Come devo affrontare il lavoro??

Marco

Buongiorno, espongo il mio problema, sono stato a casa senza lavoro per un anno e mezzo, ad aprile ho iniziato in un autogrill, a fare un po' di tutto, all' inizio mi piaceva, adesso invece solo il pensiero di rientrare sto male, non riesco a capire il perché, a parte le notti che sono di 8 ore, i colleghi sono simpatici anche i capi, ma ripeto il solo pensiero di rientrare mi viene il vomito, se mi date dei consigli saranno utili, grazie

14 risposte degli esperti per questa domanda

Ciao Marco,
il fatto che l'ambiente di lavoro sia positivo fa pensare che il problema non sia necessariamente il lavoro in sé, ma quello che si attiva dentro di te quando devi rientrare.

Più che forzarti a resistere o cambiare nuovamente lavoro, può essere utile capire perché questa ansia si manifesta proprio in quel momento e che significato ha per te. Se vuoi, possiamo approfondire insieme questi aspetti.

A presto

Emanuele

Dott. Emanuele Santarelli

Dott. Emanuele Santarelli

Milano

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Buongiorno Marco, grazie per aver condiviso questo contenuto. 

Mi spiace molto per la situazione che sta vivendo e posso solo immaginare il tipo di sofferenza che le può arrecare. 

Il benessere lavorativo non dipende soltanto dalla qualità delle relazioni personali con colleghi e capi ma anche dal grado di soddisfazione che il lavoro in sè ci restituisce, oppure anche dal tipo di carico più o meno pesante di responsabilità. 

Quello che descrive quando dice "solo il pensiero di rientrare sto male" oppure "mi viene il vomito" sono segnali che il suo corpo le sta rimandando e che assolutamente non vanno ignorati. 

Sarebbe utile capire cosa le pesa davvero: il ritmo, le notti, la responsabilità, oppure il rientro dopo tanto tempo senza lavoro. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a leggere meglio questo malessere e a ritrovare un equilibrio. Non significa che c’è qualcosa di grave, ma che merita di stare meglio e di non affrontare tutto da solo.

Il benessere sul lavoro è una componente molto importante della nostra quotidianità. 

Resto a disposizione e se vuole mi può contattare. 

Le mando un caro saluto. 

Dott.ssa Glenda Frassi 

Dott.ssa Glenda Frassi

Dott.ssa Glenda Frassi

Cremona

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Buongiorno,

Dal punto di vista psicologico, il disagio descritto merita attenzione perché sembra andare oltre la semplice stanchezza. Dopo un lungo periodo di inattività lavorativa, il rientro può inizialmente essere vissuto con entusiasmo, ma con il tempo possono emergere stress, affaticamento fisico e mentale o una difficoltà di adattamento che all'inizio era meno evidente.

Il fatto che il solo pensiero di tornare al lavoro provochi nausea e un forte malessere suggerisce che il corpo stia esprimendo un livello di tensione significativo. Questo non significa necessariamente che il lavoro sia "sbagliato", ma indica che è importante interrogarsi su quali aspetti stiano pesando maggiormente: i turni notturni, il ritmo, le mansioni, la perdita di energie o altri fattori meno evidenti.

Può essere utile osservare se questo malessere compare esclusivamente in relazione al lavoro o se coinvolge anche altri ambiti della vita quotidiana.

Se i sintomi persistono o aumentano, un confronto con uno psicologo potrebbe aiutare a comprendere l'origine del disagio e a individuare strategie efficaci per affrontarlo, evitando che si trasformi in un problema più importante.

Il primo passo non è ignorare questi segnali, ma ascoltarli con curiosità e senza giudizio, cercando di capire quale bisogno stiano comunicando.

 

Buongiorno, probabilmente il lavoro in sé è complesso (via-vai unico: l'autogrill è "dinamico"). Consiglio di rivolgersi al Centro Impiego del proprio territorio chiedendo di essere supportato nella ricerca di nuovo impiego (senza licenziarsi però. Altrimenti si perde la Naspi). 

Provi
Dott.ssa Alessandra Gallo

Buongiorno Marco.

