Ansia

Da quasi un anno soffro di agorafobia

Naiji

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A dire il vero non sapevo quale categoria scegliere, buffo, no? Da quasi 1 anno soffro di agorafobia, ma quando devo uscire esco, anche se non ne sono entusiasta e non mi allontano mai troppo, forse perché non ho un posto in cui davvero voglio andare o la giusta compagnia. Secondo voi, è possibile che la mia più grande aspettativa e desiderio, essendo agorofobica, sia quella di andare il più lontano possibile dalla mia casa? E non intendo fare quei 5-10km; parlo proprio di andare in un altro paese. Lo trovo davvero un paradosso. Vi eviterò la solita domanda: "Si può guarire dall'ansia e dall'agorafobia?" In fondo, ho letto molte risposte che associano alla giusta psicoterapia, la forza d'animo e qualche farmaco se serve. Cordiali Saluti

17 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Condivido le risposte dei colleghi date nei post precedenti. Gli ingredienti sono quelli da lei citati, indispensabili (farmaci a parte) per una risoluzione della difficoltà. Non vedo il paradosso, ma vedo una voglia di star bene, di libertà, una piccola "dissociazione" che ti lascia la possibiità di pensare ad una "te" migliore. Spero che la forza di volontà ti porti presto ad iniziare un percorso psicologico, è bello battere la strada del benessere.
Cara Naiji, Ho difficoltà a capire la tua richiesta, non ho capito se scrivi per un supporto o solo per affermare il tuo pensiero. Ti consiglio quando hai una richiesta da fare di farla senza darti da sola risposta, il tuo è un modo per dire "tanto già lo so che non puoi aiutarmi"
Gentile Naiji, certo che è possibile. La vita è piena di apparenti paradossi che, il più delle volte, trovano poi una spiegazione. Leggo che ha 23 anni, è presumibilmente in un momento della vita in cui si diventa più autonomi dalla famiglia, e spesso in queste fasi il desiderio e la paura di allontanarsi possono convivere. Ma mi chiedo, qual è la sua vera domanda? Ora che sa che è possibile, cosa pensa di fare? Si avventurerà in un percorso di esplorazione di sè o resterà nel raggio di pochi metri da questa domanda iniziale? Saluti,
Cara Naiji, non esiste un'unica semplice spiegazione per i disturbi d'ansia, così come è difficile rispondere con poche informazioni rispetto alla sua situazione. Comunque dalle sue parole sembra emergere un conflitto tra desiderio (uscire di casa, andare il più lontano possibile) e ansia (non sapere dove si vuole andare o con chi andare). La inviterei a pensare a cosa significa per lei crescere, avere delle responsabilità, "fare le scelte giuste". E poi la inviterei a pensare a quali sono i suoi aspetti positivi, i suoi punti di forza, così come mi sembra utile non escludere l'utilità di un percorso psicologico "affidandosi" ad un esperto.
Cara Naiji, la forza d'animo è il motore numero 1, più forte di qualsiasi altra cosa. L'agorafobia rientra nei disturbi d'ansia che trova il suo canale di sfogo nelle modalità che tu ben conosci. Leggendo il tuo post non so quanto tu ti renda conta che, nella tua richiesta, in fondo ci sia anche un'eventuale risposta: "Secondo voi, è possibile che la mia più grande aspettativa e desiderio, essendo agorofobica, sia quella di andare il più lontano possibile dalla mia casa? E non intendo fare quei 5-10km; parlo proprio di andare in un altro paese. Lo trovo davvero un paradosso". Mi chiedo allora: in questo momento, riusciresti ad andare via lontano? E, se anche ci riuscissi, quanto saresti sicura di lasciare a casa la tua ansia? E se poi, giunta a destinazione, te la ritroveresti nel bagaglio? Credo che, ora come ora, dovresti chiederti: da cosa vorrei andare via? da chi? Fermarti ed affrontare con le eventuali risposte i tuoi nodi. Spero di esserti stato d'aiuto, in bocca al lupo!
Se riesce a uscire lo stesso, vuol dire che ha imparato a gestire la sua ansia, dunque non siamo di fronte a una fobia; guarire si può...a patto che si consideri la guarigione non come assenza di ogni forma di ansia, ma come sintomo che mi permetta di mettere in discussione me stesso e di crescere,sfidando le mie paure.
