Depressione

Dopo la scomparsa di mio marito la sera dopo il rientro realizzo la solitudine e mi assale l'angoscia

Barbara

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Buonasera, sono ancora a chiedere aiuto, questa volta per me. Subito dopo la perdita di mio marito, ho dovuto affrontare e risolvere tutti i problemi burocratici ed economici,concentrarmi sulle reazioni dei miei figli, A detta di tutti ho avuto una forza e una determinazione notevole. Adesso che ho risolto tante cose mi trovo a rivivere il periodo della malattia giorno per giorno, nella sequenza dei fatti come sono avvenuti... sento più la mancanza adesso che non nei mesi successivi alla sua scomparsa. Sono sprofondata in crisi di pianto e sconforto, soffro anche della lontananza dei miei filgi per studio. in modo particolare la sera dopo il rientro realizzo la solitudine e mi assale l'angoscia. Non riesco più a dimostrarmi serena con i miei ragazzi e a trasmettere loro sicurezza.

15 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Buongiorno Barbara, lei sta vivendo, purtroppo, una fisiologica elaborazione del lutto, cioè quella fase che subentra, dopo la scomparsa di una persona cara, e che fa vivere la solitudine e la sensazione della perdita. Purtroppo è un percorso obbligato, che peraltro è opportuno che ci sia (non sarebbe "normale" continuare la propria vita come se niente o poco fosse successo). Nello stesso tempo, ciascuno reagisce secondo quello che la sua personalità e le sue esperienze di vita gli permettono di fare; non è sempre opportuno reagire ad ogni costo, talvolta è necessario ascoltare il proprio dolore e viverlo fino in fondo. Oppure può essere una buona soluzione quella di dedicarsi agli altri e spendere costruttivamente le proprie energie. Non conoscendola, non ho ricette da proporle. Le posso dire solo che, se non dovesse superare questa fase in un tempo ragionevole, forse sarebbe opportuno che si rivolgesse ad un professionista della sua zona che potrebbe accompagnarla in questo cammino. La faccio molti auguri
Cara Barbara, Lei ha superato un percorso molto difficile, che avrebbe lasciato segni su chiunque. Le ferite di cui racconta sono serie, ed in periodi come il suo stare da soli non è facile. In questa guerra lei ha bisogno di alleati, e nel suo caso gli alleati migliori sarebbero due orecchie che ascoltano, due occhi che guardano, ed un abbraccio di conforto. Vada da parenti e amici fidati, rispolveri la sua agenda. Le persone sono una risorsa eccezionale, tutti abbiamo bisogno degli altri. Nel caso in cui non avesse proprio nessuno, si organizzi delle attività serali che non siano la TV. Nella noia e nel silenzio, siamo più facile preda degli umori negativi. Se crede, cerchi un terapeuta nella sua zona. Sono persone che hanno sentito molte storie e che sanno ascoltare; si accorgerà che in questo mondo di sofferenze non è affatto sola, ma che ci sono molte persone che possono e vogliono darci una mano.
Cara Barbara, il periodo doloroso che Lei sta attraversando purtroppo é fisiologico!! Come Lei ha già saggiamente evidenziato, nel primo periodo del lutto di solito ci sono problemi pratici e logistici da dover sistemare che tengono impegnata la mente di chi ha subito un dolore luttuoso. Inoltre, sempre nei primi giorni/settimane, la persona é circondata dalle cure ed affetto dei familiari ed amici ma, ben presto, arriva il momento difficile, quello del vero lutto e del dolore reale e profondo per la perdita e separazione della persona amata!! Si vive un forte senso di solitudine: si è perso un importante punto di riferimento; ci sembra impossibile poter progettare un prossimo futuro!! E' questo il periodo in cui sentiamo di più la perdita della persona cara che però, paradossalmente, sentiamo ancora molto presente perchè tutto ci riporta a lui/lei: ricordi, oggetti di uso quotidiano, persone che conosceva etc.. Nel prino anno saranno tante le 'prime volte' in cui si sentirà la sua assenza: festività, compleanni etc. Ma anche se questo é un periodo di forte dolore, cara Barbara è proprio da questo periodo faticoso e doloroso che Lei riuscirà a trovare gli stimoli e la forza per progettare il Suo nuovo equilibrio, i Suoi nuovi riferimenti (insieme ai Suoi figli) ed infine ritrovare un nuovo piacere nella vita!! Di solito il periodo in cui si riesce ad elaborare e superare questo tipo di lutto varia da qualche mese ad un massimo di 1 anno o 1 anno e 1/2; molto dipende dalle risorse soggetive di ognuno di noi e da altre variabili esterne, Sig.ra Barbara Lei deve 'adattarsi' a questo Sua profonda sofferenza, lasci che in Lei affiorino le lacrime, il sentimento della perdita e quello dell'abbandono, il disorientamento però non viva esclusivamente in funzione di questo Suo lutto. Si conceda i Suoi legittimi spazi e momenti di distrazione e sia fiduciosa che in questo modo piano, piano,dentro di Lei avverrà spontaneamente l'elaborazione della Sua dolorosa esperienza luttuosa. Con un abbraccio virtuale le esprime le mie condoglianze e mi dichiaro a Sua disposizione se dovesse ancora avere necessità.