È del tutto comprensibile che tu ti senta confuso, è un paradosso comune provare un forte malessere fisico (come il vomito o la nausea) proprio quando, sulla carta, l’ambiente di lavoro sembra sereno e i rapporti sono buoni. Quando il corpo reagisce con sintomi fisici, significa che sta cercando di proteggerci da qualcosa che, a livello profondo, avverte come una minaccia, anche se razionalmente non sappiamo dire quale sia. Il fatto che tu stia bene con i colleghi e i capi è positivo, ma non significa che il lavoro sia adatto a te. Il tuo malessere potrebbe essere una forma di ’rigetto’ verso una routine che, per qualche motivo, senti stretta o distante da ciò che sei. ​Il peso dei ritmi: Lavorare di notte per 8 ore stravolge l’equilibrio naturale del corpo. A volte, quello che interpretiamo come una crisi psicologica è, in gran parte, una forma di esaurimento fisico. Il tuo sistema nervoso, semplicemente, è sotto pressione. La trappola del ’dovrei stare bene’: Spesso soffriamo di più perché ci sentiamo in colpa: ’I colleghi sono bravi, il capo è gentile, perché sto male?’. Questo pensiero crea un circolo vizioso che aumenta l’ansia. Il primo passo è smettere di colpevolizzarti: il tuo malessere è reale, non è un capriccio. ​Non dobbiamo vedere questo lavoro come una prigione definitiva, ma analizzarlo come una fase di passaggio. Il tuo obiettivo ora è capire come gestire questo periodo proteggendo la tua salute, finché non troverai una soluzione più adatta a te.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buon pomeriggio Marco

Da quello che descrive emerge una conflittualità non da poco: un ambiente di lavoro positivo ma uno stato d'animo negativo. E' qualcosa su cui sarebbe bene ragionare perchè a lungo andare rischia di diventare una situazione insostenibile. Forse, al di là del lavoro stesso, c'è altro che la preoccupa che però ancora non è chiaro. 

Qualora avesse bisogno di un sostegno per affrontare il periodo, non esiti a contattarmi.

Cordiali saluti

Dott.ssa Valeria Manni

Dott.ssa Valeria Manni

Roma

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Gentile Marco,

quello che ti sta succedendo non è strano e non è un segnale che “non sei adatto a lavorare”. È il modo in cui il corpo reagisce quando si rientra nel mondo dopo un periodo lungo di stop. Un anno e mezzo senza lavoro non è solo una pausa: è un tempo in cui ci si abitua a ritmi diversi, a una quotidianità più controllabile, a un’assenza di richieste esterne. Quando poi si ricomincia, anche se il posto è buono, anche se i colleghi sono simpatici, anche se i capi non creano problemi, il sistema interno va in allarme.

La nausea che senti, il vomito che arriva solo al pensiero di rientrare, non parlano dell’autogrill. Parlano della fatica di riprendere un ruolo, di stare dentro una routine che non hai più nelle ossa, di affrontare turni lunghi, notti pesanti, ritmi serrati. Il corpo anticipa la stanchezza e la trasforma in ansia. È una reazione molto più comune di quanto immagini, soprattutto quando si è stati fermi tanto tempo.

C’è anche un altro punto: all’inizio ti piaceva. Questo significa che il lavoro non è il problema. Il problema è il carico che si è accumulato dopo, la sensazione di non avere più energie, il pensiero che ogni turno sia una montagna da scalare. Quando la mente si abitua a vivere “in difesa”, anche le cose che funzionano iniziano a pesare.

Non devi costringerti a capire subito il perché. Devi concederti l’idea che questo malessere è un segnale, non una condanna. È il corpo che ti dice che hai bisogno di ritrovare un equilibrio, di rallentare dentro anche se fuori devi correre, di non vivere ogni turno come una prova di resistenza.

Può aiutarti parlarne con un medico o con un professionista, anche solo per avere uno spazio dove mettere ordine a ciò che senti. Può aiutarti spezzare la giornata in piccoli passi, non guardare il turno come un blocco unico, ma come una serie di momenti da attraversare uno alla volta. Può aiutarti ricordare che non sei tornato al lavoro per soffrire, ma per riprendere una vita che ti appartiene.

Marco, non sei debole. Sei in un passaggio delicato. E il fatto che tu abbia chiesto aiuto dimostra che non vuoi restare intrappolato in questa sensazione. Da qui si può ripartire, un pezzo alla volta, senza giudicarti.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno. Capisco che questa sensazione sia pesante da portare, soprattutto se non riesci a spiegartela: un malessere fisico così forte (il vomito) solo al pensiero di tornare al lavoro non è "poca cosa", anche se sulla carta le condizioni sembrano accettabili.