Gentile Naiji, senza voler togliere nulla all’importanza delle diagnosi, alle volte, tuttavia, queste rischiano di diventare delle mere etichette che ci vengono “appiccicate” addosso e che poco o nulla ci dicono su chi siamo realmente e su quale sia il nostro vissuto. Mi spiego meglio; se lei cerca di dare un senso al suo desiderio di voler andare via in un altro paese, attraverso l’agorafobia, non può che giungere a quello che ha definito giustamente un “paradosso”. È evidente che l’agorafobia non deve essere considerata il suo vero problema, ma soltanto la modalità con cui il problema si manifesta. Le faccio un esempio: se mentre viaggia in auto le si accende la spia della benzina, vuol dire che la benzina sta per terminare e la spia serve a segnalarglielo. L’agorafobia, come la spia della benzina, le segnala che c’è un problema, si tratta di capire qual è. Ovviamente i dati in mio possesso sono esigui, ma la inviterei a riflettere su due elementi: 1) il problema, qualunque sia, è legato ad un episodio che risale a poco più di un anno fa (qualche tempo dopo, infatti, si accende la “spia” dell’agorafobia, 2) lei ritiene che allontanandosi potrebbe stare meglio, quindi il problema è circoscritto all’ambiente in cui vive, sia inteso come luogo fisico, sia (e ritengo soprattutto) inteso come persone che la circondano. Spero di esserle stato d’aiuto. La saluto cordialmente
Carissima amica di Napoli, non so se nel tuo caso si possa parlare di agorafobia. D'altra parte è certo che vivi in uno stato di ansia, a cui cerchi di dare un nome e di coglierne le cause o, meglio, le motivazioni. Non so quanto la forza d'animo sia utile a modificare questo disagio che certamente vorresti evitare e, in ogni caso, superare. Diversamente un intervento psicoterapeutico,anche breve, potrebbe aiutarti a superare le difficoltà di cui soffri. Andare in un altro paese? allontanarsi ed emigrare? Penso che il problema non sia di per sè il luogo (la tua casa) dove abiti, ma come tu stessa vivi il tuo ambiente. Parlami di te: potresti venire al mio studio di Roma, nel frattempo possiamo fare counseling (consultazioni) on line. Rimango in attesa. Cordialità, N.B. Guarda il mio sito on line, lo trovi sotto il mio nome.
Buongiorno Naiji, so che può sembrare un paradosso che dietro la tua agorafobia (se questa è la giusta diagnosi) ci possa essere un desiderio di allontanarsi dalla tua casa, dalla quale invece - a causa dell’agorafobia - non riesci ad allontanarti 'apparentemente' volentieri e facilmente. Al riguardo però devi anche considerare che le cause/elementi psicogene del tuo disagio possono essere più di uno e con valenze differenti. Pertanto se la diagnosi è esatta, visto che sei nel giusto nella valutazione dell’approccio terapeutico, ti consiglio di intraprendere - quanto prima (se non l'hai già fatto)- una psicoterapia cognitivo-comportamentale e vedrai che potrai risolvere le tue problematiche. Auguri e un cordiale saluto.
Cara Naiji, quello che mi ha più colpito della sue breve lettera è una certa ... incertezza. Non sa se soffre di agorafobia oppure no, vuole andar via ma forse non sa dove. Si rivolge ad un sito di psicologi, ma già sa che le risponderanno in modo scontato (psicoterapia, forza d'animo, farmaco, ecc.) Le suggerirei di chiedersi con profondità: "Cosa desidero?". Ad esempio, perchè ha scritto a questo sito? Che cosa si aspetta? Come vorrebbe essere risposta? E' incerta eppure sembra che sappia già tutto... Forse in questa ambivalenza risiede la causa del suo disagio. Vuole essere aiutata? Ma si fida? E' curiosa ma sembra anche sfiduciata... Auguri per la sua vita
Mi viene spontaneo chiedermi quali siano le situazioni in cui si manifesta l'agorafobia? E la diagnosi le è stata fatta dopo un accurato ciclo di colloqui clinici o è una sua convinzione? Sa, in questo campo è molto facile prendere fischi per fiaschi. Anche per noi! E' probabile che il suo disturbo sia legato a situazioni specifiche e non all'allontanamento da casa, in sè. Ma la mia è solo un ipotesi. Buona vita.
