Ansia

Ansia e pensieri ossessivi

Dante

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Gentili dottori,

Ho 30 anni, una bellissima famiglia, una compagna che adoro ed un figlio di 4 anni. Sto per laurearmi in giurisprudenza, svolgo già il praticantato e ho una carriera universitaria in corso. Purtroppo 5 anni fa ho perso mia madre per un tumore e da lì sono iniziati attacchi di panico e ipocondrie.

Pensavo di aver superato la cosa ma due settimane fa, dopo una discussione con la mia compagna e mio padre è iniziato l'inferno. Ho perso qualsiasi interesse per le normali attività che prima mi entusiasmavano, ho attacchi di panico e pensieri ossessivi circa la questione di divenire matto e non guarire più.

Ho una gran rabbia dentro perché vorrei fare 1000 cose, ma è come se fossi "bloccato" da una apatia perenne. Non riesco più a focalizzare i miei "punti fissi" quelli che mi permettevano di controllare gli attacchi di panico.

Ho già eseguito il primo colloquio con uno psicoterapeuta specializzato in EMDR, ma ho il terrore di vivere in questo stato vegetale, senza quelle passioni che invece prima mi incendiavano le giornate.

Tutti questi pensieri si ripresentano ossessivamente qualunque cosa io faccia. La mia domanda è. Si può uscire da uno stato del genere? Potrò tornare ad essere quello di prima?

8 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Gentilissimo, 


non è semplice dare una risposta alla sua domanda, anche perchè dalle poche informazioni a disposizione non è possibile immaginare una prognosi. In generale, posso dirLe che l'ansia può essere curata, ma prima è importante che impari ad ascoltarla e che ne comprenda "il messaggio".


Ci vuole un pò di tempo, in bocca al lupo!


 

Gentile Dante,


Mi sento di consigliare di proseguire la psicoterapia con EMDR; la perdita di sua mamma è un evento emotivamente intenso, ma che si può superare. Le sue convinzioni attuali (la paura di non guarire più, di diventare matto), a carattere negativo le impediscono di riappropriarsi della propria vita, degli obiettivi futuri e le emozioni disturbanti con sensazioni fisiche che bloccano (come l'attacco di panico) alimentano vissuti di incapacità, di non farcela. Si dia del tempo affinché il percorso terapeutico cominci ad aiutarla a stare meglio; è lei l'artefice del cambiamento, ma l'elaborazione richiede tempo. Un caro saluto


 

Gentile Dante, per rispondere alla domanda che di piu' l'assilla, sì, se ne puo' uscire. A un patto però, che possa ricercare dentro di sé quelle emozioni, sentimenti, idee che l'hanno portata oggi a sentirsi un uomo apatico e privo di energie. Indubbiamente la perdita della mamma è stato un avvenimento centrale, credo che debba ancora elaborare la perdita di una persona che probabilmente è stata per lei un punto forte di riferimento. Se interpreto bene il suo stato di oggi, pare che non riesca piu' ad attivare quelle difese psichiche che possano permetterle di gestire le situazioni: si sente in balìa di emozioni e pensieri non piu' gestibili. Un groviglio di emozioni che si sono accumulate, di cui è difficile comprenderne le ragioni. E si sente schiacciato. Direi che ora ha la possibilità di parlarne con la sua terapeuta, cercando di tirar fuori tutte le paure, l'amore, le contraddizioni, la rabbia che inevitabilmente caratterizzano molte relazioni. La saluto cordialmente.

Buongiorno Dante, superare la morte di una madre è certamente un passaggio difficile. Immagino che la sua mamma sia stata per lei un punto di riferimento importante. Occorre dunque un processo di elaborazione di questo dolore, in modo graduale. È evidente che i blocchi che lei sente sono il risultato di tentativi di controllo di forti paure relative alla malattia e alla morte che, non riuscendo a realizzare, prendono le forme di pensieri ancora più invadenti e ripetitivi. Sarebbe necessario, quindi  realizzare un percorso psicologico che comprenda anche colloqui. 

Ciao caro,


da come descrivi, ti trovi in una situazione ingarbugliata che ti fa star male e non sai come uscire. Capita a tanti e anche di frequente di essere intrappolati da pensieri ossessivi e sopraffatti da un'abulia che ci stressa da una parte e ci fa essere inconcludenti dall'altra. Mi pare che tu voglia vivere la realtà a modo tuo e non sei disposto a cedere niente o venire a compromessi. E' come se volessi avere ragione difronte a te stesso e agli altri. Non hai accettato la morte di tua mamma, non accetti i punti di vista di tuo padre e della tua compagna, non accetti di vivere senza passione, ecc. Avere ragione vuol dire vivere nella stabilità, quella che ci fa sentire sicuri, padroni, dominanti. Accettare la perdita, la sconfitta, il rifiuto...ci costringe ad accettare il cambiamento, la diversità, l'evoluzione, il domani. Potresti avere bisogno di riposizionarti difronte alla tua vita e imparare ad accettare ciò che non dipende da te ma che ti costringe a subirlo. Possiamo rimanere noi stessi anche se non dominiamo il mondo e possiamo mettere le nostre risorse al servizio di ciò che ci piace fare e raggiungere. Accettare il cambiamento e rimanere meno schiavi della stabilità.

Salve Dante,


il suo disagio è comprensibile.


Ha scritto di aver effettuato solo un colloquio con un collega ed è molto presto per averne giovamento. Credo che abbia bisogno solo di tempo, ne parli col suo terapeuta anche di questa paura, che potrà servire per il vostro lavoro. Certo che potrà star meglio, ma dovrà elaborare molte questioni della sua vita. 


Un caro saluto

Gentile utente,


certamente si può venir fuori dai problemi psicopatologici e guarire. La questione fondamentalmente al fine della cura è seguire sempre le indicazioni del proprio terapeuta, essere compliante alla terapia e attivo nella stessa. 


Il confronto costante con il proprio psicoterapeuta di fiducia è basilare per un miglioramento della propria qualità di vita.


Stia bene!

Gentile Dante,


quello che ti sta accadendo è frutto di un cambiamento profondo in te. La tua serenità passata e il tuo entourage sono elementi positivi per il tuo benessere, ma questo probabilmente ti è già stato detto.


Nonostante un lutto così pesante tu trasmetti dalle tue parole elementi di riscossa. Il fatto che in questo momento ti sta attendendo una prova un po’ difficile significa solo che devi imparare a pazientare e seguire quello che stai già facendo. Se nutri dei dubbi, fai bene a parlarne con il tuo psicoterapeuta così da chiarirti.


Rispondendo alla tua domanda: sì, ne uscirai se pazienterai e farai quanto ti viene detto.


 

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