Alcune cose che potrebbero aiutarti a capire meglio cosa sta succedendo:

Prova a guardare oltre l'apparenza. Colleghi simpatici e capi ragionevoli non escludono che qualcos'altro ti stia pesando: i turni notturni (che stravolgono ritmo del sonno e vita sociale anche se "solo" 8 ore), la fatica fisica del lavoro, il rumore/caos di un autogrill, la sensazione di non fare qualcosa che ti rappresenta, o semplicemente il contraccolpo di essere passato da un anno e mezzo di casa a un ambiente frenetico tutto d'un colpo.

Il corpo spesso dice quello che la mente non riesce ancora a formulare. Il vomito o la nausea anticipatoria sono un segnale di ansia molto concreto. Non significa che il lavoro sia "sbagliato" in assoluto, ma che qualcosa in quella situazione (o nel tornare a lavorare in generale, dopo tanto tempo fermo) sta attivando una risposta di stress forte.

Cosa potresti fare:

Prova a scrivere, senza filtrarti, cosa ti passa per la testa nei minuti prima di sentirti male al pensiero del lavoro. A volte scrivere fa emergere il vero motivo (paura di sbagliare, senso di intrappolamento, stanchezza accumulata, altro).

Se il malessere fisico persiste o peggiora, ha senso parlarne con il medico di base: può aiutarti a escludere altre cause e indirizzarti, se serve, verso un supporto psicologico.

Non sottovalutare il fatto che un anno e mezzo di inattività seguito da un rientro brusco può essere più destabilizzante di quanto sembri "sulla carta".

Sono disponibile a ragionare insieme su cosa, nello specifico, ti passa per la mente quando pensi al rientro. Potrebbe aiutarci a capire se è il lavoro in sé, il ritmo, o qualcos'altro.

Dott.ssa Patrizia Mariani

Dott.ssa Patrizia Mariani

Milano

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Gentile Marco,

quello che descrive merita attenzione, soprattutto perché il disagio sembra manifestarsi già al pensiero di andare al lavoro, con sintomi fisici come la nausea. Non sempre queste reazioni dipendono dall’ambiente lavorativo: a volte possono essere il segnale di un carico emotivo, di ansia o di un malessere che ha origini più profonde.

Potrebbe essere utile provare a chiedersi quando è iniziato questo cambiamento e se ci sono situazioni specifiche che lo fanno sentire particolarmente in difficoltà. Se questa sensazione persiste e sta compromettendo il suo benessere, le consiglierei di rivolgersi a uno psicologo per comprenderne le cause e trovare strategie efficaci per affrontarla.

Se lo desidera, resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo, così da approfondire insieme la situazione.

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Dott.ssa Noemi Marcoccia

Frosinone

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Buongiorno,

sarebbe utile inquadrare meglio il momento in cui ha percepito il cambiamento ("all'inizio mi piaceva adesso invece il solo pensiero di rientrare sto male") in quanto potrebbe essere accaduto qualcosa, che ora non focalizza, che ha innescato questo rifiuto ("mi viene il vomito"): non sembra dovuto a dinamiche relazionali ("i colleghi sono simpatici anche i capi") ma magari a caratteristiche del lavoro (turni? mansioni?). Ipotizzo che l'entusiamo iniziale ("sono stato a casa senza lavoro per un anno e mezzo") sia stato poi sostituito da altri bisogni e/o difficoltà. Se il malessere persiste, valuti un aiuto professionale per meglio affrontare questo momento. Un saluto. Dr.ssa Annalisa De Filippo, Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Annalisa De Filippo

