Ansia

ANSIA E ABBUFFATE.

Francesca

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Salve,

sono una ragazza di 18 anni. Da qualche tempo a questa parte mi sto rendendo conto del mio attaccamento morboso al cibo. Molto spesso senza motivo, mi alzo vado in cucina e ingurgito tutto ciò che trovo. Ogni volta che rientro in casa la prima cosa che istintivamente faccio e' afferrare qualcosa da mangiare, inoltre penso continuamente a cosa, come e quando dovrei mangiare.

La cosa mi disturba molto e mi sta portando via da altre passioni.
In aggiunta a questo, mi capita di avere momenti di crisi scaturite senza un preciso motivo (che almeno io possa individuare).

Tali crisi sono caratterizzate da pianti, urla soffocate, ansia e paura.
Nonostante questo ho una splendida famiglia e degli amici che mi vogliono bene.

Vorrei tornare a condurre una vita tranquilla, senza però pesare sulla mia famiglia. Cosa mi consigliate ? Cure omeopatiche per tranquillizzarmi ?
Grazie.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Cara Francesca, 


penso che attraverso il cibo tu stia cercando di soffocare emozioni che ti fanno soffrire e che esplodono in altri momenti in modo incontrollato. Di solito nelle abbuffate il cibo viene usato come una droga che anestetizza le emozioni. 


Pertanto ti consiglio un percorso psicoterapeutico volto a poter ascoltare e accettare tali emozioni. 


Se vuoi seguire il mio consiglio, mi occupo di disturbi alimentari collaborando anche con MondoSole di Rimini e ricevo anche a Pesaro; mi può contattare tramite il modulo contatti o telefonicamente.

Cara Francesca,


grazie per avere condiviso con noi questo suo problema, immagino non sia stato facile.


Ovviamente è difficile dare una risposta risolutiva ad un problema così complesso come quello che lei sta descrivendo, ma certamente quello che lei esprime mangiando oltre misura è un disagio più profondo che cerca in qualche modo di lenire "ingurgitando tutto ciò che trova".


Da anni mi occupo di questa tematica ed il primo passo da compiere è parlare con un esperto del settore che la aiuti a scoprire le cause che la spingono ad adottare certi comportamenti e ad elaborarle insieme; sfortunatamente questo percorso solitamente non è risolvibile con qualche pillola come da lei richiesto, ma con un percorso psicologico che valorizzi la sua singolarità e la sua soggettività.


Le consiglierei di rivolgersi a qualche collega della sua zona con esperienza nel campo dei disturbi alimentari, un'area che, aldilà della professionalità e preparazione di ognuno di noi, merita una conoscenza specifica.


Spero di esserle stata utile, sono a sua disposizione per qualsiasi necessità.


 

Cara Francesca,


Considerando che la sua è ancora un'età di passaggio, vale la pena approfondire in modo serio ciò che le capita. Un omeopata può esserle di supporto, ma la strada è in un percorso terapeutico con qualcuno che sia ferrato nei disturbi dell'attaccamento e nella cura del trauma. Ha bisogno di comprendere la vera origine dei suoi disturbi. 


Un caro saluto.


 

Cara Francesca,


il cibo rappresenta per lei in questo momento uno strumento, un contenitore ma anche un contenuto.


Lo stile alimentare è qualcosa che ci caratterizza fin da piccoli, perchè il primo approccio nel mondo lo si fa con la bocca, con il cibo, con l'aria, con l'esplorazione buccale (ciucciare, leccare, ecc.).


Il modo in cui gestiamo e ci abituano a gestire il cibo, diventa una sorta di pelle relazionale, con noi stessi, con gli altri, con le cose.


Spesso il cibo è stato sovrainvestito. Quante volte al pianto di un bambino si ricorre alla caramella per calmarlo o al ciuccio? Come se il riempimento orale fosse l'unica risposta.


Voglio dire che anche se questo suo uso smodato del cibo è comparso solo ora, probabilmente il legame che possiede con esso Francesco, il suo stile orale e alimentare è antico e ha dei connotati ben precisi.


In questo momento il cibo rappresenta una rassicurazione, un porto sicuro, un riempimento, un tornare a casa! E forse non a caso il problema nasce ora che ha 18 anni ed è sulla soglia dell'adultità, il momento in cui comincia la separazione e lo svincolo dalla famiglia (se non fisico, ma almeno psicologico), vi sono delle scelte importanti da compiere circa la propria vita, delle responsabilità diverse e forse tutto questo fa paura!


Non a caso, ricorre proprio al cibo, come se fosse un pò una regressione, un tornare al nido caldo e rassicurante, quale lei descrive la sua famiglia. 


Le mie sono solo ipotesi. Ho voluto fare una panoramica più ampia per farle capire che forse questo disturbo debba essere inserito in un quadro più ampio e forse solo l'omeopatia non è sufficiente, credo che sia importante che ci lavori un pò su per ridare al cibo, ma soprattutto al momento che sta vivendo la giusta connotazione.


Tenga presente che i sintomi sono solo un campanello che ci aiuta a rimettere gli equilibri, quando si muovono, di fronte ai tanti cambiamenti. Non c'è da preoccuparsi, ma da esserne grati, così si può sempre migliorare!


Un saluto e in bocca al lupo!

Salve Francesca,


 nella tua lettera scrivi di un “attaccamento morboso al cibo” che ti porta a fare delle mangiate e che ti porta a pensarci spesso portandoti via il tempo per le altre “passioni” della tua vita. Parli anche di crisi d’ansia. Queste due cose potrebbero essere legate: mangiare infatti è un comportamento che contrasta lo stato d’ansia. Il comportamento e lo stato d’animo che descrivi sono comunque segni che richiedono attenzione, non vanno trascurati perché ti creano disagio e più passa il tempo più corri il rischio che si consolidino. Ti consiglio di cercare un aiuto professionale di tipo psicologico, pubblico o privato, per cercare di trattarli prima che si possa instaurare un vero e proprio disturbo alimentare. Il professionista da cercare dovrebbe avere questa specializzazione. Ricorrere presto ad un aiuto professionale ti aiuterà ad affrontare nel modo più appropriato ed in tempi più brevi il problema che hai descritto.


Un caro saluto.

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