Depressione

Vorrei andare via di casa

Martina

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Salve a tutti, sono una ragazza di 21 anni e sto pensando da vario tempo di andare via di casa in quanto non mi trovo bene con la mia famiglia.
Tutto iniziò all’età di 14 anni, perché mi fidanzai con un ragazzo che ai miei genitori non piaceva, così mi chiusero a casa e potevo uscire un giorno a settimana per poche ore. Si era creato un clima di totale controllo su di me ed era una situazione veramente difficile, non volevano assolutamente che io andassi a casa sua ma io lo facevo comunque di nascosto, lo scoprirono e così sono stata mesi senza uscire di casa.
Persi anche tutte le mie amiche per questo ragazzo in quanto molto geloso e possessivo, ma anche perché non era ben visto neanche dalle mie ex amiche. Dopo 2 anni sono riuscita a lasciarlo e uscire da questo circolo vizioso.
Intorno l’età di 16 anni iniziai ad andare in terapia perché mi resi conto di non stare bene in quanto nella mia mente vi erano pensieri continui di voler farla finita, ma non ho mai avuto tale coraggio, mi sono limitata ad atti di autolesionismo.
La terapeuta che mi seguiva convocò più volte la mia famiglia in quanto aveva capito che il problema non ero solo io ma anche i miei genitori, e chiedeva loro di fare una terapia di famiglia, richiesta mai accettata da loro per cui non ci sono mai andati.
Finita la terapia mi sentivo molto meglio e sono stata bene fino all’inizio di questa pandemia di Covid-19.
Durante la quarantena si sono completamente rotti i rapporti con mia madre e mio padre, è come se la quarantena avesse tirato fuori tutti i loro difetti ai miei occhi. Vengo continuamente svalutata e mai ascoltata, mia madre lavora tutto il giorno o sta con il telefono, non mi ascolta mai non ricorda mai ciò che le dico per tale motivo. Mio padre, che non è mai stato di tante parole, apre la bocca solo per insultarmi, inoltre è di una mentalità così arretrata che per il solo fatto che io sono donna e più piccola di lui che non ho diritto di parola. Mia madre mi aspettavo fosse più avanti di lui (essendo anche psicologa) invece lo difende e dice che sono io a creare un cattivo umore in casa.
Inoltre loro due hanno una sorta di paura folle di questo virus e questo è motivo di litigi perché non comprendono il giusto punto di vista sulle misure da prendere, cerco di spiegarlo ma ogni volta è un “zitta”.
Sono ritornata ai tempi in cui andavo in terapia, ho ricominciato a piangere spesso e vorrei andare via di casa ma non so come fare, in quanto sono al terzo anno di Psicologia in un’università privata e non saprei come pagarmela, dovrei mollare tutto e trovare un lavoro... significherebbe abbandonare il mio sogno di finire l’università.
Accetto qualsiasi consiglio anche su come rimanere in questa casa senza stare così.

5 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Innanzitutto sia chiaro che sostenere economicamente un figlio maggiorenne non indipendente economicamente é un DOVERE garantito dalla legge italiana. Inoltre, io non ovviamente non posso conoscere la situazione adeguatamente e di conseguenza non posso esprimermi, ma ti ricordo che nessuno ha il diritto di maltrattare un altra persona in questo paese e che le mura domestiche non sono un mondo a parte con una legge a se stante, esistono delle leggi e delle tutele. Di conseguenza ti consiglierei di richiedere a chi di dovere, per esempio chiedendo una consulenza legale in gratuito patrocinio, in modo da tutelare te stessa e poter far rispettare i tuoi diritti, nel caso questi vengano lesi. In merito a questo, non solo per i limiti del mezzo che limitano le informazioni ma soprattutto perché la giurisprudenza non é il mio campo.


Detto questo, sicuramente avviarsi verso l'indipendenza economica é una scelta che é sicuramente sensata date le problematiche che stai vivendo e il malessere che ti provoca questa convivenza. Per darti un consiglio lavorativamente parlando rispolvererò la mia esperienza nelle risorse umane e ti dico che non é per nulla detto che tu debba rinunciare agli studi. Anzi, iniziare a lavorare durante la laurea per una futura psicologa (anche aldifuori del proprio campo) é una cosa che certamente consiglio, data la carenza di opportunità lavorative dopo l'abilitazione e la lunghezza del percorso. Puoi optare per un lavoro part time fattibile senza particolari prerequisiti (es. Commessa o cameriera) ma potresti anche effettuare dei colloqui di orientamento presso agenzie per il lavoro o enti di formazione, oppure la stessa garanzia giovani a cui si può aderire alla tua età. Ci sono diversi più o meno brevi corsi di formazione che possono farti ottenere un buon impiego senza il bisogno di conseguire lauree particolari. Il vantaggio é che cosi potresti conseguire una seconda professionalizzazione che, considerando la natura prevalentemente privata della professione di psicologo, non sarebbe male.


