Relazione con depressa

mario

Ciao a tutti, ho vissuto una relazione di 6 mesi a distanza con una ragazza che soffre di depressione da qualche anno, anche sotto effetto di psicofarmaci (non fortissimi), M26 F24.
Dopo i primi 5 mesi è andato tutto veramente bene: ci vedevamo con frequenza bisettimanale, la comunicazione era costante e buona. Ci eravamo proprio trovati, pure lei era veramente coinvolta, dicendomi di piangere dalla felicità per quanto fosse felice con me o che fossi meglio di tutto quello che si sarebbe mai aspettata.
Dopo questo periodo ho notato in lei più freddezza e distacco, meno voglia e quasi come se fosse un peso magari sentirci per telefono (ci chiamavamo una volta ogni 10 giorni). Ho provato a tirare fuori il discorso, ma non mi ha comunicato nulla.
Alché ho deciso di chiamarla per capire se ci fosse qualcosa, dato che mi sentivo in dubbio. Dopo questa chiamata molto emotiva, il giorno dopo mi ha confessato che soffre di depressione e che questo momento è molto delicato per lei. Le sono stato vicino, dicendo che sono contento che si sia aperta con me e che sono orgoglioso dei grossi passi che continua a fare.
Dopo esserci visti ed essere andato bene il weekend, si fredda completamente, inizia a non coinvolgermi in nulla fino a lasciarmi con motivazioni confuse, come il non sapere se riesce a conciliare la vita con la relazione, non sentirsi abbastanza e inadeguata, fino a dire che non prova più nulla, anche se si percepiva ancora un attaccamento emotivo.
Mi ha lasciato una porta aperta dicendo che il problema non sono io e che vederci le metterebbe ansia nel breve periodo.
Ci sono rimasto davvero male perché eravamo davvero forti e siamo stati molto bene. Dite che, una volta che questo suo periodo passi, sia possibile un ritorno?

5 risposte degli esperti per questa domanda

Buongiorno Mario, l'instabilità emotiva e i cambiamenti di umore, possono essere compatibili con una situazione di sofferenza psicologica, soprattutto quando sono presenti depressione e trattamento farmacologico. Non è opportuno fare previsioni attraverso interpretazioni, il ruolo dello psicologo è aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, gestire l'impatto emotivo, sostenerla nel ritrovare serenità. Se crede che l'esperienza possa generare confusione, sofferenza, possiamo lavorare insieme in un supporto psicologico online, in uno spazio a lei dedicato.Sperando di esserle stata utile, le auguro buona giornata.

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Dott.ssa Ursula Fortunato

Roma

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Caro Mario, trovarsi a gestire la fine improvvisa di una relazione che fino a poco prima sembrava solida, profonda e ricca di promesse lascia addosso un forte senso di smarrimento e di impotenza. Quando ci si rapporta con la depressione, le logiche tradizionali delle relazioni sentimentali sembrano quasi azzerarsi. Proviamo a fare chiarezza su quello che è successo e sul tuo dubbio riguardo a un possibile futuro insieme, analizzando la situazione da una prospettiva clinica ed emotiva. Quello che hai vissuto nei primi cinque mesi è stato un legame reale e profondo. Le lacrime di felicità e il forte coinvolgimento di lei erano sinceri. Tuttavia, nelle prime fasi di una storia, l'innamoramento agisce come un potentissimo attivatore neurochimico: la novità, l'entusiasmo e la vicinanza stimolano la produzione di dopamina e serotonina, che in una persona depressa possono temporaneamente "coprire" i sintomi del disturbo, facendola sentire finalmente bene. Quando la fase iniziale si stabilizza e subentra la quotidianità della relazione (per di più a distanza), i livelli di quell'attivazione biologica calano e la depressione può riprendere il sopravvento. Il distacco, la freddezza e il sentire le telefonate come un "peso" non sono a te, ma sono i sintomi cardine della malattia. La perdita della capacità di provare piacere o interesse per qualsiasi attività, comprese le relazioni e le persone a cui si vuole bene. Per una persona depressa, mantenere una comunicazione costante, rispondere alle aspettative del partner e gestire i compromessi di una relazione richiede un quantitativo di energia cognitiva ed emotiva che semplicemente, in quel momento, non possiede.