Dott.ssa Annalisa De Filippo

Milano

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Marco,

grazie per aver condiviso ciò che sta vivendo. Da quello che racconta, colpisce un aspetto: inizialmente questo lavoro le piaceva, mentre oggi il solo pensiero di rientrare le provoca un forte malessere fisico, fino alla nausea. Quando il corpo reagisce in questo modo, spesso sta cercando di comunicarci che c'è qualcosa che merita attenzione. Le cause possono essere diverse: l'adattamento ai turni, la stanchezza accumulata, lo stress, il timore di non riuscire a sostenere i ritmi lavorativi o altre difficoltà che magari non sono ancora del tutto chiare. Per questo è importante non trarre conclusioni affrettate e concedersi il tempo di comprendere cosa stia realmente accadendo. Le suggerisco di osservare quando questo malessere compare, se è legato a situazioni specifiche o se si manifesta già nei giorni che precedono il lavoro. Questo può aiutarla a riconoscere meglio ciò che lo alimenta. Se queste sensazioni dovessero persistere o diventare sempre più intense, potrebbe essere utile confrontarsi con uno psicologo. Un supporto professionale può aiutarla a comprendere l'origine del disagio e a individuare strategie efficaci per affrontarlo. Ascoltare i segnali del proprio corpo non significa arrendersi, ma prendersi cura del proprio benessere. Un caro saluto,

Dr.ssa Annabianca Iero Psicologa Clinica e della Salute. Disponibilità anche online 

Dott.ssa Annabianca Iero

Dott.ssa Annabianca Iero

Cosenza

La Dott.ssa Annabianca Iero offre supporto psicologico anche online

Gentile Marco,

da quello che racconta, il suo disagio non sembra dipendere esclusivamente dall'ambiente di lavoro, che descrive come positivo. Il fatto che il solo pensiero di rientrare le provochi nausea e un forte malessere suggerisce che potrebbe esserci un livello di stress o di ansia che merita di essere approfondito.

Dopo un lungo periodo senza lavoro, ricominciare può rappresentare un cambiamento importante. Anche quando il contesto è accogliente, il corpo e la mente possono impiegare tempo ad adattarsi ai nuovi ritmi, alle responsabilità e alla fatica, soprattutto se il periodo precedente è stato vissuto con preoccupazione o incertezza.

Sarebbe utile provare a osservare quando questo malessere è iniziato: è legato a qualche episodio particolare o è comparso gradualmente? Comprendere cosa lo alimenta può aiutare a trovare strategie più efficaci per affrontarlo.

Se questa sensazione persiste e sta incidendo sul suo benessere, le consiglierei di confrontarsi con uno psicologo. Un percorso di sostegno può aiutarla a comprendere l'origine di questa ansia, a gestire i sintomi e a ritrovare un rapporto più sereno con il lavoro.

Non trascuri questi segnali: ascoltarli è il primo passo per prendersi cura di sé e prevenire che il disagio si intensifichi. Le auguro di ritrovare presto un maggiore equilibrio e serenità.

Buongiorno Marco, quello che descrive, un malessere fisico così forte (fino al vomito) al solo pensiero di rientrare, in un lavoro che lei stesso definisce complessivamente positivo, non sembra spiegabile con le condizioni oggettive dell'ambiente, ed è un segnale che il corpo sta esprimendo qualcosa che la mente non ha ancora messo del tutto a fuoco. Dopo un anno e mezzo di disoccupazione, questo tipo di reazione può nascondere vissuti diversi: paura di non essere all'altezza, timore di restare bloccato in qualcosa che non sente pienamente suo, oppure tensione accumulata durante il periodo difficile che ora riemerge. Un sintomo fisico così marcato non va sottovalutato né gestito da solo: le consiglio di approfondire con un professionista per capire cosa c'è davvero dietro. Se le fa piacere, sono a disposizione per parlarne insieme.

Salve Marco,

comprendo la difficoltà di questo momento. Da quello che descrive il vomito al solo pensiero di rientrare a lavoro è un sintomo psicosomatico di iperattivazione ansiosa e burnout. Dopo un lungo periodo di inattività, l'entusiasmo iniziale le ha dato l'energia giusta, ma il passaggio a turni notturni e a mansioni pesanti potrebbe aver alterato profondamente il sonno e la produzione di ormoni come il cortisolo e la melatonina. La "sindrome del turnista" si manifesta non solo con la stanchezza fisica, ma anche con forte irritabilità, ansia e persino nausea. Un segnale positivo è il buon rapporto con i colleghi che potrebbe utilizzare per migliorare la tua condizione.

Se vuole, potremmo valutare insieme se intraprendere un percorso di supporto psicologico o di coaching strategico per gestire la situazione senza farsi sopraffare, riducendo l'ansia anticipatoria, gestendo e modificando lo stile di vita professionale.

Resto a disposizione

Farinelli Fabiana Maria

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