Elaborazione del lutto

Mi sento in colpa per la scomparsa di mio marito

annamaria

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Buongiorno,ho perso mio marito dieci mesi fà,non riesco a rassegnarmi,prima del infarto era stato operato alla gola e non parlava,mi sento in colpa per non aver capito la su soffernza,poi qqundo dovevo medicarlo qualche volta gli ho detto sono stufa non ce la faccio più.adesso ripensando a tutto questo ho un gran senso di colpa che mi rode dentro tuutto il giorno en più non sono stata mai affettuosa nei sui confronti.vorrei morire anch'io.grazie per la risposta

17 risposte degli esperti pubblicate per questa domanda

Signora Annamaria, il lutto, soprattutto del partner è tra gli eventi più stressanti che ci possano essere. Non è facile superare un momento del genere da sola. Le consiglio di rivolgersi a un professionista della sua zona per poter avere un suo spazio e un suo tempo per l'elaborazione del lutto che ha vissuto. Spesso sentirsi in colpa è un modo per controllare il dolore. Ma è un'illusione. Non è così che si guarisce. Si faccia aiutare. Un abbraccio virtuale.

Carissima, il tuo senso di colpa non si può togliere così, ma forse se ti guardi dentro puoi capirne l'inutilità. Se non sei mai stata affettuosa con tuo marito forse un motivo ci sarà stato, e magari a lui piacevi così. o forse lo eri e tanto ma adesso ti sembra poco. Se sei stata stufa alcune volte di accudirlo sei umanamente giustificata come tutte le persone che accudiscono il prossimo e vivono nella pesantezza di tale compito (infermiere comprese). La tua non si chiama colpa. si chiama dolore. se gli dai un nuovo nome, il tuo disagio sarà lutto e dolore e potrai finalmente piangere tuo marito con la dignità e l'amore che questa tristezza merita.

Salve Annamaria

mi dispiace per il lutto che sta vivendo, è naturale sentirsi in colpa quando è morto un nostro caro di malattia o incidente mentre noi siamo in vita. Non è facile! Il pensiero più comune è quello di non aver fatto abbastanza e di non essere stati abbastanza bravi. Certo durante una malattia ci si stanca e si vivono momenti difficili, adesso lei è nella fase di elaborazione del lutto e le servirebbe essere accompagnata in questo. Con chi ne può parlare?Potrebbe partecipare a dei gruppi ai auto - aiuto per l'elaborazione del lutto

Gentile utente,

i sensi di colpa possono anche essere giustificati, ma bisogna ad un certo punto valutare se la loro permanenza non distrugga troppo la quotidianità e la capacità della persona perciò di svolgere le usuali occupazioni o comunque la sua attività sociale,lavorativa ecc.. Se ritiene che tale disagio comprometta consistentemente gli aspetti di cui sopra le conviene consultare uno psicologo di persona.

Il suo disagio forse è assimilabile ad un trauma e nel caso si gioverebbe delle stesse tecniche usate per superare i traumi.

Dott. Antonio Mallamo Catanzaro (CZ)

Cara Annamaria ,

purtroppo sono poche le informazioni che lei fornisce per poter interpretare globalmente il suo stato d'animo, alla luce del suo stile di vita passato e presente e non solo in relazione al rapporto ed alla vicenda luttuosa intercorsa con  suo marito. Spesso concentriamo su un episodio,  sensi di colpa e sofferenze esistenziali che hanno diverse origini e sfaccettature. Per non vederle preferiamo divenire monotematici. Il senso di colpa vissuto in maniera così forte ed anche, mi permetta, esagerato,  mi parla, invece,  di una colpa reale che lei continua a compiere ai danni di se stessa. Sul perchè sia esagerato, se non irrazionale, le hanno risposto tanti colleghi prima di me.    Quale può essere questa colpa reale o queste colpe reali  che lei tiene in vita non posso dirlo non avendo informazioni dettagliate . Ma provi a riflettere e , probabilmente, le troverà da sola . Forse la prima di queste colpe "reali" è la difficoltà, comprensibile ma da affrontare decisamente, di  rispettare la decisionalità di suo marito nel  terminare la sua esperienza terrena .

Buongiorno,

il nostro corpo-mente naturalmente riesce a risolvere ed elaborare delle ferite causate da eventi stressanti come il lutto di una persona cara. Dalla sua domanda mi sembra di percepire che alcuni ricordi di questo evento al momento non è stato possibile scioglierli e inserirli naturalmente nella sua esperienza di vita. Probabilmente necessita di uno spazio nel quale poter ridimensionare le colpe che la morte causa in ogni essere umano provoca e poter lasciare andare alcuni ricordi per far spazio a ciò che di positivo la compone di questa persona.

La ringrazio.