Le ragioni che ti ha dato quando ti ha lasciato — il non saper conciliare la vita con la storia, il sentirsi inadeguata e il dire improvvisamente di "non provare più nulla" — sono una traduzione letterale del pensiero depressivo. Vedendo che tu sei presente, affettuoso e comprensivo, lei si sente enormemente in colpa perché percepisce di non poter ricambiare lo stesso livello di attenzioni. Sentendosi "un peso" per te, preferisce allontanarti per proteggerti (e proteggersi dalla frustrazione di non essere abbastanza). Il fatto che ti abbia detto che vederti le metterebbe ansia nel breve periodo conferma questo quadro. Incontrare il partner diventa una "prestazione" in cui deve dimostrare di stare bene, di essere felice e di essere all'altezza. Quando si è nel buio della depressione, questa pressione diventa intollerabile. Dire "non provo più nulla" è spesso un meccanismo di difesa inconscio per anestetizzare il dolore e chiudere la relazione senza dover dare ulteriori spiegazioni che non ha la forza di formulare. La depressione è una condizione clinica complessa, con un decorso che oscilla tra fasi di remissione e possibili ricadute, specialmente se è già supportata da psicofarmaci da qualche anno. Non si tratta di un'influenza che "passa" in poche settimane per tornare esattamente come prima. Il fatto che ti abbia lasciato una porta aperta dicendo che il problema non sei tu mostra che il suo attaccamento emotivo è ancora vivo, ma mostra anche la sua totale confusione. Una volta che la fase acuta si sarà stabilizzata (grazie alla terapia e al tempo), è possibile che lei riesca a guardare alla vostra storia con maggiore lucidità e che possa sentire nuovamente il desiderio di riavvicinarsi. Se decidi di aspettare che lei stia bene per riprendere da dove vi siete lasciati, rischi di congelare la tua vita e di investire le tue energie in un'altalena emotiva che non puoi controllare. La guarigione da una fase Sei stato un partner attento, empatico e maturo, e non hai nulla da rimproverarti. Adesso, però, devi spostare il focus da "come curare o aspettare lei" a "come proteggere te stesso". La depressione è un'ombra che purtroppo spegne anche le cose più belle, ma la tua capacità di amare e di stare vicino a qualcuno è una risorsa preziosa che appartiene a te, e nessuno potrà togliertela.

Un cordiale saluto.

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Dott. Riccardo Focaccia

Ravenna

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Buonasera Mario,

È possibile che il suo malessere abbia influito profondamente sul modo di vivere la relazione. Quando una persona attraversa una fase depressiva può chiudersi, sentirsi inadeguata, perdere energia emotiva e vivere anche il legame affettivo come qualcosa di difficile da sostenere, pur provando ancora affetto.

Detto questo, è importante non trasformare questa “porta aperta” in un’attesa sospesa. Il rischio è restare aggrappato all’idea di come stavate all’inizio, cercando continuamente segnali di un possibile ritorno.

Un ritorno è possibile? Sì, può accadere. Ma oggi lei stessa le sta dicendo di non riuscire a vivere la relazione. Per questo, più che aspettare che “torni quella di prima”, forse è più sano concentrarsi su ciò che è reale nel presente e proteggere anche il suo equilibrio emotivo.

Può esserle vicino con rispetto, ma senza mettere la sua vita emotiva in pausa nell’attesa che lei stia meglio.

Rimango a disposizione

dott.ssa Rosi Greta 

Dott.ssa Greta Rossi

Dott.ssa Greta Rossi

Padova

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Gentile Mario,

ci sono relazioni che non finiscono davvero: si interrompono perché l’altra persona scivola in un luogo interno dove non riesce più a sentire nulla, nemmeno ciò che prima la faceva stare bene. E quando c’è la depressione di mezzo, questo passaggio non è un segnale di disamore, ma di crollo. È come se la malattia si mettesse tra voi due e decidesse lei cosa può essere sentito e cosa no.