Gentile Naiji, la diagnosi di agorafobia le è stata proposta da uno specialista? Glielo chiedo perché la persona sofferente da agorafobia difficilmente esce da casa, e, se lo fa, è colto da crisi ansiose fino alle crisi di panico quando si trova in luoghi aperti (agorà) ma soprattutto quando sente di non avere punti di riferimento affettivi ed esistenziali. La persona si sente smarrita. Vorrebbe andare via da casa il più lontano possibile, afferma, e potrebbe esserci un desiderio nascosto dietro la fobia. Forse sì, forse no. Non c'è mai un solo desiderio alla base di una manifestazione sintomatica. Ogni persona è unica e i desideri possono essere molti e diversi, viceversa le manifestazioni sintomatiche sono comuni a molti individui ed esprimono un modo, una manifestazione culturalmente accettabile in una determinata fase storica, per esprimere un disagio. In un'epoca storica il disagio si esprime in un determinato modo, in altre epoche in modo diverso. Se a fine '800 una ragazza "ricorreva" all'isteria per esprimente la propria insoddisfazione, ora è più facile che abbia una crisi di panico. E' acuta la sua osservazione che non ci si può concentrare troppo sul sintomo, che è una manifestazione esterna, una costruzione metaforica della mente, ma osservare cosa il sintomo esprime, l'insoddisfazione della persona e i desideri che premono, mentre la persona rivolge il suo sguardo altrove. Credo che lei abbia buone capacità introspettive e di osservazione, avendo colto perfettamente i paradossi della mente: ha paura di allontanarsi troppo da casa e, forse, il suo più grande desiderio sarebbe quello di andare. D'altronde, con un nickname così esotico...
Piu' che buffo mi pare interessante! Interessante perche' e' come se dicesse che un sintomo o una diagnosi vogliono dire poco rispetto ai suoi vissuti e alla sua vita. Certo che non sa come categorizzarsi, per fortuna direi! Le diagnosi servono a poco se non si comprende emozionalmente quali sono le proprie fantasie rispetto alle relazioni. Lei dice di non sapere cosa desiderare, se non andare in un altro paese. Come se non avesse alcuna motivazione rispetto a dei possibili obiettivi o a delle relazioni significative. E' come se dicesse che esco a fare di casa se poi mi ritrovo a vagare senza motivo! La giusta psicoterapia, i farmaci e la buona volonta' fanno parte di quel repertorio banale e scontato che poco aiuta, proprio perche' riguardano la soluzione meccanica a un problema che meccanico, medicalmente curabile non e'. Allora alla solita domanda che evita di fare (grazie a Dio, direi) se e' curabile, le rispondo di no, non e' curabile! perche' non ha una malattia, ma delle emozioni, delle fantasie da comprendere, degli obiettivi da definire! Poco insomma a che vedere con la cura medica (anzi direi nulla) ma molto rispetto a quello che vuole, a quello che desidera o che potrebbe costruire! Cordiali saluti,
Molto probabile che ci sia una relazione ansia-desiderio. Io per esempio ho un paziente che è venuto per una fobia dell'aereo e poi, col tempo l'abbiamo associata ad un desiderio di partire e prendere un volo che lo portasse dall'altra parte del mondo. Questo desiderio alla fine, preso come metafora, è servito ad aprire alla possibilità di affrontare grandi cambiamenti nella sua vita. È importante, secondo me, che lei si continui a sforzare di non evitare il confronto con le sue paure. In bocca al lupo e un saluto
Salve, come ha già anticipato lei, ovviamente si può guarire dall'agorafobia. Inoltre mi sento di aggiungere che il sintomo è solo un campanello di allarme, che ci segnala che qualcosa va non sta funzionando nel modo giusto. Grazie al sintomo possiamo anadare a scoprire cosa si sta discostando dal normale funzionamento e aggiungere elementi di novità nella nostra vita, in modo da aprire scenari nuovi, probabilmente mai esplorati prima. Cordiali saluti
Buongiorno, visto che descrive in maniera così lucida la sua situazione, le consiglierei di soffermarsi a riflettere meglio sui significati di tali sintomi e tali paradossi. Nel suo caso, e vista anche la giovane età, onestamente le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico. Se vuole può contattarmi per una consultazione, ossia un numero limitato di colloqui (4 o 5) che l'aiutino a valutare meglio la situazione e la possibilità di intraprendere una psicoterapia.
Cara Naiji, trovo significativo il tuo interrogativo iniziale: in quale "categoria" devo mettermi? Andando oltre l'etichetta "agorafobia" e la prescrizione "farmaco e psicoterapia" ci sei tu con la tua esperienza e sofferenza. Impossibile ed inutile darti una risposta sintetica ed immediata quì. Potresti provare un primo colloquio con uno psicologo, così da prenderti uno spazio professionale per condividere la tua situazione e decidere con lui se e cosa fare per te stessa. A presto,

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