Gentile utente, è normale che dopo periodi di forte stress e impegno come quelli cha ha appena passati ci sia un effetto di "rimbalzo". Il suo organismo richiede del tempo e del supporto per mtabolizzare e riprendersi dagli impegni che ha dovuto sopportare. In particolare il lutto ha bisogno di tempo per essere elaborato. Un supporto psicologico può facilitare e abbreviare questo processo di elaborazione per cui le consiglio di carcarlo se i sintomi ansioso-depressivi sono pronunciati.
Cara Barbara, prima o poi doveva succedere, le sue difese dovevano crollare e i conti con la realtà dovevano essere fatti. Questo non significa che lei non sia una donna forte, anzi, dimostra tutto il suo coraggio il fatto di aver saputo prendere in mano la situazione con determinazione e andare avanti. Tuttavia il fatto di occuparsi dei suoi figli, della burocrazia e di tutte le questioni pratiche è stato sicuramente un modo per non sentire il dolore: gli impegni quotidiani la tenevano lontana dal lutto che stava vivendo, e le davano la forza per proseguire nella sua vita. A volte, però, occorre anche fermarsi, sentire il dolore e la solitudine, aspettare che siano gli altri a prendersi cura di noi, oppure fare qualcosa per prenderci cura di noi stessi. Non sta impazzendo, sta affrontando un lutto difficile, che richiede del tempo e dolore, purtroppo. Cerchi di trovare dei momenti per sè, provi a confidarsi con un'amica, esca. I suoi figli sapranno cavarsela e capiranno il suo bisogno di ricerca di equilibrio. Se da sola proprio sente che non ce la fa allora può sempre provare a chiedere il sostegno psicologico ad uno specialista, sicuramente la aiuterà a superare questo momento e tornare a sorridere. In bocca al lupo.
Gentile signora, immagino il suo sconforto...la perdita di una persona cara non è cosa facile ed è naturale la sua reazione. Capita a molti di reagire "apparentemente" bene all'inizio, quasi da sembrare più forti che mai; ma in realtà inizialmente veniamo semplicemente distratti da tanti impegni, sino a non avere il tempo e la voglia di pensare ed elaborare quanto accaduto. Con il tempo le faccende si sistemano e si dà più spazio alle nostre emozioni. Fa bene a parlare, a esprimere il suo dolore e le sue preoccupazioni. Così facendo si dà la possibilità di tirare fuori quanto c'è dentro. Se dovesse sentire il bisogno di un aiuto, può provare a contattare uno psicologo della sua zona.
Salve Signora Barbara, appare inevitabile che la persona reagisca in questo modo alla scomparsa del proprio compagno. Se prima non lo ha fatto è stato perché le preoccupazioni di carattere pratico hanno impegnato la mente ed il corpo. Ora ha bisogno di elaborare questo lutto, di vivere il momento della disperazione, perché "scendendo giù" si acquisisce la consapevolezza della necessità di una ripresa che dovrà portare ad uno stile di vita diverso, a prendere la propria vita in mano e dirigerla verso nuovi obiettivi. Se non ce la fa, le consiglio di fare un percorso di psicoterapia.