Gentile Annamaria,

perdere una persona cara è sempre doloroso, specie se per malattia: è difficile stare vicino alla sofferenza, magari se si devono affrontare le cure di un familiare da soli.

I sentimenti che sta provando di tristezza, rabbia e senso di colpa sono normali, fanno del processo di elaborazione del lutto, ognuno ha i suoi tempi e i suoi modi di farlo.

Un primo passo importante è esserne consapevoli e avere la possibilità di condividerlo con qualcuno vicino che la possa ascoltare, trovare un posto in cui poter dare forma e parola a quello che sente. Per pensare e attraversare le emozioni del passato e viverle in modo più sereno nel presente.

Se ha piacere, rimango a sua disposizione anche via email. A presto

Gentile Annamaria le sono molto vicina e comprendo il suo grande dolore. Purtroppo il senso di colpa in queste tristi situazioni è impossibile non sentirlo: ci sentiamo così forse perchè noi siamo in vita e il nostro caro non c'è più. La sua storia si è conclusa prima della sua. Inoltre lei aggiunge che a volte si è lamentata  per dover affrontare un accudimento nei confronti di suo marito pesante e carico di sofferenza. Non si autoaccusi per questo, siamo esseri umani e per questo fragili. Se ritiene di non essere stata affettuosa ora non può tornare indietro ma potrebbe spendere oggi il suo affetto verso qualcun'altro e sentirsi forse più in pace. Qualora dovesse sentire l'esigenza di rivolgersi ad uno psicologo (che le consiglio) può farlo usufruendo sia del servizio privato che di quello pubblico dell'A.S.L. come il Centro di Salute Mentale di Orbassano chiedendo preventivamente la richiesta al suo medico di base. Spero di esserle stata utile.

Cara Signora Annamaria ,  la morte e' uno degli eventi piu' dolorosi e critici da affrontare nell'arco della  propria vita,  ancor più  di ogni  separazione. In particolare la morte del coniuge espone  al rischio di depressione .   In genere, purtroppo la societa ' e la cultura in cui viviamo non preparano psicologicamente alla morte , anzi predispongono alla sua negazione  . Siamo allora portati ad accusare noi stessi di non avere fatto abbastanza, come fossimo i responsabili  della morte stessa. In realtà e' proprio l'inaccettabilità della morte che ci fa credere che avremmo potuto evitarla. Così lottiamo disperatamente, tanto da giungere  estenuati all'esito finale che in realtà era inevitabile. Proprio così: la realtà e' che non si poteva evitare . Il dolore della perdita  invece si può accudire sostenere e accompagnare. Quanta parte della vita  e' stata vissuta con  suo marito.? Una parte di lei sembra esserle stata portata via dalla morte ,quasi che  sia morta insieme al coniuge,  però un'altra parte di lei si sta interrogando , sta cercando risposte  e un aiuto. L'elaborazione del dolore del lutto e' una questione di tempo ,normalmente richiede uno o due anni . Accogliere questo dolore e ascoltarlo e' importante  , importante prendersi cura di se' con amore.

Gentile signora,

il senso di colpa è un'emozione che si genera dall'ambivalenza di sentimenti (amore e avversione) verso la stessa persona. In una situazione stressante come quella della malattia del proprio coniuge è frequente poter provare una sensazione di impotenza e pensare di non essere in grado, di non essere all'altezza, di non riuscire a sopportare ciò che sta capitando. Credo che lei abbia fatto ciò che poteva. Le indicherei una consulenza psicologica per approfondire i suoi vissuti. Cordialmente

Dott. Antonio Barbera Torino (TO)

Gentile Annamaria,

lo so che molte volte ci pentiamo per quello che abbiamo commesso, forse per debolezza, oppure per non voler accettare la malattia dei nostri cari. Resta comunque il dolore per quello che abbiamo fatto, e come ci siamo comportati.

Nel suo caso mi verrebbe da dire che questo senso di colpa, è una modalità di elaborazione del lutto, sentendoci appunto in colpa per non aver fatto qualcosa, che avrebbe potuto alleviare le sofferenze di suo marito.

Ma detto questo, il proprio cammino dovrebbe avere una speranza, quella di potersi riscattare da queste colpe, o presunte tali, e la difficoltà è quella di saper trovare quel limite per ritenersi assolta.

Purtroppo le modalità con cui elaboriamo queste situazioni, sono inique, e ingiuste, perché nello stesso momento rappresentiamo sia il Giudice che il pubblico accusatore, e questo circolo vizioso andrebbe interrotto, per ritrovare una propria serenità.

Io credo che nel sociale le opportunità le offrono molte possibilità per cambiare questa situazione, attraverso sia il volontariato, o anche occupandosi di qualcuno che abbiamo vicino a noi.

Questo accompagnato dalla possibilità d'intraprendere un cammino psicologico con un collega a lei di fiducia, potrebbe aiutarla a risolvere questa sofferenza.