Per quanto riguarda il tuo malessere, lo capisco bene, anche la conclusione mi comunica, o perlomeno é la mia lettura, quanta paura ti faccia il pensiero di doverti allontanare e quanto tu possa sentirti impotente e disorientata. Per gestire l'ansia ci sono diversi modi fra cui praticare la mindfulness, di cui puoi anche trovare qualcosa online a titolo gratuito. Ricorda però che le emozioni che stai provando le hai per un motivo, vanno anche ascoltate, sono loro che ti possono dare la spinta verso una possibile soluzione, per quanto quando non si trova una soluzione diventino "una tortura". Se ne hai la possibilità, cerca di rivolgerti ad un collega, chi opera online come me di solito ha dei prezzi più bassi, ma se il professionista ti venisse consigliato da qualcuno di fiducia sarebbe l'ideale. Oppure rivolgiti al tuo medico di famiglia, in teoria é possibile avere supporto psicologico tramite il SSN, anche se spesso é lungo o difficile accedere.


Ti auguro tutto il bene, resto a disposizione.


Buona serata, fatti coraggio!

Cara Martina, la tua storia conflittuale risale al periodo della tua adolescenza che è stata vissuta con molta sofferenza ed ha lasciato in te delle ferite molto probabilmente non del tutto sanate! Come sicuramente anche tu sai quello é un periodo problematico un po' per tutti. Sarebbe stato utile conoscere alcun elementi inerenti le dinamiche  psico-affettive della tua famiglia come ad esempio conoscere perché il tuo primo fidanzatino  non piaceva né ai tuoi genitori né ai tuoi amici. Sapere anche se sei figlia unica o meno ed altro ancora. Con la psicoterapia sei stata bene ed è tornata  una buona/decente relazione in famiglia. Attualmente, invece,  il periodo di crisi ha di nuovo preso forza  a causa delle regole/restrizioni inerenti al Covid 19. Purtroppo il Covid é stato un elemento scatenante di molti conflitti relazionali intrafamiliari (già latenti) e naturalmente tu non ne sei stata esente! Ora stai maturando l'idea  di andare a vivere da sola ma il problema economico ti blocca. Tale problema purtroppo é importante!! Non é semplice lavorare per mantenersi agli studi e nella maggior parte dei casi ritarda notevolmente il raggiungimento della laurea! Per tali motivi i consigli che ritengo utile per te sono i seguenti: a) devi continuare  a studiare rimanendo in famiglia e cercare di tollerare ancora per qualche anno; b) dovresti riprendere un periodo di psicoterapia che ti aiuti a gestire meglio e con meno stati ansiosi i conflitti che si generano con i tuoi genitori; c) prova a fare "un contratto" con loro su ciò che sei disposta a fare per accogliere le loro esigenze nei tuoi confronti e prospetta loro quello di cui tu necessiti per continuare a stare 'serenamente' in famiglia.


Non dimenticare di ringraziarli per ciò che fanno per te anche se ritieni che non siano giusti nei tuoi confronti, pensa che molto probabilmente sono in 'buona fede' e ritengono di farlo per 'il tuo bene'. Con i miei migliori auguri ti saluto cordialmente.

Salve Martina, mi dispiace per la situazione che sta vivendo, non è semplice.


Lei dice di aver intrapreso, già in passato, un percorso di psicoterapia che l'ha portata a stare decisamente meglio. Credo che per lei sia importante sfogare il proprio malessere interiore, quindi potrebbe rivolgersi di nuovo ad un professionista per trovare le risposte che cerca.


Rimango a sua disposizione.


Buona giornata.


Dott. Fiori

Ciao Martina, io credo che dovreste nuovamente tornare in terapia. Aver fatto una volta un percorso, non significa avere risolto definitivamente tutti i problemi. Sarebbe importante ritornarvi e portare in terapia quello che sta accadendo ora. Sicuramente il Covid ha creato molte situazioni di conflitto per cui è necessario rivedere i rapporti e ritornare ad un nuovo equilibrio e avendo una madre psicologa, dovresti da questo punto di vista essere avvantaggiata. 

Gentile Martina,


sicuramente non è una situazione facile la sua, non fa piacere a nessuno sentirsi "invisibile" o venire "insultata". Lei come mai ha smesso la terapia inziata? Non è possibile richiedere un altro ciclo di incontri? Lei si trovava bene con la terapeuta? Prima del lockdwn come era i vostro rapporto? E' riuscita ad oggi, all'università, a ricrearsi delle amicizie? C'è qualcuno le sta vicino e con cui può uscire o parlare?


Ad oggi per di più è maggiorenne quindi non sussiste nemmeno l'obbligo di informare i genitori riguardo ai vostri colloqui, non sono previsti incontri di restituzione familiari, a meno che non richiesti da lei. Come già avrà visto in passato questo percorso è privo di giudizio e magari riosservare questo suo malessere, i comportamenti in casa e prendendosi cura di lei potrebbe pian piano cercare una soluzione e capire come convivere o quale alternativa scegliere.


Certo che se il suo sogno è l'università, come detto anche da lei, penso sia difficile riuscire "andar via ora" però può cercare una modalità per osservare la vita in casa con una "lente" dell'occhiale diversa e/o alternativa.


Resto disponibile per informazioni, domande aggiuntive, eventuale consulenza online o se volesse rispondere in privato alle domande poste.


Cordialmente


Dott.ssa Federica Ciocca


Psicologa e psicoterapeuta


Ricevo a Torino, provincia (Collegno) e online

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