Gentile signora Barbara, la perdita di un proprio caro impone un periodo di elaborazione del lutto, di accettazione e di riconfigurazione della propria vita ricercandone un nuovo senso. La mente, quando è impegnata a risolvere urgenti e irrevocabili problemi quotidiani, rimanda quello che in realtà è il vero problema esistenziale. Finite le urgenze la questione torna più forte di prima. E' normale quello che le sta capitando, il punto è trovare il modo - giusto per lei - di affrontare questo traumatico cambiamento. Alcune persone hanno la fortuna di condividere con altri cari questa esperienza e si fanno forza tra loro, altri invece possono sentirsi più soli e sempre carichi di responsabilità. In tal caso un aiuto da un professionista qualificato può essere importante, fornendo un appoggio e una guida nei momenti di profondo sconforto. Ogni persona ha il suo tempo e i suoi modi per superare un lutto. Sconforto, disperazione, rabbia sono le prime emozioni che prendono il sopravvento nella prima fase di elaborazione del trauma, quella che ora sta vivendo. Chiedere aiuto è un primo passo importante, perchè significa esserne consapevoli e voler andare avanti con forza e coraggio.
Buonasera comprendo la situazione,ben illustrata, mi sono interessato a lutto e malattia da lutto da tempo e quella che una volta era chiamata “melanconia”, e ciò di cui parla evidenzia un andamento piuttosto classico, nel senso che la sofferenza della perdita assume una connotazione maggiore a distanza di tempo, in relazione ad una sempre più difficile accettazione del poter stare ancora male a distanza di tempo. Chi lo ha detto che piangere per la perdita di suo marito anche se è passato del tempo non sia giusto? Trovo che manifestare la sensazione di perdita attraverso il pianto e il parlare della persona che non è più presente sia una forma di elaborazione del lutto sul piano della normalità; il lutto è un processo, che metaforizziamo attraverso termini come “portare il...elaborare il..” che richiamano al fardello/lavoro, e alla digestione/trasformazione, nel mentre “sono in...” è una dichiarazione importate di consapevolezza di essere in un viaggio, in uno stato particolare di sofferenza, disinvestire emotivamente in qualcuno che ha permesso una sua evoluzione personale nel bene o nel male, testimone della sua storia di vita. Un ultimo consiglio, se crede che possa servirle, provi a ricordare anche i lati ambigui se non negativi della persona che ha amato, non farà del male alla sua memoria, la realtà non è mai un insulto, questo aiuterà lei e i suoi figli a fare tesoro di alcuni lasciti senza “portare il peso della persona nella sua globalità” si ricordi che i detti e le metafore ci dicono molto, se la perdita va elaborata, va scomposta a volte compiendo un atto decisionale, decido di accettare il mio “essere in lutto e di poterlo superare attraverso il differenziare, distinguere ciò che potrò continuare a tenere e cosa dovrò salutare”. Auguri
Cara Barbara, purtroppo lei sta attraversando quel momento in cui, "terminata l'emergenza" delle tante cose da gestire e risolvere, si ritrova a fare i conti col ritorno alla vita di tutti i giorni. Ed è proprio nel ritorno alla routine che realizziamo fino in fondo che la nostra vita non sarà più la stessa. Mi sembra di capire che la sua preoccupazione per il fatto di dover "trasmettere sicurezza" ai suoi figli le crei però qualche problema. Non conosco l'età dei suoi ragazzi, ma se sono fuori per studio, immagino siano intorno ai vent'anni circa. Mi permetto di dirle che credo sia arrivato il momento in cui lei può finalmente concentrarsi sul SUO dolore e sulle SUE reazioni, dopo aver gestito con tanto coraggio il dolore e le reazioni dei suoi figli. Credo che i suoi figli abbiano un'età tale da poter capire che loro hanno, sì, perso il padre, ma lei ha perso il compagno della sua vita, il migliore amico, il complice, la persona che amava al punto di aver scelto di invecchiarci insieme... "A detta di tutti ho avuto una forza notevole", scrive lei. Ecco, adesso invece ha tutto il diritto di mostrarsi fragile e di non vergognarsene, né di sentirsi in colpa perché qualcuno potrebbe vederla meno forte. Non viva con angoscia il riaffiorare della sua fragilità: non c'è niente di sbagliato o di deludente nell'esprimere il proprio dolore. Che decida o meno di condividere questi sentimenti coi suoi cari, almeno con se stessa si senta libera di viverli e di lasciarli andare. Ami se stessa, si consoli come può, si coccoli come meglio crede, perché questo è il momento in cui LEI ha bisogno di di vicinanza e consolazione.