Nell'augurarle tutta la serenità che le è possibile, la saluto cordialmente.

Dott. Fluvio Bonelli Torino (TO)

Il problema che lei pone è di quelli che mettono a dura prova l'essere umano. Non è possibile dare risposte senza conoscere maggioramente la situazione. Se vuole mi telefoni. Le propongo di vederla  in studio a Torino. probabilmente posso aiutarla.

Dott. Artabano Febo Pescara (PE)

Cara annamaria, probabilmente non è che " non hai capito " la sua sofferenza,hai banalizzato su ciò e ti sei " risentita " dicendo che " non ce la facevi più " per "" SPRONARLO a REAGIRE "" alla sua malattia. Pertanto, credo che i tuoi eccessivi sensi di colpa siano immotivati. Quando si asseconda una persona cara per la sua malattia si induce la persona ad accettare passivamente la sua malattia e ciò serve solo per accellerarne l'infausto declino. Comunque, quando si perde una persona cara si deve sempre interpellare uno Psicoterapeuta per " l'elaborazione del lutto ", pertanto ritengo opportuno che tu consulti uno Psicoterapeuta. Ciao, rimango a tua disposizione.

Gentile Annamaria,

l'esperienza della perdita di una persona cara conduce inevitabilmente a vivere sentimenti di vuoto, angoscia e sofferenza. Il lutto è da considerarsi una reazione emozionale intensa e dolorosa, spesso accompagnata da un forte senso di colpa. Possono manifestarsi pensieri ricorrenti legati alla sensazione di essere sopravvissuti all'altro o aspetti di rimpianto per reazioni, pensieri o atti mancanti nella relazione con la persona venuta a mancare.

Le emozioni legate al lutto si manifestano in ogni individuo con modalità soggettive e il percorso volto all'elaborazione della perdita presenta tempistiche variabili a seconda della persona che si trova ad affrontare tale dolorosa esperienza. Tempi e modi di reazione sono quindi del tutto personali, tuttavia riuscire ad accogliere ciò che si sta provando e a condividerlo senza negare le proprie emozioni, può rappresentare la via più adeguata per affrontare la sofferenza. Imparare a riconoscere i propri vissuti emotivi e le ricadute che questi possono avere nel quotidiano è utile per favorire l'elaborazione della perdita e per imparare, nel tempo, a riconoscere i propri bisogni e a chiedere il sostegno e l'aiuto necessario per favorire la consapevolezza e migliorare la capacità di far fronte al dolore.

Un caro saluto

Buongiorno signora Annamaria, posso dirle che, quando perdiamo una persona a noi cara, è normale provare senso di colpa ripensando a cosa si poteva fare o dire di diverso da ciò che abbiamo fatto o detto. E’ anche normale e umano sentirsi arrabbiati nel doversi occupare di un marito che non è più quello di prima a causa della sua salute. La vita l’ha messa davanti a una prova molto dolorosa da superare! Il lutto non riguarda solo ed unicamente la perdita di suo marito, ma anche la perdita di una parte di sé che riguarda le sue aspettative sul futuro.

Il mio consiglio è quello di cercare di perdonare se stessa per non essere stata “perfetta" (la perfezione è un’invenzione della mente!) e di concedersi di essere “umana” e di poter provare un vasto assortimento di emozioni, rabbia compresa. Cerchi di concentrarsi sul momento presente e su ciò che ha di più caro al mondo come amici e familiari e vedrà che il senso di colpa, piano piano, svanirà lasciano il posto ai bei ricordi.

Prof. Angelo Rovetta Bergamo (BG)

Gentile Annamaria,

come ha sperimentato con la vicenda di suo marito, la sofferenza e il dolore, soprattutto fisici, sono del tutto personali, così come il percorso del vivere. Non resta che contemplare, di fronte alla morte, con rispetto e partecipazione il destino del singolo. Niente sensi di colpa, comunque, dal momento che quando si deve aiutare una persona gravemente malata e in pericolo di vita, si attuano processi di difesa: il sentimento prevalente è quello di allontanarsi, di fuggire dalla sofferenza. Anche da esperienze dolorose si può cogliere gli elementi positivi: lei comunque l'ha aiutato, per quello che ha potuto. Contemplando gli aspetti positivi dell'esperienza dolorosa si può attenuare il senso di perdita e di lutto.

Anche per questo "lasciar andare" la persona cara occorre coraggio che è sempre legato alla serenità.

Buongiorno signora Annamaria,

l’elaborazione di un lutto è una faccenda assai delicata perché porta a mettere in discussione tutto ciò che ciascuno a fatto alla persona mancata. 

Per questo sarebbe importante appoggiarsi ad una persona competente.

Nel caso fosse interessata a contattarmi le lascio i miei dati.

Cordiali saluti

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