Quello che avete vissuto nei primi mesi era reale. La sua felicità, il suo coinvolgimento, le sue lacrime di gioia non erano un’illusione: erano la parte di lei che riesce a emergere quando la depressione arretra. Poi hai iniziato a vedere il ritiro, la freddezza, la distanza. Non perché tu abbia sbagliato qualcosa, ma perché la depressione ha ripreso spazio dentro di lei. E quando questo accade, la persona non si spegne solo verso la relazione: si spegne verso tutto. Anche verso se stessa.

Le motivazioni confuse con cui ti ha lasciato: il non sentirsi abbastanza, il non sapere se riesce a conciliare la vita con la relazione, il dire che non prova più nulla, non parlano di te. Parlano della sua incapacità, in questo momento, di sentire qualsiasi cosa in modo stabile. La depressione anestetizza: non toglie l’amore, toglie l’accesso all’amore. E quando ti ha detto che vederci le metterebbe ansia, stava dicendo la verità più difficile: che la relazione, ora, è troppo grande per la sua energia emotiva.

La porta che ha lasciato aperta non è una promessa, ma nemmeno una chiusura. È il modo più onesto che ha per dirti: “Adesso non ce la faccio, ma non so cosa succederà quando starò meglio.” E questo è l’unico punto da cui puoi partire. Non puoi aspettarla come se fosse una certezza, ma puoi riconoscere che ciò che avete vissuto era autentico e che oggi lei non è in grado di sostenerlo.

Se un giorno starà meglio, se la terapia funzionerà, se ritroverà un po’ di stabilità, allora sì, potrebbe tornare a cercarti. Ma non puoi costruire la tua vita su un “forse”. Puoi solo accogliere ciò che è successo per quello che è: una relazione bella, intensa, sincera, che si è scontrata con una malattia che non avete scelto.

Se senti che può esserti utile, posso aiutarti a capire come attraversare questo distacco senza restare sospeso nell’attesa, proteggendo ciò che provi senza perderti in ciò che non puoi controllare.

Un caro saluto,
Dottoressa Arianna Bagnini
Psicologa Clinica e del Lavoro
Ricevo anche Online

Dott.ssa Arianna Bagnini

Dott.ssa Arianna Bagnini

Perugia

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Buongiorno,

capisco il suo dispiacere e la sua confusione: vivere un cambiamento così brusco dopo mesi percepiti come intensi, belli e reciproci può lasciare molto spiazzati, soprattutto quando le motivazioni ricevute restano poco chiare.

Da ciò che racconta, molti degli atteggiamenti della sua compagna possono essere compatibili con una sintomatologia depressiva: il ritiro, la confusione, la difficoltà ad impegnarsi, il sentirsi inadeguata o non abbastanza… Quando una persona sta attraversando un momento depressivo, anche una relazione importante può essere vissuta come qualcosa di troppo impegnativo da sostenere, più che un sostegno. Non necessariamente perché manchi il legame affettivo, ma perché viene a mancare l’energia psichica per reggere anche ciò che conta. Allo stesso tempo, è possibile che nella prima fase della relazione abbiano avuto un ruolo anche la novità, l’entusiasmo iniziale e il forte senso di riconoscimento reciproco, che poi con il tempo possono essersi ridimensionati lasciando emergere con più forza le sue difficoltà personali.

Detto questo, oggi non è possibile sapere con certezza se, superato questo momento, ci sarà oppure no un ritorno. Restare agganciato a questa attesa, però, rischia di lasciarla sospeso in una posizione molto dolorosa. Forse, più che cercare adesso risposte definitive da lei, potrebbe esserle utile provare a capire meglio dentro di sé che cosa ha rappresentato questa relazione, quali sono i suoi bisogni affettivi e quanto riesce a tollerare un legame così incerto. Non tanto per trovare una spiegazione al comportamento della sua ex compagna, quanto per dare un senso a ciò che sta vivendo e ritrovare un po’ di stabilità emotiva.

Saluti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Dott.ssa Veronica Lucia Peressutti

Udine

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