Buonasera, sono una mamma di una ragazza di 13 anni che pratica ginnastica ritmica. Ha iniziato a 5 anni, è molto portata fisicamente e lo scorso anno ha raggiunto importanti podi a Rimini, alle Nazionali.
Purtroppo, proprio da giugno dell’anno scorso, prima delle gare ha iniziato a stare male e a vomitare. A volte riesce comunque a esibirsi e a raggiungere il podio, altre volte non riesce nemmeno a partecipare, perché si sente molto debole, non riesce a mangiare e ha capogiri.
Da tre mesi ha iniziato un percorso psicologico con una psicoterapeuta, ma non si vedono miglioramenti, anzi la situazione sembra peggiorare.
Dalla vostra esperienza, cosa consigliate? Una pausa totale da allenamenti e gare, oppure solo dalle competizioni?
Noi come genitori ci sentiamo impotenti e stiamo male a vederla così. Non sappiamo come aiutarla, anche perché lei desidera continuare sia con gli allenamenti sia con le gare.
Quello che descrivete ha molto il sapore di un’ansia da prestazione intensa, che nel suo caso passa attraverso il corpo.
A 13 anni, con investimenti importanti e aspettative (anche interne), può succedere che il sistema “vada in sovraccarico”: il vomito e i capogiri non sono capricci, ma segnali.
Una pausa totale non è sempre la prima scelta. Spesso è più utile:
- alleggerire la pressione sulle gare (anche sospenderle temporaneamente),
- mantenere gli allenamenti in una dimensione più sicura e meno performativa,
- lavorare in rete tra psicoterapeuta, allenatore e famiglia.
Se dopo tre mesi c’è un peggioramento, ha senso fare un punto clinico: valutare un approccio diverso o integrare con una presa in carico più specifica sull’ansia (anche corporea).
La cosa più importante: aiutarla a sentire che il suo valore non è legato alla performance.
Il corpo, in questo momento, sta parlando per lei.
Lecce
Daniela Sasso offre supporto psicologico anche online
Gentile mamma,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
I sintomi che riporta sua figlia possono essere frequenti negli sport ad alta prestazione, soprattutto in età adolescenziale, quando aumentano sia le aspettative interne sia quelle esterne. Il fatto che i sintomi compaiano prima della gara e non durante l'allenamento ci suggerisce che la difficoltà potrebbe essere proprio la dimensione della competizione, più che l’attività sportiva in sé.
Rispetto alla vostra domanda sulla pausa, non esiste una risposta unica valida per tutti. Tuttavia, in molti casi, una sospensione totale dello sport rischia di essere controproducente, perché potrebbe rinforzare l’idea che la situazione sia troppo difficile da affrontare. Più utile, invece, può essere valutare una modulazione graduale, ad esempio mantenere gli allenamenti, che spesso rappresentano uno spazio di competenza e sicurezza, e ridurre temporaneamente l’esposizione alle gare, lavorando parallelamente sugli aspetti psicologici.
Come genitori, il vostro ruolo è molto importante, più che “trovare la soluzione”, può essere utile aiutarla a non sentirsi sola in quello che prova, evitando di focalizzarsi solo sulla performance e legittimando anche la fatica emotiva che sta vivendo.
Resto a disposizione se avete bisogno di ulteriori indicazioni.
Dott.ssa Chiara Panella, Psicologa
Padova
La Dott.ssa Chiara Panella offre supporto psicologico anche online
Buongiorno Serena,
immagino quanto sia doloroso per voi vedere vostra figlia stare così male.
I sintomi che descrivete sono compatibili con una forte ansia legata alla prestazione: quando il corpo arriva a reagire con vomito e debolezza, significa che il livello di attivazione è molto alto e non va forzato.
Da un punto di vista deontologico, non è possibile dare indicazioni specifiche senza una conoscenza diretta del caso. In generale però è importante condividere con la psicoterapeuta il fatto che la situazione stia peggiorando, per rivedere insieme il percorso;
Come genitori, la cosa più preziosa che potete fare è starle accanto, riconoscendo la sua fatica senza minimizzarla e aiutandola a sentire che il suo valore non dipende dai risultati.
Le decisioni più adatte vanno comunque costruite insieme ai professionisti che la seguono, tenendo al centro il suo benessere.
Capisco profondamente la vostra preoccupazione. Quando un ragazzo o una ragazza così giovane inizia a manifestare sintomi fisici importanti legati alla performance, non è mai un segnale di “debolezza”, ma di sovraccarico emotivo. Il corpo sta parlando prima ancora della mente.
Il fatto che vostra figlia desideri continuare è comprensibile: la ginnastica è parte della sua identità, del suo gruppo, della sua storia. Ma allo stesso tempo, i sintomi che descrivete — vomito, capogiri, impossibilità a mangiare, forte debilitazione — indicano che il suo sistema sta vivendo una pressione che supera la soglia di tolleranza.
Ci sono tre punti importanti da considerare:
• Il sintomo è reale: non è “ansia da gara” nel senso comune del termine, ma una risposta fisiologica intensa a uno stress percepito come troppo grande.
• La terapia richiede tempo: tre mesi sono pochi, soprattutto se la ragazza continua a essere esposta allo stesso livello di pressione.
• La prestazione non può venire prima della salute: il corpo sta già dicendo che così non riesce più a reggere.
Rispetto alla vostra domanda — pausa totale o solo dalle competizioni — non posso dare indicazioni cliniche specifiche, ma posso dirvi questo: quando il corpo reagisce in modo così forte prima delle gare, spesso è utile ridurre o sospendere proprio la parte competitiva, almeno temporaneamente, per permettere al sistema nervoso di recuperare.
Gli allenamenti, se vissuti come spazio di piacere e non di pressione, possono invece rimanere un punto di equilibrio, ma questo dipende molto da come lei li vive.
La cosa più importante è che non vi sentiate impotenti: il vostro ruolo è fondamentale. Potete:
• Legittimare la sua fatica
• Ridurre la pressione esterna
• Collaborare con la terapeuta per capire insieme quali passi sono sostenibili
• Proteggere la sua salute emotiva anche quando lei vorrebbe “resistere”
Non è facile trovare il punto di equilibrio tra il suo desiderio di continuare e la necessità di tutelarla, ma il fatto che vi stiate ponendo questa domanda è già un atto di cura molto importante.
Se volete, posso aiutarvi anche a formulare come parlarle o come accompagnarla in una decisione senza farla sentire sbagliata.
Padova
La Dott.ssa Elena Tono offre supporto psicologico anche online