Salve Barbara, subito la morte di suo marito non ha avuto il tempo di elaborare il lutto della perdita, di piangere tutte le lacrime di cui aveva bisogno, si è dovuta dare da fare subito per mettere a posto le parti burocratiche. Adesso tutto il dolore, la sofferenza possono venire fuori. Da quanto dura questo stato che sta descrivendo adesso? se da più di 3/4 mesi le consiglio di rivolgeri ad un collega ligure che potrà accompagnarla in questo percorsi di saluto al suo caro marito Un caro saluto
Gentile Signora Barbara, Comprendo il suo immenso dolore per la perdita di suo marito e la fatica quotidiana di dover convivere con la nuova situazione esistenziale. Nel momento più difficile, lei stessa ha riconosciuto di essere stata comunque capace di reagire anche per venire incontro alla sofferenza dei figli. Ora è necessario che il dolore esca gradualmente per poter ritrovare un nuovo equilibrio. La rielaborazione del lutto richiede questo passaggio molto doloroso. Per poter superare questo periodo, è bene puntare su due strategie: a. continuare a vivere la quotidianità, anche contro voglia, e a portare avanti tutti gli impegni che questa comporta. b. parlare con suo marito e sfogarsi con lui come se fosse vivo; questo la conforterà sempre più e le darà man mano la forza per andare avanti e per dare un nuovo significato alla vita. Cordiali saluti. Orlando Bassetti
Gent. Sig.ra, elaborare un lutto è un processo inevitabile e necessario. La perdita del coniuge è uno degli eventi più dolorosi per un essere umano e, esaurita la necessità di attivarsi per le incombenze immediate, lei si trova a fare i conti col processo di elaborazione del lutto. Non affrontare sarebbe una strategia inutile e persino dannosa. Sarebbe opportuno rivolgersi ad un terapeuta per attuare una terapia di sostegno psicologico che l’accompagni e l’aiuti a dare senso al percorso che deve affrontare, facendo affiorare le risorse personali che lei sicuramente possiede. Un carissimo augurio
Buongiorno Barbara, credo che quello che stia vivendo faccia parte della elaborazione del lutto. Dopo aver assolto a tutti gli impegni burocratici ed essersi concentrata sui vissuti dei suoi figli, ora sta concedendosi di vivere il suo lutto. Ricordare i momenti della malattia, il sentire la mancanza di suo marito sono passaggi necessari per arrivare all'accettazione di quanto accaduto e per riuscire a ritrovare dentro di sé questa presenza che ha fatto parte della sua vita con una maggior serenità. Ci vorrà del tempo perché pensando a suo marito lei possa ricordare i momenti belli trascorsi insieme, le scelte condivise. Il trauma della malattia e della perdita richiedono una elaborazione che ha bisogno del suo tempo. Il mio suggerimento è quello di ascoltarsi e, qualora ritenesse che la sofferenza è tanta, di decidere di farsi aiutare da un terapeuta per affrontare insieme questa elaborazione del lutto. Personalmente le suggerirei di rivolgersi ad un terapeuta che utilizzi il metodo EMDR che è finalizzato all'elaborazione dei traumi. Al di la delle tecniche comunque, penso sia importante per lei trovare uno spazio di ascolto per il suo dolore e la sua sofferenza. Un caro saluto,
Buongiorno gentile signora, mi colpisce la sincerità con cui descrive il dolore che sta vivendo, così intimo e profondo. Per mesi lei si e' concentrata sul fare e questo l' ha aiutata a stare lontana dalle emozioni. Ora con la stessa forza e determinazione e' il momento di vivere il lutto e di condividere il suo dolore anche con i suoi ragazzi. Questo non la renderà sicuramente serena ai loro occhi , ma gli offrirà un momento intenso di cui anche loro forse hanno bisogno. Non conosco le dinamiche dei fatti, ma mi chiedevo se avete vuoto modo di piangere insieme, o di andare al cimitero insieme .. Ecc Dott.ssa silva rotondi

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