai muscoli addominali, e tendo a digrignare i denti. Ovviamente ho anche disturbi del sonno.
Io non vorrei sottopormi a cura farmacologica perché ho sperimentato Xanax o Lexotan (3 volte in tutto) e ho paura che mi diano problemi con il lavoro, o che mi impediscano di svegliarmi puntuale.
Ho descritto tutti i sintomi di una bellissima condizione d'ansia, ma la cosa più strana è che e in alcuni casi, provo una sensazione, come un TUFFO al centro della pancia, che provoca un'onda che si irradia nella parte superiore del mio corpo fino ad arrivare alla punta delle dita e alla sommità della mia testa.

Sono consapevole che sto provando un forte stress per via del mio lavoro dove ho delle scadenze importanti, stress nella vita sentimentale con una situazione di non comprensione con il mio ragazzo, e stress derivato dal fatto che ho mia madre in casa che è tornata ad abitare con me dopo 7 anni che vivevo da sola.
Vorrei fare uno di quei pianti adolescenziali, dove butto fuori tutto il catrame che mi sento dentro, ma non riesco perché c'è qualcosa che mi frena, anche se provo,

Come posso liberarmi da quest'ansia costante? Mi sta distruggendo anche fisicamente, ormai.

Grazie per la risposta e per aver letto tutto il mio messaggio.

6 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Salve,


comprendo il suo stato di forte malessere psicofisico che le impedisce di vivere in modo soddisfacente la vita affettiva e lavorativa.


Quello che le posso consigliare è di trovare un bravo psicoterapeuta che la sostenga nell’ascolto, che accolga il suo pianto e che la aiuti a trovare il proprio equilibrio in un contesto particolarmente difficile di vita legati soprattutto agli affetti e alle responsabilità alle quali è chiamata a rispondere nel quotidiano.


Il suo corpo sofferente, dettato dall’ ansia, è l’espressione profonda ed importante di un cambiamento nella sua esistenza. Il farmaco può solo aiutare inizialmente ma non risolvere le problematiche di natura psicosomatiche che lei presenta.


A seguito di questo consiglio, tenga in considerazione che, in determinati periodi della vita particolarmente difficili, succede a tutti noi di avere necessità di liberarci delle esperienze disfunzionali del passato che impediscono di fare emergere strategie e scelte personali per superare le difficoltà del presente.


Cordiali saluti

Buongiorno l'ansia È una risposta naturale a uno stato di allarme. Di fatto il tipo di pericolo può essere sia un pericolo reale che un pericolo percepito


Nel secondo caso è una costruzione interna che attiva delle risposte anche fisiologiche di allarme.


I farmaci spesso allentano lo stato d'ansia ma non influiscono sulla percezione del pericolo per risolvere la situazione è il caso di intraprendere una terapia di tipo cognitivo comportamentale che permetta di attenuare la percezione dei Stati di pericolo e di conseguenza degli Stati di allarme.


La valutazione del pericolo è soggettiva ed è determinata dai vissuti individuali in questi casi le esperienze traumatiche hanno una grossa influenza sulla valutazione della realtà


 

Lei sta vivendo uno stato d ansia con psicosomatizzazioni le cui cause andrebbero indagate. Pare che l esordio sia contingente all' infarto di sua madre. Potrebbe trattarsi quindi di ansia da separazione e paura di perdita. Sarebbe utile sapere se ci sono stati episodi di separazione in precedenza, anche da bambina. Come mai sua madre sta ora vivendo con lei? Non mi pare una soluzione favorevole né a lei né a sua madre. Lei non dice in cosa consistano le incomprensioni con il suo ragazzo ma potrebbero essere implicite al vostro modo di relazionarsi o anche legate alle vostre caratteristiche di personalità. Lei non dice nulla sulla qualità del suo sonno. Per non assumere psicofarmaci, potrebbe assumere ala sera a stomaco pieno una compressa di magnesio 375 che esercita una funzione di stàbilizzatore dell' umore e di decontrattuante muscolare .Il suo medico potrebbe prescriverle un serotoninergico, regolatore della serotonina, minime dosi per minimo tempo.


Si rivolga poi ad uno psicologo per un trattamento psicoterapico. Se lo ritiene mi contatti perché le possa suggerire un collega di fiducia a Padova. Il suo e un problema risolvibile. Un saluto


 

Cara Giulia,
mi complimento per la descrizione puntuale dei sintomi della sua ansia.
Capisco che questa è un suo modo di reagire in diverse situazioni critiche di vita (infarto di sua madre e convivenza con lei, incomprensioni con il suo ragazzo, impegni lavorativi) e che ne stia soffrendo.
Condivido con lei che quast'ansia ha bisogno di uno spazio di accoglienza e la invito a recarsi da uno psicologo-psicoterapeuta. Esistono in aggiunta (non sostituiscono la terapia) anche tecniche di rilassamento.
Se il medico dovesse prescriverle qualche cura farmacologica per un determinato periodo, può chiedergli informazioni al fine di gestire il tempo dell'assunzione in maniera da svegliarsi in orario.
Resto a disposizione.

Buongiorno Giulia!


Bravissima nel descrivere la sua condizione, e consapevole delle criticità che al momento attuale la coinvolgono.


Le consiglierei di ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta con approccio Strategico o Interazionista al fine di contare su una guida che l’aiuti ad uscire dall’empasse.


Non abbia remore nel richiedermi qualsiasi informazione abbia bisogno di avere.


Un caro saluto

Carissima Giulia, il disturbo d'ansia è la spia di un disagio causato da più motivazioni. Lei ne è pienamente consapevole e lo descrive minuziosamente nella sua lettera. Alla radice di tutto questo malessere vi sono le emozioni che lei prova a livello cosciente e a livello inconsapevole e profondo; che vanno necessariamente decifrate e portate in superficie.


E' un lavoro paziente dove un professionista preparato ed attento potrebbe esserle d'aiuto, guidarla a far emergere quali sono i suoi pensieri e i suoi desideri profondi nel contesto di una realtà attuale che le chiede molto in termini d'impegno.


I farmaci alleviano i sintomi, ma occorre andare all'origine del disagio.


Resto a disposizione e le auguro di trovare la strada per stare meglio.

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